Adolescenti allo specchio

specchio

di Nicla Vozzella

L’adolescenza per i ragazzi è un momento desiderato e atteso, sul quale riversano molte aspettative perché darà loro grandi poteri come la libertà e l’autonomia. E aspettative si riversano anche su un corpo bello, prestante, capace di piacere, un corpo immaginato, pensato e idealizzato in anticipo, ben prima che lo sviluppo sessuale ne cambi profondamente le forme e le funzioni.Il corpo è il grande protagonista dell’adolescenza. E non soltanto per l’influenza della “società dell´immagine”, che punta tutto sull’apparire. Il corpo è anche la voce improvvisa e forte, a volte assordante, che parla del cambiamento in corso. Anzi “è” il cambiamento, prepotente e incontrollabile, che si fa sentire e vedere da tutti senza possibilità di venir celato in alcun modo. In effetti, a volte i ragazzi e le ragazze ne sono orgogliosi e anzi tentano di amplificare le trasformazioni in atto, altre volte se ne vergognano o si sentono a disagio, ma non possono fare molto per nasconderle. Tutti vedono che stanno diventando grandi. Tutti vedono e guardano il loro corpo. E i giovani temono che gli altri si accorgano che non è come dovrebbe, che non corrisponde all’ideale. Soprattutto, non è come i ragazzi e le ragazze lo avevano pensato: prima della pubertà immaginavano che sarebbe stato bello e che avrebbe avuto una sorta di superpoteri, con tutte le capacità e le potenzialità che appartengono all’essere grandi. Ora se lo ritrovano brutto e ingombrante, irriconoscibile e ingovernabile, lo sentono estraneo, con quegli odori, i peli, i brufoli, con il dolore e il disagio che lo sviluppo puberale porta con sé. I cambiamenti puberali sono eventi importanti della vita, che un tempo erano legati al segreto. Fino a pochi decenni orsono non si parlava con i figli per prepararli a queste manifestazioni dello sviluppo corporeo o, se lo si faceva, era solo per accenni, in maniera allusiva e non esplicita: ciò li esponeva a un potenziale shock, soprattutto le femmine alla comparsa del sangue mestruale. Tuttavia, il segreto dava un valore all’evento, lo impreziosiva. Oggi i giovani sono generalmente informati, consapevoli di ciò che li attende da un punto di vista fisico, ma ciò nonostante la pubertà può coglierli impreparati. Si guardano allo specchio e non sanno più chi sono. Non più bambini che ispirano tenerezza e protezione, non ancora adulti ammirati e di successo.

L’immagine è ricca di significati
Il corpo non è solo un involucro, ma esprime ciò che sta dentro, rappresenta il carattere, le competenze, l’identità, è il trampolino di lancio della persona nella sua complessità. Un corpo brutto indica che tutto l’individuo è brutto, e in uno sguardo disattende le aspettative di chi lo abita, cioè del giovane soggetto, e al contempo quelle di chi lo guarda, ovvero dei suoi genitori, degli amici, del mondo intero.Così, dentro e fuori finiscono per coincidere. Quella di corpo e psiche è una simbiosi che ha radici lontane: mente, emozioni, pensieri, carattere e fisico si intrecciano fin dalla nascita. Nell’infanzia il sonno e il nutrimento, le esperienze sensoriali e il rapporto con lo spazio circostante, formano le basi dell’immagine corporea, cioè del significato che il corpo assume, del modo in cui lo si vive. Poi cominciano le influenze esterne, e dai media arrivano modelli come le magiche Winx per le bambine e i potenti Gormiti per i bambini: il messaggio è chiaro, le femmine dovrebbero crescere sviluppando un corpo sinuoso e adulto ma mantenendo teneri occhioni da bambine, per i maschi la bellezza conta poco a patto che la forza muscolare sia davvero tanta ed evidente. L’immagine corporea che si forma nell’infanzia diventa la base per il significato del corpo e per il rapporto con la propria fisicità nell’adolescenza. C’è quindi chi, a causa di una malattia o per una mancanza nelle cure precoci nei primi anni di vita, approda alla pubertà con una relazione ostile con il corpo, e chi invece ci arriva con una buona percezione del proprio fisico.Queste basi di partenza possono evolvere in vario modo: chi combatte già col proprio corpo probabilmente acuirà il conflitto e il malessere, ma potrebbe anche rappacificarsi finalmente con esso; chi ci sta bene è probabilmente avvantaggiato nell’affrontare il disagio adolescenziale, ma le aspettative di miglioramento di una condizione già buona potrebbero essere rapidamente deluse dalla realtà, provocando conflitti nei confronti del proprio fisico.

