Giovani occultisti… crescono

occultismo

di Nicla Vozzella

Gli adolescenti cominciano per gioco, per noia, per sfida, per caso; poi, però, molti di loro restano impigliati nelle maglie di ciò che viene definito “esoterismo deviato”, ma che per correttezza terminologica meglio sarebbe chiamare “occultismo”.
Secondo recenti inchieste, l’interesse dei ragazzi per il “lato oscuro” (satanismo, magia, sedute spiritiche, ecc.) è in aumento e sembra essere sollecitato da certi media che, per un interesse meramente commerciale, amplificano il fascino dell’occulto. I palinsesti televisivi pullulano di storie di streghe e di vampiri. I siti internet spiegano come fare pozioni e sortilegi. I periodici propongono interviste a miti del rock che esaltano il demonio, e così via.
Detto questo, non ha senso colpevolizzare in modo indiscriminato i diversi ambiti della cultura giovanile; anche perché ciò che più importa non è puntare il dito, ma trovare un modo per porre un freno a un fenomeno dilagante e rischioso. Molti ragazzi, infatti, si uniscono a sette e congregazioni che li incitano a compiere crimini e li riempiono di odio verso il prossimo, abituandoli a vivere in un mondo “capovolto” governato dal male.
D’altra parte, bisogna anche metter in conto che l’adolescenza è un momento di sperimentazione, in cui la componente del rischio viene costantemente ricercata. Non è quindi possibile evitare ai giovani una tappa importante della loro crescita; questo però non significa trascurarli e lasciarli in balìa dell’occultismo. Gli adulti – seppur a debita distanza in questa delicata fase della crescita – devono sforzarsi di esserci e di fornire ai ragazzi gli strumenti adeguati per scegliere la loro strada senza lasciarsi plagiare.

Chiariamo i termini
Prima di approfondire le dinamiche del fenomeno che lega gli adolescenti all’occultismo è importante fare chiarezza sulla terminologia che verrà usata.
Come abbiamo già accennato l’uso del termine esoterismo in questo caso è scorretto. Esotèrico significa “dentro” e nel linguaggio filosofico si riferisce alla conoscenza interiore delle cose, riservata solo a chi ha le qualificazioni per accedervi. Exoterico o essoterico, invece, si riferisce alla conoscenza esteriore, accessibile a tutti. Semplificando, al solo scopo di chiarire, possiamo pensare che nelle Tradizioni a cui appartengono anche le Religioni, vi fosse un insegnamento esoterico e un altro exoterico a cui tutti dovevano partecipare per rendere possibile il sapere autentico delle cose.
Per usare una metafora l’esoterismo può essere paragonato alla polpa o al nocciolo di un frutto, mentre l’exoterismo o essoterismo alla sua scorza o, se vogliamo usare un altro paragone, all’uovo e al suo guscio.
Nel caso degli ambienti di cui stiamo parlando il termine corretto da usare è occultismo, che costituisce una delle numerose pratiche pseudotradizionali, che si diffondono con estrema rapidità e dalle quali le stesse “scienze moderne” sembrano derivare.

Il fascino del lato oscuro
In ciascuno di noi c’è una parte oscura, un’Ombra con la quale dobbiamo fare i conti, talvolta proiettarla all’esterno diventa un modo per esorcizzarla. Nelle persone in crescita, nei ragazzi, acquisire la consapevolezza della propria ombra può disorientare e allo stesso tempo affascinare: l’atteggiamento ambivalente è tipico di questa fase della crescita. Se dunque l’ombra fa paura, allo stesso tempo attrae e venire in contatto con gruppi che si occupano di occultismo può dare l’idea di riuscire a dominare questa parte di sé che spaventa. Se poi, alla fragilità che caratterizza l’adolescenza si aggiunge anche un substrato sociale che non fornisce gli strumenti adeguati per distinguere il bene dal male, non c’è da stupirsi se i ragazzi arrivano a perdersi.

Il bisogno dei “riti di passaggio”
Nelle popolazioni tribali i giovani che si affacciavano al mondo degli adulti, dovevano compiere dei “riti di passaggio”. E non stiamo parlando solo di simboliche coreografie, ma di vere e proprie “discese agli inferi” con un altissimo rischio connesso. Nella società contemporanea i riti di passaggio sono stati sostituiti da comportamenti meno codificati ma altrettanto carichi di valore simbolico e altrettanto rischiosi. Il ragazzo che oggi si affaccia all’età adulta non deve più orientarsi in una foresta, lottare con le bestie feroci (magari uccidere un componente di una tribù avversaria), prima di ritornare a casa ed essere accolto come un uomo. Eppure un rischio lo deve correre, quello di perdersi, di soccombere alle insidie del mondo, e rischiare non tornare più a casa.

Il mondo “sottile”
Nelle popolazioni tribali è sempre esistita la figura dello sciamano, ovvero di un soggetto capace di relazionarsi con il mondo sottile e, in parte, di controllarlo con lo scopo di ottenerne benefici, guarigione ed equilibrio per tutti i membri della tribù. Ma stiamo parlando di epoche in cui era ancora presente un vero “sapere tradizionale”, ovvero la conoscenza effettiva della realtà e non solo ipotesi illusorie disgreganti come oggi.
Nella nostra civiltà questo sapere è andato perduto, lasciando solo dei residui confusi in mano a persone altrettanto confuse che, quando va bene, praticano cerimonialismi che non hanno alcun potere riequilibrante bensì dissociante; quando invece va male, interagiscono maldestramente con il mondo sottile mettendo a rischio la sicurezza di tutti. È in questa confusione che l’occultismo si diffonde. Pronunciare formule magiche, creare amuleti, partecipare a cerimonie segrete può sembrare divertente, qualcosa di nuovo da fare il sabato sera: ci si accorge troppo tardi che si stava scherzando col fuoco.

