Gli sciamani son tornati!

sciamano

di Nicla Vozzella

L’etimologia della parola sciamano è incerta: potrebbe derivare sia dal sanscrito sramana sia dal pali samana. Riguardo al significato del termine, invece, non vi sono dubbi: sciamano è chi sa comprendere e armonizzare le energie dell’universo e riesce a utilizzarle per guarire se stesso e il prossimo. Per gettare un ponte fra il mondo terreno e quello spirituale, lo sciamano cade in trance: uno stato alterato di coscienza durante il quale può “negoziare” con l’universo una guarigione per sé o per chi si rivolge a lui. Prima di acquisire la capacità di curare gli altri, però, lo sciamano deve aver strappato alla morte se stesso. Infatti, solo l’aver superato una grave malattia o un forte trauma “apre” al prescelto un canale di comunicazione con il mondo spirituale.

Lo sciamanesimo non implica la fede in una religione particolare, ma è inevitabile che conduca all’animismo, cioè alla convinzione che il mondo sia governato da forze spirituali e che ogni cosa creata abbia in sé una forma di anima. Il mondo naturale diventa, quindi, un libro aperto per lo sciamano, che vi legge la cura per le malattie: piante, minerali e animali, o parti di essi, vengono infatti utilizzati nei rituali dell’uomo medicina al fine di guarire il malato. Quando la cura risulta particolarmente complessa, lo sciamano si affida anche ai propri sogni o all’interpretazione dei sogni del malato per scegliere il modo migliore di affrontare il problema. La profonda conoscenza che il guaritore tribale ha di se stesso, che gli deriva proprio dall’aver superato una grave crisi, gli consente di guidare all’autoconsapevolezza chi gli si affida e di condurlo quindi all’equilibrio psicofisico.

Il tribale diventa globale
Non si può circoscrivere lo sciamanesimo a un determinato territorio: ve ne sono tracce dall’Asia all’America, dall’Africa all’Europa e persino in Oceania. A essere investiti del ruolo di guaritori possono essere sia i maschi sia le femmine, senza discriminazione fra i sessi. Anzi, per alcune popolazioni solo alle donne è concesso di prendersi cura del prossimo.

Nell’America del Sud, per esempio, è diffusissima la figura della curandera, che oltre a essere esperta nell’uso di erbe mediche, assolve i compiti di levatrice durante i parti e anche di consigliera nella gestione dei conflitti interpersonali. Esistono anche curanderi uomini, ma molto più rari.

Anche nell’Europa dell’Est lo sciamanesimo è praticato ugualmente da uomini e da donne. In passato l’unica distinzione compiuta era in base alla “specializzazione”: c’era chi si occupava prevalentemente di malattie, chi di fatture e malocchio e chi, invece, aveva il delicato compito di accompagnare lo spirito del defunto nel suo cammino verso l’Aldilà.

Una distinzione di competenze era presente anche tra gli indiani d’America: ciò che li contraddistingueva era l’appartenenza a un clan (un gruppo famigliare di antenati) e l’animale totemico (una specie di spirito guida) di cui lo sciamano possiede il carattere.

Trance, animismo, spiriti guida: sembrano temi lontani dall’uomo contemporaneo. Perché quindi parlare ancora oggi di sciamanesimo? Perché ai nostri giorni gli sciamani hanno abbandonato la segretezza per diffondere il loro pensiero, che potrebbe salvaguardare non solo la salute degli uomini ma anche la sopravvivenza del pianeta. Occorre quindi rivalutare l’esperienza femminile “del prendersi cura degli altri” per ricondurre all’armonia l’uomo e l’ambiente che lo ospita; rispettare gli antenati applicando i loro insegnamenti nel quotidiano per salvaguardare il pianeta; avere fiducia in se stessi e vivere esercitando l’autoconsapevolezza: sono questi gli obiettivi ai quali ci conducono gli sciamani del terzo millennio. Hernan Huarache Mamani, Nadia Stephanova e Alejandro Jodorowsky ne costituiscono degli esempi ancora viventi.

Curare: un’abilità femminile
Per salvaguardare l’uomo dall’estinzione occorre una donna. È questo, in estrema sintesi, il pensiero di Hernan Huarache Mamani, discendente di un’antica famiglia di curanderi delle Ande, che ha condiviso e divulgato l’esperienza sciamanica. Mamani esalta il potere della curandera, figura di spicco della medicina Inca, che può riportare non solo i singoli alla salute ma anche restituire l’armonia all’intero villaggio, questo è possibile grazie all’uso sapiente delle piante e dei massaggi, la prescrizione di regole alimentari e sessuali, l’insegnamento di esercizi fisici e la gestione di conflitti interpresonali con giochi di ruolo (simili allo psicodramma). Mamani è giunto a diffondere la cultura tribale andina dopo aver acquisito la consapevolezza del proprio ruolo nel mondo attraversato un lungo periodo di malattia, dal quale è uscito grazie all’uso della medicina Inca. L’insegnamento di Mamani ruota intorno al culto della Dea Pachamama: la Terra Madre.

Pachamana ha affidato alla donna in compito di sostenere la vita, sia del singolo sia del pianeta. La donna, così come è capace di parlare con il bimbo che porta in grembo, può farsi strumento di comunicazione tra le persone. Alla donna è affidato il compito di allevare i “figli del mondo” e farli diventare uomini rispettosi della Terra Madre. Sta quindi in mani femminili il futuro dell’umanità a patto che la donna non rinneghi la propria natura e accolga il dono che Pachamana le ha fatto. Mamani sottolinea l’importanza di questa alleanza tra il femminile e il divino per scongiurare l’estinzione della vita.

