Si fa presto a dire: “è il virus!”

di Nicla Vozzella

Si chiama covid-19 appartiene alla famiglia dei coronavirus, così chiamati per le punte a forma di corona sulla loro superficie; di recente, questo piccolo essere vivente – acellulare, parassita obbligato, che possiede solo un po’ di materiale genetico e poco altro – è salito alla ribalta come causa di una pandemia che sta mettendo in crisi l’umanità. I telegiornali, la stampa, gli organi istituzionali parlano del virus, della facilità con cui si trasmette, dei danni che provoca all’organismo. A queste notizie seguono i bollettini dei morti, dei contagiati e, per fortuna, anche dei sopravvissuti. Costantemente viene ricordato alla popolazione di non uscire di casa, di rafforzare le pratiche igieniche per non allargare il contagio.
Ma quando si parla di infezioni bisognerebbe anche considerare un altro aspetto importante: quali sono le persone che si sono ammalate.
Nel caso del covid-19 si è parlato di una certa predisposizione degli anziani e di chi ha patologie pregresse; per cui la morte di personale sanitario e di giovani “apparentemente” sani viene trattata come mero dato statistico.
Ma se proviamo a distogliere per un momento lo sguardo dal virus e ci concentriamo sul terreno, quindi sulle persone infettate, forse questa pandemia può insegnarci qualcosa in più sulla prevenzione. Proviamo a capire…

Il terreno è tutto
Louis Pasteur, il microbiologo francese che dedicò tutta la vita allo studio dei germi, dovette arrivare alla fine della sua vicenda terrena per affermare “il terreno è tutto, il microbo è nulla”. La sua grande esperienza con i microrganismi e la sua apertura mentale lo portarono a concludere che la patogenicità di un microbo dipende in gran parte dall’organismo che lo ospita.
Condividendo il punto di vista di Pasteur, possiamo allora imparare a “bonificare il terreno” per diminuire le probabilità di contagio e per rendere gli organismi più resistenti alle infezioni.

Cosa ci protegge dai germi patogeni
Da virus, batteri, parassiti e altri agenti patogeni ci protegge, in prima battuta, il microbioma, un insieme di microorganismi “buoni”, o meglio saprofiti, con cui conviviamo in pace. Si tratta di una flora microbica che se si trova in equilibrio impedisce ad altri microbi dannosi di insediarsi. Se però questo equilibrio viene alterato, anche i microrganismi saprofiti possono proliferare in modo eccessivo oppure localizzarsi in altri distretti (per esempio migrare dall’intestino ai genitali) e non solo causare disturbi, ma anche “allearsi” con germi patogeni e complicare gravemente il quadro clinico.
Abbiamo così anticipato che ogni sistema organico possiede un proprio microbiota (la pelle, la bocca, i polmoni, l’intestino), fra questi il microbiota intestinale è particolarmente interessante, perché all’intestino è riservato il compito di separare il self dal non-self; esiste inoltre uno stretto collegamento fra intestino e sistema immunitario.
Il sistema immunitario è costituito da un insieme di cellule, che possiedono diverse funzioni e che si attivano in momenti differenti dell’infezione. Le cellule del sistema immunitario, proprio perché sono diverse le une dalle altre, devono trovarsi in equilibrio e devono intervenire al momento giusto per proteggere adeguatamente l’organismo; se infatti c’è uno sbilanciamento di alcuni tipi cellulari rispetto ad altri, la difesa non solo può essere inadeguata, ma addirittura aggravare il quadro clinico.

