Demenze senili, il ruolo dell’acidosi

cervello

“Se ogni uomo potesse invecchiare fino a 100 anni, bisognerebbe considerare che una percentuale compresa tra il 75% e il 95% di tutte le persone svilupperebbe una demenza con l’avanzare dell’età”. Bickel, 2003

Non è certo un’affermazione consolante, un po’ di ottimismo non guasterebbe, e poi non è da escludere che, con il tempo, si possano attuare le corrette prevenzioni e accompagnare gli uomini in salute ben oltre i 100 anni. Tuttavia, l’epidemiologo, a cui è da attribuire la dichiarazione, esprime una previsione in linea con le più recenti teorie della medicina biologica, quella scienza medica che agisce sulle funzioni vitali e attua il suo intervento terapeutico in sintonia con le capacità biologiche di autoregolazione e di rigenerazione dell’organismo.

Secondo la medicina biologica, infatti, quando i sistemi di autoregolazione e di rigenerazione dell’organismo vengono compromessi, si assiste all’instaurarsi di squilibri che, a cascata, coinvolgono tutti i sistemi organici portando anche alla degenerazione del sistema cognitivo.

Sia nelle possibilità di riequilibrio, sia nella degenerazione globale sembra svolgere un ruolo fondamentale la matrice extracellulare o ECM (da ExtraCellular Matrix).

L’ECM è un tessuto organico, dalla struttura molto complessa e delicata, che “infarcisce” ogni interstizio fra le cellule. La regolazione di base di questo tessuto si diffonde in ogni distretto corporeo, grazie a un sofisticato sistema di comunicazione biochimico. Se la matrice funziona bene viene regolato l’equilibrio somato-psichico e si “diffonde” la salute; altrimenti, se la comunicazione tissutale è alterata o viene ostacolata, si instaurano degli squilibri che possono condurre alla malattia, anche a quella mentale-cognitiva.

La diffusione attraverso la matrice di segnali biochimici, impulsi nervosi e altro è resa possibile dalla sua particolare struttura. Senza entrare troppo nello specifico si può immaginare l’ECM come una sorta di reticolo gelatinoso in cui sono immerse le cellule. Questa particolare consistenza, non fluida e non solida, viene mantenuta da alcune specifiche macromolecole: proteoglicani (PG) e glicosaminoglicani (GAG), glicoproteine di struttura (collagene ed elastina) e glicoproteine di collegamento. Queste macromolecole formano un reticolo che costituisce sia il sostegno per le cellule sia una vera e propria “rete di comunicazione” attraverso la quale avvengono scambi di liquidi e di sostanze con le cellule.

pH: il “valore” dei tessutilivelli-ph
La matrice, per mantenere le sue funzioni, deve possedere determinate caratteristiche chimico-fisiche. In particolare, uno dei parametri che può influire maggiormente sull’equilibrio e sulla funzionalità della matrice è il pH, ovvero il grado di acidità o di alcalinità. Il pH è il valore che esprime il grado di acidità (presenza di H+) o di alcalinità (presenza di OH-) di un determinato ambiente: si può misurare il pH dell’acqua, di un terreno, dei più diversi liquidi e, non ultimo, del nostro organismo. Va detto che ogni tessuto del nostro organismo, ogni cellula, ogni goccia di liquido intra ed extra cellulare, in situazione di equilibrio, possiede un determinato valore di pH che può essere diverso a seconda del distretto corporeo: vi sono infatti parti dell’organismo, come la mucosa vaginale, per esempio, in cui il pH fisiologico è acido, tratti di intestino dove invece è alcalino. Affinché la matrice extracellulare mantenga inalterate le sue funzioni è fondamentale che non si trovi in costante acidosi.

