Il dolore, cos’è e come si cura

Dott. Emilio Minelli
Dott. Emilio Minelli


di Nicla Vozzella; consulenza di Emilio Minelli, medico agopuntore, omeopata, esperto in medicine non convenzionali.

Il significato etimologico del verbo dolere è tagliare, nel senso di scindere, di separare. Del resto l’esperienza del dolore crea una “rottura” nell’equilibrio della persona. Lo stare bene, dunque, per contrapposizione, è la riunione delle parti con il tutto. Ma il dolore è un’esperienza sensoriale importante che bisogna sempre ascoltare.
È il campanello d’allarme che segnala una minaccia per l’integrità fisica. Per questo è importante non eliminare lo stimolo doloroso fino a quando non si è compreso il suo significato.

La complicata strada del dolorefisiologia del dolore
“Ahi! Che male!”, un’esclamazione che fa pensare all’immediatezza della sensazione. Ma non è così. Lo stimolo doloroso compie un lungo viaggio prima di essere percepito. Il corpo, infatti, è cosparso di recettori periferici che raccolgono e inviano al cervello gli stimoli meccanici, termici, chimici, fisici, anche endogeni (cioè provenienti dall’organismo stesso) come quelli prodotti dalle infiammazioni, dalle nevralgie etc. Il cervello, però, può “leggere” la sensazione dolorosa solo se questa viene “trasdotta”, cioè trasformata in un impulso che abbia un’intensità tale da permettergli di attraversare i nervi, arrivare al midollo spinale e infine giungere alla corteccia cerebrale. Ma non tutti gli impulsi sono in grado di percorrere questa strada. Lo stimolo, infatti, viene “trasmesso” solo se possiede due caratteristiche: se non è così intenso da non poter essere sopportato (con il rischio, ad esempio, di provocare una perdita di coscienza) e se ha un’intensità sufficiente da attivare alcuni cancelli di controllo (gate control) che ne consentono il passaggio alle zone più profonde. Durante questo percorso, lo stimolo viene “modulato” da alcuni neuromediatori (la serotonina, la noradrenalina e le endorfine). Trasduzione, trasmissione e modulazione, sono tre meccanismi necessari per rendere sopportabile il dolore e consentirgli di essere percepito.

Un’esperienza utile
Il dolore è una sensazione importante perché è finalizzata all’evitamento di un pericolo. La minaccia all’integrità dell’organismo può giungere dall’interno, come succede con il dolore causato da un’infiammazione, da una lesione o da un mal funzionamento di un organo; oppure può arrivare dall’esterno quando, per esempio, si sfiora una fiamma. Nel primo caso, il corpo segnala che qualcosa non funziona a livello organico e, se non vi si presta attenzione, c’è il rischio di un danno irreparabili. Nel secondo caso, invece, la sensazione dolorosa porta ad allontanarsi dal pericolo, cioè dalla fiamma. In entrambe le situazioni è importante l’intensità dello stimolo; infatti, se fosse troppo leggero non gli si presterebbe attenzione. Se, invece, fosse troppo intenso l’organismo potrebbe avere una reazione esagerata, magari una perdita di coscienza o un innalzamento anomalo della pressione o del battito cardiaco. Il dolore, quindi, è un’esperienza utile e la risposta ad esso deve essere congrua affinché non si produca un danno maggiore all’organismo.

Sedarlo o aspettare
Il dolore serve a segnalare un problema, per questo sino a quando non è chiaro a cosa si riferisce non è opportuno sedarlo. È importante ascoltarlo e segnalarlo al medico affinché possa intervenire nel modo più corretto (vedi box – Dottore ho male qui). Una volta stabilita la causa del dolore, però, non ha senso sopportarlo, anzi, può diventare persino dannoso. L’abitudine a provare dolore, infatti, genera degli adattamenti nell’organismo che possono dare origine a disturbi maggiori che si attivano a cascata e si autoalimentano. Abituarsi alla sopportazione del male, alza la soglia del dolore per cui il sistema di allerta finirà per funzionare solo dietro a un fortissimo stimolo, quando cioè il danno è ormai esteso; inoltre, la dose di analgesico necessaria a calmare il male sarà sempre maggiore. In più, il corpo dolorante contrae la muscolatura e questo, con il tempo, può causare anche dei problemi muscolari che a loro volta causano nuovo dolore.

