Ma quali “maestri”?!

maestri-spiritualiChiamiamolo narcisismo per non entrare in categorie spirituali che lasciano il tempo che trovano, è una deviazione che si riscontra sempre più spesso in personaggi che tengono corsi e seminari nelle cui presentazioni non tralasciano mai di nominare la parola “spirito” o l’aggettivo “spirituale”.
In realtà ciò che “insegnano” – quindi converrebbe chiamarli insegnanti anche se per adempiere a questo ruolo occorrerebbero competenze che essi non hanno – è semplicemente una loro visione del mondo, pescata magari fra documenti apocrifi e di incerta provenienza.

Workshop o seminari
Se questi incontri venissero presentati con il termine molto più neutro di workshop o di seminari le persone parteciperebbero con altre motivazioni, l’aggettivo spirituale piazzato da qualche parte attrae invece chi è in cerca di una via da seguire.
Se si invitano delle persone – paganti – a un incontro sui fori di Bach, per esempio, o di campane tibetane, non c’è bisogno di scomodare lo Spirito, o l’aggettivo “spirituale”; ma se lo scopo è attrarre persone inconsapevoli in cerca di una via e creare nuovi proseliti, allora lo si fa.
Quando si organizzano incontri per parlare della propria visione del mondo, bisognerebbe avere l’onestà intellettuale di presentarli come tali e non come suggerimenti di percorsi spirituali o, peggio, come “metapercorsi” spirituali che spiegano o giudicano percorsi tradizionali già esistenti.
Proporre un incontro per parlare di fisica quantistica certamente raccoglierebbe meno adesioni rispetto all’ammantare la fisica quantistica di una componente spirituale, che viene ricavata stiracchiando e piegando a proprio favore le parole degli scienziati che se ne sono occupati.
In fondo – a pensarci bene – tutto può essere definito spirituale perché nulla viene compiuto senza che lo Spirito lo attraversi, ma quando si calca la mano sull’aggettivo è legittimo stare sulla difensiva ed esercitare quella meravigliosa qualità della mente umana: il dubbio!

I maestri delle vie tradizionali
Questa pseudo spiritualità rischia di creare, quando va bene, aspettative deluse, quando va male è causa di vere e proprie manipolazioni. Occorre dire che non sono esenti da queste dinamiche neppure gli incontri organizzati dalle vie spirituali tradizionali, o meglio religiose, riconosciute.
Ne sono un esempio gli oratori che – al di là di alcuni davvero meritevoli per il loro operato – per la maggior parte tendono a obnubilare la capacità di discernimento dei più giovani inculcando concetti come quello di colpa che i ragazzi si poteranno dietro tutta la vita.

Leggere i classici
Le letture dei testi tradizionali sono utilissime, perché racchiudono un modo di concepire l’esistenza che può diventare un utile confronto con il proprio modo di essere, ma bisogna fare attenzione e non cadere nell’inganno perché le versione che noi oggi sfogliamo, o che troviamo nel web, non sono certo le parole autentiche pronunciate all’epoca.
Dovremmo innanzitutto eliminare la traduzione e – anche risalendo alla fonte – eliminare le interpretazioni e i fraintendimenti che in tempi oramai remoti sono stati trascritti nelle suddette opere. Insomma, bisogna sempre essere cauti, soprattutto nelle “cose dello spirito”.

Lo spirito è libero
Lo Spirito è libero per definizione, ma quando si incarna comincia a sottoporsi a una serie di limitazioni: la prima la stessa forma umana. Occorrerebbe riconquistare quella libertà che lo spirito conosce e a cui anela, quella voglia di libertà che lo fa scalpitare quando costretto in percorsi non consoni. A differenza di ciò che alcuni possono pensare, la libertà dello spirito non è piegare a proprio piacimento ora una via ora quell’altra, significa semmai prendersi la responsabilità per ogni azione che viene compiuta, o meno, non per il timore di una punizione né per l’aspettativa di una grazia, ma perché corrisponde, oppure no, alla natura dello Spirito stesso.
Essere spiriti liberi e non condizionabili significa porsi con umiltà verso un Essere Superiore e accogliere il proprio destino esercitando il proprio libero arbitrio ove è consentito secondo il proprio livello di evoluzione.

Che fare allora?
Fatte queste premesse, che fare? Abbandonare qualunque percorso spirituale e fare da sé? Nessuno può rispondere a questa domanda, neppure quelli che si arrogano il diritto di farlo, per taluni può essere utile rivolgersi a un conoscitore accreditato di una certa fede religiosa e farsi erudire per comprendere la visione che le scritture hanno tramandato. Per altri può essere invece più conveniente partecipare a incontri in cui viene presentata una certa visione sincretica e ricavarne ciò che sembra utile per il proprio essere. Per altri ancora è più consono lo studio personale chiedendo di volta in volta – sempre che si renda necessario – una consulenza a un esperto. In ogni caso diffidare di chi ha tutte le risposte, sia che ve le dia, sia che vi faccia intuire di averle ma non ve le dà perché non vi ritiene abbastanza evoluti.

Liberarsi dai cattivi maestri
Per tutti, l’atteggiamento che sul lungo periodo si rivela utile è liberarsi dai cattivi maestri, innanzitutto da quelli che millantano crediti che non posseggono e poi anche da quelli che dietro una “facciata” di umiltà sono ancora più manipolatori degli altri.
La domanda a questo punto è: esistono dei “buoni maestri”? Certamente sì, sono quelli che accompagnano le persone nelle difficoltà di una religione o di una percorso spirituale e le aiutano a trovare il proprio modo di stare in una Via, rispettando la tradizione ma al tempo stesso senza mortificare e giudicare l’individuo che con tutto il suo cuore sta cercando di uniformarsi a un percorso che non sempre è facile.
A volte i buoni maestri possono essere un po’ esigenti o severi, ma quando perdono la volontà di includere le persone perché le giudicano, beh, allora, non possono più dirsi “buoni”.
Occorrerebbe poi ricordare che ciascuno di noi ha dentro il proprio Maestro, il proprio Signore, il proprio Sé, che lo guarda con gli occhi del Suo cuore e gli risponde: “Sono te”.