Ildegarda, l’erborista di Dio

Dott. Maurizio Italiano
Dott. Maurizio Italiano


di Nicla Vozzella, consulenza di Maurizio Italiano, medico, specialista in igiene e medicina preventiva. Vicepresidente del Centro studi santa Ildegarda.

Medioevo, epoca delle prime crociate: c’è un piccolo monastero benedettino sulle rive del Reno, in Germania. Una giovane monaca, malferma in salute sin da bambina, si dedica allo studio del cosmo e dell’uomo; dal convento elabora e diffonde un sistema di cura che anticipa di secoli la medicina olistica (salute in senso globale). È questa in sintesi la storia di Ildegarda di Bingen, vissuta fra il 1098 e il 1179, santa mai canonizzata, che ha messo a punto un sistema di cura basato soprattutto sulle piante. Una semplice erborista? No, molto di più: attraverso le risorse naturali lei era convinta di poter ristabilire l’equilibrio fra l’Uomo, il Cosmo e le Forze che regolano questa relazione. Per lei i tre concetti avevano un senso universale, perciò anche qui di seguito sarà loro attribuito questo significato.

L’Uomo, la Vita e il Cosmo
Secondo la monaca tedesca l’uomo ha in sé l’universo ed egli stesso è un universo in miniatura (vedi sotto – Il creato secondo Ildegarda). Nel creato vi sono cinque elementi l’aria, l’etere, il fuoco, l’acqua e la terra, che si trovano in tutto ciò che esiste. Rifacendosi alla medicina del suo tempo, Ildegarda attribuisce agli elementi quattro qualità: il caldo, il freddo, il secco e l’umido, qualità che agiscono sugli esseri viventi influenzandone lo stato di salute. Ma al di sopra di tutto, il creato è permeato da ciò che la monaca chiama l’energia verdeggiante (in latino, viriditas), il soffio vitale che è presente in diversi gradi e intensità in tutto ciò che esiste. Ildegarda affida all’energia verdeggiante un ruolo importante nel raggiungimento dell’equilibrio e del benessere psicofisico: quando la viriditas si esaurisce, l’organismo si ammala. Si dovrà recuperare questa energia assumendola, per esempio, con una pianta che ne sia particolarmente ricca.

I concetti di salute e di malattia
L’uomo e l’universo sono così indissolubilmente legati che lo stato di benessere o di malessere dell’uno si ripercuote sull’altro. Per questo, Ildegarda propone di attingere dal mondo che circonda l’uomo ciò che all’uomo serve per recuperare l’equilibrio, che si regge sul benessere corporeo e mentale insieme. Infatti, possono condurre alla malattia anche le preoccupazioni e i cattivi pensieri. Ma proprio perché l’uomo è una parte del tutto, causa delle sue malattie può anche essere la perdita di connessione con l’ambiente che lo circonda. La monaca benedettina esprime dunque un pensiero “ecologista” quando afferma che l’uomo, dopo essere stato cacciato dal paradiso terrestre, ha perso l’armonia con il mondo che lo ospitava. Se l’essere umano riesce a recuperare la comunione con la natura e vi si adegua, può tornare all’armonia. Ma se l’uomo, invece di comprendere le leggi che governano la natura e di riconnettersi con il creatore vi si ostina contro, sarà destinato all’infelicità e finirà per causare la propria distruzione e quella dell’ambiente.
Il recupero dell’equilibrio e della salute avviene anche attraverso uno stile di vita regolare, senza eccessi e, soprattutto, seguendo una dieta equilibrata. La maggior parte delle preparazioni da lei suggerite vengono somministrate in minestre, vino, biscotti oppure polveri e creme da spalmare sul pane.

La personalizzazione della cura
Ildegarda utilizza un metodo completamente innovativo per l’epoca: non descrive solo la forma delle piante e le caratteristiche del rimedio, come si usava nei trattati di erboristeria del Medioevo, ma illustra anche l’effetto che la sostanza produce quando entra in relazione con l’uomo. Si distingue l’efficacia di un rimedio in base a chi lo riceve; se è uomo o donna, per esempio, oppure se ha un solo disturbo o se, invece, è di salute cagionevole. Inoltre, ciascuna sostanza ha in sé alcune proprietà: può essere calda, fredda, secca o umida, caratteristiche utili per bilanciare un eccesso o un deficit nella persona ammalata. Una pianta calda, per esempio, sarà indicata contro il raffreddamento, una secca contro l’eccesso di umori che provocano nausea e così via. I rimedi vanno scelti in base a chi dovrà farne uso: si può dunque parlare di una cura fortemente personalizzata.

erbeErbe: usi di ieri e usi di oggi
Ildegarda conosceva bene la sofferenza perché la sperimentava su di sé. Il suo desiderio era lasciare alle persone uno strumento efficace per curarsi, anche da sole. Divulgava i suoi rimedi offrendo a ciascuno la possibilità di metterli in pratica, con le giuste precauzioni. A differenza di altri terapeuti medioevali, la monaca benedettina non si poneva come unico tramite fra il malato e la possibilità di guarire, ma consentiva al paziente di avere un ruolo attivo nel perseguire il proprio benessere.
Ildegarda è attuale, buona parte dei suoi rimedi trovano riscontro nella fitoterapia contemporanea.

Febbre, viene consigliata l’aquilegia che Ildegarda descrive come una pianta di natura fredda, capace di contrastare il calore della febbre. Anche oggi si raccomanda l’aquilegia in caso di febbre alta.

Mal di testa e mal di stomaco, si suggerisce della mentuccia. È proposta come una pianta di natura temperata, che ha in sé il caldo e il freddo; riequilibra gli umori che causano i disturbi. Oggi è risaputo che la menta è utile contro il mal di testa e di stomaco.

