La medicina tibetana

di Nicla Vozzella; consulenza di Pasang Yonten Arya Tendi Sherpa*, medico tibetano in esilio.

Medicina tibetana

È l’equilibrio tra la psiche, il soma (il corpo fisico) e l’elemento spirituale l’obiettivo della medicina tibetana, un’antica terapia che raggruppa molti aspetti comuni ad altri sistemi di cura: dall’ayurveda alla medicina cinese, da quella araba fino all’antica medicina greca.

La medicina tibetana è l’essenza dell’olismo (visione globale, dove l’intero è superiore al tutto) e considera tre aspetti: quello spirituale del “dharma” (l’ordine universale che governa il cosmo) è di matrice religiosa; chi segue l’insegnamento del Budda e imbocca il sentiero da lui indicato trova l’armonia con il mondo. Il secondo è quello “sottile” del tantra (tan = espansione, tra = liberazione); per coltivare questo aspetto bisogna avere la padronanza del corpo sottile, detto anche corpo energetico. Il terzo aspetto è quello somatico, riguarda il corpo ed è forse la parte più comprensibile al mondo occidentale. Secondo la medicina tibetana la malattia non ha un’origine solo corporea, ma è influenzata anche dagli aspetti “dharma” e “sottile”. L’uomo, infatti, riuscirà a godere di una salute duratura solo se è ben connesso al mondo che lo circonda e se ha coscienza della propria energia.

Il Buddismo e il karma
In questa medicina delle montagne si riscontra una forte influenza del buddismo, che concepisce la vita come una ruota: la rinascita continua da tempo immemorabile e, terminato un ciclo di vita, ne comincia un altro. Non importa a quale regno apparterrà la nuova vita in cui ci si reincarnerà (potrà essere animale o vegetale), tutto obbedisce a un disegno più grande: raggiungere il grado dell’illuminazione che conclude il ciclo di rinascite. Ed è importante godere di buona salute perché solo quando il corpo è in equilibrio si conquista l’illuminazione. A sua volta l’equilibrio dipende dal karma, cioè l’insieme delle azioni, buone e cattive, commesse nelle vite passate: è importante che il bilancio sia positivo. E se non lo è? C’è un modo per trasformarlo: compiere un numero elevato di buone azioni e più si vive più si ha tempo per agire bene. Così la longevità permette di cambiare le sorti del karma e quindi la medicina può aiutare indirettamente la conquista dell’illuminazione. Questo meccanismo di rigenerazione e trasformazione è presente anche nella fisiologia della medicina tibetana: per esempio, si ritiene che tutti i tessuti dell’organismo si rinnovino ogni 3-6 giorni e quindi succede che carne e ossa, piuttosto che grasso e midollo, sostituiscono le parti malate e “impure” dell’organismo.

La prevenzione
Secondo i tibetani sia la longevità sia la possibilità di far evolvere il karma si ottengono con la prevenzione, simile a quella consigliata dalle altre medicine antiche e da quella contemporanea. Si suggerisce uno stile di vita equilibrato, dove ci sia spazio per l’impegno ma anche per il riposo. È un rischio per la salute sottoporsi all’eccessivo lavoro, allo stress, praticare sesso smodatamente, dormire poco, così come è pericoloso il digiuno prolungato o meditare in modo non adeguato. Le cause dello squilibrio possono essere una dieta non bilanciata, comportamenti inadeguati alle situazioni, fattori climatici (vento, umidità, freddo e caldo) e anche la permanenza in ambienti ostili. Vivere senza eccessi, nel rispetto e nell’ascolto dei bisogni del corpo, è una buona partenza per incamminarsi verso la salute. È necessario, infine, compiere una buona azione ogni giorno.

Teoria, pratica e strumenti della medicina tibetana si ritrovano nei “Quattro Tantra”, un antico testo di 5.900 versi, che i futuri medici devono imparare a memoria. Per interpretare correttamente ciò che è scritto nel volume si ricorre al “Berillio Blu”, che costituisce ancora oggi l’asse portante della disciplina medica. Dal Paese delle nevi, la medicina tibetana si è diffusa in Occidente grazie all’esilio dei suoi medici in fuga dall’occupazione cinese avvenuta nel 1959. E offrire la salute a tutti è diventata la loro missione.