L’importanza dei “ritmi”
Nell’arco delle 24 ore nel nostro organismo, e anche nella matrice extracellulare, avvengono delle variazioni di pH causate dalle reazioni metaboliche che, producendo scarti o sintetizzando sostanze nutritive, portano i valori della matrice ora verso l’acidità ora verso l’alcalinità. A queste variazioni di pH corrispondono variazioni di consistenza della matrice stessa che diventa più o meno fluida, cioè attraversa fasi cosiddette di sol e di gel. Queste modificazioni sono fisiologiche è quindi corretto che avvengano, esse hanno anche lo scopo di far defluire le tossine prodotte dal metabolismo e di portarle verso l’esterno attraverso gli organi emuntori (reni, fegato, cute, polmoni, ma anche sistema linfatico e intestino).
Nello specifico si osserva che, se l’organismo è in equilibrio, vi è una fase di maggiore acidità dalle 3 alle 15. Questa variazione oraria si verifica perché nell’organismo le reazioni metaboliche avvengono seguendo dei ritmi, detti circadiani; ritmi che sincronizzano le funzioni organiche con le fasi di luce e di buio dell’ambiente.
Non costituisce quindi una raccomandazione superflua quella di invitare le persone a rispettare gli orari per i pasti, per il sonno, per l’attività fisica e lavorativa in base al variare della luminosità ambientale. Per mantenere la salute fisica e, come vedremo, anche quella mentale, occorre che i ritmi individuali si armonizzino il più possibile con quelli “universali” (giorno/notte, stagioni, etc).

Il sistema di autoregolazione
Ogni organismo ha una sua “intelligenza” e un suo sistema di “autoregolazione”; questo sistema può intervenire a riequilibrare delle situazioni in cui, a causa dello stile di vita o di altri motivi, si crea una disfunzione. Nel caso del pH, le alterazioni possono venire causate da una scorretta alimentazione (eccessivo apporto calorico e di grassi animali), da uno stile di vita non adeguato (alterazioni del ritmo sonno/veglia, sedentarietà). Queste alterazioni possono venire riportate alla normalità da uno specifico sistema di regolazione del pH: il cosiddetto “sistema tampone” che è in grado, modificando la produzione di ioni con il metabolismo, di riportare i parametri a quelli fisiologici. Se il pH di un distretto è troppo acido, infatti, le reazioni metaboliche vengono orientate in modo da liberare ioni che possano, “tamponare” l’acidosi.
La capacità di autoregolarsi dell’organismo, però, non è infinita: esiste un “livello soglia” varcato il quale occorre intervenire dall’esterno per ripristinare le capacità di rigenerazione fisiologiche.

Se la matrice va in acidosi
Attraverso la matrice avvengono scambi di informazioni, impulsi nervosi, passaggi di sostanze. Ma questi delicati scambi possono avvenire solo se ogni parte di questo vastissimo organo si trova al pH fisiologico. Come già abbiamo detto, l’alterazione dei ritmi circadiani, dello stile di vita, un’alimentazione squilibrata, ma anche gli effetti iatrogeni (effetti indesiderati e dannosi) causati da prolungate terapie farmacologiche possono alterare gravemente il pH e instaurare un’acidosi cronica.
Se l’acidità della matrice diventa cronica i segnali biochimici, gli impulsi nervosi, le sostanze nutritive non riescono più ad attraversarla a causa di veri e propri “ingorghi” di tossine che non riescono più, tramite la matrice, a raggiungere gli organi emuntori per essere eliminate. Le tossine, attraverso meccanismi biologici sofisticati e strettamente connessi fra loro, ostacolano ulteriormente il passaggio di informazioni. Si crea così un circolo vizioso. Queste “ostruzioni” infatti possono causare ulteriori depositi di sostante tossiche con cui l’organismo viene in contatto, per esempio alcuni metalli pesanti. Le sostanze tossiche possono accumularsi negli astrociti che con le loro appendici circondano le cellule epiteliali della barriera emato-encefalica (BEE). Recenti studi sembrano confermare che l’alterazione dei delicati equilibri che “connettono” la BEE con l’ECM possano costituire un importante fattore predisponente per le patologie neurodegenerative e non solo.

