L’ostrica inconsapevole

All’inizio dei tempi terrestri, quando il mondo possedeva ancora intatta la propria natura, in un fondale marino di un luogo lontano, viveva un’ostrica di nome Wanda. Era la prima della sua specie e ancora non sapeva come fare per adattarsi all’ambiente, ma grazie a un piccolo crostaceo e alle ondine – creature che popolavano le acque e che avevano il compito di aiutare i primi esemplari di ogni specie marina ad ambientarsi – Wanda riuscì a comprendere qual era il senso della sua esistenza, così come l’aveva voluta il suo Creatore.

Ma ecco come andò la storia…

Wanda era una giovane ostrica che si sentiva molto fragile e in pericolo, perché credeva di essere ancora più molliccia di quanto non fosse nella realtà; così aveva fortificato a tal punto la sua conchiglia, che a volte lei stessa faceva fatica ad aprire le valve. Si sentiva molto spaventata dagli altri animali marini che frequentavano i fondali.

I pesci, i crostacei, e gli altri animaletti del mare avevano preso a evitarla, perché Wanda si chiudeva nelle valve non appena qualcuno si trovava nei paraggi.
In realtà, quell’ostrica non era un’asociale, non aveva nulla contro gli altri esseri viventi con cui condivideva i fondali, ma non sapeva distinguere quali fra di loro potevano essere predatori e quali amici, quindi cercava di proteggersi da tutti indistintamente.

Un giorno, un giovane gamberetto si avvicinò all’ostrica socchiusa e sbirciò dentro…
“Clapp!” fecero le valve della conchiglia chiudendosi e il malcapitato ebbe appena il tempo per tirarsi indietro ed evitare di finire pizzicato.

