Malnutrizione: un’insidia per la terza età

anziani malnutritidi Nicla Vozzella

Nel nostro Paese, la percentuale di anziani è la più alta d’Europa: eppure il vivere più a lungo non significa vivere meglio. Accanto alla solitudine la malnutrizione è un problema altrettanto grave, se non di più. La denuncia parte dall’indagine condotta nell’ambito del “Progetto Europeo Nutrage”, che ha valutato le abitudini alimentari degli anziani in sei Paesi d’Europa (Olanda, Svezia, Finlandia per il Nord e Italia, Spagna, Grecia per il Sud).

Cattiva alimentazione e disabilità
“Gli anziani stanno male anche perché mangiano male: esiste una specie di circolo vizioso che lega malnutrizione e disabilità”, esordisce Stefania Maggi ricercatrice del CNR di Padova, sezione invecchiamento, che insieme a Gaetano Crepaldi ha condotto la ricerca finanziata dalla Commissione Europea.
Un esempio? Il basso apporto di calcio porta all’osteoporosi, causa frequente della rottura del femore, che a sua volta rende disabili.
“L’artrosi delle mani colpisce circa il 20-25% delle persone anziane e questa è già una forma di disabilità, che impedisce di svolgere i normali gesti quotidiani”, aggiunge la dottoressa Maggi.
I problemi alle mani riducono fortemente il desideri di autonomia di non essere di peso agli altri.
“La prima paura delle persone che invecchiano non è quella di morire né di soffrire ma quella di essere di peso ai figli. – conferma Marco Trabucchi, presidente della Società Italiana di Gerontologia e Geriatria – Questo è un messaggio bellissimo perché dimostra come nella persona vecchia siano marcati i valori della solidarietà. Questo è importante per chi deve occuparsi degli anziani, perché fa capire cosa il vecchio si aspetta, quali sono le sue priorità”.

Le difficoltà oggettive
Non è così semplice risolvere il problema dell’alimentazione, esistono delle difficoltà oggettive di cui tener conto.
“Ci sono aspetti che riguardano le sfere sia fisica sia psichica – spiega Stefania Maggi – Ci sono problemi legate all’isolamento e al fattore economico”.
Per gli anziani è essere difficile compilare la lista della spesa, andare al supermercato o in negozio e ritornare a casa carichi di pesi.
Anche la masticazione ha il suo peso: “Dati epidemiologici rilevano che oltre il 70% degli anziani ha problemi dovuti alle pessime condizioni dei denti”, puntualizza la ricercatrice.
Un fenomeno tipico dell’invecchiamento è la perdita graduale del senso di fame e di sete. Non è infrequente veder vecchi in stato di grave disidratazione. Basti pensare che gli Stati Uniti hanno cambiato la successione degli strati nella della piramide alimentare. Oggi alla base ci sono 8 bicchieri di acqua al giorno, la quantità minima di liquidi necessaria.

Le carenze più pericolose
“Gli anziani italiani mangiano poco – spiega la ricercatrice – Ci sono carenze di micronutrienti che vanno ad aggravare le malattie croniche”.
I dati raccolti dall’indagine Nutrage dimostrano che i vecchi italiani, rispetto ai loro coetanei europei, introducono quotidianamente il minor quantitativo di proteine (61-71 g/day contro i 91-97 g/d degli spagnoli) e di carboidrati (207-254 g/d contro i 275-321 g/d degli Spagnoli).
Se da un lato va bene che gli italiani consumino anche una minor quantità di lipidi (57-65 g/d contro i 96-97 g/d degli spagnoli scelti sempre a confronto perché anche loro fanno parte del Sud d’Europa), sarebbe necessario che i pochi grassi consumati fossero di buona qualità.
“Purtroppo gli italiani tendono ad usare meno olio di oliva e questo è un danno per l’organismo dell’anziano – dice Stefania Maggi – C’è ancora chi crede che quello d’oliva si digerisca meno di quello di semi. Invece è provato che l’olio d’oliva protegge non solo dalle malattie cardiovascolari, ma anche da alcune forme di neoplasia ed è molto efficace nella stimolazione intestinale”.
L’incidenza del cancro al colon dell’anziano, e non solo, si può anche spiegare con la mancanza dell’adeguato apporto di fibre derivate dalla verdure e dalla frutta. Per quanto riguarda il consumo di fibre, in tutti i paesi europei le dosi pro capite sono troppo basse, intorno ai 18-24 g/d, mentre le quantità raccomandate sono 25-35 g/d.

Occorre una campagna informativa
I dati raccolti nell’ambito del progetto Nutrage parlano chiaro: più attenzione in tavola per evitare  disabilità; peccato che nessuno insegni agli anziani cosa mangiare.
C’è una carenza colpevole in Italia: manca una politica preventiva. In tutti gli altri paesi europei sono state stilate per lo meno delle linee guida specifiche, in alcuni casi ci sono politiche sanitarie per la prevenzione delle malattie negli anziani.
Ai vecchi bisognerebbe spiegare come mantenere il corpo in salute e far capire come questo sia importante. “L’anziano non usa il corpo come mezzo di comunicazione e di relazione – conferma Luigi Pernigotti, direttore del dipartimento di geriatria ASL 2 di Torino – Ecco perché lo trascura, ma da questo meccanismo psicologico emergono poi i problemi di salute”.
Le possibilità della medicina applicata alla terza età aiutano a interrompere il declino del corpo, ma occorre che questo torni ad essere uno strumento per relazionarsi con gli altri.

Gli obiettivi del progetto Nutrage

  •  Raccogliere i dati sulla malnutrizione.
  • Identificare i fattori chiave che determinano lo stato nutrizionale.
  • Definire il profilo del rischio nutrizionale.
  • Ruolo delle politiche sanitarie in campo nutrizionale nei paesi europei.