Cronico e acuto
Il dolore acuto compare all’improvviso e con una forte intensità. Il dolore cronico, invece, è come un rumore di sottofondo che disturba l’integrità organica. Quando un male si cronicizza, significa che è avvenuta una sensibilizzazione dei “percorsi dolorosi”, che rimangono esposti a una continua sollecitazione. Nel dolore cronico, non è nemmeno necessario che lo stimolo abbia un’intensità tale da attivare i gate control, anzi, questi ultimi restano sempre aperti. Si crea così un strada privilegiata per il dolore, con una soglia di trasmissione molto bassa. E, a volte, questa via tende a non spegnersi anche quando lo stimolo doloroso se n’è andato. Nel dolore cronico (in minor parte, anche di quello acuto) la percezione del male è sempre connessa allo stato psicologico e affettivo della persona. Sull’umore influisce anche un neurotrasmettitore, la serotonina (che ha un’azione modulante sulla percezione); questa sostanza, soprattutto nel dolore cronico, tende ad esaurirsi per cui spesso in chi sente male subentra una tendenza alla depressione del tono dell’umore. Occorre dire che la sensazione dolorosa è sempre interpretata soggettivamente per cui ciascuno tende ad avere il “proprio dolore” e questa visione personale va rispettata.

Dottore, ho male qui
Quando si riferisce il disagio al medico è importante essere precisi e dire non solo dove si sente male, ma anche come lo si sente. Ecco alcune domande alle quali rispondere prima di parlare con il curante. Questa semplice strategia lo aiuterà a trovare la soluzione più indicata al disturbo.
Quando è insorto il dolore? Pensare a un momento nel tempo che separa un “prima” da un “dopo”. Provare a valutare anche le correlazioni che sembrano poco significative.
A quale evento è associato? Riferire se è seguito a un particolare evento. Può anche non essere un trauma fisico, ma una situazione psicologica o ambientale che è mutata: cambio di lavoro, di casa, di clima, di fidanzato etc.
Si associa a qualche funzione? Si sente male, ad esempio, durante la digestione, oppure quando ci si corica o ancora camminando o salendo le scale.
In che momento della giornata compare? Bisogna osservare se il male ha un andamento orario, ad esempio, se è un dolore che arriva allo stomaco sempre a una determinata ora della notte.
Quale caratteristica ha? È di tipo bruciante, come nel caso di un interessamento dei nervi. È di tipo pulsante, che si verifica quando ci sono problemi vascolari. Si modifica in base ad alcuni movimenti, ad esempio, il dolore sciatico peggiora durante il colpo di tosse o durante lo sforzo dell’evacuazione.
Esiste una famigliarità? È importante per il medico sapere se qualche altro membro della famiglia d’origine ha sofferto dello stesso disturbo, come spesso succede con il mal di testa.
Qual’è il primo intervento che si mette in atto? Può darsi, infatti, che il primo atto di cura del paziente, magari l’assunzione di un analgesico blocchi le successive manifestazioni del dolore; per il medico, invece, è importante conoscerle.

