Cinque colori per una diagnosi

di Nicla Vozzella; consulenza di Emilio Minelli, medico agopuntore, omeopata, esperto di medicine non convenzionali.

Dott. Emilio Minelli
Dott. Emilio Minelli

Verde di rabbia, sbiancare in volto, arrossire per la vergogna: sono numerose le locuzioni che testimoniano come la nostra pelle risenta dei sentimenti e come li trasmetta all’esterno. E non solo dei sentimenti ma anche dello stato di salute complessivo e dei vari organi. La pelle è lo specchio di ciò che succede all’interno del corpo. Il colore dell’incarnato è un segno importante che aiuta a capire se stiamo bene.
I colori principali che il nostro incarnato può assumere sono cinque: il bianco, il giallo, il rosso, il viola e il grigio. E questi colori possono presentarsi in molte sfumature; di solito l’intensificazione di una tonalità va di pari passo con l’aggravarsi del disturbo che la caratterizza. Inoltre, occorre precisare che in ogni medicina tradizionale, appartenente alle differenti popolazioni, esiste una diversa topografia dei colori. Anche se il ricorso alla diagnosi attraverso i colori non è molto utilizzata in Occidente, alcune nozioni sono riscontrabili nel linguaggio comune. Non è raro, infatti, usare l’espressione “Hai una buona cera” quando si incontra una persona che appare in buona salute.

L’approccio globale
L’attenzione al colore costituisce un modo per affrontare in modo globale lo stato di salute: infatti, dà informazioni sia sul benessere fisico sia su quello emotivo. La corrispondenza fra malattie e variazioni cromatiche dell’incarnato è anch’essa, insieme ad altri strumenti di diagnosi, alla base del sapere medico tradizionale. Purtroppo, però, molte di queste conoscenze empiriche sono state abbandonate a favore di indagini di tipo prevalentemente tecnologico e strumentale, che “spezzettano” il paziente ponendo l’attenzione sui singoli organi e non danno spazio a un approccio veramente olistico.
Il fatto che interpretazioni come quelle relative ai colori non siano supportate da verifiche strumentali non significa che siano meno affidabili; anzi: la tecnologia spesso conferma ciò che l’approccio olistico riferisce.
In situazioni di crisi questo sapere tradizionale viene rivalutato: si pensi, per esempio ai momenti di black-out in cui non è possibile accedere alle indagini strumentali, può accadere, per esempio, dopo un maremoto o un uragano. È proprio in questi frangenti che i medici riscoprono il valore della tradizione, come la diagnosi mediante i colori.

Ritrovare un linguaggio comune
C’è un ulteriore importante vantaggio insito nella diagnosi attraverso colori: l’approccio globale offre anche un terreno comune sul quale medico e paziente possono incontrarsi, recuperando quella distanza e quel senso di estraneità che è sempre più frequente fra di loro. In passato c’era corrispondenza fra i segni che il paziente coglieva e l’interpretazione che il medico ne dava. L’identità di linguaggio oggi si è interrotta: il medico parla un in modo troppo specialistico, supportato da una serie di informazioni che scaturiscono dalle indagini strumentali e non dall’ascolto e dalla diretta osservazione della persona. Si determina così un curioso paradosso: il paziente è espropriato della conoscenza di sé che gli viene restituita dal medico in un linguaggio incomprensibile. La diagnosi basata sulle tonalità dell’incarnato, invece, ristabilisce la comunicazione perché la riporta su di un piano comune e condiviso.

Guardarsi allo specchio
Così come succede quando si incontra qualcuno per strada e a colpo d’occhio, basandosi solo sul colore dell’incarnato, si può cogliere lo stato di salute di una persona, allo stesso modo ciascuno può farlo guardandosi allo specchio. La procedura è semplice: basta osservare il colorito del proprio viso. Si può anche completare l’auto-diagnosi osservando qual è il colore delle sclere (la parte bianca dell’occhio), delle unghie, della lingua e anche della patina che su di essa si forma (nel linguaggio medico la patina si chiama induito).
Occorrono alcune precisazioni per eseguire una corretta ispezione allo specchio: l’incarnato va analizzato alla luce naturale (non si usano lampade e neppure la luce diretta del sole). Inoltre, per quanto riguarda la lingua la si deve guardare prima di aver fatto colazione e anche prima di essersi lavati i denti. In quest’auto-diagnosi, spesso succederà di osservare che le sclere, le unghie e la lingua subiscono le stesse variazioni cromatiche della pelle del viso: quindi, dal punto di vista diagnostico, diverse evidenze saranno attribuibili al medesimo disturbo. In alcuni casi, però, può succedere che i colori visibili sull’induito abbiano significati differenti.

