La cipolla? Fa passare l’influenza!

cipolladi Nicla Vozzella

Quando l’influenza è in agguato, non facile sfuggirle. E se ci si ammala, c’è un ortaggio che fa miracoli. È la cipolla, che toglie le infiammazione, aiuta la diuresi ed è ricca di vitamine. La sua scoperta? Migliaia di anni or sono.
È utilizzata da sempre nel bacino del Mediterraneo, compare persino nei geroglifici egiziani di 4000 anni fa e, più o meno da quell’epoca, è conosciuta anche in Cina.
La cipolla appartiene alla tradizione sia alimentare sia curativa di molti popoli: era nota presso i greci e presso i romani che ne consumavano in abbondanza. Anche nel medioevo, era tenuta in grande considerazione sia per le sue virtù terapeutiche sia per quelle culinarie. Oggi la cipolla non ha perso la sua popolarità: è un ortaggio economico e versatile che trova impiego in molte preparazioni alimentari diffuse lungo tutta la Penisola. Ma a renderla ancora più interessante è la sua efficacia contro le malattie da raffreddamento, l’influenza compresa.

L’attacco del virus
I virus che causano l’influenza penetrano attraverso le vie aeree superiori (naso e gola), si localizzano nelle mucose (uno strato di cellule particolari che riveste internamente i visceri), e vi si moltiplicano infettandole. Non sempre, però, i virus influenzali riescono a provocare la malattia. Occorre che l’organismo mostri una certa “predisposizione”. Quale? Un’irritazione o una debolezza preesistenti degli organi respiratori.
Bisogna pensare alle mucose come a una specie di morbida tappezzeria che riveste gli organi interni cavi (cioè quelli attraversati da alcune sostanze, l’aria che respiriamo per esempio). Questo rivestimento ha il compito di regolare gli scambi: filtra e trattiene le impurità che arrivano dall’esterno ed elimina le tossine prodotte dagli scarti del metabolismo interno. In inverno, il sistema può non funzionare a dovere a causa del freddo: infatti, si beve di meno, si assumono alimenti con minor contenuto d’acqua (meno frutta e verdura) e più grassi, ci si copre di più: così si ostacola la traspirazione e si impedisce alle mucose di eliminare le tossine. Spesso poi, passare da ambienti freddi ad ambienti troppo riscaldati, dove l’aria è secca, può mettere fuori uso un altro sistema che protegge le mucose: quel rivestimento di minuscoli peletti (pili o ciglia) che, all’interno del naso, hanno il compito di spazzare letteralmente via i germi che cercano di entrare. Perché il sistema di spazzini sia efficiente occorre che l’aria respirata sia sufficientemente umida e la temperatura abbastanza costante, né troppo calda né troppo fredda. I colpi d’aria invece inibiscono l’attività di questi sistemi; inoltre in inverno si frequentano luoghi affollati e poco areati (locali, cinema e uffici), quindi le possibilità di contagio si moltiplicano ed è facile che i sistemi di protezione vengano messi fuori uso dall’eccessivo lavoro. Ecco che i virus dell’influenza trovano la strada spianata.

La battaglia contro la malattia
L’organismo infettato dai virus tenta il tutto per tutto per liberarsi dagli intrusi: colpi di tosse e starnuti. Se le mucose sono già irritate a causa del sovraccarico di tossine provenienti, per esempio, da un’alimentazione troppo abbondante e ricca di grassi, cereali raffinati, zuccheri e alcolici (tipicamente invernale), il loro sistema di filtraggio ne risente. Allora, i virus dell’influenza le infettano, usano il tessuto mucoso per riprodursi e si sviluppa così la malattia. Tutti i sintomi che ne conseguono, raffreddore e febbre, sono causati dall’infezione, ma rappresentano anche il tentativo del corpo umano di combattere l’influenza. Il catarro è un sistema per lubrificare e pulire le vie respiratorie, mentre la febbre funziona come un potente inceneritore che brucia le immondizie, cioè le tossine accumulate nel corpo. Inoltre, l’innalzamento della temperatura induce un aumento della sudorazione che ha per scopo non solo di eliminare calore, ma anche di espellere le scorie presenti nell’organismo oltre che di ridurre la virulenza. La temperatura infatti rimane alta fino a quanto il sistema immunitario non è riuscito e creare degli anticorpi capaci di modellarsi sul virus e distruggerlo. Poiché, come è noto, i virus dell’influenza cambiano forma a ogni inverno (e a volte anche durante la stessa stagione), non si è mai del tutto immuni dal disturbo invernale. Infatti, gli anticorpi creati per un determinato virus non sono efficaci contro un altro e quindi tutta la battaglia, già vinta una volta, può ricominciare.