MAL DI TESTA
È necessario escludere che il dolore sia causato da un’infiammazione dei seni nasali, una sinusite; da un aumento della pressione a livello degli occhi, causata dal galucoma; da un’irritazione delle meningi; da una compressione a livello delle strutture interne al cranio, a causa di un ammasso tumorale che si espande; dall’ipertensione. Una volta escluse le cause gravi si potrà mettere in atto una cura adeguata al disturbo. Il mal di testa si presenta in varie forme e ciascuna ha una proprie origini, cure ed evoluzioni. Contro tutti i tipi di mal di testa il rimedio più efficace è l’agopuntura. Nel caso della cefalea muscolo tensiva, che è determinata dalla contrattura delle componenti muscolari che avvolgono la scatola cranica, si può premere con le mani il punto 4 grosso intestino (localizzato nel primo spazio interdigitale tra pollice e indice, di entrambe le mani) la compressione deve essere mantenuta per mezzo minuto o un minuto intero e va ripetuta per 5-10 minuti. Fa anche parte dell’esperienza spontanea di ciascuno la semplice compressione della testa dei punti che risultano dolenti. Contro la cefalea è utile anche l’omeopatia: si prenda l’argentum nitricum 7 CH (due globuli ogni 3-4 ore, fino alla scomparsa del dolore), particolarmente indicato quando la cefalea è di tipo congestivo con una sensazione di “testa che sta per scoppiare”, che migliora stringendo forte il capo oppure stando all’aria aperta. Il disturbo interviene dopo che una persona si è sottoposta a un esercizio mentale oppure è causato dalla mancanza di ore adeguate di sonno.
Nelle forme di emicrania, invece, dove il problema di solito è imputabile all’alterazione del sistema vascolare a livello cerebrale si può usare l’iris, efficace quando compare la nausea e il fastidio alla luce. Esiste anche una forma di prevenzione dell’emicrania da attuare, nei soggetti che sanno di essere predisposti, con il tanacetum partenium che rende più fluido il sangue e migliora la circolazione cerebrale. Se ne assume una capsula (75mg) al giorno, oppure, se il rimedio è in tintura madre, se ne prendono 30 gocce tre volte al giorno. Anche l’aromaterapia può attenuare il mal di testa, si usa l’olio essenziale di lavanda mettendone 7 gocce in un diffusore per l’ambiente, oppure 7 gocce su fazzoletto da annusare spesso. Quando non sono disponibili i rimedi naturali, sempre che il mal di testa non sia ricorrente, ma si presenti in modo davvero sporadico, si può ricorrere a un analgesico di sintesi come l’ibuprofene che appartiene alla famiglia FANS (farmaco antinfiammatorio non steroideo); il prodotto, entro certi limiti, è sicuro. Ma, non bisogna abusarne perché produce effetti collaterali a livello gastrico e renale.

MAL DI DENTI
Nel caso del mal di denti la cura fondamentale è il dentista che interviene eliminando la causa del dolore. L’uso di analgesici e antinfiammatori è limitato alle fasi iniziali quando ancora non è intervenuto lo specialista. I rimedi sono di tipo omeopatico come la belladonna, che serve negli stati di congestione con dolori di tipo pulsante; oppure l’apis mellifica, utile per trattare le infiammazione e gli edemi delle mucose. Questi prodotti devono essere somministrati in bassa diluizione, di solito alla 5CH, e si assumono ogni mezz’ora. Possono dare sollievo anche gli sciacqui con tintura madre di calendula o di piantaggine (30 gocce in poca acqua). Quando il dolore insorge di notte, si può provare la digitopressione agendo sul punto 4 grosso intestino, collocato nello spazio intermetarsale fra il pollice e l’indice. Può dare buon esito anche un primo intervento farmacologico con ibuprofen, sempre che il paziente lo tolleri. È molto diffuso anche l’uso di nimesulide, che invece dovrebbe essere riservato a dolori più importanti e somministrato sempre sotto controllo medico, perché l’abuso è tossico per il fegato.

