Animal Hoarding, gli accaparratori di animali

Scritto da: Nicla Vozzella

L’Animal Hoarding, che può essere tradotto in “accaparramento di animali”: è una disposofobia, ovvero un disturbo che porta ad accumulare oggetti inutili in modo patologico e seriale; nel caso particolare si manifesta con un accumulo compulsivo di animali.
La quinta edizione del DSM – il Manuale Diagnostico e Statistico dei Disturbi Mentali – ha creato una voce a parte per la disposofobia separandola così dal “Disturbo Ossessivo Compulsivo” in cui precedentemente era inclusa.
La disposofobia è un disturbo mentale caratterizzato da un bisogno ossessivo di acquisire (senza utilizzare né buttare via) una notevole quantità di oggetti, anche se sono inutili o addirittura pericolosi o dannosi per la salute.
Le abitazioni delle persone che soffrono di questo disturbo si trasformano in veri e propri magazzini dove diventa difficile muoversi, pulire e riposare.
Vengono così pian piano a crearsi condizioni igieniche critiche che non di rado richiedono l’intervento dei servizi sociali.

L’identikit dell’accaparratore seriale
Pur essendo un disturbo che riguarda il 2-5% della popolazione i dati sono ancora pochi per tracciare un identikit accurato. E, anche se il DSMV ha creato una categoria a se stante per la disposofobia, talvolta questa può essere solo il sintomo di altre patologie psichiatriche.
In linea generale si può dire che gli individui che sviluppano questo disturbo sono prevalentemente donne; sono persone che vivono sole, raramente in coppia se non con compagni altrettanto disturbati o con anziani che sarebbero affidati alle loro cure, ma dei quali non riescono a occuparsi.
In questi soggetti il problema comincia a manifestarsi a seguito di una separazione traumatica che può riguardare la rottura di una relazione oppure un lutto o l’emarginazione sociale, per esempio dopo la perdita del lavoro.
Si potrebbe dire che l’attaccamento e l’incapacità di “separarsi” dal compagno, da chi è deceduto, dal lavoro vengono simbolicamente riversati sugli oggetti che cominciano ad accumularsi. Quindi l’attaccamento morboso di cui era oggetto la persona cara o la situazione di vita finisce per essere dirottato in modo patologico verso gli oggetti.accumulatore-oggetti
Andando oltre una visione stereotipata degli “accumulatori”, si nota che il disturbo non riguarda persone ai margini della società; anzi, spesso sono individui benestanti, capaci di accumulare anche molto denaro; quanto agli oggetti talvolta li acquistano, più spesso li raccolgono da svuotamenti di abitazioni altrui. Non di rado le persone che soffrono di questo disturbo sono creative – ne soffriva Andy Warhol – dotate di grande intelligenza e sensibilità; sono persone che non sono riuscite ad elaborare una perdita, che hanno alle spalle traumi da separazione. Persone che hanno sofferto e non devono essere giudicate ma curate.

Oggetti o animali non fa differenza
Secondo il DSMV, quando si parla di disposofobia la “natura” di ciò che viene accumulato non è rilevante: da un lato l’accumulatore può stipare nella propria casa giornali, vestiti, suppellettili e altri oggetti; dall’altro animali gatti e cani, in particolare.
Basandosi su ciò che dice il DSMV la natura dell’oggetto che viene accumulato non costituisce una discriminante nella diagnosi. Ciò che accomuna queste due modalità patologiche di collezionismo è infatti una mancanza di controllo e di misura che trasforma i luoghi dove gli accumulatori vivono in ambienti caotici e sporchi che mettono a rischio la loro stessa salute. animal-hoarding
Tuttavia, da un punto di vista clinico non è proprio la stessa cosa accumulare oggetti o animali.
In generale si può dire che gli Animal Hoarding presentano anche altri disturbi oltre alla disposofobia; hanno di frequente aspetti molto problematici riguardo all’attaccamento e nel loro passato sono spesso riscontrabili esperienze traumatiche.

Quando si accumulano animali
Se l’accaparramento patologico riguarda gli animali non è da escludere che vi sia anche un grave disturbo della personalità; va poi detto che il fenomeno può esprimersi in diversi modi: l’accumulatore può sottrarre gli animali ai legittimi proprietari, può raccattarli per la strada o può mettere in atto quello che viene definito un “eccesso di soccorso” e quindi ritenere che gli animali possano essere curati e accuditi in modo adeguato solo nella propria abitazione; spesso è per questo che l’accumulatore si rifiuta di darli in adozione. gatti
Il disturbo non si manifesta in modo repentino, dopo un evento scatenante c’è un crescendo del “collezionismo”. Non è insolito quindi che persone che inizialmente, dopo il trauma della separazione, si sono dedicate alla cura degli animali sviluppino un attaccamento morboso nei loro confronti e si trasformino in veri e propri Animal Hoarding.