Giocare coi simboli
I giovani adepti dell’occulto fanno un grande uso di simboli. A volte sono immagini blasfeme, altre volte lettere di alfabeti antichi o sacri, altre volte ancora figure dal profondo significato simbolico. Non è detto che sia obbligatorio per appartenere a una setta “marchiare” il proprio corpo con tatuaggi o decorarlo con i piercing; così come va detto che non tutti i ragazzi che scrivono sulla loro pelle e bucano le loro narici o i loro ombelichi abbiano un piede nel territorio oscuro; vero è però che le pratiche occulte poggiano su questi simboli che hanno un grande potere evocativo. Così, il corpo dei giovani adepti diventa una specie di “lavagna” su cui viene scritta la filosofia (non scritta) delle loro sette di appartenenza. Ciò non accade solo nell’ambito delle sette, basti pensare ai simboli cosiddetti magici che vengono scelti con grande leggerezza, senza comprendere che certi strumenti sono come “chiavi” che aprono porte che sarebbe meglio lasciar chiuse.

Il demonio per amico
Gli adolescenti subiscono il fascino del diavolo, ammirano la sua natura di “angelo ribelle”, lo considerano un alleato nella loro ricerca di libertà e di una vita senza regole. Ciò che i giovani non possono immaginare è che il bisogno di trasgredire alle regole a che fare con l’adolescenza; un periodo, tutto sommato, piuttosto breve rispetto a una vita intera. Scegliere il demonio come eroe li condurrà a vivere in un mondo alla rovescia. Il satanismo è il capovolgimento dei valori. È fare male al posto del bene. È odiare invece di amare. Tutto il fascino della trasgressione, quando questi ragazzi diventeranno adulti, sarà scomparso e a loro rimarrà solamente la disgregazione psichica. Allora sarà troppo tardi per scegliersi un altro “amico”.

Un ossimoro: l’occultismo chiaro
Come abbiamo già detto il substrato dell’occultismo è la confusione. I confini fra bene e male si sfumano. I ragazzi sono così indotti a credere che esista una magia buona, capace di produrre il bene. Ma questo è un ossimoro. Non esiste una magia buona e una cattiva. Le streghe e le fate sono solo le due facce della stessa medaglia. Eppure, i messaggi in questa direzione si sprecano: si compiono cerimonie per farsi visitare dagli angeli, si indossano amuleti per proteggersi o per trovare l’amore, si percorrono cammini spirituali sincretici nella speranza di creare un paradiso in terra. Si consolida così un “occultismo chiaro” che finisce per attrarre i ragazzi che ancora credono nell’amore, nella pace e nella solidarietà. Alla fine, però, anche questo occultismo “soft” mostrerà il suo reale volto e sarà anch’esso oscuro.

Semplice degrado o malefico disegno?
A questo punto viene da domandarsi a chi giovi la destrutturazione psichica dei nostri ragazzi. Ci troviamo semplicemente – si fa per dire – davanti a un degrado sociale che si aggrappa all’occultismo per mancanza di altri valori? C’è chi è convinto vi sia un disegno del “lato oscuro” – il diavolo, il male – che punta ad arruolare nelle proprie fila un esercito di giovani per governare il mondo nel futuro. Se l’obiettivo è questo, sembrerebbe che, indipendentemente dal coinvolgimento delle nuove generazioni, il male sia già al potere. Se ci guardiamo intorno sembra già di vivere in un mondo “capovolto”; per trovare conferme non abbiamo che l’imbarazzo della scelta: dalla politica, al mondo del lavoro, alla scuola ad altri ambiti sociali si assiste al predominio dei “lati oscuri”. Se questa è l’angolazione da cui vogliamo osservare i fenomeni, per l’umanità non c’è scampo. E per i giovani, in fondo, non ci sarà una grande differenza tra il perdersi in una setta satanica o veder fallire i loro progetti per il futuro e ritrovarsi a lavorare a vita in un call center. A paragone, forse, è meglio l’inferno!

Proviamo a guardare oltre?
Se facciamo lo sforzo di mutare il nostro sguardo sulla realtà, non tutto è ancora “oscuro”. Possiamo ancora cogliere negli adolescenti il baluginìo di un energia vitale che solo loro sono ancora capaci di alimentare. È un’energia buona, un’energia che molti adulti non ricordano nemmeno d’aver posseduto. È a quel fiume vitale, che scorre fra i giovani, che si può ancora attingere per rialzare le sorti di questa polverosa e degradata società.
Può darsi che da quel fiume voglia attingere anche il maligno, per portare nuova linfa al proprio inferno? Può darsi, ma allora impediamoglielo! Proteggiamo e sosteniamo i giovani, aiutiamoli a realizzare i loro sogni, anche se noi adulti abbiamo rinunciato ai nostri. Lasciamo che sperimentino, che si allontanino da casa per cimentarsi con le prove della vita, ma diamogli la certezza che a casa ci sarà sempre un posto per loro, che se mai dovessero davvero perdersi nella foresta saremo noi adulti ad andare a lottare con le bestie feroci per salvarli. Proviamo ad aiutare i nostri figli, e anche noi stessi, proviamo a garantirgli un futuro in un mondo che ancora c’è.