Il saggio rospo

Scritta da: Nicla Vozzella

rana alta
C’era una volta un rospo che gracidava felice nel suo stagno, una notte, mosso dall’aria elettrizzata che annunciava un temporale, si avventurò nel bosco e capitò vicino a una casetta in cui viveva una giovane donna.
Lei era seduta al buio sotto al portico, guardava il cielo rannuvolarsi e diventare sempre più buio sino a nascondere ogni baluginio di stella. Il rospo la osservò per un po’, poi, sentendo di non aver nulla da temere la salutò: “Cra, cra, cra, buonasera signorina!”
La ragazza sobbalzò, ma quando vide che si trattava solo di un rospo sorrise e rispose al saluto: “Buonasera signor rospo!”.
“Che fai qui sola al buio in una notte che annuncia temporale?”, chiese lui.
“Rifletto – rispose lei – e tu che fai?”
“Esploro!”, disse lui.

Il temporale annunciato da lampi lontani tardava ad arrivare e così i due ebbero tempo per chiacchierare e fare la reciproca conoscenza. La ragazza era piacevolmente sorpresa di trovare un rospo tanto saggio. Il rospo era altrettanto stupito del fatto che una creatura dolce e graziosa trovasse gradevole chiacchierare con lui.
I due rimasero sotto al portico per ore dimentichi del tempo che trascorreva e del giorno che stava per arrivare. A un tratto tuoni e fulmini si susseguirono accompagnati da forti scrosci d’acqua.

“È il momento – disse il rospo – devo tornare al mio stagno!”
“Non te ne andare!”, lo supplicò la fanciulla.
“Mi spiace ma devo proprio”, fece il rospo allontanandosi.
“Ferma! Aspetta! Ho un’idea – disse la ragazza raggiungendolo sotto alla pioggia – proviamo a fare come nelle fiabe: io ti bacio e tu diventi un principe!”.
Il rospo sorridendo rispose: “Non funziona così mia cara. Questa non è una delle solite fiabe: in questa i rospi restano rospi!”.

La ragazza, cercando di trovare una soluzione per evitare quella separazione che le creava tanto dispiacere disse: “Va bene, allora facciamo che mi baci tu e io mi trasformo in rana e ti seguo nello stagno”.
Il rospo gentilmente ma con fermezza rispose: “Non può funzionare nemmeno così mia cara”.
“Ma perché?”, domandò lei.
“Perché ciascuno ha la sua natura ragazza mia. Una natura a cui non può rinunciare, neppure per amore. Tu sei una donna e io un rospo: siamo stati creati così e faremmo un torto al Creatore se volessimo non tener conto delle nostre diverse nature”.
“E allora? – fece la ragazza – dobbiamo rassegnarci a essere infelici?”
“No mia cara. Dobbiamo solo accettare ciò che siamo e trovare la felicità proprio in questo.”
“In che senso?”, domandò la giovane.
“Nel senso che siamo destinati a essere felici, questo è certo, perché il Creatore vuole questo per noi; ma possiamo essere davvero felici solo se impariamo ad amare ciò che siamo, senza voler essere diversi, neppure per inseguire chi amiamo”.
“E allora? – replicò la ragazza – Siamo costretti a dirci addio?”
“Sì mia cara!”, rispose il rospo e con un balzo sparì nel bosco da dove era venuto.

Immagino che a questo punto stiate pensando: “Ma che razza di storia è mai questa? Un rospo saccente che volta le spalle a una ragazza in piena notte proprio sotto a un temporale? Ma andiamo! Dov’è il lieto fine?!”

Eppure il lieto fine c’è. Dovete sapere infatti che la giovane donna diede ascolto al rospo e andò a cercarsi un giovane uomo che la facesse sentire così come la faceva sentire il rospo e… indovinate un po’? Riuscì a trovarlo.
Il rospo, dal canto suo, si accasò con una splendida rana verde che gli diede un centinaio di girini da accudire.

Ora, per chi volesse verificare che non mi sono inventata nulla, può chiedere in giro: prima o poi qualcuno vi indicherà dov’è lo stagno in cui vive il rospo; quando l’avrete trovato sappiate che a poca distanza c’è anche quella casa in legno che ora la giovane donna condivide col suo uomo!

Se ancora vi chiedete cosa voglia dire questa storia assurda, be’, nulla di speciale, solo che è importante amare noi stessi per ciò che si è, senza voler diventare qualcosa che non siamo, neppure per inseguire un amore.
A me sembra che abbia un senso, e questa cosa mi torna, poi … chissà?!