Adolescenti, “pionieri” di un nuovo mondo

L. Poluzzi, M.R. Parsi, F. Nodari
Luisa Poluzzi, Maria Rita Parsi, Francesca Nodari

Doppia presentazione al Circolo della Stampa di Milano: moderatrice Luisa Poluzzi, Direttore Generale GSA, le relatrici – in ordine di presentazione – Francesca Nodari, filosofa, Direttore Scientifico del festival Filosofi lungo l’Oglio, con il suo romanzo autobiografico “Storia di Dolores” e Maria Rita Parsi, psicoterapeuta, Presidente della Fondazione Movimento Bambino, con il suo saggio “Maladolescenza”, scritto con Mario Campanella.

“Storia di Dolores” è, per le parole stesse dell’autrice, un modo per dare voce a un dolore che ha reso muti; un modo per dare un senso a una sofferenza interiore che ha radici nel difficile rapporto con il padre. DoloresIl romanzo, infatti, è la lunga lettera che Dolores scrive a Ernesto, il proprio padre biologico. Un padre che la rinnega e la chiama ex figlia. Un padre che non la riconosce instillandole “un veleno” che si espande nell’anima e diventa un “no”: no alla vita, no all’amore, no alla femminilità, no a ogni cosa buona che Dolores ha in sé. Ma la protagonista a quel veleno antico trova l’antidoto con la scrittura e racconta la sua storia. Così comincia l’atto intenzionale di essere felici: ringraziare per il dono che la sofferenza ha portato con sé.
Non solo un romanzo dunque, ma la testimonianza di un’infanzia e un’adolescenza infelici che sono state rielaborate in una storia che tocca il cuore.

E altre testimonianze, a volte anche crude, sono raccolte – grazie alle interviste di Mario Campanella – nel saggio di Maria Rita Parsi “Maladolescenza”. Un libro che dà voce a quei ragazzi e a quelle ragazze che appaiono agli adulti come come “entità imperscrutabili”. Ma questi giovani, che vengono giudicati ed etichettati senza che qualcuno li guardi e li riconosca davvero, hanno il difficile ruolo di essere “i pionieri di un mondo nuovo” e in rapida trasformazione. Un mondo governato da una “obsolescenza programmata” di cui solo i ragazzi conoscono le dinamiche. Il gap generazionale che separa questi adolescenti dai loro genitori è molto più ampio di quello che separava gli adulti di oggi dai propri genitori. I ragazzi ora sono “nativi digitali” e sono cresciuti in una società che non si riconosce più nei ruoli tradizionali. maladolescenza-quello-che-i-figli-non-dicono-jpgI genitori sono disorientati al pari dei figli e hanno bisogno di essere aiutati a prendere atto delle proprie responsabilità. Ma, come più volte ha ricordato Maria Rita Parsi, prima che i genitori possano diventare davvero degli adulti di riferimento devono assolvere a un compito verso loro stessi: ritrovare il proprio equilibrio psicofisico, così da poterne fare dono, con l’esempio, ai ragazzi e diventare per loro delle guide credibili e affidabili per condurli sani e salvi fuori dal malessere adolescenziale.
Maria Rita Parsi ha sottolineato come siano fondamentali gli anni dell’infanzia nel determinare gli adulti in cui ci si trasformerà. Come sia necessario essere amati in modo adeguato per imparare ad amare. E come sia necessario trovare un modo per imparare ad amare se i genitori non hanno saputo, potuto, voluto farlo quando era tempo.

L’incontro al Circolo della Stampa ha preso dunque lo spunto da due libri che affrontano, in un romanzo e in un saggio, due aspetti di un’unica realtà: quel mondo interiore abitato dai bambini che siamo stati, che spesso hanno ancora bisogno di essere guariti.

Il dibattito si è chiuso citando il pedagogo Klaus Dieter Kaul e il suo decalogo sui bisogni dei bambini…

1- DATECI AMORE – Concepiteci per amore, chiamateci alla vita per il desiderio di esprimere la vita. Solo l’’amore consente, infatti, di crescere provando l’’amore per la vita, per gli altri, per gli animali, per il sapere, per le regole ed il rispetto.

2- DATECI ATTENZIONE – Il vostro tempo e non le vostre ricchezze sono i beni più preziosi. La vostra presenza, la vostra cura: nessun regalo, per quanto prezioso, nessuna baby-sitter può sostituire il bene unico e prezioso della vostra presenza.

3- RISPETTATE I NOSTRI TEMPI – Consentiteci di crescere rispettando i “nostri tempi”, senza forzarci, senza obbligarci a fare dei passaggi che non rispettano il nostro sviluppo psicofisico, la nostra competenza emotiva, il nostro cuore.

4- RIMANETE AL NOSTRO FIANCO nei passaggi della vita. Fateci sentire la vostra compagnia, il vostro sostegno, la vostra presenza. Non negateci il vostro affetto e, anzi, fateci sentire che esso è incondizionato. Abbiamo bisogno di esplorare la vita e, inizialmente, dovete essere al nostro fianco.

5- CONSENTITECI DI SBAGLIARE senza giudicarci, senza dare voti, senza emettere sentenze, giudizi, perché sbagliare fa parte dell’’esperienza della vita.

6- DATECI LA VOSTRA GUIDA – Se voi ci guidate lungo la strada della vita, vi seguiremo, faremo come voi, impareremo ad andare, ad affrontare le salite, le scalate, ad evitare i burroni, ad esplorare le grotte, a trovare i luoghi giusti dove riposare. Se voi ci guidate, impareremo a marciare e, nel tempo, diventeremo anche noi delle guide.

7- DATECI REGOLE CHIARE, limiti ben precisi. Poche e chiare regole comprensibili alla mente ed al cuore. Regole che aiutino a trovare la strada dei comportamenti sereni. Regole che voi stessi rispettate.

8- SIATE AFFIDABILI e non tradite mai le promesse che ci fate.

9- MOSTRATECI L’’AMORE CHE PROVATE per noi. Abbiamo bisogno di coccole. Perché come dice Arthur Janov: “”le coccole fanno maturare il cervello””.

10- DATE SPAZIO ALLA GIOIA, aprite il vostro cuore alla gioia, ricercatela e donatela a noi poiché è la gioia a illuminare la vita, a creare quelle preziose, intime, psicologiche condizioni che consentono di affrontare le esperienze della vita con la serena consapevolezza e la speranza di essere amati e di poter ricambiare il dono.

famiglia felice