I cinque elementi e i tre umori
Secondo i tibetani cinque elementi costituiscono l’universo: la terra, l’acqua, il vento (aria), il fuoco e l’etere (spazio); quest’ultimo elemento, però, non è considerato nella medicina perché è contenuto negli altri quattro, che si combinano poi nell’uomo dando origine a tre umori, dai quali dipende lo stato di salute:
il flemma o muco (formato da terra e acqua), che regola tutti i liquidi organici, l’umidità delle vie respiratorie, la mobilità articolare e la capacità di distinguere i sapori. Il muco tiene coeso l’organismo e si collega allo stomaco, alla milza (elemento terra), ai reni e alla vescica (elemento acqua) responsabili della diffusione dei liquidi. Quando l’organismo è in salute il flemma risiede nella parte centrale del corpo.
La bile (fuoco) governa i succhi gastrici, è preposta alla separazione delle sostanze nutritive e al mantenimento del calore corporeo; inoltre controlla il processo digestivo e il metabolismo. La bile potenzia anche le funzioni intellettive e lo spirito di iniziativa, infondendo coraggio e fiducia in se stessi. La bile è collegata al fegato e alla cistifellea e, in condizioni di salute, si concentra nelle parti più basse del corpo.

L’aria (vento/aria) è caratterizzata dalla mobilità e governa il sistema nervoso, circolatorio, linfatico e l’emopoiesi (la formazione del sangue); inoltre è collegata ai polmoni e al colon, all’attività muscolare, alle funzione degli organi di senso e alla riproduzione. L’aria, influenza la chiarezza delle percezioni sensoriali e dei pensieri, determina la memoria, la concentrazione, la forza fisica e la volontà. La sede consueta dell’aria è nelle zone alte dell’organismo.

I veleni della mente
Quando il corpo si ammala, gli umori cambiano la loro localizzazione abituale e si depositano in altre parti del corpo, per poi diffondersi attraverso il sangue a tutto l’organismo e generare un grave squilibrio. Le cause sono spesso psicologiche: infatti, secondo i tibetani, la mente è il principio della materia e può, per esempio, disturbare il sistema immunitario e rendere l’organismo più esposto agli agenti dannosi. La psiche può generare tre emozioni, i tre veleni della mente, che influiscono sulla salute: la cupidigia fa desiderare di possedere ciò che non ci appartiene, l’odio verso le altre persone e l’accecamento che impedisce d’essere obiettivi. Ciascun veleno influenza gli umori: la cupidigia estromette l’aria, l’odio agisce sulla bile e l’accecamento causa disturbi al flemma. Si perde la salute quando l’aria/vento si deposita nella parte inferiore del corpo (invece della parte alta), quando la bile si addensa nel fegato, nella cistifellea e nella parte centrale dell’addome (anziché nella parte bassa) e il flemma si concentra nel cervello e nella parte superiore dell’organismo (anziché nel centro).

La malattia viene concepita, dunque, non solo come un problema organico, piuttosto come un buio della mente, un’ignoranza, una specie di nube che impedisce di riconoscere la realtà e la verità dell’essere. I tre veleni si possono accumulare anche nel karma e dare luogo a grandi dispiaceri. E di conseguenza riflettersi sull’aspetto spirituale.

I quattro momenti della diagnosi
Il medico tibetano visita il paziente utilizzando tre dei cinque sensi: con l’udito ascolta ciò che il paziente gli dice e come risponde alle domande; con il tatto tasta il polso; con la vista esegue l’esame della lingua e dell’urina.

Domande: costituiscono il primo momento della diagnosi; il medico le pone al paziente per capire qual è il suo stile di vita: si informa sul regime alimentare, sulle ore di sonno, sull’attività sessuale e sulle condizioni climatiche nelle quali vive.

Diagnosi del polso: permette di valutare lo stato degli umori e degli organi del corpo. Sono moltissime le sfumature che il medico coglie nelle pulsazioni (quelle allo stato puro sono 12, ma si possono combinare fra di loro e il numero complessivo può arrivare anche a 43). Inoltre ciascun paziente possiede una pulsazione caratteristica, che è determinata da un personale miscuglio di energie.

Esame della lingua: il medico osserva la lingua e l’induito (la patina che su di essa è presente). Le variazioni di aspetto dell’una e dell’altro permettono di individuare qual è l’origine del problema. L’osservazione dell’urina, costituisce un’integrazione alla diagnosi e non sempre è necessaria. L’esame tiene conto del colore del liquido, della consistenza delle bollicine (osservando quelle che si formano mescolando l’urina con un bastoncino) e della sedimentazione (il deposito che si forma lasciandola decantare).