 

Le vittime della patologia
Le prime vittime della patologia sono gli accumulatori stessi, che finiscono per vivere in ambienti insalubri e che perdono sempre più i contatti con le altre persone, che se non vengono curati in modo adeguato possono ammalarsi e lasciarsi morire in mezzo a tutto ciò che hanno “accumulato”.
Chi poi fa le spese di questo disturbo psichiatrico sono gli animali.
Cani e soprattutto gatti – accumulati in centinaia di esemplari – vengono tenuti in abitazioni di metrature non adeguate, sono costretti a vivere nella sporcizia, nei loro escrementi, non ci si accorge se si ammalano né se muoiono; tanto che a seguito di alcuni blitz dell’Ufficio d’Igiene o della Protezione Animali sono stati trovati nelle case degli accumulatori gatti e cani morti e in avanzato stato di decomposizione tenuti sotto ai letti o addirittura nei frigoriferi.
Sembra che l’incapacità di “lasciare andare”, di separarsi, porti a collezionare anche le carcasse senza riuscire a salvaguardare la salute né dell’accumulatore né degli animali superstiti.

Le soluzioni
Per gli Animal Hoarding la terapia è quasi sempre psichiatrica proprio per la comorbilità con cui si presenta il disturbo. Esistono dei centri in cui si stanno sviluppando nuclei operativi per aiutare le persone che soffrono di questa malattia, per conoscerli bisogna chiedere alle ASL di competenza. Questi centri sono nati per le disposofobie in generale, ma successivamente hanno cominciato ad affrontare nello specifico casi di accumulatori di animali.
Per quanto riguarda gli animali che vengono recuperati da questi luoghi orribili il destino può essere quello di trascorrere il resto dell’esistenza in un ricovero – gattile o canile – perché dovrebbero essere totalmente rieducati alla relazione equilibrata con l’uomo. Generalmente questi animali hanno sviluppato una buona capacità relazionale intraspecie – anche perché sono stati costretti a convivere con i loro simili per lunghi periodi in ambienti ristretti – ma restano diffidenti nei confronti degli esseri umani.

UN APPROFONDIMENTO PER CHI ADOTTA IL GATTO DI UN ACCUMULATORE…

Alcuni rimedi per il micio di un accumulatore
È più frequente che vittime degli accumulatori siano i gatti perché sono meglio “gestibili” in spazi ristretti e in “colonie forzate”, non è insolito quindi che questi gatti una volta finiti in gattile vengano mantenuti in stallo per tutta la vita perché non sono animali “facili” da dare in adozione.
Eppure, con un amore, pazienza e qualche rimedio floreale anche questi gatti traumatizzati potrebbero avere l’opportunità di relazionarsi in modo equilibrato con un umano.
I fiori di Bach possono rivelarsi molto utili con questi animali, il consiglio è di preparare il mix – mettendo due gocce di ogni rimedio floreale in un flaconcino, da 30 ml con contagocce, riempito di acqua minerale naturale con un cucchiaino di brandy – con i fiori necessari al gatto e poi aggiungerne alcune gocce all’acqua e al cibo. Se diluito nell’acqua il gatto non sentirà l’alcol, che peraltro è pochissimo e non dà problemi. Da ricordare che i fiori di Bach funzionano un po’ come i rimedi omeopatici, quindi tanto più sono diluiti tanto più agiscono in profondità. Non ha senso aumentare le dosi, non perché vi siano effetti collaterali o indesiderati, ma perché si riduce l’azione. Vediamo allora quali fiori possono essere indicati:
Star of Bethlehem va aggiunto da subito al mix per aiutare il gatto a rielaborare i traumi, che sono diversi: da quelli pregressi causati dalla vita con l’accumulatore, a quello di essere stato messo in una gabbia e portato via, non ultimo quello dell’adozione di cui il gatto non può essere consapevole.
Walnut è altrettanto indispensabile sia perché il gatto è un animale abitudinario di per sé, sia perché nella vita di questi gatti i cambiamenti non sono stati pochi – spesso traumatici – e bisogna favorire una “metabolizzazione” di tutto ciò che è cambiato nella vita di questi piccoli felini. 

Water violet
Water violet

Water violet è il rimedio che sembra creato apposta per la “tipologia gatto”, rispecchia molto la natura profonda del micio: è il fiore di chi sta bene da solo, di chi sembra orgoglioso e si mette su un piedistallo, di chi cerca un contatto secondo il proprio bisogno e non si “concede” facilmente… Il rimedio si ricava in natura da un fiore che vive in parte sommerso dall’acqua e che si sviluppa in verticale: anche al gatto piace stare nascosto oppure in posizione elevata! Questo rimedio può quindi rimettere in equilibrio il gatto e “risintonizzarlo” con la propria natura autentica.
Scleranthus può essere utile per armonizzare l’ambivalenza del desiderio di entrare in relazione: infatti, da un lato il gatto può stare benissimo senza l’umano ma dal momento in cui ci va a vivere insieme può anche essere “tentato” di sviluppare una relazione; purtroppo l’esperienza pregressa e l’innata diffidenza felina possono dare origine e una spiccata ambivalenza che se non armonizzata manterrà il gatto in una situazione del tipo “tira e molla” con l’umano.

