Camminate gente, camminate!

di Nicla Vozzellameditazione camminataUna pubblicità diceva: “quarant’anni: è tempo di trovarsi una palestra!”. E se la palestra non fosse necessaria? Se bastasse camminare per mantenerci in salute, per migliorare l’attività mentale e, al tempo stesso, per elevare il nostro spirito?
Il metodo può funzionare, l’unica premessa è che “camminare” ci piaccia e che non diventi un compito. Ciascuno deve poter sentire che quello è “il suo modo” per ritrovare l’equilibrio psicofisico; se il metodo fa per noi lo si percepisce fin dalla prima volta. Anzi, se questa è la nostra inclinazione può darsi che se ne sia già fatta esperienza: magari abbiamo già notato che spesso, quando abbiamo bisogno di schiarirci le idee, ci viene spontaneo uscire per “fare due passi”; se è così questo metodo ci piacerà altrimenti proviamolo e poi vediamo…
L’idea che la camminata possa diventare una forma di meditazione non è nuova, nella tradizione zen esiste la tecnica kinhin, una particolare modalità meditativa che serve per far circolare il sangue e che per questo viene alternata alla meditazione classica in posizione seduta. La metodica pone l’attenzione alla respirazione e mantiene lo stato mentale proprio della meditazione, cioè concentrato sulle percezioni corporee e sulla semplice osservazione della realtà circostante senza mettere in atto alcuna forma di giudizio.

La parola chiave: “spontaneità”
La declinazione occidentale per approcciare a questo metodo per ritrovare l’equilibrio psicofisico è “spontaneità”, quindi occorre mettere al bando prescrizioni del tipo: “passo veloce, almeno mezz’ora al giorno, eccetera”, se deve diventare una fatica o un obbligo, lasciamo perdere!
L’unica indicazione da seguire sarebbe quella di riuscire a camminare in mezzo al verde, ma poiché molti di noi vivono in contesti urbani, dove per trovare un parco pubblico occorre prendere l’auto, possiamo accontentarci di frequentare strade che non siano molto trafficate. Quanto all’attrezzatura, non sentiamoci obbligati alla scarpa da ginnastica, un buon paio di scarpe che usiamo tutti i giorni (le signore evitino però i tacchi alti e a spillo) con un buon plantare e un tacco medio sono tutto ciò di cui abbiamo bisogno. Un’avvertenza, però, è necessaria: mentre camminiamo “viaggiamo leggeri”, non portiamo borse pesanti su una spalla o in mano perché potrebbero alterare l’equilibrio e il bilanciamento della nostra postura.

Quanto alle “tecniche preparatorie” necessarie per intraprendere la camminata è sufficiente fare alcuni profondi respiri cercando di coinvolgere i muscoli addominali, se anche non abbiamo pratica nella respirazione addominale cerchiamo almeno di fare alcuni respiri molto profondi e immaginiamo che con le espirazioni se ne vadano tutte le zavorre (pensieri, preoccupazioni, arrabbiature della giornata) che non abbiamo voglia di portarci appresso durante la camminata. Mentre espiriamo, per esempio, possiamo immaginare di trasformare in vapore tutte le zavorre che ci appesantiscono e di soffiarle fuori dal nostro corpo… ci sentiremo subito più leggeri e liberi di intraprendere il nostro cammino.