I medici tibetani utilizzano due tipi di terapia
Terapia interna:
si basa prevalentemente sulla somministrazione di erbe, radici, fiori e frutti che vengono assunti sotto forma di pillole e che possono essere prescritti a scopo purificante come emetici (per far vomitare) o come purghe (per liberare l’intestino).
La Materia Medica tibetana (l’elenco dei rimedi) descrive circa 1000 ingredienti; nella pratica ne vengono utilizzati circa 400. Ciascun rimedio può contenere da 3 a 70 erbe, oltre a minerali e pietre preziose polverizzati.

Terapia esterna: può consistere in bagni in acque terapeutiche, oppure bagni con erbe tibetane; vengono usati gli unguenti da strofinare sulla pelle, le polveri da starnuto per liberare le vie respiratorie da ciò che le ostruisce e gli incensi da bruciare per purificare l’aria.
Ci sono poi terapie più invasive che hanno lo scopo di alleviare il dolore, di migliorare l’attività degli organi, di ristabilire la funzionalità dei nervi e riequilibrare gli umori corporei.
Moxa: consiste nell’applicazione di sigari d’artemisia o di altre piante officinali in particolari punti del corpo per riscaldarli.
Cauterizzazione: viene eseguita con un ferro rovente, anch’esso appoggiato in punti precisi del corpo.
Coppettazione: si capovolgono e si applicano sulla pelle alcune coppette in rame; al di sotto vengono fatte ardere foglie di artemisia o pezzetti di carta.
Salasso: non prevede l’aspirazione di sangue, ma l’inserimento di uno strumento appuntito (di solito dalla punta del naso) che causa piccole emorragie. Sono circa 70 i punti del corpo che si possono salassare.
Massaggio tibetano: è una specie di acupressione (pressione manuale) che viene eseguita picchiettando con il dito medio alcune zone del corpo; il movimento può anche essere circolare insistendo nei punti strategici. Per massaggiare si usa il burro fuso aromatizzato con alcuni chiodi di garofano.
Agopuntura con ago d’oro: il paziente rimane in piedi, mentre il medico introduce sotto la cute un ago d’oro (lungo 6-7 cm) ed esegue una specie di rammendo. I punti più utilizzati sono quelli sul cranio, in particolare la fontanella dell’occipite (nella zona posteriore del capo).

Guarigione spirituale
Un aspetto altrettanto importante della terapia consiste nel riequilibrare l’energia dell’organismo. Questo obiettivo si può raggiungere operando sui chakra (punti del corpo in cui si incontrano i canali energetici) con l’imposizione delle mani, ma anche con lo yoga, con esercizi di meditazione, recitando i mantra (formule spirituali ripetute allo scopo di cambiare lo stato di coscienza e di avvicinarsi al divino) e anche provando a visualizzare il Budda della medicina.

La guarigione dei chakra può essere effettuata solo dal Lama supremo, così come l’imposizione delle mani; mentre le preghiere, i mantra e le visualizzazioni sono strumenti di guarigione spirituale di cui si avvale anche il medico.

L’approccio olistico presuppone dunque un coinvolgimento del medico in ambiti che in Occidente esulano dalla cura; invece, per questa medicina nata ai piedi dell’Himalaya sono parte integrante della terapia.

* Nato in Tibet nel 1955. Fuggì dal Tibet a causa dell’occupazione cinese. Studiò in Nepal e in India. Nel 1977, si laureò in Medicina Tibetana e Astrologia al Tibetan Medical Institute of H.H. the Dalai Lama, Dharamsala, India. Lavorò e si specializzò dopo la laurea in Farmacologia Tibetana. Fu professore e direttore del Medical College di Tibetan Medical Institute sino al 1990. Poi, cominciò il lungo viaggio in Occidente che lo portò a Milano dove fondò il New Yuthok Institute for Tibetan Medicine, per gli studi sulla Medicina Tibetana, Astrologia e Psicologia Buddista. Insegna Medicina Tibetana in Germania, presso l’associazione di agopuntori (Daegfa), al New Yuthok Institute di Milano e al Bad Ragaz in Svizzera. È presente a congressi internazionali e nazionali di Medicina Tibetana, è autore di molti saggi (tradotti per il momento solo in tedesco e non in italiano). Attualmente sta scrivendo una guida per gli studenti e i praticanti di Medicina Tibetana, che dovrebbe essere pubblicata presto.