L’agopuntura è di sollievo ai disturbi cronici

di Nicla Vozzella

La voce “farmaci” grava non solo sulla spesa sanitaria nazionale, ma anche sull’economia della persona anziana. Il ministero della Salute ha invitato le Regioni a contenere il più possibile la spesa farmaceutica. Ma, con la popolazione che invecchia sempre di più e che chiede risorse al territorio, gli amministratori locali si trovano in crescenti difficoltà difficoltà. Tuttavia, sembra delinearsi con maggior nitidezza, anche se purtroppo ancora a macchia di leopardo, una strategia interessante e spesso vincente da parte delle aziende sanitarie locali: è una strategia che tiene conto sia delle esigenze degli anziani sia della necessità di contenere la spesa pubblica e che trova di frequente cure dolci un valido supporto.

Quando il Sud fa innovazione
Rispetto alle medicine non convenzionali la Regione Campania ha dimostrato sensibilità e lungimiranza: infatti, già dal 1983 è attivo presso il CTO di Napoli (zona Capodimonte) un ambulatorio di medicina olistica; l’approccio al paziente è di tipo globale e si utilizzano agopuntura, omeopatia, omotossicologia, fitoterapia, posturologia e fiori di Bach. Responsabile dell’ambulatorio è il dottor Aldo Ruocco, neurologo, che ha scelto di integrare la sua specializzazione con le medicine non convenzionali. E, come lo stesso Ruocco sottolinea, “l’ambulatorio è diventato un punto di riferimento per molti pazienti: attualmente le prestazioni sono 4-5 mila all’anno e più del 60% sono anziani”.
Nel 1983 l’ambulatorio cominciava la sua attività, anche se in modo informale. Inizialmente, infatti, l’agopuntura veniva utilizzata come ausilio alla neurologia; successivamente, nel 1997, l’ambulatorio è stato istituzionalizzato come centro di medicina tradizionale cinese e medicina olistica. Ciò è avvenuto grazie alla delibera del direttore generale dell’ASL Napoli 1 e della Regione Campania. Felice coincidenza: la stessa omeopatia si è diffusa in Italia proprio partendo da Napoli (Vedi sotto – L’omeopatia in Italia ha radici partenopee).

Una risorsa per gli anziani
“L’agopuntura tratta tutte le patologie croniche dell’anziano – spiega Aldo Ruocco – Nel mio ambulatorio, però, non si pratica solo agopuntura, ma anche mesoterapia, omeopatia e omotossicologia; uso inoltre i fiori di Bach e spesso intervengo sulla postura dei pazienti con tecniche di manipolazione. Insomma l’approccio è davvero globale”.
Le cure dolci consentono di eliminare buona parte dei farmaci che gli anziani assumono. Spesso, infatti, capita che questi soggetti abbiano delle epatiti pregresse che i farmaci sollecitano, oppure problemi ai reni che vengono affaticati dallo smaltimento dei medicinali. Le terapie non convenzionali sono di grande aiuto in questi casi: se non tutti i farmaci possono essere eliminati, almeno possono essere diminuiti. E poi, grazie alle cure dolci, è sempre possibile ridurne gli effetti collaterali e quindi aiutare il paziente a stare meglio durante la terapia.
“Grazie all’utilizzo delle medicine non convenzionali, non solo si riduce l’impatto delle patologie degli anziani sulla spesa pubblica, ma anche il costo delle terapie per il paziente – spiega Ruocco – Per esempio, i farmaci utilizzati per la mesoterapia sono molto meno costosi di quelli convenzionali prescritti per le stesse patologie e sono ugualmente efficaci. Anche le tariffe dell’ambulatorio sono molto basse ed è prevista l’esenzione per reddito o per patologia, così come succede per le altre prestazioni”.
È evidente che, se ci si vuole concentrare sul contenimento dei costi, la scelta delle medicine non convenzionali è una valida soluzione; ma, e questo aspetto dovrebbe essere prevalente, se ci si propone di salvaguardare il paziente dalla tossicità di alcuni farmaci, ecco che il beneficio non ha prezzo. Tanto più che nel bilancio finanziario, spesso assai misero, della persona anziana consentire un risparmio economico e migliorare la qualità della vita significa portare un sollievo che incide positivamente sul benessere psicofisico.

I molti casi in cui sono indicate
Le medicine non convenzionali sono applicabili in parecchie situazioni. “Negli anziani – spiega Ruocco – le patologie ricorrenti sono quelle degenerative, quelle artrosiche: le forme cervicali come la cervico artrosi, quella degli arti inferiori, come la coxo artrosi, e quelle scapoloomerali. E sono proprio queste le malattie a trovare maggior sollievo con le cure dolci”. Ad esempio, se il dolore dell’artrosi induce ad assumere una postura non corretta, è possibile associare al trattamento del dolore acuto (con un analgesico convenzionale) una correzione posturale che ne eviti la cronicizzazione. Le medicine non convenzionali possono anche essere associate fra loro: ad esempio, mentre l’omeopatia rinforza il sistema immunitario della persona,  la mesoterapia permette di ‘infiltrare’ le zone dolenti. O ancora: omeopatia e fiori di Bach possono sostenere la psiche del paziente, mentre l’agopuntura può avere un effetto analgesico e di riequilibrio energetico. Le combinazioni sono moltissime, proprio grazie all’approccio olistico che non esclude nessun sistema di cura, a patto che migliori la salute psicofisica del paziente.
“Grazie all’uso delle terapie non convenzionali si può ridurre gran parte degli analgesici, dei FANS, dei cortisonici, degli antiartrosici. Ma, quand’anche questi farmaci debbano essere utilizzati, li si potrebbe infiltrare localmente senza affaticare gli organi interni che devono metabolizzarli. Per esempio, sempre con la mesoterapia, si possono infiltrare alcune sostanze in grado di prevenire la degenerazione delle cartilagini”, sostiene lo specialista.

