Ama il bambino che è in te

Bambino in adulto

di Nicla Vozzella

Che ci piaccia o no, anche quando anagraficamente possiamo definirci adulti, permane in noi una parte bambina. Questa parte non è quella, o meglio non solo quella, che ci permette di giocare con i nostri figli, di abbandonarci alla leggerezza; la parte bambina dentro di noi, spesso è anche una parte ferita.
Il bambino interiore rappresenta una forza motrice primordiale che si esprime nella sua forma più elementare. È quella parte di noi che ha il coraggio di sperimentare, di inventare, di lasciarsi guidare dai propri talenti. È la parte che ha fiducia nella vita, che ama essere amata. Il bambino interiore si affida all’intelligenza del cuore!
Accogliere la nostra parte bambina significa stabilire un contatto con la fonte originaria della nostra esistenza.

Bimbo felice o bimbo ferito?
Il bambino interiore può essere felice o ferito: nel primo caso vive nella gioia e nella completezza mantenendoci in costante contatto con la nostra fonte originaria; nel secondo caso, invece, vive filtrando ogni esperienza alla luce delle mortificazioni subite nel passato.
Durante l’infanzia ci si identifica con la realtà circostante, quando poi cresciamo le esperienze vengono conservate in una parte profonda di noi e le poche “tracce” del passato che rimangono tendiamo a spostarle al di fuori di fuori di noi, percependole come caratteristiche del mondo.
Così, se saremo stati bambini accolti andremo sicuri nella vita certi di poter trovare un posto speciale tutto per noi; se invece da piccoli saremo stati rifiutati faremo fatica a credere che il mondo possa accogliere i nostri talenti; anzi, potremo arrivare a credere di non averne.

I bisogni della parte bambina
In relazione alla ferita della nostra parte bambina, da adulti rimarranno in noi dei bisogni primari insoddisfatti, resteranno dei vuoti che per tutta la vita cercheremo di colmare. E cercheremo di farlo in modo indiretto, desiderando cose, situazioni, persone che inconsciamente crediamo possano guarire le nostre ferite interiori. Saremo pervasi da una sorta di “nostalgia atavica” che avrà poco o nulla a che fare con il presente, ma sarà in relazione con ciò che ha prodotto la nostra ferita nel passato. Possiamo aver introiettato sentimenti di inadeguatezza, umiliazioni, mortificazioni e cercare per un’intera vita un risarcimento a questa sofferenza; questi sentimenti possono averceli trasmessi i genitori, magari perché a loro volta hanno subito le stesse ferite. I bisogni della parte bambina saranno quindi orientati a colmare le lacune del passato; ma la ricerca sarà sempre rivolta all’esterno. Se invece cercheremo di curare “da dentro” le nostre ferite avremo maggiori possibilità di guarire. Non è detto, comunque, che ciò accada sempre: a volte le ferite restano e le lacune non si colmano, ciò che conta è sapere che esistono, accoglierle con amore e senza giudicarle è l’unico modo per raggiungere un equilibrio interiore.

Creare uno spazio
Il bambino ferito non prende parte sino in fondo alla nostra crescita, è come se rimanesse sempre un passo indietro. Finiamo così per esser portatori di un’energia creativa primordiale a cui non abbiamo accesso. È una parte di noi che rimane “sospesa”. Ovviamente non si può forzare quella parte a integrarsi, occorre prima crearle uno spazio dove possa sentirsi accolta e protetta. È infatti solo la nostra parte adulta che può prendere per mano e accompagnare nella crescita la parte bambina. Nulla da fuori potrà mai sanare quella ferita, colmare quel vuoto: come si è detto, un’integrazione sarà possibile solo agendo dall’interno.
Possiamo allora creare nel nostro cuore uno spazio per quella parte bambina, invitarla ad entrare, riscaldarla, calmarla, darle tutto l’amore che non ha ricevuto in passato, così che possa crescere protetta, al sicuro e, con tutto il tempo di cui avrà bisogno, senza fretta, integrarsi nella nostra esistenza, ricominciando a elargire quell’energia creativa e primordiale che la contraddistingue.

Crescere attraverso un processo creativo
Con amore e tanta pazienza potremo aiutare la nostra parte bambina a esplorare nuovi modelli per interpretare la realtà, l’accompagneremo tenendola per mano, abbracciandola quando ha paura ma sempre incoraggiandola rispetto alle proprie capacità. Faremo sentire quella parte bambina sicura consentendole di allontanarsi un poco, quel tanto che basta per convincersi che può farcela anche da sola, ma che in ogni caso noi saremo lì ad accoglierla se si sentirà insicura. Ci affideremo alla sua capacità creativa per esplorare nuove modalità di reagire alla vita, sperimenteremo nuovi approcci alle difficoltà, daremo vita a nuovi percorsi mentali e con una competenza nuova potremo anche provare a rielaborare vecchie situazioni. In tutto questo percorso creativo non abbandoneremo mai la nostra parte bambina, lei metterà la sua energia primordiale, noi il contenimento, il sostegno, la protezione; così che possa sviluppare fiducia in sé e nel mondo.
Insomma, dovremo imparare a essere genitori “sufficientemente buoni” della nostra parte bambina affinché cresca e ci aiuti a sua volta a trasformarci nelle persone che in realtà già siamo.

Provare a vedersi da fuori
Un esercizio utile per familiarizzare con la nostra parte bambina è provare a vederla da fuori: possiamo provare a metterla in scena. Da un lato ci sarà la nostra parte adulta, dall’altro quella bambina, disentificandoci con entrambe potremo diventare registi e far recitare a queste due parti un copione. Potremo modificare le battute sino a quando adulto e bambino non riescano a stabilire un vero contatto. Quando saremo soddisfatti della “prova generale” andremo in scena e guarderemo con amore e senza giudizio le due parti che dialogano fra loro.
Un altro esercizio utile, che può favorire l’accoglienza della parte bambina, soprattutto delle sue ferite, è visualizzarla nel pollice della mano non dominante e poi poggiare delicatamente questo dito nel palmo della mano dominante e stringerlo con ferma dolcezza. Un gesto simbolico che dà contenimento alla parte bambina, le crea uno spazio confortevole dove sentirsi al sicuro e dove cominciare a “guarire”.

La forza della gentilezza
Come i bambini reali, anche la nostra parte bambina ha bisogno di gentilezza. A dire il vero tutti gli esseri ne hanno bisogno. Impariamo quindi a trattare con gentilezza il nostro bambino interiore: tanto più è profonda la ferita, tanto maggiore è il bisogno di gentilezza. Parole gentili, gesti gentili, pensieri gentili sono il nutrimento di cui questa parte ha bisogno. Non forziamola a crescere, non rimproveriamola se non è ancora diventata grande. Valorizziamo il suo candore, l’intelligenza del suo cuore, senza sottolineare ciò che non riesce ancora a fare. Diventiamo per la nostra parte bambina dei genitori gentili.