“Ehi, ma che modi sono?! – borbottò da fuori il gamberetto – Nessuno ti ha insegnato l’educazione?!”
Wanda, spaventata, se ne stava zitta zitta nel suo guscio senza fiatare…
“Ehi?! – continuò il gamberetto – dico a te che stai là dentro, non far finta di non sentire, apri queste valve che ti voglio parlare!”
Wanda, terrorizzata, stette immobile senza accennare ad aprire le valve.
“Guarda che non voglio farti del male, voglio solo parlarti…”, fece il gamberetto che aveva intuito la paura dell’ostrica.
A sentire quella vocina, insistente, ma in fondo affettuosa, Wanda si decise e dischiuse appena appena le valve e domandò: “che vuoi?”.
“Nulla, parlarti…”, rispose il gamberetto.
“Parlarmi di che?”, domandò Wanda.
“Di nulla, in particolare, voglio solo conoscerti…”
“E perché vuoi conoscermi?”
“Ma quanto la fai lunga – disse il gamberetto spazientito – voglio conoscerti perché sei anche tu una creatura del mare come me.”
“E che ti importa di conoscermi?”
“Uffa! – fece il gamberetto – Mi importa e basta; ma visto come fai la difficile, posso anche farne a meno!”
Il gamberetto voltò le spalle all’ostrica e stava quasi per andarsene, quando…
“Non faccio la difficile – disse sottovoce Wanda – ma non mi fido di chi sbircia nella mia conchiglia senza essere autorizzato!”
“Ma guarda che io non stavo ‘sbirciando’, come dici tu, per violare la tua privacy: io stavo solo ‘guardando’ per conoscerti. Però se a te non interessa fare amicizia con un altro abitante dei fondali… come non detto, tanti saluti e grazie!”
Wanda, che si rese conto di essere stata un po’ scontrosa, aprì ancora un po’ le valve e si sforzò di essere più gentile: “Non è che non mi interessa conoscerti, ma vedi come sono? Sono molliccia, sono un mollusco, devo stare molto attenta perché corro il rischio di essere mangiata dai predatori del mare”.
Il gamberetto, comprensivo, disse: “Ah… è per questo che ti nascondi, allora…”
“Sì, vedi, la mia ‘morbidezza’ fa gola a molte creature marine, posso dire di essere proprio un ‘gradevole bocconcino’ perché non avendo guscio, né ossa è molto facile mangiarmi; e non avendo zampe su cui scappare è facile catturarmi. Per fortuna il Creatore mi ha dato una conchiglia robusta dentro cui nascondermi e io la uso per proteggermi dagli intrusi.”
“Capisco – fece il gamberetto pensieroso – ma se ti comporti come hai fatto con me, invece di proteggerti, finisci per isolarti; così non riuscirai mai a fare amicizia con gli altri esseri del mare e resterai sempre sola…”
“E che mi importa! – ribatté l’ostrica – Dentro alla mia conchiglia ho tutto quello che mi occorre per vivere.”
“La pensi davvero così?”, domandò il gamberetto perplesso.
“Sì, certo, e come dovrei pensarla?”
“Be’ – fece il piccolo crostaceo – io non so come ‘dovresti pensarla tu’, ma so come la penso io: credo che ciascuno di noi abbia uno scopo nella vita; ma questo scopo si può realizzare solo se accettiamo la nostra natura, e con essa i limiti ma anche i punti di forza che ci rendono unici, e se condividiamo questa unicità con gli altri.”
“Cosa intendi dire?”, chiese Wanda sempre più interessata da quel piccolo animale.
“Intendo dire che anche se sei molliccia e se hai paura di diventare preda di qualche altro abitante del mare, non puoi startene rintanata nel tuo guscio; ci deve essere qualcosa per cui valga la pena, il rischio oserei dire, di fare parte di questo mondo e di fare amicizia con gli altri esseri viventi. Fra di loro potrebbe anche esserci qualcuno che sarebbe davvero felice di conoscerti meglio e magari che ha proprio bisogno di confrontarsi con una natura unica come la tua…
“La fai facile! Tu hai le zampe e puoi scappare e hai una corazza con cui difenderti, ma io? Io cosa posso fare?”
Il gamberetto notò che l’espressione di Wanda era cambiata: da contrariata e risentita era diventata triste e sconsolata; così il piccolo crostaceo provò a rincuorarla…
Io non so perché tu sei stata creata così: molliccia e senza zampe; ma posso dirti che sono convinto che ciascuno di noi, pur nella diversità, ha uno scopo nella vita che può realizzare proprio grazie al modo in cui è fatto. E non credere che per me sia sempre facile: è vero, io ho le zampe e non sono molliccio, ma la forma del mio corpo si mantiene grazie a uno scheletro esterno che mi fa sentire impacciato nei movimenti. E poi, se proprio vuoi saperlo, la mia corazza non è resistente quanto la tua conchiglia, mi basta trovare un predatore con buoni denti per sgranocchiarmi, oppure che abbia le fauci abbastanza grandi per ingoiarmi intero e… quindi… sono in pericolo anch’io!”
“E allora – domandò Wanda – perché te ne vai in giro a sbirciare nelle conchiglie degli altri e non te ne stai nascosto anche tu?”
Perché io accetto il mio destino, non mi lamento come fai tu, io faccio quello per cui sono venuto al mondo: faccio il gamberetto. Percorro i fondali in lungo e in largo, spero di campare abbastanza a lungo e magari di morire di vecchiaia, ma metto anche in conto di diventare il pasto di qualche essere più grande e forte di me”.
“E non hai paura?”, chiese Wanda con apprensione.
“Mah – rispose il gamberetto – non è che non ne abbia, ma non ci penso, e poi sono convinto che ciascuno di noi, sia che viva un giorno o che ne viva cento, se è capace di accettare profondamente la propria natura può regalare al mondo qualcosa di importante e di unico: se stesso. E vivo nella speranza che questo dono sia concesso anche a me.”
“Bah, sei proprio un tipo strano – fece l’ostrica – Vorrei vederti al posto mio: a filtrar sabbia per tutta l’esistenza, imprigionata in un guscio senza potermi muovere…”
“Io non so quale potrebbe essere il tuo scopo, ma ti invito a non rattristarti e a non tenere sempre le valve chiuse senza parlare con nessuno, forse potresti scoprire in te qualcosa di prezioso da dare agli altri; qualcosa che adesso sei troppo amareggiata per poterla anche solo immaginare…”
A Wanda sembrava molto saggio quel piccolo gamberetto, avrebbe voluto parlare ancora un po’ con lui e stava per dirglielo quando il crostaceo disse: “Be’, adesso devo andare, non so se ci rivedremo, ma ti auguro che un giorno tu possa credere che ci sia uno scopo più grande nella tua vita e che questo scopo possa manifestarsi proprio grazie al tuo ‘filtrar sabbia’, te lo auguro di cuore…”
E dopo aver pronunciato questa frase, il gamberetto si allontanò lasciando l’ostrica pensierosa che – per tutta risposta – si rinchiuse nel suo guscio senza neppure salutare…

