La storia del paese dove tutto era a metà

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Nina è una bambina di cui vi ho già raccontato, ma forse non tutti la conoscono. Ora è cresciuta, questa storia risale a un po’ di tempo fa…

Nina faceva le elementari, le piaceva tanto giocare, non le piaceva andare a scuola, voleva bene ai suoi genitori e aveva alcuni buoni amici. Come tutti i bambini della sua età, ogni tanto Nina faceva i capricci e la mamma la metteva in castigo.

Una sera, mentre si trovava in punizione nella sua cameretta, sentì zampettare…
La piccola si capovolse come un’acrobata, alzò i lembi della coperta e guardò sotto il letto: c’erano alcuni giocattoli abbandonati e, in mezzo a quelli, il naso baffuto di un topolino.

Chi conosce le avventure di Nina, avrà già immaginato che quel naso baffuto era quello del suo amico del cuore: il dottor Pungitopo, un simpatico roditore che fa il medico e che ha accompagnato Nina in più di un’avventura in mondi inesplorati.

Pungitopo è un medico un po’ strano a dire il vero, diverso dagli altri, non cura solo con le medicine, ma conosce tanti sistemi, e tanti altri ne va imparando in giro per il mondo, per aiutare le persone non solo a stare bene ma addirittura a non ammalarsi.
Il suo nome particolare deriva dal fatto che Pungitopo ha sempre con sé un rametto di quella bellissima pianta con le foglie spinose, che in inverno si riempie di lucenti bacche rosse.

Non appena Nina riconobbe il suo amico, saltò giù dal letto e allungò la manina per accarezzarlo, ma Pungitopo sembrava un po’ intimidito da tutta quell’irruenza e le disse: “Stai calma Nina, sono appena tornato da un lungo viaggio e sono molto stanco, sono passato a trovarti solo perché sentivo che eri triste e volevo sapere cosa ti è capitato”.
Nina si sedette davanti al suo amico roditore e, con la solita dovizia di particolari, cominciò a raccontare…

“Vedi, la mamma mi ha sgridata perché a scuola ho spintonato un mio compagno e l’ho fatto cadere”.
“Si è fatto male?”, domandò il topo allarmato.
“In realtà no – rispose Nina – però ecco, anche tu ti preoccupi per lui e non per me. Perché non mi chiedi se io mi sono fatta male?”
“Ma Nina – fece con voce paziente il roditore, che oramai conosceva molto bene la bambina – è lui che è caduto, non tu. A te, se mi avessi dato il tempo, avrei domandato perché lo hai spinto. Non avevo capito che ti eri fatta male anche tu. Per caso sei caduta mentre lo spingevi?”
“Certo che no! – rispose Nina risentita – È caduto solo lui! E io l’ho spinto perché mi ha offesa, mi ha detto che sono una bambina cattiva!”.
“Capisco… – disse il topo sornione – e tu lo hai spintonato per mostrargli che non è così, giusto?”

Nina rimase un po’ perplessa, Pungitopo riusciva sempre a farla sentire strana.

“È che io non sono cattiva – replicò la bambina un po’ rattristata – ma quando i miei compagni mi vedono in un modo diverso da come sono io mi arrabbio!”
“Se non ti vedono buona ti arrabbi e diventi cattiva?”, chiese il topo con calma.
“Eh, sì, è così. Io vorrei essere buona poi, però alcuni compagni non mi capiscono e allora io insisto per spiegargli come sono fatta. Ma non mi ascoltano e allora mi arrabbio e…”
“Ti arrabbi perché non ti vedono per come sei e ti trasformi così come ti vedono loro?”, domandò il topo con un mezzo sorriso.

La bambina che era molto perspicace, capì dove Pungitopo voleva arrivare: non disse nulla, ma sorrise, anche se il suo visino sembrava ancora imbronciato e gli occhioni un po’ tristi.

I due stettero qualche istante in silenzio. Pungitopo guardava Nina e lei giocherellava con le dita attorcigliandole nel bordo della maglietta.