Un aspetto particolare: la luminosità
Prima ancora di incontrare il colorito dell’incarnato, ciò che si percepisce è la luminosità, una caratteristica difficile da definire a parole: è qualcosa di intuitivo, che appartiene all’esperienza di tutti. Un viso luminoso ha quella tinta fresca e brillante che sta a indicare, in linea di massima, uno stato di buona salute. Invece, quando si osserva una tinta piuttosto opaca e spenta, si può già intuire che la salute, o per lo meno l’equilibrio psicofisico, non è al top.
Vediamo ora il significato dei singoli colori.

BIANCOfaccia bianca
È il colore della stanchezza e dell’anemia, ma può essere anche il colore della paura che, se vira al grigiastro, è vero e proprio terrore.
Il bianco del viso può avere due cause: o si tratta di un venir meno dell’energia, oppure rivela diminuzione del sangue circolante. Ma i fenomeni sono spesso collegati: non bisogna dimenticare che l’energia circolante e la circolazione del sangue sono due aspetti della forma globale dell’individuo.
Il bianco indotto dall’esaurimento di energia è essenzialmente il bianco della stanchezza determinata, per esempio, da turni di lavoro troppo stressanti, ma anche da uno stress emotivo causato da preoccupazioni che a lungo andare prosciugano le nostre energie.
Il bianco della scarsa irrorazione sanguigna è caratterizzato anche dall’assenza di luminosità: è spento, opaco. Le cause che portano la pelle del viso ad assumere questo colorito possono essere di tipo alimentare: per esempio, un insufficiente apporto di ferro o un deficit dell’attività respiratoria.
C’è un altro caso in cui la persona può apparire pallida: quando è stata esposta al freddo. Il colorito che viene assunto, però, si mescola a tinte nerastre, per cui il pallore tende al bianco livido. Anche in questo caso, comunque, si determina una riduzione del sangue circolante (vasocostrizione) e una conseguente perdita di energia: la causa, però, è da attribuire a fattori esterni, il freddo appunto.
Il colorito pallido, in genere, appartiene a persone che hanno una costituzione gracile e che mal sopportano lo stress. Differente è la questione per le sclere pallide: infatti, questo è il loro colore normale. A proposito degli occhi, c’è una credenza popolare che ha un suo fondamento: se le congiuntive (la parte interna della palpebra inferiore) sono pallide si è anemici.
Quando oltre alla pelle anche le unghie sono pallide, ma soprattutto screziate di bianco, manca il ferro: in questo caso può essere utile un trattamento specifico per le unghie costituito da integratori a base di cisteina.
Diverso è il caso della patina biancastra sulla lingua: significa che c’è un’affezione determinata dal freddo e questo è tanto più vero quando l’induito è spesso. La persona potrebbe avere in incubazione, per esempio, una malattia di tipo influenzale. La patina linguale bianca può dipendere anche da un freddo interno, quindi da un venir meno delle funzioni dell’organismo che producono energia: potrebbero esserci, per esempio, delle malattie metaboliche. È quindi utile riscaldare l’organismo, e integrare l’alimentazione con l’uso di spezie come la cannella e i chiodi di garofano; vanno bene anche le zuppe di porri o di cipolle.

Rimedi contro il pallore: bisogna recuperare le energie riposando e in più affidarsi a qualche tonico per fare il pieno di energia. D’aiuto possono essere sia gli alimenti sia alcuni fitoterapici. Da non scordare l’incremento di ferro nei casi in cui sia predominante l’anemia sulla perdita di energia.
Alimenti: ottimo tonico ricostituente, ricco di energia e di ferro, è l’avena. Via libera, quindi, ai fiocchi d’avena e al porridge.
Fitoterapici: fieno greco come fonte di ferro, dragalo, ginseng e ganoderma lucidum.