Gestire le discrepanze tra sogno e realtà
Ragazzi e ragazze arrivano all’adolescenza con esperienze vissute nella carne e pensieri che abitano la mente: tutti sono importanti e si intrecciano tra loro. Poi, i cambiamenti tanto sognati e a lungo immaginati arrivano. Coinvolgono tutto l’individuo, ma partono dal corpo. Il fisico e l’aspetto esteriore diventano così l’emblema di ciò che si muove all’interno, il linguaggio per esprimere carattere, emozioni, modalità di relazione. In adolescenza tutto cambia e a tutto, continuamente, va dato un significato nuovo. Nel frattempo, bisogna gestire l’ambivalenza tra il desiderio di diventare adulti e la nostalgia per alcuni aspetti dell’infanzia. E in questo sforzo costante, ci si trova a fronteggiare anche la delusione: quando la tanto desiderata trasformazione avviene, l’immagine idealizzata che ci si era fatti a riguardo crolla, non è mai come ce la si aspettava. Le motivazioni, proprio come la loro espressione, procedono altalenando tra il dentro e il fuori: può essere il desiderio nuovo e prepotente che si percepisce come un pensiero cattivo, e magari i peli che crescono d’improvviso diventano il “capro espiatorio”, il simbolo di una bruttezza che dall’interno si manifesta all’esterno. O al contrario quel corpo improvvisamente sinuoso, con i fianchi larghi e il seno evidente può essere vissuto come brutto, trascende il fisico e fa sentire “sbagliata” tutta la persona… Alcune caratteristiche interiori possono venire proiettate su certe zone fisiche che le rappresentano simbolicamente, soprattutto se vissute in modo conflittuale o se c’è in famiglia o nella cultura di riferimento un giudizio negativo sul loro modo di essere. La forte focalizzazione sul fisico è dovuta anche alla tendenza degli adolescenti a essere un po’ ossessivi e maniacali, non certo in senso patologico ma come modalità di approccio alle questioni: in questo periodo della vita, spesso si fissano su un aspetto come se fosse l’unico, e per un periodo si concentrano in modo esasperato soltanto su quel tema, prima di passare a un altro. Ma la focalizzazione sul corpo è accentuata anche dalle maggiori attenzioni che esso richiede: le mestruazioni e il seno per le femmine, la barba per i maschi, gli odori per entrambi i sessi, necessitano di cure nuove. Un conto è guardare il panorama, il corpo idealizzato nel suo insieme, un altro è focalizzarsi sui particolari, su alcuni aspetti fisici che si manifestano e pretendono attenzione, e che a volte danno fastidio.

I profondi significati dell’estetica
I mutamenti sono fisici soprattutto, ma anche emotivi e relazionali. E in ciascun ambito è possibile che il ragazzo o la ragazza si senta inadeguato, deluso e deludente. Tra questi aspetti l’intreccio è profondo ma il corpo è la parte più visibile, quella che parla immediatamente al soggetto e ai suoi interlocutori: l’attenzione alla propria immagine è forte, però non è una questione meramente esteriore, superficiale. È con il corpo che avviene la prima comunicazione con gli altri, così importante sempre, nella vita, ma più che mai nel periodo dell´adolescenza, quando le relazioni cambiano profondamente. Il corpo deve quindi essere bello in un senso ampio e profondo: bello da vedere, bello in quanto in grado di attrarre gli altri e ottenere l´accettazione da parte del gruppo, bello in quanto capace di comunicare, di trasmettere anche ciò che sta dentro, le qualità fisiche e quelle della personalità. In questo senso la questione estetica è fondamentale, perché con l’aspetto esteriore si comunica il sé, si esprimono le proprie caratteristiche interiori. Corpo ed estetica diventano quindi un linguaggio, non un canone di misure. Sono una questione profonda, non superficiale ed effimera: dietro alle questioni che riguardano l’aspetto, l’immagine, c’è un mondo interno profondo e complesso. È importante comprenderlo, perché per stare di fianco ai ragazzi e alle ragazze in questo momento è indispensabile uscire dallo stereotipo secondo il quale ciò che riguarda l’interiorità e il carattere, la mente e le emozioni, la cultura e i sentimenti, è vero e appartiene alla sfera dei valori, mentre quello che concerne l’esteriorità e l’estetica, l’aspetto fisico e la bellezza, il corpo e la superficie, è vuoto, banale e superficiale. La profonda sofferenza di fronte a un corpo percepito come brutto, la drammaticità di questo giudizio e le sue conseguenze nella vita dell’adolescente hanno bisogno di essere prese sul serio dagli adulti, di essere considerate e guardate per come il figlio o l’allievo le sentono. Che poi, a pensarci bene, è solo una questione di misura, non di sostanza: anche a noi capita a volte di dare un peso apparentemente eccessivo al nostro aspetto fisico, più o meno consapevoli di metterci dentro ben altro che una mera preoccupazione esteriore riguardante la nostra immagine, oppure di scegliere accuratamente l’abbigliamento per comunicare un nostro modo di essere che vogliamo evidenziare.