Attivazione del Sistema Immunitario

L’equilibrio indispensabile
Considerando l’importanza dell’intestino nella separazione del self dal non-self, o per dirla più semplicemente, la sua azione di “filtro” o “setaccio”, si può comprendere come sia importante la selezione che viene compiuta. Per adempiere a questa funzione le cellule della parete intestinale sono molto ravvicinate tra loro per impedire il passaggio degli agenti patogeni, proprio come un setaccio possiedono “maglie” molto strette. Inoltre, sulla mucosa della parete intestinale sono presenti microrganismi saprofiti che non solo hanno il compito di trasformare i cibi, ma sono anche in grado di collaborare con il sistema immunitario per neutralizzare gli invasori.
È indispensabile quindi che la flora intestinale sia in equilibrio e che le giunzioni fra le cellule siano ben salde, così da evitare che le maglie del staccio si allarghino, che i patogeni possano penetrare nell’organismo, e che i microrganismi saprofiti presenti nell’intestino cambino sede e si trasferiscano in distretti dove possono causare danni.
Data l’intima relazione esistente fra la barriera intestinale e le cellule del sistema immunitario è necessario che queste posseggano sufficiente energia per moltiplicarsi e per migrare, attraverso il sistema linfatico, nei distretti organici in cui bisogna potenziare le difese. Occorre quindi che i tessuti non siano ostruiti dalle tossine e dai radicali liberi che possono ostacolare sia lo sviluppo delle cellule sia la loro migrazione.

Giunzioni fra le cellule della barriera intestinale


Strategie per salvaguardare le difese

Per favorire e sostenere il benessere dei diversi sistemi di difesa è necessario agire su più fronti:
Ridurre lo stress ossidativo, ovvero la formazione di radicali liberi che concorrono a mantenere l’infiammazione e che causano la degenerazione tissutale; a tal fine può essere utile assumere sali di magnesio (anche in oligoelemento) e attivatori enzimatici, che sostengano le diverse reazioni metaboliche, bilanciando il sistema ossidativo e favorendo la produzione di energia da parte delle cellule. I potenziatori enzimatici, insieme al magnesio, agiscono infatti sul Ciclo di Krebs, un ciclo di produzione di energia cellulare che si compie attraverso otto reazioni strettamente connesse l’una all’altra e che sono catalizzate da particolari e importanti enzimi.

Ciclo di Krebs

Eliminare l’infiammazione, in particolare dall’intestino così da restituire alla mucosa le funzioni di barriera; una parete intestinale alterata genera una cascata di sostante proinfiamatorie che continuano a mantenere in essere l’infiammazione in un circolo vizioso, con conseguente perdita di funzionalità. Quando le cellule della barriera intestinale perdono di adesione si può generare la “sindrome dell’intestino gocciolante” (Leaky Gut), che consiste proprio nel “gocciolamento” di microrganismi e sostanze non digerite in distretti limitrofi; per esempio vescica e genitali. Studi scientifici hanno dimostrato che l’uso di zeolite clinoptilolite attivata – un minerale di origine vulcanica capace di captare con scambio ionico ammonio, tossine, radicali liberi e metalli pesanti – può ridurre la zonulina circolante, una proteina la cui concentrazione nel sangue è direttamente proporzionale alla perdita di adesività fra le cellule.

Modulare le risposta immunitaria, ovvero stimolare le diverse popolazioni di cellule immunitarie  senza sbilanciare i rapporti fra di loro, mantenendo in equilibrio la bilancia Th1/Th2.

Sistema Immunitario – Bilancia Th1/Th2

Questa modulazione/attivazione avviene quando l’organismo rileva la presenza di batteri patogeni che posseggono sulle proprie pareti cellulari strutture dette lipopolisaccaridi. Sono proprio queste grandi molecolecole – composte da una parte lipidica e una zuccherina – che segnalano la presenza di un intruso e che contribuiscono ad avviare la moltiplicazione delle cellule immunitarie. Per modulare la risposta immunitaria in un’ottica di prevenzione si possono utilizzare i betaglucani presenti sulla parete di microrganismi come il Saccaromyces Boulardi, un particolare lievito che se viene introdotto nell’intestino crea anche le condizioni adatte per il corretto proliferare dei microrganismi saprofiti. La modulazione della risposta immunitaria può anche avvenire grazie ai lipopolisaccaridi che si trovano nelle alghe verdi e blu, come la Chlorella e la Spirulina. Sono ricchi di polisaccaridi anche i funghi, in particolare l’Agaricus Blazei Murrill (ABM) possiede studi scientifici che dimostrano la sua spiccata azione modulante sul sistema immunitario.