GIALLOfaccia gialla
Il colorito giallognolo nelle popolazioni occidentali fa pensare immediatamente a una malattia del fegato, soprattutto se interessa anche le unghie e le sclere. In questi casi non bisogna indugiare e occorre rivolgersi al medico. Per quanto riguarda le unghie, però, occorre fare una distinzione: infatti, se sono solo queste a essere giallognole e se sono sempre coperte dallo smalto, il giallore è originato dall’impossibilità dell’unghia di eliminare, attraverso la traspirazione, gli scarti del metabolismo; così nel letto ungueale (la base sulla quale l’unghia cresce) si crea una stagnazione delle scorie. In questo caso è sufficiente attuare le strategie che le donne ben conoscono per proteggerle: utilizzare una base che consenta la traspirazione, trascorrere alcuni giorni senza smalto e, ovviamente, utilizzare prodotti di buona qualità e non troppo vecchi. Non fanno testo, naturalmente, le unghia gialle del fumatore: non è un problema organico, evidentemente, ma una cattiva abitudine.
Quando sono soltanto lievi sfumature di giallo a comparire sul viso, significa che si fa fatica a eliminare la bile (la sostanza giallognola prodotta dal fegato che serve a sciogliere i grassi). La sfumatura gialla dell’incarnato è tipica della persona con problemi di depurazione. Quando è  la patina linguale a essere giallognola, significa che c’è un’infiammazione dello stomaco: può trattarsi anche di una banale gastrite. Nella “gamma del giallo” può verificarsi un induito giallo-grigiastro che sta a indicare, soprattutto se è molto spesso, l’eccessiva assunzione di cibi rispetto alle capacità assimilative della persona. Il colore indica un ristagno degli alimenti.
Sia per la patina giallognola sia per quella gialla-grigiastra, il consiglio è di utilizzare sostanze rinfrescanti e anche drenanti. Ma il primo passo da fare sarà quello di correggere l’alimentazione. Occorrerà eliminare i grassi, i salumi, gli stracotti, gli zuccheri, gli alcolici e i formaggi, soprattutto quelli invecchiati e stagionati. Ideali per depurare sono i succhi di verza ed è importante  inserire nell’alimentazione tutte le verdure della famiglia dei cavoli: cavolfiore, broccoletti e cavolini di Bruxelles. Consigliabili anche tutte le insalate amare e le erbette. Può aiutare anche un purgante che consenta di eliminare le scorie: si suggeriscono il boldo, la mannite e il rabarbaro.

Rimedi contro il colorito giallognolo: saranno utili tutte le sostanze che hanno un’attività specifica sulla depurazione del fegato;  è inoltre molto importante modificare le abitudini alimentari al fine di non sovraccaricare il fegato nello smaltimento dei grassi.
Alimenti: sono utilissime le insalate, i porri, lo scalogno; questi vegetali apportano un grande quantitativo di zolfo, che a livello epatico si unisce ad altre componenti e forma delle sostanze ad azione depurativa.
Fitoterapici: il cardo mariano depura in modo molto efficace e così la chlidonia. Il tarassaco sta a metà fra l’alimento e il fitoterapico: infatti, lo si può mangiare in insalata durante il periodo della fioritura, in primavera, oppure assumerne i principi attivi come fitoterapiaco.
È interessante notare che molte delle piante che stimolano l’eliminazione della bile sono anch’esse di colore giallo.

ROSSOfaccia rossa
Nel viso questa tonalità forte indica la presenza di calore all’interno dell’organismo che può derivare da un aumento dell’attività metabolica, come accade durante la febbre, quando l’organismo funziona a livelli molto più accelerati. Ma il calore può derivare anche da una forte emozione: succede, per esempio, quando si arrossisce per la timidezza o quando si entra in collera o, ancora, quando ci si appassiona per qualcosa.

Rimedi contro il rossore: l’accelerazione del metabolismo deve essere riportata alla normalità.
Alimenti: poiché il rosso indica un aumento del metabolismo anche quando ha origine da un’emozione, sono sempre consigliati alimenti e sostanze che rinfrescano e tranquillizzano. Ed è bene, invece, evitare quegli alimenti e quelle sostanze che tendono ad accelerare il metabolismo come il peperoncino, lo zenzero, gli zuccheri, gli alcolici i grassi; insomma gli alimenti che, non a caso, sono definiti “riscaldanti”. Utili, piuttosto, i rinfrescanti come le verdure a foglia verde, il polipo, il calamaro, i latticini freschi, le alghe e le ostriche
Fitoterapici: sono per lo più necessari per sedare le forti emozioni che si ripercuotono sul metabolismo; possono trovare impiego anche alcuni fitoterapici come il luppolo e l’escolzia (papavero della California). Per l’aromaterapia si potrà scegliere fra le essenze di lavanda e gli oli essenziali a base di arancia amara.