Degenerazioni dell’ECM negli anziani
Nelle persone che hanno vissuto molti anni è verosimile ritenere che la matrice abbia subito una progressiva acidificazione, sia a causa delle tossine che si sono prodotte dalle reazioni metaboliche, sia a causa delle articolate terapie farmacologiche spesso assunte dagli anziani (che arrivano a prendere quotidianamente 7-8 farmaci), non ultimo uno stile di vita scorretto protratto nel tempo.
In questi casi non è infrequente trovarsi di fronte a un’acidificazione cronica; in tal caso gli studi sembrerebbero confermare che l’acidosi porti a una progressiva degenerazione delle strutture che costituiscono la matrice con conseguente permeabilizzazione della BEE alle tossine.
La matrice, infatti, è in intimo contatto con l’epitelio dei vasi, dei nervi e con i diversi tessuti; se la matrice non esplica più le sue funzioni di regolazione e di filtro si possono instaurare problemi mentali e cognitivi: dagli attacchi epilettici senili, al morbo di Parkinson, alla demenza di Alzheimer.
L’invecchiamento di per sé non costituisce necessariamente l’anticamera di queste patologie come invece sembra affermare l’epidemiologo citato all’inizio di questo articolo; tuttavia la sua previsione non è lontana dal vero se si considera che gran parte della popolazione anziana (i cui membri non riescono ancora ad arrivare tutti ai 100 anni) ha sicuramente un livello importante di intossicazione con conseguente acidosi cronica della matrice.
Chiariamo subito, per evitare fraintendimenti, che l’acidosi cronica della matrice non è la causa diretta degli attacchi epilettici, del Parkinson e dell’Alzheimer, però, in un individuo già predisposto, una ECM cronicamente acida costituisce un aumentato fattore di rischio.

Vediamo in breve le relazioni fra ECM e patologie neurodegenarative:

– Attacchi epilettici senili: hanno spesso come concausa un’alterazione della concentrazione di elettroliti (ioni presenti nel circolo sanguigno Sodio, Potassio, Cloro, etc.), disturbi della funzionalità epatica e renale, ipo e iper glicemie, insufficiente apporto di ossigeno al cervello ed encefalopatie farmacologiche tossiche (Krauss 2004). L’acidosi della matrice può avere un ruolo importante nell’alterare l’equilibrio elettrolitico, nel causare un affaticamento degli organi emuntori e nell’ostacolare una corretta irrorazione sanguigna cerebrale: diversi studi mostrano poi la relazione fra alterazioni funzionali della matrice extracellulare e metabolismo degli zuccheri.

– Morbo di Parkinson: la morte cellulare selettiva dei neuroni, l’alterazione delle fibrille (corpuscoli di Lewy), l’accumolo di metaboliti tossici e di radicali liberi compromette la respirazione cellulare (mitocondriale) e può altresì compromettere irreversibilmente la trasmissione sinaptica (Oertel e Hohlfeld 2001; Dawson e Dawson 2003; Miller e Cleveland 2005). Abbiamo già detto come una matrice extracellulare acida trattenga radicali liberi e metaboliti sino a rendere estremamente difficoltosa la respirazione cellulare e la trasmissione nervosa.

– Demenza di Alzheimer: concorrono a questa malattia fattori genetici e fattori ambientali. La malattia di Alzheimer è strettamente correlata alla sclerosi progressiva delle arterie cerebrali. Una matrice extracellulare dalla funzionalità compromessa causa disturbi dell’irrorazione sanguigna (Heine 2004), da cui deriva un progressivo invecchiamento dell’intero albero vascolare della vie nervose associative (Clara 1958). Gli astrociti, di cui abbiamo già parlato, che con i loro prolungamenti avvolgono le cellule epiteliali della barriera emato-encefalica, perdono anch’essi progressivamente la capacità di regolare il passaggio di metaboliti e cataboliti attraverso la BEE alterando l’equilibrio di ioni del tessuto cerebrale (Zilles e Rehkämper 1998).

In generale si può dire che una matrice extracellulare in cui permane uno stato di acidosi è una matrice in cui si accumulano tossine, che causano un’infiammazione cronica capace di portare a conclamazione patologie verso cui l’individuo è predisposto sia per fattori genetici sia per fattori di rischio acquisiti con lo stile di vita nel corso della propria esistenza.

