Gli stereotipi ostacolano la felicità

 

Scritto da: Nicla Vozzella

Prof. Fulvio Scaparro
Prof. Fulvio Scaparro

Il segreto della vecchiaia felice? Liberarsi dei pregiudizi in gioventù. Ma per le donne la faccenda è un po’ più complicata perché a loro spetta il doppio compito di liberarsi anche degli stereotipi di genere, che gli uomini hanno creato e che spesso le donne fanno propri.
Il suggerimento per una vecchiaia serena viene dal professor Fulvio Scaparro, già docente di psicopedagogia all’Università Statale di Milano. Il contributo di Scaparro emerge da una tavola rotonda intitolata “La donna in una società che invecchia”, promossa dall’associazione O.N.Da (Osservatorio Nazionale sulla salute della Donna).
È importante sottolineare che il “genere” agevolato nell’invecchiamento è proprio quello femminile. Ma non solo perché la donna dal punto di vista biologico è favorita, quanto piuttosto perché la donna ha dalla sua la capacità di “prendersi cura” che si caratterizza come un’abilità nell’arte della manutenzione. “Amare ha a che fare con la parola coltivare, ‘manutenzionare’, che significa stare attenti a che qualcosa cresca bene. – spiega il professor Scaparro – La manutenzione in cui è esperta la donna a che fare con il quotidiano”. Una capacità che spesso è rivolta agi altri, siano essi membri della famiglia o della comunità. Ma se la donna indirizzasse fin da giovane quest’arte anche verso se stessa invecchierebbe meglio!
“Se è vero che cominciamo a morire nel momento in cui nasciamo. – aggiunge Scaparro – è altrettanto vero che, ugualmente, al momento della nostra nascita possiamo cominciare a impostare la nostra vecchiaia”. Per riuscire in questo intento occorre, innanzitutto, rifiutare i pregiudizi e gli stereotipi di genere: infatti, i pregiudizi sulle donne vengono aggravati dagli stereotipi della vecchiaia.
Inoltre, alcuni degli aggettivi usati per definire le donne vengono usati con un’accezione negativa quando, in realtà, costituiscono un punto di forza. Un esempio classico, è l’uso dell’aggettivo “fragile” per caratterizzare il sesso femminile; ma questa caratteristica, invece, è una risorsa e se le donne imparassero fin da subito a gestirla in tal senso, forse non avrebbero bisogno di scimmiottare gli uomini per apparire “forti”. Del resto, le donne con la loro “fragilità” sono capaci di compiere atti di grande umanità ed è proprio grazie a questa caratteristica che possono rendersi complementari all’uomo che spesso è più concentrato su se stesso. È opportuno, infatti, valorizzare le caratteristiche proprie di ogni genere e sollecitarne la complementarietà piuttosto che dissimularle.
Vero è che questa “fragile-forza o forza-fragile” delle donne le porta ad assumersi compiti gravosi che spesso logorano la loro esistenza.
Un dato interessante che non appare direttamente collegato alla questione, ma che forse lo è, proviene dagli studi epidemiologici in cui viene segnalato l’aumento dei tumori polmonari nelle donne; ma la malattia sino a pochi decenni fa era prevalentemente maschile.
Leggendo questo dato in base alla Medicina Tradizionale Cinese, secondo la quale il tumore al polmone può essere causato dalla tristezza, si può pensare che le donne moderne sono più tristi delle loro antenate. Ma perché? Forse perché rispetto alle donne delle generazioni passate, quelle contemporanee vivono un conflitto interno continuo che le porta a nascondere le loro peculiarità e a emulare, invece, quelle maschili. Inoltre, esse si fanno carico dell’accudimento dei figli, ma anche dei parenti anziani. A questo proposito, l’invecchiamento della popolazione e la disgregazione del “sistema famiglia” fa sì che gli anziani siano un peso da sopportare e non una risorsa da valorizzare e questo peso ricade sulle donne alle quali viene anche a mancare il supporto delle donne delle passate generazione che potrebbero invece costituire una risorsa per affrontare la gestione dei compiti “femminili”. Tutto questo sovraccarica le donne di responsabilità e doveri che non possono, e a volte non vogliono, condividere con i loro compagni di vita: gli uomini.
In sostanza, forse, se le donne provassero a chiedere di nuovo l’aiuto dei rispettivi partner senza ostinarsi a dimostrare che “ce la fanno anche da sole”, sarebbero un po’ meno tristi. Probabilmente questo atteggiamento sortirebbe i suoi effetti anche negli uomini e si potrebbe addivenire a una fruttuosa collaborazione piuttosto che a una estenuante contrapposizione.
Infine, è certo, che l’amore consente a ciascuno di superare molte difficoltà: se amare fa star bene perché libera endorfine e serotonina è altrettanto vero importante essere amati o come afferma il professor Scaparro “Essere nei sogni di qualcuno che ci ama”.