Nausea, è utile il cumino di calore moderato e secco, che serve ad asciugare l’eccesso di umori responsabili della nausea. Oggi il cumino è ritenuto efficacissimo contro la nausea e i disturbi gastointestinali. La spezia viene utilizzata come rimedio casalingo masticandola al momento dell’insorgenza del disturbo.

Sangue da naso, Ildegarda consiglia aneto e millefoglie che sono piante di natura moderatamente calda e secca, qualità utili per asciugare le perdite di sangue e per ristabilire la corretta circolazione. Anche oggi, in erboristeria aneto e millefogli sono utilissimi contro l’epistassi (sangue da naso).

Tosse e raffreddore, contro questi malanni della stagione fredda la monaca consigliava già nel Medioevo il tanaceto, pianta di natura calda e umida che aiuta a fluidificare il muco e a riscaldare per combattere il raffreddamento. Anche nel ventunesimo secolo il tanaceto è indicato negli stati di raffreddamento.

Ildegarda non proponeva dosaggi rigorosi per curare i suoi pazienti, stabiliva ad personam i dosaggi e la concentrazione dei rimedi. Allo stesso modo in questo schema sono stati citati solo i principi attivi. Per la posologia si rimanda agli erboristi specializzati, che sapranno indicare non solo i rimedi corretti, ma anche la modalità di somministrazione. Inoltre, giova sempre ricordare che non è consigliabile il fai da te.

Il potere delle pietre
Nei suoi trattati di medicina Ildegarda attribuiva anche alle pietre un potere curativo, proprio perché anch’esse possiedono l’energia verdeggiante diffusa in tutto il creato. La monaca anticipa i fondamenti della “cristalloterapia”; per esempio, lei suggeriva di usare i cristalli indossandoli, oppure preparandoli in modi diversi a seconda dei casi.

Ecco alcuni esempi.
Ametista è utile per le macchie del viso. L’ametista può essere utilizzata in due modi: o la si riscalda con il fiato e poi la si strofina sulle macchie del viso, altrimenti si può riempire una pentola con dell’acqua, portarla a bollore e poi esporre la pietra al vapore. La condensa la bagnerà e le gocce ricadranno nella pentola sottostante. Dopo questo trattamento la pietra verrà immersa nell’acqua che, una volta raffreddata, potrà essere usata per lavarsi il viso. ametista
Diaspro è un rimedio per il dolore al cuore e per i sogni turbati. Per il dolore al cuore si deve mettere la pietra fredda sul petto fino a quando il calore del corpo non l’abbia riscaldata. Poi la si toglierà e la si lascerà raffreddare ancora. La procedura va ripetuta sino a quando non si starà meglio. Per i sogni turbati, invece, bisogna tenere la pietra accanto a sé mentre si dorme, i suoi influssi donano serenità al sonno.
Topazio è un rimedio per gli occhi. Mettere un topazio a bagno nel vino per tre giorni e tre notti. Prima di andare a dormire strofinare la pietra bagnata di vino sugli occhi, che si possono anche inumidire direttamente con il vino nel quale è rimasto a bagno il topazio.

IL CREATO SECONDO ILDEGARDA
Così i cinque elementi sono in relazione nell’universo:
• il fuoco è il simbolo di Dio e regge il tutto;
• l’aria dà vita, nutre ed esalta il mistero di Dio;
• l’etere è il simbolo della facoltà di scegliere e induce ad avere fede;
• l’acqua è la forza della potenza di Dio che purifica;
• la terra è il più umile degli elementi, ma è anche la materia di cui tutto si compone.

Così i cinque elementi sono presenti nell’uomo:
• la terra gli dà la forma che gli è propria;
• l’acqua è il liquido che scorre nelle sue vene;
• l’aria gli riempie i polmoni;
• il fuoco è il calore vitale che brucia nell’organismo;
• l’etere è la sua anima.

Anche nei cinque sensi Ildegarda ritrova gli elementi:
• la vista è il fuoco;
• l’olfatto è l’aria;
• l’udito è l’etere;
• il gusto è l’acqua;
• il tatto è la terra.

Il “rispecchiamento” del grande nel piccolo vale sia in un senso sia nell’altro. Infatti, secondo Ildegarda, se l’universo si rispecchia nell’essere umano, anche l’universo può essere visto come un gigantesco uomo cosmico:
• la testa e gli occhi sono rappresentati dal firmamento con il sole e la luna;
• la gabbia toracica è il luogo dove nascono i venti;
• l’addome è il luogo dove si creano i mari e i fiumi;
• i piedi sorreggono il tutto e sono la terra.

Le “Visioni” e l’Olismo
Ildegarda divenne famosa nel Medioevo, e ancora oggi viene ricordata, per una particolarità: le visioni che gli derivavano da Dio e che le indicavano come strutturare un nuovo sistema di cura. La sua medicina, infatti, ha due anime: una scientifica, come dimostra l’attualità di alcune sue preparazioni, e una mistica: il suo sapere ha origine divina.
Le visioni della monaca, note già all’epoca, vennero raffigurate in miniature. Queste rappresentazioni erano molto diffuse nel Medioevo, perché consentivano di spiegare concetti complessi in modo semplice. Era un sistema efficace ed era utilizzato soprattutto nelle chiese, dove affreschi e vetrate servivano per raccontare le vite dei santi e per rappresentare i dogmi religiosi al popolo che non sapeva leggere e che, comunque, non aveva accesso ai testi sacri. Spiegare per mezzo delle immagini era utilizzato anche da Ildegarda, e anche questo metodo ha in sé il fondamento dell’olismo: prima si comprende il tutto e poi si osservano e si analizzano le singole parti.