Ammalarsi per salute?

Farmaci per uso pediatrico_Aifa

di Nicla Vozzella

La bambina col fonendoscopio sorride dal cartellone pubblicitario e dice “Voglio farmaci adatti a me. Sperimentazione? Ok”.

Da un altro cartellone il bimbo con gli occhioni azzurri fa eco: “Per te e per me mamma, in gravidanza non temere di curarti”.

Farmaci in gravidanza_Aifa
Non è un invito alla medicalizzazione a tutti i costi né a sperimentare farmaci sui fanciulli come a prima vista potrebbe sembrare, ma una campagna di informazione dell’Agenzia Italiana del Farmaco (Aifa). È una sollecitazione a usare i farmaci in modo consapevole e, soprattutto, scegliendoli adatti all’età e allo stato del paziente – in questo caso età pediatrica e stato di gravidanza – i messaggi sono così forti infatti che confondono e rischiano di sortire l’effetto contrario a quello per cui sono stati ideati.
Qui di seguito alcune riflessioni…

I pazienti scelgono le cure “dolci”
Infanzia e gravidanza sono due momenti della vita in cui bisogna avere particolari attenzioni: evitare i farmaci inutili che possono avere gravi effetti collaterali. Su questo siamo tutti così d’accordo che negli ultimi anni si è assistito a un incremento dell’uso di rimedi omeopatici e delle terapie non convenzionali e naturali, soprattutto durante la gravidanza e in età pediatrica. Ed è in linea con questa attenzione alle categorie più fragili anche la campagna Aifa.
Bisogna però considerare che questa nuova consapevolezza dei pazienti mette in crisi le multinazionali del farmaco.  E allora ci si può chiedere se queste non vogliano recuperare un po’ di terreno. Può sembrare infatti che la campagna di informazione voglia in parte sostenere le aziende che producono molecole studiate proprio per la pediatria e che sono sicure in gravidanza e questo contro la tendenza ormai diffusa dei consumatori a evitare se possibile i farmaci anche quelli che, teoricamente, potrebbero non avere effetti collaterali. Se insieme alla salute delle persone si volessero salvaguardare migliaia di posti di lavoro nel settore farmaceutico non ci sarebbe nulla di male, anzi, basta saperlo e soprattutto basta mettere al primo posto la libertà di scelta del cittadino.
Fra l’altro, la campagna in questione insinua il dubbio nella gestante che il suo non voler assumere farmaci sia un atto di irresponsabilità verso il bambino e questo può creare inutili sensi di colpa.

I medici condividono
La richiesta dei pazienti di approcci più rispettosi del delicato equilibrio dell’infanzia e della gravidanza ha convinto anche i medici, i quali sempre più spesso sconsigliano l’uso di farmaci in gravidanza e in età pediatrica a favore di approcci non invasivi, di integrazione con prodotti naturali e rispettosi dell’equilibrio psicofisico dei loro pazienti.
Il messaggio di Aifa che invita all’uso consapevole dei farmaci, quindi, è già stato accolto dalla classe medica: infatti da tempo i curanti cercano di favorire l’uso dei farmaci generici al posto di quelli “griffati” e, in generale, di ridurre le prescrizioni ove è possibile e sostituirle con integratori naturali e non di sintesi. I medici quindi ci pensano davvero molto prima di scrivere una ricetta, perché cercano di adempiere pienamente al loro ruolo, ovvero fare il bene del paziente. Questo atteggiamento mette ulteriormente in crisi le multinazionali del farmaco: gli stessi informatori scientifici vengono penalizzati e non trovano più l’accoglienza del passato negli ambulatori medici.  Non ci sarebbe nulla di male quindi nel voler dare una mano a schiere di professionisti che non possono più svolgere il loro lavoro come un tempo. Basta dichiararlo.

L’importante è la salute
Pazienti e medici sembrano quindi aver assunto un punto di vista convergente a salvaguardia della salute dei bambini e delle donne incinta limitando l’uso di farmaci ai casi strettamente necessari. Sembrano tutti concordare sul fatto che l’importante sia la salute, quella vera, che non viene ottenuta imbottendosi di farmaci ma adottando uno stile di vita equilibrato; soprattutto durante alcune fasi particolarmente delicate della vita, come l’infanzia e la gravidanza.
Aifa promuove quindi una salute che passa necessariamente per l’uso consapevole dei farmaci e ricorda la necessità di prescriverne con grande attenzione. L’intenzione è lodevole, ma la scelta della campagna resta fuorviante per la sua ambiguità.
Ciò che forse ci rende dubbiosi è l’aver visto, negli anni andati, campagne di prevenzione e di vaccinazione che poi si sono rivelate strumenti per favorire in modo occulto le big pharma. L’esperienza insegna e si diventa “più attenti”.

E gli anziani?
Lodevole quindi salvaguardare bambini e donne incinta per arrivare ad avere una popolazione più sana, che invecchi meglio senza essere dipendente dai farmaci. Attualmente infatti i pazienti della terza età sembrano sostenere, da soli con i loro acciacchi, le multinazionali del pharma; infatti, molti anziani arrivano ad assumere quotidianamente 7-8 farmaci.
Speriamo che anche in questa fascia della popolazione si arrivi presto a invertire la tendenza e a orientarsi verso approcci meno invasivi e senza effetti iatrogeni.
Se ciò dovesse accadere, e se si volessero davvero tutelare le big pharma, forse potremmo assistere a una nuova campagna di informazione che inviti a non abbandonare l’uso dei farmaci nella terza età. Vogliamo provare a immaginarla? Una vecchietta al cimitero piange sulla tomba del marito; sulla lapide, accanto alla fotografia del coniuge, una scritta “Perché non mi hai dato i farmaci di cui avevo bisogno?”

Fraintendimenti
Ci sia concessa un po’ di ironia, ci perdonino anziani, bambini, donne incinta, medici e, ovviamente, le big pharma. E soprattutto ci si perdoni il dubbio. Senz’altro abbiamo frainteso il messaggio, non abbiamo colto il senso ultimo della campagna Aifa; in ogni caso pare non funzionare così bene dal punto di vista della comunicazione. Sembra celare la volontà di aiutare le multinazionali del farmaco in crisi piuttosto che proteggere la salute dei cittadini.
Il dubbio è che le lobby farmaceutiche premano su Aifa per recuperare terreno a scapito del bene ultimo del cittadino e del suo sacrosanto diritto di scelta nell’ambito della salute; anche di scegliere, nei casi estremi, di non curarsi.
In un quadro di auspicabile maggior consapevolezza è fondamentale essere chiari nella comunicazione ed è importante che si persegua innanzitutto la responsabilità e la libertà sociale.
Aifa ha il ruolo di vigilare e vogliamo credere che lo stia facendo, probabilmente ha solo scelto un modo di comunicare non adeguato allo scopo. Il rischio di queste campagne è infatti quello di spaventare le persone, proprio nelle fasi più delicate dell’esistenza, e di portarle ad assumere farmaci non indispensabili. La campagna andrebbe cambiata e orientata ad aiutare i cittadini a emanciparsi (anche rispetto agli Enti di vigilanza), a non sentirsi sbagliati e giudicati, ma capaci di scegliere consapevolmente gli approcci più adeguati per rispondere, in modo unico e personale, alla propria domanda di salute, che … lo ricordiamo: non è uguale per tutti e non deve necessariamente essere condivisa.