I Sali alcalinizzanti
Come si è detto il sistema di autoregolazione dell’organismo può essere sostenuto o ripristinato con un intervento esterno (sempre che i danni non siano irreversibili). Nel caso di una spiccata acidità della matrice possono essere d’aiuto i Sali alcalinizzanti. Idealmente un sale alcalinizzante dovrebbe essere somministrato solo per il tempo necessario per restituire all’organismo la capacità di autoregolarsi. Come si è detto, però, può capitare, soprattutto nell’anziano, che la capacità di autoguarigione sia stata compromessa – anche a causa della minor reattività dell’organismo non più giovane – in questi casi l’integrazione deve necessariamente protrarsi per un lungo periodo.
Occorre, quindi, fare molta attenzione al tipo di sale che si sceglie per riportare il pH a livelli fisiologici. sali alcalinizzati
I Sali usati per alcalinizzare sono generalmente di due tipi: bicarbonati e citrati. I primi però possono essere usati solo per un breve periodo perché a lungo andare possono causare il cosiddetto effetto “rebound”: ovvero portano così velocemente il pH da acido ad alcalino che, tramite complesse interazioni metaboliche, dopo un certo periodo, si può instaurare un’acidità maggiore di quella che, inizialmente, si voleva tamponare; inoltre, la somministrazione di bicarbonati può alterare i processi digestivi sia a livello gastrico sia a livello intestinale. Il secondo tipo di Sali, i citrati, hanno invece un’azione più delicata, oltre all’effetto energizzante hanno un potere alcalinizzante meno immediato ma più fisiologico rispetto ai carbonati e sono privi di controindicazioni. Inoltre, i minerali alcalinizzanti veicolati dai citrati riforniscono i depositi organici, come le ossa, da cui attinge il sistema tampone dell’organismo per contrastare l’acidosi della matrice. Usando i citrati, quindi, non vi è il rischio che venga depauperato il tessuto osseo, che nell’anziano spesso è già impoverito.
Il vantaggio quindi dei Sali di citrato è quello di poterli usare per lunghi periodi senza timore di causare effetti collaterali; questo è particolarmente importante nelle persone anziane che, come si è detto, spesso sono sottoposte “a vita” a terapie farmacologiche e quindi, “a vita” potrebbero aver bisogno di un alcalinizzante.
Occorre infine sottolineare che il bicarbonato è il più forte tampone degli acidi: una sua eccessiva presenza nel sangue lega il calcio alle albumine e favorisce così la comparsa di crampi. È importante, quindi che l’alcalinizzazione venga compiuta in modo delicato senza che crei più squilibri di quelli che dovrebbe tamponare.

Rimedio non panacea
Ovviamente la somministrazione di un alcalinizzante non può essere considerata la “cura” per le demenze senili e le altre patologie mentali e cognitive a cui si è accennato, tutto dipende dal grado di compromissione dell’organismo, ma anche dalla storia personale dell’anziano, dalla sua reattività, dalla componente genetica e da molte altre variabili che rendono queste patologie spiccatamente multifattoriali. Un elemento da non sottovalutare che viene sottolineato ora ma che forse meritava d’essere citato all’inizio di questo articolo è che l’acidificazione della ECM porta, molto spesso, all’instaurarsi di una sindrome metabolica le cui diverse componenti – dall’insulino-resistenza, all’alterazione del sistema cardiovascolare – costituiscono, a loro volta, fattori predisponenti alle demenze senili.

Una domanda per concludere
Nessuno può più negare che gli stati mentali influiscano sulla salute; nel caso specifico trattato in questo articolo si può affermare, senza timore di smentita, che vi siano dei pensieri o degli stati emotivi “acidificanti”.
Le malattie degenerative oggi riguardano prevalentemente il cervello e la memoria, allora ci si può domandare: questo oblìo in cui l’individuo sprofonda non potrebbe essere causato dall’aver perduto lo scopo “esistenziale” della memoria?