Mimulus è da aggiungere al mix per la paura specifica nei confronti dell’uomo, ma anche per la timidezza perché i gatti provenienti dagli accumulatori sono spesso timidi, perché hanno imparato a stare defilati, a non “dare nell’occhio” per sopravvivere.

Mimulus
Mimulus

Rock rose può essere utile se il gatto sembra soffrire di vero e proprio panico, se la paura lo paralizza, magari può essere inserito nel mix all’inizio, appena il micio viene portato a casa, ma poi può andare bene anche solo mimulus che lavora su una paura specifica non paralizzante ma che porta a nascondersi.
Holly è il rimedio per quei gatti che invece manifestano aggressività verso l’uomo, non è un fiore necessario se il gatto è mite; se quando lo si prova ad accarezzare scappa ma non graffia e non soffia, questo rimedio non occorre.
Crab apple può essere indicato per quei gatti che manifestano un senso di vergogna; tendenzialmente infatti il gatto è un animale pulito e l’aver vissuto nel sudiciume può aver intaccato il suo modo di comportarsi e questo gli crea disagio nel relazionarsi. Il fiore inoltre è una specie di “drenante” psicofisico che può aiutare il gatto anche a “lasciar andare” la memoria psichica e corporea di ciò che gli è accaduto.
Cherry plum può essere inserito nel mix floreale di quei gatti che sembrano perdere il controllo quando sono spaventati, gatti che magari fanno i loro bisogni fuori dalla lettiera per – paradossalmente – estendere il controllo al territorio.
Questi sono solo alcuni fiori che possono aiutare il gatto, ma un’osservazione accurata del proprio piccolo felino può portare a inserirne di diversi nel mix. Se non si è esperti di floriterapia, appena il gatto viene portato a casa gli si possono mettere nell’acqua 4 gocce di Rescue Remedy, il rimedio d’emergenza che si trova già pronto, che lavora sul trauma perché contiene Star of Bethlehem, sulla paura perché nel mix c’è anche Rock Rose, contiene anche Cherry plum che agisce sulla perdita di controllo, Clematis che lavora sulla riconnessione mente-corpo e dà “centratura” all’animale e Impatiens che calma l’ansia. Questo trattamento lo si può fare per la prima settimana, poi se non si introduce un mix personalizzato meglio sospendere e usare il rimedio d’emergenza al bisogno, quando cioè il gatto sembra avere dei momenti di “ricaduta”. 

Fiori di Bach anche per l’umano che “adotta”
Se si è scelto di adottare un gatto proveniente da un accumulatore sarà un cambiamento importante anche per l’umano, quindi Walnut è un fiore da inserire anche nel mix preparato per chi adotta.
Impatiens è indispensabile per avere pazienza, per non andare in ansia e trovare la calma per aspettare i tempi del gatto e lasciar gestire al felino i modi dell’avvicinamento.
Holly può aprire all’amore incondizionato verso un animale che magari non è proprio come lo si immaginava. Da ricordare, inoltre, che il gatto non ha alcun motivo per essere grato a chi lo ha adottato. Se si è fatta questa scelta non ci si deve aspettare nulla in cambio dall’animale. Holly, se non c’è aggressività al gatto non serve, perché gli animali non hanno aspettative sugli umani e li accettano per quello che sono, anzi, i gatti, talvolta scelgono i loro umani proprio per i loro difetti. Occorre infatti non farsi illusioni: anche se si è entrati nel gattile e ci si è innamorati a prima vista di un micio… è il gatto che, in qualche modo, ha scelto!
Scleranthus è utilissimo anche per l’umano perché la relazione con un gatto che “sfugge” può essere frustrante e connotarsi di una forte ambivalenza fra il tenere e il lasciare andare. Se non si metabolizza questa ambivalenza si può essere tentati di riportare il gatto dove lo si è preso.

Water violet nel mix floreale può essere utile per “rispecchiare” la modalità di relazione del gatto. I fiori di Bach armonizzano le polarità quindi “tolgono” una caratteristica se è troppo spiccata, ma possono anche introdurla se manca. Questo fiore può essere utile all’umano per moderare il desiderio di “paciugare” il gatto, di stargli addosso per entrare in relazione. Assumendo questo fiore l’umano entra nella tipologia felina: si facilita il rispecchiamento e quindi la relazione.
Gentian, così come la genziana cresce sulle montagne e “guarda le cose dall’alto”, allo stesso modo il fiore aiuta a “ridimensionare” i problemi che possono scaturire dal rapporto con un gatto “non facile”. Il fiore aiuta a essere ottimisti a vedere la situazione come “già risolta” e a trovare la forza e la perseveranza per continuare l’avventura intrapresa con un micio che… può rivelarsi una grande sorpresa! Il fiore aiuta a stare nel “qui e ora” ed affrontare la situazione giorno per giorno, guardando ai piccoli progressi senza concentrarsi eccessivamente sulle difficoltà.

…DEDICATO A KUKI

 

n.b. Le foto per corredare questo articolo provengono dal web.