“Io vorrei – esordì Nina rompendo il silenzio – Vorrei che i miei compagni mi capissero, vorrei che fossero gentili, così come lo sono i miei amici; invece i compagni mi dicono delle cose non vere e io mi arrabbio tantissimo!”.

Il topo, che nonostante il suo fare sapiente e un po’ distaccato, sentiva una gran tenerezza per quella bambina, provò a spiegare… “Cara Nina, credo di aver capito come ti senti: tu sai di essere in un modo, ma i tuoi compagni ti vendono in un altro; allora tu provi a mostrarti per come ti senti e siccome ti sembra che non capiscano, ti arrabbi e diventi proprio come ti vedono loro. È così?”
“Sì, è proprio così – fece Nina imbronciata – Non c’è soluzione vero Pungitopo?”

Il topo sorrise teneramente e disse… ora ti racconterò una storia …
Il viso di Nina s’illuminò: le piacevano così tanto le storie! E Pungitopo ne raccontava di bellissime!
La piccola si accovacciò sul tappeto, prese in braccio il suo orsacchiotto e rimase in ascolto, silenziosa e attenta come solo Pungitopo sapeva renderla.

“Nel mio ultimo viaggio – cominciò a raccontare il roditore – sono capitato nel ‘paese dove tutto era a metà’”.
“Il ‘paese dove tutto era a metà’ – ripeté Nina – e che paese è?”
È un paese in cui ovunque tu guardi vedi solo la metà delle cose, invece di vederle unite le vedi separate. Pensa che persino il cielo è metà giorno e metà notte: da una parte è buio e con le stelle, dall’altra è azzurro e c’è persino l’arcobaleno. In quel paese anche le persone sono a metà: c’è mezzo edicolante, mezzo farmacista, mezzo panettiere. Anche la natura è a metà: gli alberi sono metà spogli metà fioriti, i prati metà ricoperti d’erba metà aridi… insomma proprio tutto è a metà.”
“Un posto così strano faccio fatica ad immaginarlo!” disse la bambina.
“Ah, guarda – concordò Pungitopo – se non lo avessi visto con i miei occhi neppure io ci crederei. Fatto sta che in quel posto dove tutto era a metà, ho conosciuto due bambine a metà più o meno della tua età: una metà era dolce, sorridente, brava a scuola; l’altra era indisciplinata, scontrosa, non faceva i compiti.”
“Davvero?!”, esclamò Nina assorta nel racconto.
“Sì, sì, davvero mia piccola Nina. E quando ho chiesto a quelle due bambine come fosse la loro vita, ti stupirai, ma nessuna delle due sembrava contenta.
“Neppure quella brava?”, chiese Nina incredula.
“Neppure! – rispose il topo – E anch’io mi sono stupito sai?! Perché dalla bambina scontrosa mi sarei aspettato di sentir dire che la sua vita era un inferno. Ma da quella gioiosa e sorridente proprio no.”
“E come mai invece ti hanno detto tutte e due che le loro vite erano brutte?”
“Mi hanno spiegato che ogni tanto alla bambina scontrosa sarebbe piaciuto fare un bel sorriso, correre e fare capriole; mentre la bambina sorridente sentiva male alla faccia con tutti quei sorrisi. E ogni tanto le sarebbe piaciuto tenere il broncio, non fare i compiti, combinare qualche marachella, ma non poteva.”
“E come mai?”, chiese Nina.
“Ah, qui viene il bello – continuò Pungitopo – Devi sapere che quel paese a metà prima era come tutti gli altri, con tutte le cose che stavano insieme: un po’ belle un po’ brutte. Ma un giorno, un mago pasticcione che passava di lì per caso, udì il sindaco lamentarsi con un assessore delle cose che non funzionavano nel paese: sentì dire al sindaco che gli sarebbe piaciuto separare le cose belle da quelle che non lo erano. Senza neppure chiedere al sindaco come immaginasse davvero di risolvere il problema, il mago fece di testa sua e, con la bacchetta magica, separò ogni cosa bella da ogni cosa brutta, ogni cosa chiara da ogni cosa scura, ogni cosa luminosa da ogni cosa buia. E così, con quell’incantesimo, il paese che prima era tutto intero divenne il paese dove tutto era a metà. Le persone erano come impazzite, tutte spezzate a metà.
Il mago, accortosi del guaio, invece di provare a rimediare scappò via.”

