Poldo, Scintilla e gli umani cattivi

Scritta da: Nicla Vozzella

cane e gattina

Quella fra Poldo e Scintilla era un’insolita amicizia: lui era un massiccio cane nero, lei una esile gattina tigrata. Ciò che li univa era il fatto di abitare con una banda di cinque umani davvero cattivi: Poldo trascorreva le giornate in cortile sempre alla catena, Scintilla restava moltissime ore in casa senza alcuna compagnia. Quando i due riuscivano a vedersi si raccontavano i loro guai e provavano a consolarsi a vicenda.

“Gli umani mi lasciano tutto il giorno qua fuori, con un pezzo di pane e una ciotola d’acqua, mai una carezza, una corsa nei prati, mai un altro cane con cui scorrazzare. Posso abbaiare solo per fare la guardia, ma quando ci sono ospiti devo starmene in disparte perché sono troppo grande e gli umani hanno paura di me. Mi sento così infelice…”, raccontava Poldo sconsolato.
“Sapessi come ti comprendo. A me è consentito di stare in casa ma senza disturbare. Non posso uscire di notte e camminare sui tetti. Se mi stiracchio e intanto mi tiro le unghie sul bracciolo del divano posso star certa che mi daranno una pedata. Anch’io mi sento tanto infelice…”, lamentava la gattina.
I giorni trascorrevano tutti uguali, i due poveri animali si sentivano sempre più infelici e le poche volte che potevano incontrarsi, di nascosto dagli umani, si accoccolavano vicini per scambiarsi delle tenerezze e sentire un po’ di quell’affetto che tanto gli mancava.

Una notte che Scintilla non riusciva a dormire ebbe modo di sentire una terribile conversazione fra gli umani: “Quel cane è troppo ingombrante, tenerlo in giardino occupa spazio, non possiamo far installare la piscina!”, borbottò il primo.
“E cosa vuoi fare?”, chiese il secondo.
“Mah, sperderlo sull’autostrada è un rischio perché potrebbero darci una multa molto salata. Credo sia meglio farlo fuori e seppellirlo in un campo senza farsi notare”, rispose il primo.
“Ottima idea! – concordò il terzo – e cosa ne facciamo della gatta? Diventerà lagnosa senza il cane, pare che i due vadano d’accordo!”
“Già! – aggiunse il quarto – Credono che non lo sappiamo che si incontrano in cortile, che imbecilli!”
“Facciamoli fuori tutti e due domattina, così il problema è risolto!”, affermò il quinto. L’agghiacciante progetto sembrava mettere tutti d’accordo e i cinque scoppiarono in un’arcigna risata.

Scintilla era terrorizzata. Aveva capito cosa l’aspettava e non sapeva come fare. Trovò il modo di andare dal suo amico cane per raccontargli gli orribili progetti degli umani.
“Dobbiamo scappare Poldo, non abbiamo altra scelta!”, disse la micia spaventata.
“Vai tu Scintilla! Salvati almeno tu, io sto a questa catena, non posso liberarmi!”, osservò tristemente il cane.
“No Poldo – ribatté la gatta – scapperemo insieme. La catena è di ferro, è vero, ma il collare è di cuoio e a costo di consumarmi denti e unghie lo rosicchierò per tutta la notte e ti libererò, ma tu dovrai fingere d’essere ancora legato, così, quando quei malintenzionati verranno per portarti via li prenderai di sorpresa e scapperemo insieme!”.
Poldo ammirava l’intelligenza della sua amica gatta, così accettò di prendere parte alla fuga.
Scintilla riuscì a rimanere fuori casa quella notte, non aveva più paura d’essere sgridata o maltrattata per la disobbedienza, perché oramai non aveva nulla da perdere. Mentre gli umani dormivano lei si consumò le unghie per stappare il collare a Poldo. Sul fare dell’alba era stremata. E si assopì.
In quel mentre arrivarono gli umani, si diressero verso Poldo ma lui riuscì a scaraventarli a terra e a scappare, saltò la staccionata del cortile e corse così veloce che il cuore sembrava scoppiargli. Era così spaventato che non si accorse di non essere seguito dalla sua amica gattina.
Credeva che lei fosse sgusciata via perché sapeva che era molto più agile di lui; invece, la povera Scintilla aveva le zampe ferite dopo aver liberato Poldo dal collare e così non riuscì a correre per seguirlo.
Gli umani la accerchiarono e la misero in un grande sacco!
Voltandosi indietro e rendendosi conto che la sua amica era in pericolo, Poldo impazzì dalla rabbia. Tornò verso gli umani e provò ad aggredirli, ma uno di loro era armato e gli sparò uccidendolo sul colpo. Poi lo chiusero nel sacco con la gatta e invece di seppellirli come avevano progettato, presi dalla foga, li buttarono in un fiume. Quando l’acqua cominciò a penetrare nel sacco la gatta capì che anche per lei non c’era più nulla da fare. Si strinse con le zampine ferite al suo amico Poldo e chiuse gli occhi lasciandosi morire.

E sino a questo punto, potrete pensare che queste sia la storia più triste e cruenta che mai vi siate sentiti raccontare. Eppure, anche quando sembra impossibile, il lieto fine può arrivare…
Dovete sapere infatti che Poldo e Scintilla in passato erano stati due innamorati, trasformati in animali da una strega cattiva molto gelosa della loro felicità. Per riuscire a liberarsi dall’incantesimo i due avrebbero dovuto incontrarsi sotto altre spoglie e volersi bene sacrificando la vita l’uno per l’altra.
La strega malvagia li aveva trasformati in cane e gatto, certa che così si sarebbero odiati e sarebbe stato impossibile per loro liberarsi dal sortilegio. Ma l’amore, quello incondizionato, vince su tutto e così, in quel fiume, dentro quel sacco, Poldo e Scintilla ripresero le loro sembianze umane: il sacco magicamente si aprì e loro furono liberi di nuotare sino alla riva e trarsi in salvo.

Mentre si abbracciavano felici di essersi ritrovati e riconosciuti, si resero conto di appartenere alla stessa specie, quella umana,  dei terribili individui che li avevano maltrattati e uccisi quando erano animali. Poiché avevano compreso che il loro amore era protetto dalle stelle, Poldo e Scintilla chiesero al Cielo di esaudire un loro desiderio: vollero tornare a essere un cane e una gattina.
Il Cielo li ascoltò e ora Poldo e Scintilla scorrazzano felici in mezzo alla natura.

Che ne è di quei terribili umani? Qualcuno mi ha detto che sono stati ridotti in cenere da un fulmine!