VIOLAfaccia viola
Non è sicuramente il viola della tavolozza di un pittore quello che si può diffondere sulla pelle del viso: piuttosto lo si potrebbe descrivere come una tonalità sfumata fra il rosso, il livido e il nerastro (il termine corretto sarebbe cianotico). È una tonalità che indica un ristagno di sangue e quindi un insufficiente ricambio di ossigeno. L’emoglobina (la proteina che dà il colore rosso al sangue e che si lega all’ossigeno trasportandolo dai polmoni ai tessuti e viceversa) non riesce più a scambiare ossigeno e quindi passa da un colore rosso acceso a un porpora scuro che si ripercuote sulla colorazione della pelle.
Anche se responsabile della colorazione violacea della pelle è sempre la mancanza di ossigenazione del sangue, il problema può manifestarsi sia a causa di una cattiva circolazione (dovuta a una perdita di efficienza dei vasi sanguigni oppure a una insufficienza cardiaca) sia a causa di una rabbia trattenuta. Spesso, infatti, le persone colleriche non esprimono la propria rabbia ma tendono a reprimerla e, in questo caso, assumono una tonalità cianotica in volto. Il problema si intensifica se la persona tende anche a essere rancorosa nei confronti di chi l’ha fatta arrabbiare. Si pensi all’espressione gergale “livido per la rabbia”.
Fra le altre cause organiche che possono dare origine al colorito violaceo c’è una lunga l’esposizione al freddo; in questo caso, però, se il colorito diventa cianotico è necessario rivolgersi a un pronto soccorso perché la persona rischia una grave ipotermia.

Rimedi contro il violaceo: sono indicate tutte le sostanze utili per armonizzare la circolazione del sangue e contemporaneamente quella delle emozioni.
Alimenti: possono trovare impiego i sapori piccanti come la cipolla, il cipollotto, lo zenzero, il peperoncino, la cannella, il gingko biloba: sono tutti alimenti che favoriscono la vasodilatazione e migliorano la circolazione.
Fitoterapici: il blocco emozionale causato dalla rabbia produce sull’organismo una stagnazione della circolazione. Sono indicate le essenze che ripristinano l’armonia: la lavanda, il tiglio, l’arancia amara, l’aroma di vaniglia.

GRIGIOfaccia grigia
È il colore che si determina quando ci si trova vicino a un grave esaurimento di energia, molto più grave di quello che causa il pallore. Questo aspetto può essere dovuto a una situazione di stress molto forte o di vero e proprio terrore. Si usa, infatti, l’espressione “terreo dalla paura”. Anche l’esposizione a un freddo acuto per un periodo prolungato può far virare la pelle del viso verso il grigiastro. Se questo colorito assume un aspetto opaco, sbiadito, spento, significa che le energie sono davvero molto esaurite e la situazione è grave.
Un po’ differenti sono le cause che portano la lingua ad assumere un colorito grigiastro: infatti, può intervenire sia la perdita di energia dell’organismo sia un eccesso di calore, molto intenso a livello dell’apparato gastroenterico: un “iperfunzionamento”, che potrebbe essere contrastato con quali rimedi?. Il colorito grigiastro della patina linguale, invece, può dipendere anche dalla presenza di funghi. Questo tipo d’induito è frequente in persone che utilizzano gli antibiotici e quindi alterano la normale flora batterica della bocca: ad esempio, quando si usano disinfettanti del cavo orale, come le pastiglie per il mal di gola. Per l’induito nerastro causato dai funghi sarà necessario utilizzare un antimicotico e, attendendo che questo faccia effetto, si può lavare la lingua con uno spazzolino di setole morbide e del bicarbonato. L’operazione va eseguita ogni volta che ci si lava i denti.

Rimedi contro il grigiastro: sono utili tutti quelli che servono per ricostituire le energie dell’organismo e in particolare i rimedi che stimolano la funzionalità delle ghiandole surrenali (poste all’altezza della schiena, sopra ai reni appunto); in questi casi è importante sollecitare la reattività dell’organismo e anche la risposta immunitaria.
Alimenti: possono essere utili le noci, le mandorle, le noccioline, i crostacei, le ostriche, il miglio e le alghe (la spirulina).
Fitoterapici sono l’eleuterococco, il ginseng, la pappa reale, i pollini e alcuni biocatalizzatori, come l’oro-argento-rame.

E INFINE… La diagnosi nipponica
La medicina giapponese KAMPÔ propone un metodo per stabilire lo stato di salute globale della persona. L’unico colore coinvolto è il bianco e solo quello delle sclere.
L’osservazione è semplice: mettersi davanti allo specchio e guardarsi in viso. Quando si sta bene le parti bianche intorno all’iride occupano solo a destra e a sinistra. Se il bianco è distribuito anche sopra l’iride rivela un deficit di energie: la persona sta attraversando un periodo di grande stanchezza. La comparsa di bianco al di sotto dell’occhio, invece, sta a indicare uno stato di estrema agitazione.
Rimedi: se i tre bianchi sono sopra l’occhio, bisogna usare sostanze toniche per dare energia. Vanno bene l’eleuterococco e il fieno greco. Se i tre bianchi sono sotto l’occhio bisognerà usare alcuni aromi ad azione tranquillizzante, come la lavanda e l’arancia amara.