Concentriamoci sul “qui e ora”
Mentre camminiamo proviamo a concentrarci sul “qui e ora” sgomberiamo la mente da passato e futuro, solo l’attimo presente ha importanza. Possiamo aiutarci con delle visualizzazioni, proviamo a visualizzare noi stessi mentre camminiamo, occorre precisare, però, che visualizzare non significa solo “vedere”; ciascuno di noi, infatti, possiede un canale privilegiato con il quale si percepisce nel mondo, la scelta avviene spontaneamente. Se siamo più inclini a usare il canale visivo ci vedremo dal di fuori mentre camminiamo;  se prediligiamo il canale cinestesico percepiremo intensamente le sensazioni fisiche che il percorso ci rimanda; se il nostro canale è quello uditivo sintonizziamoci sulla realtà esterna e immergiamoci nei suoni che raggiungono le nostre orecchie; se infine, siamo soliti usare il canale olfattivo cerchiamo di camminare in un luogo dove gli odori siano gradevoli e dove non si senta troppo la puzza dei tubi di scappamento.
Qualunque sia il canale privilegiato che useremo, l’importante è che tutto avvenga con naturalezza, spontaneamente senza forzature. Se ci sembra di non avere alcun canale privilegiato, limitiamoci a camminare, dopo un po’ scopriremo qual è… Bisogna, però, evitare di camminare con l’orecchio attaccato al cellulare o con l’iPod che ci distrae dalle nostre percezioni.
Durante la camminata evitiamo di guardare per terra o di fermarci davanti alle vetrine, portiamo lo sguardo circa tre metri davanti a noi e cominciamo a muoverci… i benefici non tarderanno ad arrivare.
L’importante è stare sempre concentrati sul qui e ora, attivare i sensi e registrare ogni percezione che l’ambiente, qualunque esso sia, ci rimanda senza giudicarlo ma semplicemente prendendone atto. Per esempio, potremo dire a noi stessi “vedo la città intorno a me”, “cammino su un terreno solido” “sento il canto degli uccelli lontani”, “sento il profumo di una panetteria”, non giudichiamo se ciò che giunge ai nostri sensi ci piace oppure no, limitiamoci ad accoglierlo, rimaniamo concentrati sul qui e ora.

I benefici sono immediati
Ma qual è il beneficio fisico che potremo ricavare da una camminata? Spesso viviamo in uno stato di conflitto con la realtà esterna che si traduce in uno stato di costrizione generale che si manifesta con la tensione muscolare; allora, l’esercizio fisico ci permette di sciogliere in modo ritmico e delicato la muscolatura.
Il primi esperimenti possiamo farli tornando a casa dal lavoro a piedi (meglio non andarci perché potremmo essere assillati dal pensiero di arrivare tardi), oppure se a casa ci aspettano e non possiamo concederci tutto il tempo che vorremmo, possiamo decidere di cominciare durante il tempo libero. Ma se quello della camminata è il metodo che fa per noi ci accorgeremo ben presto che potremo praticarlo nei contesti più diversi e il più delle volte senza “premeditazione”, non sarà necessario dire “esco per camminare” ci troveremo a farlo e basta. Se temiamo di stancarci facciamo un percorso parallelo a quello di un mezzo pubblico, potremo salirci quando ci rendiamo conto che non abbiamo più voglia di proseguire. Del resto è meglio abituarsi a piccoli percorsi per “allenarsi” e poi lasciarsi andare assecondando, senza cercare di superarli, i propri limiti.

La camminata, come si è detto, in alcune particolari contesti può diventare un metodo di meditazione, ma senza bisogno di essere dei monaci zen, potremo trovare anche noi un modo per fare chiarezza nella mente e per elevare il nostro spirito.

Chi pratica tecniche spirituali approfondite forse potrà trovare un po’ semplicistico questo metodo praticato “senza intenzione”, ma talvolta i modi per prendersi cura del proprio spirito sono più semplici di quanto si possa immaginare. In ogni caso, tutto arriverà da sé, per gradi e con estrema naturalezza: scopriremo che abbiamo imparato a concentrarci sul qui e ora e a visualizzare secondo il nostro canale privilegiato. Molto presto la camminata acquisirà un suo ritmo e tutto ciò che ingombra la mente resterà sulla strada, scenderà dalla testa, scivolerà sulle spalle, avvolgerà il tronco, gocciolerà dalle gambe finché diventato troppo pesante e denso non potrà più seguirci e lo “perderemo” per strada.
Tornati a casa dalla nostra passeggiata proveremo un grande senso di benessere fisico e anche la mente sarà più veloce nelle intuizione e nel cogliere i nessi. A lungo andare ci sentiremo sempre più parte del “tutto” e il nostro spirito godrà di una profonda armonia con l’Universo. Per ottenere tutti questi benefici non è indispensabile trovarsi in un contesto bucolico, anche se ne gioveremmo, la camminata “funziona” anche in città. Provare per credere…