La mela riduce il colesterolo

mela
di Nicla Vozzella

Tutti conoscono il detto “Una mela al giorno, toglie il medico di torno”, ma pochi sanno che fra i tanti pregi del frutto c’è quello di ridurre il colesterolo che, se è presente in eccesso nel sangue aumenta il rischio di malattie cardiovascolari; infatti, si deposita in placche sulle pareti delle arterie e le ostruisce causando un aumento della pressione sanguigna e un conseguente rischio di infarto. Ecco allora entrare in gioco la mela. Il frutto ha un elevato contenuto di fitosteroli, sostanze grasse simili al colesterolo, che proprio grazie a questa somiglianza sono in grado di “ingannare” l’organismo: evitano che il fegato produca nuovo colesterolo e ne riducono l’assorbimento da parte dell’intestino. L’unico modo per godere dei benefici dei fitosteroli è assumerli con l’alimentazione perché non possono essere sintetizzati dall’organismo. Una mela al giorno è sufficiente per garantire l’apporto necessario di queste preziose sostanze.

Cos’è il colesterolo
È una sostanza giallastra che viene prodotta per la maggior parte dal fegato (produzione endogena) e in minore quantità viene introdotta con gli alimenti che contengono grassi di origine animale; questa sostanza viene assorbita attraverso l’intestino e ricondotta al fegato da dove viene poi distribuito all’organismo. Entro certi limiti il colesterolo è vitale: infatti lo si potrebbe paragonare a un materiale da costruzione, come i mattoni, fondamentale per creare sostanze come gli ormoni, soprattutto quelli sessuali (androgeni ed estrogeni), le membrane cellulari; ma anche per sintetizzare la vitamina D, indispensabile per fissare il calcio nelle ossa. Poiché il colesterolo è un grasso, non è solubile nell’acqua, e quindi non può circolare nel sangue (acquoso); allora ha bisogno di sostanze solubili, le proteine, che gli consentano di raggiungere i “cantieri” dove c’è bisogno di materiale da costruzione. L’unione di colesterolo e proteine dà origine alle lipoproteine, simili a “trenini” composti da molti “vagoni” nei quali viene stipato il colesterolo.

C’è quello “buono” e quello “cattivo”
Il colesterolo nel fegato viene sia sintetizzato, quando occorre del materiale da costruzione, sia distrutto, quando non serve più. Qualunque sia il suo destino dovrà essere stoccato nei “vagoni” delle lipoproteine perché da solo non può circolare. Le LDL (Low Density Lipoproteins) sono lipoproteine a bassa densità e trasportano il colesterolo dal fegato ai tessuti. Ma durante la strada, se la quantità di colesterolo è troppo elevata, lo depositano lungo le pareti delle arterie creando le famigerate placche. Le lipoproteine HLD (High Density Lipoproteins) sono invece lipoproteine ad alta densità e hanno il compito di stoccare nei propri vagoni il colesterolo che deve essere smaltito e lo portano al fegato. Lungo il percorso si accorgono del colesterolo scaricato dalle LDL; allora lo raccolgono per trasportarlo al fegato e così ripuliscono le arterie.
È evidente che se i livelli di colesterolo sono troppo elevati l’LDL (chiamato colesterolo ‘cattivo’) ne scaricherà molto lungo il percorso e l’HDL (detto, invece, colesterolo ‘buono’) non riuscirà a raccoglierlo tutto.
Per questo è importante che i vari tipi di lipoproteine presenti nel sangue siano in equilibrio fra di loro e che i livelli di colesterolo totale prodotto dal fegato e introdotto con l’alimentazione non siano eccessivi. È qui che entrano in gioco i fitosteroli contenuti nella mela: riducono l’assorbimento intestinale di colesterolo ed evitano che ve ne sia troppo in circolo, così da non sbilanciare il delicato meccanismo fra LDL e HDL.

Il pomo contro i grassi ma non solo…
Oltre ad aiutare l’organismo nella battaglia contro il colesterolo, la mela possiede altre proprietà. Eccole.
Antinvecchiamento. La presenza di antiossidanti (come l’acido caffeico e l’acido clorogenico) preservano i tessuti dall’azione dei radicali liberi.
Antisettica. Il contenuto di pectina agisce come disinfettante dell’organismo.
Astringente. Grazie ai tannini la mela contrasta la dissenteria.
Dimagrante. Le fibre di cui il frutto è ricco sono presenti in due qualità: quelle solubili creano un gel in grado di “riempire lo stomaco” e dare un senso di sazietà, mentre quelle insolubili aumentano la massa fecale e facilitano il transito intestinale, velocizzando così l’eliminazione delle scorie. Il frutto contiene poi zuccheri a basso indice glicemico, che danno un senso di sazietà senza innalzare troppo la glicemia (gli zuccheri nel sangue); inoltre la mela apporta solo 45 calorie per 100 g e una buona quantità di proteine, amminoacidi, vitamine (in particolare la PP, utile per regolare la sintesi degli acidi grassi) e sali minerali (fra cui spiccano il potassio e il calcio il primo fondamentale per l’attività muscolare il secondo per irrobustire le ossa).
Diuretica.  L’85% è acqua che, insieme al potassio, facilita lo scambio di liquidi ed evita la ritenzione idrica.
Protegge i denti. Grazie alla pectina mantiene disinfettato il cavo orale e le gengive; inoltre, il contenuto di acido ossalico sbianca i denti. Infine, masticare la polpa insieme alla buccia aiuta a rimuovere la placca.
Vasoprotettiva. La mela contiene molti flavonoidi (potenti antiossidanti) che proteggono i tessuti dei capillari; alla loro azione si aggiunge la vitamina PP e il potassio, che mantengono elastiche le pareti delle vene.

Nessuna controindicazione
La mela di per sé non ha alcuna controindicazione, neppure se mangiata con la buccia, a patto, però, che provenga da agricoltura biologica: infatti, i pesticidi utilizzati nelle coltivazioni possono nuocere all’organismo. Se la mela portata in tavola non è “bio”, dunque, meglio sbucciarla.