Disinfezione e drenaggio: il primo soccorso
In questa battaglia, fra organismo e virus, ci sono “truppe alleate” in grado di aiutare a cambiare l’esito dello scontro, o per lo meno a contenere il numero delle vittime: sono le preziose sostanze contenute nelle cipolle.
Innanzitutto, l’ortaggio ha un elevato contenuto di acqua che aumenta la quantità di urina prodotta (effetto diuretico) ma anche la quantità sudore (effetto diaforetico). Grazie all’acqua vengono facilitati gli scambi e la filtrazione; quindi, a livello delle mucose, è più difficile che le tossine ristagnino e provochino irritazione. La cipolla è anche molto ricca di zolfo, elemento importantissimo per la depurazione del sangue: non solo facilita lo spurgo attraverso la pelle e attraverso le mucose, ma svolge un’importante azione disinfettante; è in grado, quindi, di ostacolare virus, batteri, funghi e parassiti. L’apporto di vitamina C dell’ortaggio migliora l’elasticità delle pareti dei capillari sanguigni e favorisce il microcircolo capillare; in questo modo viene ulteriormente sollecitato lo scambio di sostanze nei tessuti e l’eliminazione delle scorie. Ma la componente che caratterizza la cipolla è l’elevato contenuto di oli essenziali, molto volatili e responsabili dell’aroma dell’ortaggio: quel gusto dolce e piccante nello stesso tempo, e molto stimolante. Questi oli essenziali (della famiglia dei terpeni) sono molto penetranti, evaporano e diffondono velocemente in tutto l’organismo e favoriscono l’eliminazione delle scorie attraverso la cute; grazie alla rapida diffusione le sostanze aromatiche trascinano verso l’esterno tutte le impurità di cui l’organismo deve liberarsi. È per questo che dopo aver mangiato la cipolla la pelle, il sudore e l’alito hanno l’aroma (poco gradevole) dell’ortaggio.

L’effetto ricostituente e riequilibrante
La vitamina E, invece, ha un alto potere antiossidante: cattura i radicali liberi, che costituiscono gran parte delle tossine, e li neutralizza. La cipolla contiene anche le vitamine B1 e B2, che aiutano a produrre energia e quindi evitano che l’organismo, a seguito dell’influenza e dello scarso appetito che spesso l’accompagna, si indebolisca troppo. C’è anche la vitamina A, che migliora la tonicità dei tessuti sottostanti alle mucose. La vitamina B6 è, invece, antianemica aiuta a mantenere il giusto contenuto di emoglobina nel sangue, tonifica l’organismo e rende efficiente anche lo scambio di ossigeno con i tessuti (l’emoglobina, infatti preleva ossigeno dai polmoni, lo trasporta nei tessuti e ritorna ai polmoni con le scorie da eliminare).
Nell’ortaggio si trova la vitamina PP, che aiuta a tenere sotto controllo il colesterolo e quindi tampona parzialmente (ma è meglio non esagerare) gli effetti di una dieta, tipicamente invernale, un po’ più ricca di grassi.
Le proprietà della cipolla non si esauriscono qui. È ricca di sali minerali come il potassio, il magnesio e il fluoro tutti elementi che aiutano a compensare gli effetti dell’eccessiva sudorazione causata dall’innalzamento della temperatura. Inoltre, ci sono preziosi oligoelementi come rame, selenio e zinco che riattivano il metabolismo e sostengono il sistema immunitario.

L’unica controindicazione
La cipolla è controindicata per chi ha problemi di digestione (dispepsia); non solo in caso di gastrite ma anche, più semplicemente quando particolari situazioni di stress creano rallentamento e blocchi della digestione. Il cibo che staziona più a lungo nello stomaco costringe la mucosa gastrica a un lavoro prolungato che verrebbe ulteriormente appesantito: la cipolla è infatti uno stimolante della mucosa e può peggiorare la situazione aumentando troppo le secrezioni acide dello stomaco. In ogni caso, la cipolla cotta è molto meno indigesta. Tuttavia esiste un sistema per renderla più digeribile anche da cruda: tagliare la cipolla finemente e lasciarla a bagno in poca acqua leggermente salata, oppure in succo di limone. In questo modo le componenti aromatiche, altamente volatili, evaporano e non interferiscono più con la digestione. Ma occorre precisare che con questa strategia vanno perse parte delle componenti che rendono la cipolla curativa.

Utile anche contro la cistite
Il potere disinfiammante della cipolla ne fa un ottimo strumento per combattere tutte le infezioni a carico delle mucose e si rivela particolarmente efficace nelle cistiti (infiammazioni delle mucose urogenitali). Il decotto di cipolla, in particolare di quella gialla, sfiamma le vie urogenitali.

MEGLIO CRUDA O COTTA?
La cipolla funziona contro l’influenza, sia cruda sia cotta. I sali minerali si disperdono nell’acqua di cottura, ma possono essere recuperati bevendo il brodo. L’unica perdita effettiva è quella di vitamina C perché è una vitamina termolabile, cioè che alle alte temperature si denatura. Per ovviare a questo inconveniente si può integrare la dieta giornaliera con una bella spremuta d’arancia e limone e assumere così il fabbisogno giornaliero di vitamina C.