Stomaco in salute con la verza

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Soffrite di gastrite? L’alternativa ai farmaci e ai piccoli pasti frequenti: è il succo di verza. Sembrerà strano consigliare un ortaggio difficile da digerire per un problema di stomaco: eppure funziona! Lo sapevano bene gli antichi che, già ai tempi dei romani, la utilizzavano per curare l’ulcera: una degenerazione della gastrite che provoca veri e propri “buchi” nello stomaco. L’efficacia del rimedio è stata confermata negli anni Cinquanta da Granett Cheney, docente alla Stanford University School of Medicine. Cheney fece bere un quarto di litro di succo di verza ai suoi 55 pazienti e, in soli cinque giorni di cura, riuscì a guarirne il 95 per cento.
La sostanza, contenuta nella verza, responsabile di questi straordinari miglioramenti è il gefarnato (un acido grasso) che protegge le pareti dello stomaco dall’azione dei succhi gastrici. Un’azione benefica la svolgono anche le mucillagini, che creano una specie di pellicola protettiva sulle pareti gastriche, e una sostanza simile al carbenoxolone, che si trova anche nella liquirizia.
Le proprietà terapeutiche dell’ortaggio sono dovute anche agli isotiocianati, e al loro contenuto di zolfo (responsabile del cattivo odore che la verza sprigiona quando la si cucina); gli isotiocianati sono detti “stomàchici”, perché favoriscono la digestione aumentando la secrezione acida. Questa funzione sembrerebbe in contraddizione con la prevenzione e la cura della gastrite, in realtà non è così, anzi: grazie a un equilibrato aumento di succhi gastrici la verza è indicata anche per chi soffre di gastrite di tipo “ipoacido”, quando c’è un’insufficiente produzione di succhi gastrici perché rende la digestione più veloce e lo stomaco si svuota prima. Così diminuisce il tempo in cui la sua parete è sottoposta all’azione dell’acido e, durante quel tempo, ci pensa il gefarnato a proteggere la mucosa gastrica. Gli isotiocianati hanno anche un elevato potere disinfettante per cui impediscono che nello stomaco proliferi l’helicobacter pylori, un batterio responsabile di alcune forme di ulcera.
Curare lo stomaco è facile: basta bere due bicchieri di succo fresco la mattina, a digiuno, per tre settimane. Per preparare due bicchieri di succo occorrono circa due cespi di verza, ma attenzione perché tutte le verze forniscono la medesima quantità di succo.

Altri pregi dell’ortaggio
Le virtù terapeutiche della verza hanno altre due funzioni specifiche:
previenire l’anemia; la carenza di ferro viene riequilibrata dalla colorofilla. Se si è anemici si consiglia di mangiare ogni giorno almeno due etti di verza cruda in insalata, condita con limone, che aggiunge vitamina C e rende meglio assorbibile il ferro.
Guarire le bronchiti ed eliminare il catarro. Preparare il rimedio è semplice: si prendono tre-quattro foglie di verza a cui si aggiungono 50 g di porro; i vegetali poi si mettono a decuocere in un litro di acqua per 15 minuti. Il decotto viene filtrato e vi si aggiungono due cucchiaini di miele. Si prepara in questo modo una specie di sciroppo del quale se ne devono assumere da tre a sei cucchiai nell’arco della giornata, per cinque-sei giorni. L’efficacia contro le forme bronchiali è data dagli isotiocianati che, grazie allo zolfo, hanno un’azione antimicrobica e fluidificano il muco. Le mucillagini, invece, svolgono una azione emolliente.
Nella dieta è meglio non far mancare la verza e mangiarne un paio di etti, anche due volte la settimana, per beneficiare di tutte le sue proprietà. L’ortaggio è ricco di cumarine e fenoli, antiossidanti molto efficaci, la rendono ottima per curare l’astenia (l’eccessiva spossatezza), l’afonia (la mancanza di voce), per disintossicare e per depurare. Inoltre ha un elevato contenuto di vitamine: la A, che migliora la vista e la tonicità della pelle e dei tessuti; B1 e B2, che aiutano l’organismo a produrre energia mediante la digestione, proteggono la pelle e favoriscono il funzionamento del sistema nervoso; la C, che facilita la circolazione, protegge i vasi sanguigni e migliora l’assorbimento del ferro aiutando a evitare le anemie; la PP, che è efficace nella riduzione di colesterolo nel sangue, è essenziale per la sintesi degli ormoni e per migliorare lo stato di salute della pelle; la K, che previene le emorragie. In più sono presenti molti minerali, soprattutto: ferro, calcio, fosforo, potassio, magnesio e silicio.

Un’unica avvertenza
C’è un caso in cui è necessario limitare l’uso della verza e non mangiarne più di due volte la settimana: quando si soffre di ipotiroidismo (insufficiente funzionamento della tiroide). La verza contiene delle sostanze chiamate goitrine che diminuiscono l’assimilazione dello iodio da parte della tiroide e quindi possono ulteriormente rallentarne l’attività.