L’ossigeno che cicatrizza

di Nicla Vozzella

L’ozono è costituito da tre atomi di ossigeno, è una molecola molto instabile e quindi altamente reattiva; ma proprio questa sua caratteristica può essere utilizzata per contrastare la proliferazione di germi nelle lesioni cutanee e per accelerare i processi di rigenerazione tissutale e di cicatrizzazione.
Poiché è un gas, l’ozono, non può essere usato tal quale sulle lesioni della pelle; per questo è necessario legarlo a sostanze che, oltre a veicolarlo, lo “trattengano” sulla ferita, affinché esplichi la sua azione disinfettante e cicatrizzante. I migliori veicoli per l’ozono sono gli olii vegetali perché posseggono molti doppi legami che, tramite reazioni chimiche, si “aprono e inglobano” l’ozono consentendone l’applicazione sui tessuti.

Gli olii ozonizzati
Affinché l’ozono si leghi all’olio occorre usare particolari macchine grazie alle quali il gas viene fatto gorgogliare nell’olio (procedimento lunghissimo circa 150 ore): questa metodica si chiama ozononizzazione; man mano che il gas stabilisce legami con l’olio scompare come ozono e resta presente come ossigeno. Il prodotti che così si creano posseggono elevate proprietà biologiche:  ozonuri e perossidi, a contatto con la pelle, eliminano i germi ed esplicano un’azione antinfiammatoria, stimolano la rigenerazione cellulare e la riepitelizzazione.
Indirettamente i prodotti dell’ozonizzazione sollecitano anche le capacità antiossidanti dei tessuti, agendo quindi in modo contrario rispetto a ciò che ci si potrebbe aspettare: non creano radicali liberi, ma stimolano la secrezione di sostanze cellulari capaci di neutralizzare proprio l’azione dei radicali.
I prodotti a base di ozono hanno un odore particolare, pungente, come quello che si sente nell’aria durante i temporali; è proprio a questa sua caratteristica che deve il suo nome: ozein in greco significa  “che emana odore”.

Importanti differenze
I prodotti che si creano con l’ozonizazione non sono tutti uguali e non possiedono tutti le stesse proprietà curative. Infatti, molto dipende dal grado di ossigenazione che raggiunge l’olio vegetale; per esempio, quello di girasole è fortemente insaturo, ciò significa che ha grandi possibilità di saturarsi stabilendo legami chimici con l’ozono.
È indispensabile inoltre che il prodotto possegga una certificazione che garantisca la percentuale di ozono presente.
Una maggior ozonizzazione dell’olio offre una più elevata capacità di rigenerazione tissutale, ma è importante che il prodotto abbia anche una buona stabilità, per evitare che si creino sostanze dannose per i tessuti.
Ai prodotti a base di ozono possono essere aggiunti altri olii, che lavorano in sinergia; come, per esempio, quelli di iperico e di calendula, che rispettivamente amplificano il potere disinfettante e aggiungono quello lenitivo.

L’azione curativa
Il rilascio di ossigeno ai tessuti garantisce una profonda e rapida eliminazione dei germi che prolificano nelle ferite e che sono responsabili, per esempio, della cancrena agli arti inferiori che si riscontra nei pazienti diabetici. L’ossigeno, oltre a disinfettare, stimola i fattori di crescita tissutale e favorisce una corretta cicatrizzazione. Per restare nell’esempio citato, è fondamentale non solo eliminare i batteri, ma anche riattivare la circolazione per velocizzare la cicatrizzazione, che nei pazienti diabetici è spesso compromessa perché è rallentata la coagulazione.
Gli olii ozonizzati possono essere impiegati anche per disinfettare e cicatrizzare le piaghe da decubito che colpiscono pazienti a lunga degenza o gli anziani, in cui tutti i processi di guarigione sono già rallentati dall’età.
Ancora, si possono utilizzare nelle lesioni causate ai pazienti oncologici dalla radioterapia, o dagli interventi chirurgici per asportare i tessuti malati: avere una rapida cicatrizzazione significa migliorare la qualità della vita della persona.
Fornendo ossigeno al tessuto si eliminano i germi e si attivano tutti quei processi riparativi che sono stati compromessi dalla lesione, indipendentemente da quale sia stata la causa.

Le prospettive future
Gli olii ozononizzati possono trovare applicazione anche in cosmetica, per esempio, nella cura dell’acne; ma il loro impiego offre grandi opportunità in medicina: dall’ambito chirurgico in generale, alla dermatologia; dalla cura delle piaghe da decubito, alla prevenzione della cancrena del piede diabetico; alla cura delle lesioni da radioterapia.
I diversi ambiti di utilizzo dipendono dal differente grado di ozonizzazione: concentrazioni intorno al 5-10% di olio ionizzato trovano impiego in cosmesi, livelli superiori al 50% possono invece essere usati nel settore ospedaliero.
L’uso di olio ozonizzato, purché a concentrazione certificata, può trovare larga diffusione nella cura delle lesioni della pelle anche perché non presenta gli effetti collaterali, generali o individuali, che possono essere attribuiti alle pomate a base di cortisone.

L’azione disinfettante e cicatrizzante
Nelle lesioni cutanee spesso proliferano batteri anaerobi, ovvero quelli che muoiono in presenta di ossigeno, ma anche funghi lieviti e virus; i quali, oltre a creare infezioni pericolose, possono raggiungere il torrente ematico rallentando i processi di cicatrizzazione. L’ozono veicolato dall’olio permane a contatto con i tessuti e così si agisce su più fronti: da un lato si neutralizzano i germi patogeni, dall’altro si stimola la secrezione da parte dei tessuti di fattori di crescita dell’endotelio (VEGF – vascular endothelial growth factor), che portano alla formazione di nuovi vasi ripristinando la circolazione sanguigna interrotta dalla lesione; inoltre viene favorita la granulazione del tessuto che conduce alla cicatrizzazione.

Per gentile concessione della rivista: “Sesta Stagione”