La protezione degli antenati
L’antico clan sciamanico degli Abzey, legato al territorio siberiano, ha fra i suoi discendenti Nadia Stephanova, una delle figure femminili più importanti dello sciamanesimo buriata (da Buriazia una zona della Siberia Meridionale sulle rive del lago Bajkal). La Stephanova era stata prescelta dagli antenati per diventare sciamana, ma la sanguinosa repressione messa in atto dal regime negli anni Trenta l’ha costretta per lungo tempo alla clandestinità. Finalmente, grazie alla Perestroika, ha potuto uscire allo scoperto. La sua capacità di curare si è espressa appieno solo dopo avere attraversato una grave crisi psicofisica che la portò sull’orlo della pazzia. Uscita dalla clandestinità la Stephanova ha ripristinato le cerimonie e i rituali che appartengono all’antica cultura tribale dello sciamanesimo siberiano; è proprio in questo antico patrimonio degli antenati che si cela l’opportunità per la specie umana di salvare se stessa. Secondo la Stephanova, infatti, gli antenati hanno donato ai loro discendenti un prezioso patrimonio fisico e spirituale che può garantire la salute e riportare l’armonia. Ma non solo, dal mondo degli antenati, grazie all’intercessione dello sciamano, giunge un aiuto all’umanità per affrontare le crisi. Il ruolo che questa sciamana contemporanea ricava per sé è quello di guidare gli uomini ad agire con rispetto nei confronti degli antenati e dell’ambiente. In sostanza, una forma di pensiero ecologico che concentra le attenzioni sul presente senza rinnegare il passato, ponendo anche solide basi per il futuro. Il raggiungimento dell’equilibrio psicofisico e dell’armonia con l’ambiente conduce l’uomo alla cessazione delle guerre e alla pace universale. La Stephanova si proclama una sciamana della quotidianità. Chi le si rivolge, infatti, ha bisogno di consigli per affrontare periodi difficili della propria vita dovuti, per esempio, all’insorgere delle malattie, al lutto per la perdita di un famigliare, o ancora a conflitti psicologici che distruggono l’armonia fra le persone. Insomma, per dirla in termini più familiari alla nostra vita quotidiana… il campo d’azione dello sciamano può essere quello di un’assistente sociale.

La psicomagia
Alejandro Jodorowsky incarna il prototipo dello sciamano moderno dove è l’esperienza individuale ad aprire le porte allo sciamanesimo. Figlio di genitori ebrei ucraini, rifugiati in Cile, costituisce una sintesi fra le molte correnti sciamaniche. Anche Jodorowsky passa attraverso la crisi prima di esternare le proprie attitudini allo sciamanesimo: vive un’infanzia infelice e una giovinezza equivoca. La sua formazione è disomogenea: inizia gli studi di psicologia, ma non li termina, si dedica alla poesia, al teatro, fa il mimo, il regista e l’attore. Studioso di culture esoteriche si appassiona ai tarocchi e alla stregoneria medievale, alla magia degli sciamani messicani (visse per molto tempo in Messico) e al taoismo zen. È personaggio eclettico sceglie tutti i linguaggi possibili per comunicare sino ad approdare a quello cinematografico: il suo film più famoso è La montagna Sacra, del 1971, nel quale recita il ruolo dell’alchimista. Vive ancora oggi a Parigi, la città in cui ha militato nelle fila del Surrealismo. Attualmente, nonostante abbia superato i settant’anni, emoziona ancora le folle con il suo Cabaret Mystique: uno show che sta a metà fra l’opera teatrale e la psicoterapia di gruppo.

Jodorowsky sintetizza le sue esperienze in ciò che chiama “psicomagia”, un insieme di pratiche e credenze sincretiche che aiutano l’uomo a realizzare se stesso. Jodorowsky invita le persone a uscire dall’assopimento intellettivo della quotidianità per giungere all’autoconsapevolezza. Esorta le persone a far tesoro dei messaggi contenuti nei propri sogni perché sono in grado di indicare strade inusuali per uscire da situazioni difficili. I consigli che Jodorowksy dispensa sono rivolti al superamento delle difficoltà che ciascuno può trovarsi a vivere nel quotidiano (conflitti psicologici, malattie e lutti). Propone strategie molto semplici anche se “inusuali” che permettono di “rileggere” le situazione dolorosa sotto una nuova luce. Per esempio, se una persona si sente arrabbiata con il proprio genitore perché gli è venuto a mancare nell’infanzia, e se questa rabbia mista a dolore è come un rumore di fondo che non consente di trovare la serenità, l’atto psicomagico può consistere, per esempio, nel semplice gesto di recarsi sulla tomba del defunto, magari trascurata da tempo, per abbellirla con fiori e lumini. Si rinsalda così un legame interrotto: viene ripristinato anche l’equilibrio fra presente e passato, che permette di aprirsi al futuro con serenità.

Lo psicomago, come ama farsi chiamare Jodorowsky, ascolta le persone e si lascia guidare dal proprio istinto nel suggerirgli alcune strategie per uscire dalla sofferenza. Egli definisce il suo modo di agire curioso e paradossale come un sistema per “insegnare alla gente a immaginare”.

A noi non resta che dire… chissà che la chiave per liberare la mente e il cuore dalla sofferenza non stia davvero nella capacità di immaginare soluzioni alternative, fuori dagli schemi e dunque… magiche.