Suggerimenti per genitori ed educatori
D’improvviso ci si ritrova alle prese con figli, studenti o atleti, che sembrano non aver altro pensiero che occuparsi della propria immagine, che passano il tempo davanti allo specchio a commentare il proprio aspetto il più delle volte denigrandolo, anche quando oggettivamente non ne avrebbero motivo. Questo comportamento spesso disorienta gli adulti, che si sentono coinvolti in questioni che considerano superficiali e alle quali invece i ragazzi e le ragazze danno grande importanza. Genitori, insegnanti, allenatori sportivi e altri adulti di riferimento entrano in contatto con questa fase di crisi degli adolescenti in vario modo, ma alcune reazioni e anche alcune possibili risposte li accomunano. Certo, ogni individuo rappresenta un mondo a sé, e nessuna relazione è uguale a un’altra, quindi non si possono trovare chiavi d’interpretazione e soluzioni uguali per tutti, ma ci sono punti in comune che possono aiutare a trovare una direzione. Innanzitutto, l’attenzione e la sensibilità di ciascuno di noi è fondamentale, perché mette in gioco la conoscenza reale di quel singolo individuo e della sua storia. Naturalmente a patto di tenere ben presente che il passato, l’infanzia da cui sta uscendo per affacciarsi alla sua nuova identità di adulto, costituisce un riferimento dinamico e in divenire, che può modificarsi molto. Per poter stare loro accanto in questo periodo della vita, lo sguardo con cui osserviamo figli o allievi dovrebbe essere aperto, l’approccio disponibile a lasciarci stupire dal modo in cui rielaborano ciò che sono stati finora, i valori che abbiamo trasmesso loro, l’influenza dei modelli che arrivano dall’esterno (i media, gli amici…), i sogni e i progetti che hanno per il domani, le speranze e le paure che sentono provenire dal futuro.

Essere specchi amorevoli
I compiti che riguardano gli adulti che interagiscono con gli adolescenti potrebbero sintetizzarsi in un unico concetto: esercitare una presenza discreta. Esserci, restare a portata di mano, ma senza essere invadenti o prescrittivi e al tempo stesso senza rinnegare la propria cultura e i propri valori. Significa dire cosa si pensa senza imporre il proprio punto di vista, dare dei limiti lasciando spazio per sperimentare, e sempre spiegare, esplicitare le motivazioni. Nel frattempo, osservare i ragazzi per intercettare la loro sofferenza e interagire con essa, comprendere quando è dovuta alla fatica di rielaborare se stessi, quando è la richiesta di essere rassicurati o aiutati ad affrontare il complesso processo di crescita, o quando diventa insopportabile al punto da richiedere un aiuto esterno. I giovani che ci parlano del loro sentirsi brutti e impresentabili ci chiedono da un lato obiettività e verità, dall’altro accettazione e comprensione. Spesso si rivolgono ai padri, perché sono loro quelli da cui si aspettano maggiore distacco e quindi più sincerità. Ma mentre cercano un giudizio spassionato, alcuni tentano di provocare una rottura, molti sperano di sentirsi dire che sì, non sei bello (o bella) ma a me non importa, il mio amore nei tuoi confronti rimane quello di sempre. E al di là della risposta, per tutti, sempre, ciò che conta davvero è che la loro domanda sul corpo venga considerata seriamente, perché per loro il problema è serio. Spesso nelle critiche che fanno alla propria immagine mettono molto altro, non detto e spesso non chiaro nemmeno a loro stessi. Nei fianchi troppo grossi, nei muscoli che non sono abbastanza tonici, nel viso orrendo, ci sono parti impresentabili del carattere, pensieri raccapriccianti che si sono affacciati da poco alla mente, desideri inconfessabili… Saperlo ci aiuta a rendere a tutto il giusto significato e a dare la reale dimensione al problema. E spesso anche ad aiutare gli adolescenti che ci chiamano in causa a fare altrettanto.