Risanare l’organismo
Con gli anziani, che soffrono generalmente di metabolismo rallentato per via dell’età, il problema è spesso quello di aiutarli a eliminare le scorie dei farmaci: infatti, dopo anni di terapia farmacologica l’organismo è inevitabilmente affaticato. “In questi casi è molto utile l’omeotossicologia che ha un vasto campionario di prodotti drenanti utili per liberare il corpo dalle tossine – precisa Aldo Ruocco – Se poi il paziente è stato sottoposto anche a un trattamento omeopatico, si può utilizzare l’omotossicologia per attenuare il caratteristico ‘aggravamento omeopatico’, quello cioè che subentra non appena si comincia la cura. Infatti, in omeopatia il decorso di guarigione può portare prima ad un aggravamento dei sintomi e poi alla loro scomparsa. In questo lasso di tempo alcuni rimedi omeotossicologici possono far funzionare più velocemente la cura perché accelerano i tempi del cosiddetto aggravamento omeopatico e ne anticipano la scomparsa. Questo tipo di approccio è fondamentale negli anziani che sono spesso ipoergici e hanno difficoltà a liberarsi dalle tossine”.

L’importanza della presa in cura
L’approccio olistico ristabilisce anche la comunicazione fra medico e paziente e consente di prendere in cura la persona considerandola nella sua unità di psiche e di soma, dove le due istanze possono influenzarsi a vicenda. I pazienti anziani, ma non solo, hanno bisogno di sentirsi “presi in cura” nella loro totalità. E mentre la medicina convenzionale ha perso questo tipo di approccio, per le medicine non convenzionali costituisce, invece, il principio fondante. Se poi viene ristabilita la comunicazione fra il medico e il suo paziente, il momento della cura non è più un atto subìto ma un momento di incontro.

“Sottoporsi alle sedute di agopuntura costringe gli anziani a venire in ambulatorio una volta a settimana e questo per loro diventa occasione per evadere dalla solitudine – spiega Ruocco – Inoltre, ho osservato che i pazienti anziani preferiscono l’agopuntura e la mesoterapia perché quando vengono ‘toccati’ si sentono più curati”. È molto probabile che, in alcuni casi, la distanza fra medico e paziente debba essere ristabilita con “il tocco”, la palpazione, e non limitarsi, come purtroppo sempre più spesso succede, alla classica “intervista-anamnesi”, che fra l’altro non tiene conto del vissuto del paziente.

 Un luogo per socializzare
Per i pazienti anziani, recarsi all’ambulatorio olistico del CTO di Napoli è anche ritrovare il piacere di fare nuovi incontri: arrivano nella sala d’aspetto, spesso in anticipo perché non sono sempre in corsa con il tempo come accade per i più giovani, e chiacchierano fra di loro. Alle sedute, poi, partecipano in piccoli gruppi e quindi, stando insieme settimana dopo settimana finiscono per fare amicizia. Le sedie della sala d’aspetto dell’ambulatorio olistico diventano come le panchine di un parco: ci si ritrova e si sta un po’ insieme.
“C’è anche un importante aspetto psicologico che non va trascurato – sottolinea il dottor Ruocco – quando fisso al paziente l’appuntamento, magari per il semestre successivo, contribuisco a dargli fiducia sul fatto che fra sei mesi ci sarà ancora. Molti dei miei pazienti mi salutano contenti di sapere che torneranno, mi dicono ‘dottò, mo’ ci vediamo a settembre vero?’ e quel paziente se ne va fiducioso”.

Una strada da non abbandonare
La scelta operata dalla Regione Campania nella diffusione delle medicine non convenzionali ha davvero molti vantaggi: per gli anziani, ma non solo. In ogni caso, la diminuzione dell’uso di farmaci, del dolore, ma anche l’aspetto della presa in cura e della socializzazione sono motivi più che validi per continuare il cammino, magari ripetendo in altri ambulatori della regione l’esperienza del CTO di Capodimonte.

L’omeopatia in Italia ha radici partenopee
“Mi piace ricordare  – puntualizza il dottor Ruocco che fu – Tommaso Cigliano, medico napoletano, a portare l’omeopatia in Italia nel 1822. Cigliano capì l’importanza di prestare attenzione anche alla componente energetica dell’individuo. L’uomo contemporaneo purtroppo ha abbandonato il suo aspetto energetico e vive solo quello materiale. Ma il materialismo spinge a essere ‘animali aggressivi’ e a nascondersi dietro a certezze che poi non sono sempre così verificabili. Infatti, se è rassicurante credere, per esempio, che 1+1 faccia sempre 2, è altrettanto importante prendere in considerazione la possibilità che 1+1, in alcuni casi possa fare anche 1 e ½. Questo succede quando si ha a che fare con la persona che non è fatta solo di materia ma anche di energia. Bisogna dare all’organismo il nutrimento per la parte non corporea e non sempre questo può esser quantificato e misurato secondo i criteri della medicina convenzionale”.