Esiste la dieta anti cancro?

dieta-anti-cancroDiciamolo subito prima di andare oltre: la dieta contro il cancro non esiste, perché il cancro è una malattia multifattoriale, ciò significa che sono così tanti i fattori che possono predisporre la persona ad ammalarsi che è UMANAMENTE IMPOSSIBILE tenerli tutti sotto controllo. Anzi, una certa forma ossessiva e compulsiva dei controlli e l’osservanza spasmodica di strategie preventive può fare più male che bene, perché crea ansia e stress che hanno ripercussioni negative importanti sulla salute.
Lo stress cronico, infatti, aumenta la secrezione di cortisolo un ormone che in elevate concentrazioni nel sangue può creare squilibri metabolici di non poco conto che – indirettamente – possono favorire l’insorgenza dei tumori.
Per quel che ne sappiamo il cancro ha origini genetiche ed epigenetiche, ciò significa che esiste una predisposizione nel patrimonio ereditario che lo stile di vita può attivare e portare alla manifestazione. È vero anche – ma questo tema i ricercatori non lo affrontano – che esiste una componente funzionale della malattia (può essere vista come la causa spirituale): ammalarsi è necessario per trasformare l’esistenza della persona. Per essere chiari: non c’è colpa e la malattia non va vista come una punizione, ma vi sono persone che purtroppo si trovano a passare per questa drammatica realtà per trasformare la propria esistenza. Alcuni dicono che “la malattia è funzionale se porta una vita migliore di quella in cui si è manifestata”: vita migliore vuole dire tutto e niente, in senso molto ampio si può tradurre come una vita più aderente al progetto del proprio Sé. Un progetto che a volte può non contemplare la guarigione.

Il rapporto medico-paziente
Quando una persona si ammala la relazione con il proprio curante è importante perché bisogna fidarsi e affidarsi; purtroppo – spesso a causa dei ritmi imposti nei centri di cura – può accadere che il paziente non riesca ad avere dal proprio medico tutte le risposte di cui ha bisogno sia per impostare/modificare il proprio stile di vita sia per trovare accoglienza alle proprie paure.
Una domanda che spesso i malati oncologici pongono ai curanti è: “dottore come posso modificare l’alimentazione per evitare recidive?”; non sempre il medico è in grado di rispondere, non per incompetenza ma perché la sua formazione risente dei limiti della biomedicina che non abitua alla visione sistemica e globale del paziente; per l’oncologo la chemioterapia o la terapia immunologica spesso sono tutto ciò che può immaginare di offrire al paziente.
Se tutti gli oncologi hanno ben presente che il cancro è una malattia multifattoriale, molti non sono stati abituati, dal loro percorso di studi, a tenere conto davvero di TUTTI i fattori.

L’alimentazione e il cancro
Ci sono delle strategie alimentari più o meno salde – comprovate anche da studi purtroppo non molto diffusi – che potrebbero aiutare il malato oncologico ad attuare una prevenzione di base e a eliminare gli effetti iatrogeni (i danni) delle terapie a cui viene sottoposto; effetti che spesso sono più dannosi della malattia stessa.
Si sa, per esempio, che le cellule tumorali hanno bisogno di zucchero per moltiplicarsi, va da sé che l’eliminazione dello stesso dalla dieta è fondamentale. Una cosa che però non sempre viene sottolineata è l’importanza del metabolismo insulinico che farebbe preferire l’assunzione di alimenti (che nell’organismo si trasformano in zuccheri), solo nella prima parte della giornata, quando il pancreas secerne quantità di insulina adeguate e metabolizzarli.
Si parla poco dell’importanza di eliminare le scorie non solo della chemioterapia ma di tutti i farmaci che vengono somministrati al paziente oncologico – dal cortisone, agli antidolorifici, agli antibiotici e antimicotici – che affaticano il fegato e gli altri organi emuntori (deputati all’eliminazione delle scorie).
In pochi si concentrano sulle importanti funzioni svolte dalla matrice extracellulare – un tessuto ubiquitario presente in varia densità e in diverse composizioni in tutto l’organismo – che può drenare ed eliminare scorie e metaboliti dei farmaci liberando l’organismo dall’aggressione prodotta dagli stessi. Un tema fondamentale correlato alla matrice extracellulare è quello dell’alcalinizzazione, ovvero quanto sia importante bilanciare il pH dei tessuti per evitare l’eccessiva acidità prodotta dal “deragliamento metabolico” che favorisce il proliferare di cellule tumorali.
Ci si comincia a concentrare sull’importanza di una corretta eubiosi intestinale perché gli studi confermano che le disbiosi (alterazioni della flora microbica) impediscono all’intestino di attuare una prima neutralizzazione delle cellule anomale, ovvero di esercitare quella capacità di distinzione del self dal non self messa in atto dalle componenti immunitarie intestinali.
Questi sono solo alcuni degli sguardi d’insieme che possono essere rivolti sia alla persona non ancora malata sia al paziente portatore di una malattia oncologica e che possono aiutarlo a migliorare la propria qualità di vita.
Qui non si tocca di proposito il tema delle aspettative di vita né della remissione delle recidive perché non si vogliono dare false speranze; per questo non si suggerisce alcuna dieta né strategia rimandando al curante la responsabilità della “prescrizione”.

Lo stile di vita
Se molti aspetti del “funzionamento” dell’organismo possono essere controllati con un’adeguata alimentazione, è altrettanto importante – se non di più – prestare attenzione allo stile di vita in senso ampio per chi si ammala di cancro.
Perché accade che persone che fumano tre pacchetti di sigarette al giorno non sviluppino alcun cancro mentre altre sì? E perché chi pratica un’alimentazione che ai più potrebbe sembrare scellerata non si ammala – e nemmeno ha problemi metabolici – mentre altri come minimo ci rimettono le coronarie? Dove si inceppa il “sistema uomo”? Qual è il punto di non ritorno?
Il sistema-uomo può essere definito un sistema autoreferenziale ciò significa che è capace di regolarsi dal suo interno; ma questa regolazione non è presieduta solo da meccanismi ormonali di feedback e contro-feedback, molto – anzi moltissimo – dipende da quella componente intangibile che abita ciascun essere e che può fare la differenza fra la capacità di “resettare e ricomporre” gli squilibri oppure aprire le porte alla malattia.

Evitare le colpevolizzazioni
Siccome c’è una componente dell’essere sulla quale non si possono fare “studi”, una componente che non si può parametrizzare attraverso dati digitali, semmai si può tentare di conoscerla usando un approccio analogico, conviene evitare di colpevolizzare chi nella propria vita non ha seguito l’adeguato stile di vita o l’appropriato regime alimentare e ha finito con l’ammalarsi.
Nessuno – NESSUNO – può sapere qual è la strada che conduce un determinato individuo alla salute. Non si possono fare previsioni (a volte capitano i miracoli) perché nell’economia dell’esistenza individuale non si può immaginare qual è il vero scopo della malattia sia che essa si manifesti e poi regredisca sia che conduca alla morte.

Per rispondere alla domanda
Tornando quindi alla domanda iniziale – che trova diverse e spesso opposte risposte nel web, negli altri media e anche negli ambulatori di oncologia – si può solo suggerire alla persona di riconnettersi con la propria guida interiore che sa cosa è il bene, il vero bene, il bene supremo per ciascuno di noi. Una guida che può anche aiutare a scegliere il curante a cui affidarsi accettando o rifiutando alcune terapie. Soprattutto è importante – ascoltando davvero questa guida – essere pronti ad accogliere risposte impreviste che orientano la comprensione di ciò che accade nel corpo come specchio dei bisogni dell’anima.