Prendiamoli sul serio per creare un’alleanza
A volte, è l’attenzione che i giovani riservano al proprio corpo e in particolare al suo aspetto che entra in conflitto con l’aspettativa che hanno gli adulti, cioè che gli adolescenti si occupino del loro sviluppo cognitivo, della scuola, dello studio, del loro futuro. La tensione si genera non solo per la differenza delle attese degli uni e degli altri, ma soprattutto perché i ragazzi e le ragazze non vedono accolto da genitori e insegnanti un aspetto che per loro è molto importante. Gli adulti infatti rispondono togliendo importanza ai problemi estetici e invitando i giovani a puntare su studio e lavoro anche con l’intenzione di rassicurarli, di aiutarli a controllare i loro tormenti, ma non si rendono conto che in realtà, così facendo, alimentano la scissione tra mente e corpo, puntando sulla prima e svalorizzando il secondo.Tanto più che non è certo contrastandole che si scalfiscono le convinzioni: dire che è bella a una ragazza che si vede brutta non la consola, non la aiuta a vedersi in modo diverso, anzi la fa sentire incompresa e sottovalutata. E in più si finisce per non essere creduti: in fondo, il papà e la mamma vedono i figli sempre belli, anche quando non lo sono, quindi il loro parere non conta, così pensano i ragazzi. Meglio far leva sull’empatia, mettersi nei loro panni e prenderli sul serio, cercare di capire come si vedono e perché si sentono così, far sentire ai ragazzi che li comprendiamo e che teniamo in considerazione il loro punto di vista, che sentiamo la loro sofferenza. Non si tratta di mentire, tutt’altro! Semplicemente, partiamo dall’ipotesi che possano avere le loro buone ragioni, accettiamo che ciò che dicono è vero, perlomeno lo è per loro. In una frase, il concetto si potrebbe esprimere più o meno così: “Capisco, ti senti brutto, è davvero un problema, fa soffrire, me lo immagino. A dire il vero, io non ti vedo come ti vedi tu, ma tengo in considerazione il tuo punto di vista, ti prendo sul serio. Adesso cerchiamo insieme un modo per affrontare questo disagio”. I modi ci sono, e ovviamente ogni caso è diverso e quindi richiede una soluzione tutta sua. Ma affrontare la faccenda in questo modo crea un’alleanza che si rivela utile subito, e che lo sarà ancor più in seguito.

… e per trovare soluzioni efficaci
Spesso quello che all’inizio è un corpo dichiarato brutto nel suo insieme, parlandone si ridimensiona in una parte di esso che non piace per niente. E ciò è senz’altro più semplice da comprendere e condividere anche da parte degli adulti: lo sviluppo fisico è un processo lungo, ed è facile che crei delle disarmonie tra parti già “cresciute” e altre rimaste ancora infantili. Potrebbe essere sufficiente distogliere l’attenzione dal particolare disarmonico, lavorare sul contesto affinché ritrovi una migliore collocazione nell’insieme oppure perda d’importanza e si noti di meno. Per esempio, quando sono alcuni lineamenti del viso a sollevare il disappunto, cambiare taglio di capelli potrebbe camuffare il difetto: la mamma può offrirsi di accompagnare la figlia o il figlio dal parrucchiere per scegliere la nuova pettinatura. Chi invece si lamenta della struttura corporea, perché la considera troppo appesantita o viceversa eccessivamente esile, può trovare un alleato nel padre che propone al figlio o alla figlia di fare attività motoria insieme. Una corsa la sera o una lunga biciclettata nel fine settimana faranno bene a entrambi, ma soprattutto daranno due importanti messaggi al figlio: che la sua sofferenza è accolta e creduta, e che i genitori riconoscono che è cresciuto tanto da condividere con lui esperienze “da grandi”. Il valore simbolico conta di più del significato concreto del gesto: non importa quanto realmente funzionerà la nuova pettinatura o l’attività motoria come correzione del difetto fisico, concreto o percepito, ciò che importa davvero è il tipo di approccio, il modo in cui i genitori hanno risposto alla richiesta del figlio o della figlia.

Tratto dal volume

Adolescenza Paola