“Mamma mia! – fece Nina preoccupata – Ma tu lo hai visto quel mago?”
“Me ne ha parlato chi lo ha visto – rispose Pungitopo – E siccome mi piace mettere le cose a posto, guarire non solo le persone ma anche le situazioni, già che venni informato di quella storia, decisi di aiutare gli abitanti di quel paese.
Mi misi in cammino, ci volle parecchio tempo, ma seguendo alcune indicazioni e alcune intuizioni, riuscii a raggiungere la casupola del mago in mezzo ai boschi e lo pregai di annullare l’incantesimo.
Siccome quel mago era davvero un gran pasticcione, mi toccò trascorrere con lui un’intera settimana prima che riuscisse a ricordare la formula magica per risolvere il guaio che aveva combinato.”
“Lo hai aiutato con i tuoi rimedi?”, domandò Nina.
“Eh, sì, e ce ne vollero di speciali per rimetterlo in carreggiata…”, rispose Pungitopo.
“E poi?”, chiese Nina che oramai era così presa dal racconto d’essersi dimenticata tutto il resto.
E poi il mago tornò al villaggio, usò la sua bacchetta magica e riunì tutte le cose insieme. Ci fu una gran festa. Il sindaco lo perdonò per il pasticcio, ma… gli sequestrò la bacchetta con la promessa di ridargliela quando avesse ripassato e imparato correttamente le formule… giusto per evitare altri guai.”
“E tu? Tu che hai fatto Pungitopo?”, domandò Nina.
“Be’, io, sono tornato a casa e sono venuto qua, per raccontarti questa storia, che dimostra proprio come in ciascuno di noi è normale che ci siano più aspetti, a volte anche contraddittori: c’è la faccia sorridente che piace a tutti e la faccia imbronciata che tiene lontano gli altri. Ma il bello è proprio questo: pensa che tutte le metà che sono in noi, sono anche negli altri, nei tuoi compagni per esempio. E così come noi le vediamo negli altri, gli altri le vedono in noi: ciascuno ha il proprio lato luminoso e quello buio. Allora non ha molto senso litigare per questo, non credi Nina? Semmai conviene accettare che persone, bambini, roditori siano tutti fatti di tante metà che stanno insieme. E se a qualcuno venisse in mente di separare le nostre parti belle da quelle che non ci piacciono… sarebbe un bel pasticcio.”

“Credo di aver capito – disse Nina – quindi tanto vale che mi convinca che in me ci sono due metà, come quelle bambine che hai incontrato tu e che per essere contenta devo tenerle insieme, altrimenti né una né l’altra possono essere felici”.
“È proprio così mia cara Nina. Tu sei una bambina intelligente, calma, sorridente; ma in te c’è anche un’altra Nina che fa i capricci, che spintona i compagni, che tiene il broncio…”

Nina incantata dai racconti del suo amico Pungitopo a quel punto domandò: “Ma tu, che Nina preferisci?
Pungitopo sorrise teneramente… “Ah, a me piacciono tutte e due, o meglio, mi piace come si combinano: sono molto orgoglioso di te quando non litighi, sono felice per te se sorridi e sei contenta; ma se tu non fossi anche una ribelle, che ogni tanto combina qualche guaio, non avresti mai castighi e non ti metterebbero in punizione nella tua stanza e allora… io non potrei incontrarti e raccontarti dei miei viaggi fantastici”.

Quelle parole per Nina furono un vero toccasana. Posò l’orsacchiotto sul tappeto, prese in braccio il suo amico Pungitopo e lo strapazzò di coccole. Lui fece l’espressione di chi non ama troppo le smancerie, ma quella era solo una metà del roditore… l’altra gongolava felice d’essere lì con la sua amica Nina.