Struttura di un lipopolisaccaride

Drenare il sistema linfatico è un’azione necessaria per garantire la libera circolazione delle cellule immunitarie e per favorire lo smaltimento delle tossine. A questo scopo si può agire su due fronti: da un lato usare dei sali citrati per compire un’alcalinizzazione della matrice extracellulare, che costituisce un tessuto ubiquitario attraverso il quale avvengono gli scambi fra le cellule e gli emuntori (fegato, reni, intestino, polmoni, pelle e la matrice stessa); dall’altro favorire il drenaggio con alcune piante, come per esempio il Caglio. Di questa pianta esistono due specie il Gallium aparine che sul sistema linfatico ha un’azione drenante e il Gallium verum che esplica un’azione più tonificante. Per riattivare a livello catalitico le funzioni del sistema linfatico può anche essere utile il manganese in oligoelemento.

L’importanza di un’approccio sinergico
Sono state citate qui solo alcune strategie possibili per salvaguardare e potenziare il nostro sistema di difese, a cui va aggiunta un’alimentazione bilanciata che preveda molta frutta e verdura fresca e un’adeguata assunzione di liquidi.
Da tutto ciò che è stato detto si può dedurre che per rendere meno ricettivo alle infezioni il terreno è utile un approccio sinergico; scegliere cioè strategie che attuate insieme da un lato proteggano e salvaguardino la funzionalità dei nostri sistemi di difesa, dall’altro potenzino e modulino la risposta in caso di infezione. Ciò non significa che certamente non ci si ammalerà, ma un approccio di questo tipo può migliorare la resistenza e fare in modo che se anche l’infezione riesce ad aprirsi un varco si manifesti in modo lieve.
In generale è importante sapere che dove c’è infiammazione, acidosi tissutale, disbiosi, pareti intestinali gocciolanti, vi sarà maggiore vulnerabilità alle infezioni.
È in questo senso che può essere riletta la frase di Pasteur, perché un microbo che si trova davanti a un terreno costituito da un sistema immunitario funzionante e tessuti sani avrà meno possibilità di causare danni gravi.
Questo vale in generale per tutte le malattie, in particolare, il covid-19 per attecchire ha bisogno anche di un terreno polmonare in cui il microbiota locale sia fragile e il tessuto infiammato (magari a causa del fumo, dell’acidosi, o dell’inquinamento dell’aria). L’infiammazione crea calore e l’organismo per spegnerla richiama acqua, ma l’acqua nei polmoni rende difficile la respirazione e questo è uno dei sintomi più frequenti nelle infezioni che stiamo osservando. Inoltre il covid-19, che come tutti i virus ha bisogno di un ospite per sopravvivere, “infetta” batteri che causano le polmoniti ed è così che viene compromessa ulteriormente la respirazione.
Recenti indagini epidemiologiche hanno rilevato che il 75% della popolazione italiana ha una infiammazione silente, questo dipende dallo stile di vita, dall’alimentazione scorretta alla mancanza di regolari ritmi sonno/veglia. Non stupisce quindi che anche giovani oltre che gli anziani e personale sanitario siano vulnerabili al coronavirus: se si mangia male come capita ai ragazzi, se si assumono tanti farmaci come è per gli anziani, se non si dorme abbastanza come accade a medici e infermieri il “terreno” è vulnerabile. Non dimentichiamo che anche chi fa molto sport è esposto all’infezione perché l’attività sportiva crea acidosi che altera la funzionalità tissutale. Anche lo stress, con l’innalzamento del cortisolo crea acidosi e fra stress e inquinamento si può comprendere perché alcune regioni siano più colpite rispetto ad altre.
Mente calma, cibo sano, adeguato ritmo sonno/veglia restano i migliori strumenti per resistere alle malattie.

Le indicazioni date in questo articolo non vogliono sostituirsi al consiglio del medico, né dare false speranze di guarigione a chi è contagiato. Lo scopo è offrire un altro punto di vista sul problema e illustrare, senza che abbia valore di consiglio medico, alcune strategie che opportunamente valutate dal curante esperto nell’integrazione con rimedi naturali possono costituire una forma di prevenzione.

 

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