Conosciamo il metodo Furter

Il dr. Alessandro Redolfi
Dr. Alessandro Redolfi, esperto nel Metodo Furter.

 

Intervista al dottor Alessandro Redolfi, esperto del Metodo Furter: una medicina non convenzionale, ancora poco nota, dalle grandi potenzialità.

Ci racconta qualcosa di lei?
Mi chiamo Alessandro Redolfi, sono medico da una vita. Ho una specializzazione in Gerontologia e in Geriatria. Mi occupo di alimentazione personalizzata. Negli ultimi vent’anni ho unito alla pratica della medicina ufficiale il metodo Furter.

Di cosa si tratta?
È una medicina manipolativa che consiste in una neurostimolazione graduale, progressiva della pelle, del connettivo, dei muscoli e dei nervi sottostanti.

Come viene praticata?
Con la manipolazione manuale e con l’ausilio di diversi strumenti a forma stellata che servono per calibrare meglio la neurostimolazione nei vari distretti in cui si interviene.

Ttrattamento con strumenti a forma stellata.
Trattamento con strumenti a forma stellata.

In quali casi è indicata?
In molti. Il terapeuta, partendo da un attento ascolto dei sintomi riferiti dal paziente individua un “protocollo operativo” con cui affrontare il disturbo partendo dal punto della sua manifestazione sino ad approfondire il trattamento riequilibrando gli organi sottostanti da cui ha avuto origine il problema. Il metodo Furter è indicato per affrontare patologie del distretto encefalico, per esempio nel trattamento dell’emicrania; del distretto toracico, per esempio nel trattamento dell’asma; del distretto addominale, per esempio, nel trattamento delle coliti e delle cistiti; oltre a coprire la maggioranza delle patologie muscolo scheletriche.
Non è possibile stabilire genericamente il numero delle sedute necessarie per ristabilire un equilibrio in quanto dipende da diversi fattori quali la tipologia di disturbo, il tempo intercorso tra la prima manifestazione dello stesso e l’inizio del trattamento e la responsività del soggetto in esame; tuttavia posso affermare che generalmente il numero delle sedute varia da 6 a 10 mentre in alcuni casi si ottengono risultati duraturi anche con meno.

In quali casi non va usata?
Nelle neoplasie per le quali i trattamenti potrebbero avere esclusivamente una funzione di debole analgesia.

Che cosa l’ha portata a imparare e a usare il metodo Furter?
Il bisogno di uno strumento che mi consentisse di approcciare il paziente nella sua interezza, senza concentrarmi sul sintomo o sull’organo malato, ma sulla persona, sul suo modo personale di vivere lo squilibrio psicofisico.

Psicofisico?
Sì, perché qualunque problema di salute io credo non possa mai essere ridotto a una dimensione strettamente biologica. È la persona che si ammala e lo fa in un modo del tutto personale che coinvolge mente-corpo-spirito. La cura, quindi, non può prescindere dall’accogliere tutte queste dimensioni e riallinearle.

Il metodo Furter fa questo?
Partendo dall’ascolto del paziente si individua un protocollo operativo attraverso il quale intervenire per risolvere le manifestazioni della patologia;in questo modo si riequilibra la persona nella sua interezza perché ogni malessere fisico ha una ripercussione importante sulla qualità della vita di ciascuno e quindi anche sulla sfera psicologica e ogni disagio psicologico coinvolge anche il corpo.

Il principio fondamentale dell’approccio Furter qual è?
L’accoglienza positiva incondizionata: mi dedico al paziente senza pregiudizi, né giudizi, rispetto la sua fatica e il suo star male e cerco di aiutarlo e di renderlo partecipe della sua guarigione.
Il metodo Furter infatti presuppone che la persona sia elemento attivo nella cura di sé; per questo motivo grande importanza riveste il continuo colloquio con il paziente prima di ogni seduta in modo da conoscerne i progressi ottenuti e modificare,alla bisogna,l’intervento successivo in base ai nuovi dati raccolti.

Lei insegna anche ad altri il suo metodo?
Sì. ad alcuni pazienti selezionati in base ai diversi distretti trattati per un’azione di mantenimento e soprattutto anche ai miei colleghi medici e a fisioterapisti e osteopati.
Io credo che per i miei colleghi possa essere una grande risorsa da mettere a disposizione nella pratica medica quotidiana. Per i fisioterapisti e gli osteopati, che sono già abituati a “curare con le mani”, è uno strumento in più che dà risultati molto rapidi e che risolve i problemi in modo definitivo.

Trattamento manuale della nuca.
Trattamento manuale della nuca.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Da come parla sembra entusiasta di questo approccio, vero?
Sì. Come potrei non esserlo?! Vedo i miei pazienti stare meglio e questo mi dà gioia perché per me fare il medico è una vocazione e talvolta sento di esser un terapeuta migliore usando il Furter piuttosto che attingendo alla medicina tradizionale.
l’essere medico per me ha sempre significato applicarmi per rispondere ai bisogni di chi si rivolge alle mie competenze attraverso l’ascolto e la cura e anche l’insegnare questo metodo per renderlo disponibile a più persone risponde a questo mio modo di vivere la medicina.

È quasi una missione per lei?
Il mio entusiasmo è grande perché ho visto come funziona questo metodo, e so che potrebbe fare la differenza nella vita di una persona e nel modo di affrontare un gran numero di patologie. Per me e per i miei pazienti è stato così.