La conversazione fra il gamberetto e l’ostrica era giunta alle orecchie del Creatore che chiese alle ondine di portare un po’ di conforto a Wanda. Le ondine che non potevano farsi vedere, perché potevano solo apparire in sogno, procurarono a Wanda un sonno profondo e mentre lei dormiva le parlarono… La loro voce era cristallina, come quella di piccoli campanellini mossi dal vento; in sogno le sussurrarono: “Non essere triste Wanda, non aver paura della vita, continua a filtrar sabbia, continua a vivere la tua vita di ostrica così come sei stata creata e abbi fiducia perché un giorno ti troverai ad aver compiuto qualcosa di veramente unico, che solo tu puoi realizzare…”
Wanda nel sonno sorrideva, le parole delle ondine la rincuorarono, al risveglio si sentiva meno infelice e più desiderosa di fare amicizia con gli altri abitanti del mare… I giorni passarono e nei fondali si sparse la voce che l’ostrica Wanda non era più così scontrosa come era stata sino ad allora: gli altri esseri del mare presero ad andarla a trovare, visto che lei non si poteva muovere, e l’ostrica imparò ad accogliere tutti con un sorriso, aprendo le sue valve e mostrandosi nella sua “mollezza”, nella sua fragilità, nel suo essere mollusco; insomma… prese a mostrarsi per ciò che era senza temere di essere ferita o peggio di essere mangiata.
Il gamberetto tornò a trovarla spesso e con lui altri gamberetti: lei li lasciava avvicinare, mostrava loro l’interno iridescente della sua conchiglia.

Anche il Creatore aveva osservato i progressi della sua creatura e per rassicurarla ulteriormente chiese alle ondine di riapparirle in sogno: “Wanda – le sussurrarono le ondine – siamo felici che tu abbia accettato la tua natura, è arrivato il momento che tu raccolga i frutti del tuo filtrare sabbia e che tu sappia che creatura speciale sei…”

Al risveglio Wanda era felice, aprì le sue valve alla luce del mattino che filtrava dalla superficie dell’acqua e aspettò che i suoi amici l’andassero a trovare… Mentre stava lì beandosi del sole non si accorse che alcuni esserini del mare avevano circondato ammirati la sua conchiglia e continuavano a guardarla esterrefatti.

“Ehi! Ma che avete da guardarmi così stamattina?”, domandò a quella piccola folla che si era radunata intorno a lei.

“Ma, ma, ma… ti, ti, ti… ti sei accorta di cosa c’è nella tua conchiglia?” fece il cavalluccio marino balbettando per l’incredulità.

Wanda, credendo che i suo amici avessero visto un pericolo chiuse di nuovo le valve strette strette; ma invece di ritrovarsi al buio fu quasi abbagliata dall’iridescenza della sua conchiglia, guardando meglio si accorse che poco distante da lei, fra le sue carni molli di mollusco, c’era una splendida perla… Riaprì le valve e chiese ai suoi amici: “Avete visto?!”

Il gamberetto che nel frattempo era arrivato richiamato dal vociare degli altri esseri del mare, disse con orgoglio: “Oh, Wanda, sapevo che eri destinata a creare qualcosa di unico, sapevo che doveva esserci un senso al tuo ‘filtrar sabbia’! Sono felice che tu abbia avuto la forza e la pazienza di accettare la tua vita e di scoprire il tuo destino!”

Wanda si commosse per la gioia: “Grazie amico mio, e grazie anche a tutti voi che in questi anni non mi avete mai lasciata sola e mi avete dato coraggio”.

Mentre tutti ammiravano quella splendida perla, Wanda fra sé e sé ringraziò il Creatore che aveva donato a una creatura tanto fragile la possibilità di fare qualcosa di meraviglioso.

Wanda fu la prima della sua specie, ma da quel giorno le ostriche non si lamentarono più di dover “filtrar sabbia” perché divennero consapevoli del loro privilegio: seppero di essere destinate a creare perle preziose, che tutti gli altri esseri possono ammirare.