MAL DI STOMACO
Il mal di stomaco può manifestarsi per diversi motivi, se non si tratta di un fenomeno estemporaneo, il dolore deve essere sempre segnalato al medico perché può essere il sintomo di una forma dispeptica cronica, quando cioè la digestione non avviene correttamente; oppure di un’ulcera gastrica o duodenale (perforazione delle pareti dello stomaco o del primo tratto dell’intestino). Se il disturbo è da ricondurre a un evento sporadico, perché magari si è mangiato troppo, i rimedi più indicati sono quelli omeopatici. In caso di cattiva digestione è utile la nux vomica 5CH (3 granuli ogni ora sino a quando il dolore è passato). Quando ci sono forti crampi allo stomaco si può associare anche del cuprum 5CH che ha un’azione antispastica (2 granuli ogni ora). Un prodotto molto usato è l’acqua di melissa (6 cucchiai da tè al giorno), oppure la tintura madre di melissa, 40 gocce al momento del bisogno. Si può anche assumere un cucchiaino di bicarbonato di sodio per calmare l’acidità, però, questo è un rimedio da non protrarre nel tempo perché il bicarbonato a causa dell’elevato contenuto di sodio può portare a un innalzamento della pressione sanguigna. Inoltre, tamponare l’acidità finisce con nasconderne la vera causa del problema.
Per il bruciore di stomaco, piuttosto, sono efficaci i composti a base di idrosilicato di alluminio; a volte con l’aggiunta di simeticone che toglie la sensazione di gonfiore perché riduce l’aria presente nello stomaco e protegge la mucosa, favorendo lo svuotamento gastrico. Infine, è utile la tintura madre di angelica arcangelica, 30 gocce al bisogno.
Con l’agopuntura si agisce sul punto localizzato sulla gamba che sta a 4 dita dal profilo inferiore della patella (cioè la sporgenza della rotula del ginocchio) e a due dita a lato della cresta tibiale (margine anteriore della tibia) è il punto 36 stomaco, che rilassa la muscolatura gastrica. Il punto può anche essere riscaldato con la moxibustione o massaggiato con il dito. Un altro punto è il 6 ministro del cuore (punto antinausea e antidispepsia) localizzato sulla parte interna e centrale dell’avambraccio: due dita trasverse sopra la piega del polso. Si usa anche per la nausea in gravidanza e ha un’azione procinetica, cioè favorisce lo svuotamento.

MAL DI PANCIA
Alla pancia afferiscono molti dolori che dipendono sia dall’intestino sia a dagli organi urogenitali. Anche il mal di pancia, come il mal di testa, può essere il sintomo di un disturbo che merita di essere affrontato dal medico. Può trattarsi di appendicite: in questo caso duole anche la gamba, c’è nausea, vomito e stitichezza e la temperatura misurata per via rettale è aumentata. Altre volte il mal di pancia può essere causato da una diverticolosi; da un problema dell’apparato genitale femminile come la torsione delle ovaie, l’infiammazione delle salpingi: quadri di dolore così intenso che richiedono sempre il medico.
Il mal di pancia che si può trattare in modo autonomo è quello causato da un’alterazione della motilità intestinale, che può capitare per fatti acuti quando magari si prende freddo oppure per fatti cronici come l’infiammazione dell’intestino (coliti e colon irritabile). In caso di colite è utile il finocchio somministrato in infuso (un cucchiaio per ogni tazza d’acqua) o in tintura madre al dosaggio di 30-40 gocce al bisogno. Si può anche provare con la menta che, oltre a regolare la motilità intestinale, riduce il gonfiore eliminando l’aria. La menta può essere assunta in preparati da banco che la contengano (non serve la ricetta medica), basta chiedere al farmacista. Quando i dolori alla pancia sono caratterizzati da spasmi intensi è utile il cuprum. Si può anche usare la camomilla omeopatica efficace quando i dolori si presentano dopo episodi di collera e sono associati a diarrea con feci acquose. La magnesia carbonica è indicata, invece, nelle forme di dolore addominale acuto e accompagnate da feci acide e schiumose.

GAMBE E BRACCIA, DOLORI MUSCOLOSCHELETRICI
I dolori muscolari in genere trovano beneficio con l’agopuntura: utilissima, ad esempio,  contro il mal di schiena, la cervicale e la sciatalgia. Accanto a questo trattamento gli altri rimedi efficaci sono quelli fitoterapici come l’harpagophytum procumbens (artiglio del diavolo) che si somministra in pastiglie da 300 mg, tre volte al giorno. Nel caso di dolori determinati da contusioni e strappi sono  utili la tintura madre e le creme a base di arnica che devono essere applicati sulla zona dolorante. Dopo il primo soccorso si trova giovamento nel riscaldare la parte dolorante.