Il canto della donna albero

Scritta da: Nicla Vozzella

donna alberoIn una splendida radura illuminata dal sole sorgeva un albero magico. Chi si fosse trovato a passare da quelle parti avrebbe sentito una voce suadente di donna cantare le più meravigliose melodie.

Gli uccellini facevano a gara per trovare posto sui suoi rami. I piccoli roditori ce la mettevano tutta per riuscire a scavarsi una tana fra le sue radici. Gli alberi vicini si beavano del suo canto e anche il sole filtrava in quella radura per partecipare alla serenità che vi regnava.

Nessuno sapeva come quell’albero fosse cresciuto, spuntò nel mezzo del bosco dall’oggi al domani; e nessuno riusciva a riconoscere a quale specie appartenesse tanto era meraviglioso e unico al mondo.

Un giorno un principe, noto per la sua arroganza e per la sua prepotenza, avendo udito la storia dell’albero magico, decise di inoltrarsi nel bosco per convincerlo a cantare per lui. Trovato l’albero il principe chiese di udire canzoni che gli erano particolarmente gradite, ma l’albero sembrava non curarsi della sua presenza e continuava imperterrito a cantare ciò che gli pareva.

Dapprima il principe si mostrò paziente, cercò di convincere l’albero che se avesse cantato come lui gli ordinava lo avrebbe ricompensato riccamente; poiché non ottenne alcun risultato, si spazientì e cominciò a minacciarlo… L’albero per tutta risposta…continuava il suo canto armonioso.

Il principe divenne furioso. Non era abituato a non essere ascoltato; così, con un gesto di stizza, voltò i tacchi e si incamminò per tornare al suo castello borbottando:

« Nessuno si è mai rifiutato di obbedirmi. Questo albero mi ha mancato di rispetto. Darò ordine ai miei boscaioli che venga sradicato e portato nel giardino del mio castello, là troverò il modo di fargli cantare ciò che voglio! »

Intanto, nella radura, gli abitanti del bosco che avevano assistito alla scena erano in fibrillazione:
« Cip, ci porteranno via il nostro amato albero, cip! », cinguettava agitato l’uccellino.

« Come faremo ora senza il suo canto che allieta le nostre giornate? », si domandava disperata la talpa.

« Poveri noi… perderemo un amico! », facevano eco gli alberi vicini.

Erano tutti disperati per l’albero, ma sapevano di non poter far nulla contro la prepotenza del principe. In ogni caso, decisero che sarebbero rimasti lì a vegliare il loro amico sino all’arrivo dei boscaioli.

L’albero magico, invece, sembrava non preoccuparsi di nulla e continuava a diffondere nell’aria il suo canto meraviglioso.

La mattina all’alba arrivarono nella radura i boscaioli. Sentendo l’albero cantare dapprima furono un po’riluttanti nel compiere il loro dovere, ma poi cominciarono a sollevare le zolle di terra per liberare le radici.

Gli abitanti del bosco intanto osservavano la scena con apprensione stando ben attenti a non dare nell’occhio: chi si era nascosto fra i cespugli, chi dietro a un sasso, chi in una buca del terreno. Intanto l’albero magico continuava a cantare meravigliosamente.

Scava che ti scava, giunti al pomeriggio inoltrato, i boscaioli si accorsero che nonostante la grande massa di terra smossa le radici ancora non si vedevano. Poiché non si fidavano a trascorrere la notte in quella strana radura, decisero di interrompere il loro lavoro e di tornare al castello. L’indomani avrebbero portato dei rinforzi per finire l’impresa.

« Diavolo di un albero! – osservò uno di loro – Ho l’impressione che il suo canto sia ipnotico e abbia rallentato il nostro lavoro… ».

« Già, lo credo anch’io! – osservò un altro boscaiolo – Allora domai sarà meglio venire qui con dei tappi nelle orecchie, così eviteremo di subire il suo incantesimo! ».

Fermi nei loro propositi per l’indomani, i boscaioli lasciarono la radura.

Quella notte l’albero diede il meglio di sé: cantò melodie meravigliose che mai nessuno aveva udito prima sulla terra; la sua voce suadente giunse sino al castello dove nessuno poté chiudere occhio. Gli abitanti del bosco, invece, consapevoli che quella sarebbe stata la loro ultima notte insieme all’amico, lo vegliarono con tutto l’amore di cui erano capaci.

A un tratto, proprio nel momento in cui l’albero si stava esprimendo armoniosamente in un gorgheggio meraviglioso, un lampo di luce comparve nel cielo, si abbatté sul suo tronco e lo squarciò.

Gli abitanti del bosco indietreggiarono per lo spavento; ma poi rimasero esterrefatti nel vedere che dalla corteccia,che si apriva delicatamente come i petali di un fiore, si liberava una giovane donna dalla pelle d’argento.

donna albero

« Chi sei tu? », domandò timidamente un leprotto.

« Sono la donna dell’albero! », rispose la ragazza.

« E che ci faceva lì dentro una creatura meravigliosa come te? », esclamò la talpa.

« La mia matrigna, una strega malvagia, voleva che restassi con lei tutta la vita e che l’aiutassi a compiere i suoi terribili sortilegi. Le serviva la mia voce soave per recitare le formule magiche. Io, però, mi rifiutai e una notte scappai in questo bosco. Lei mi trovò e mi trasformò in un albero. Ma la mia vera madre, che mi protegge da un mondo invisibile, fece sì che io non perdessi la mia voce e che continuassi a cantare pur rimanendo imprigionata nell’albero…».

« E come mai ora sei riuscita a liberarti? », chiese l’uccellino.

« Era scritto che il giorno in cui avessi incontrato il vero amore, un amore puro e incondizionato, sarei stata libera! »

« Non ti sarai innamorata di quell’arrogante del principe! », disse la talpa con disappunto.

« No. Niente affatto! – rispose la donna – Il vero amore l’ho trovato in voi. L’ho sentito penetrare in me, attraverso la corteccia, mentre stavate in pena per il mio futuro. È grazie a quell’amore puro che mi avete dimostrato vegliando su di me che io ora sono libera. Mi avete amata così, semplicemente, non avete cercato né di modificare il mio canto, né di sradicarmi come ha fatto invece il principe. Mi avete accettata per la forma che avevo, quella di un albero, senza domandarvi come mai cantassi, o perché fossi capitata qui in mezzo a voi. Questo tipo di amore ha compiuto il miracolo! »

« Ma domani torneranno i boscaioli, come farai? », chiese trepidante l’uccellino.

« Non preoccupatevi, nulla può cambiare le cose oramai. Andiamo tutti a riposare, domani andrà come deve andare, abbiate fiducia! », disse la donna sorridendo e avviandosi verso una grotta poco distante.

Gli abitanti del bosco si coricarono attorno a lei mentre l’albero, rimasto vuoto, pian piano richiudeva la sua corteccia come se nulla fosse accaduto.

L’indomani, non appena si sentì il vociare dei boscaioli, gli abitanti si nascosero insieme alla donna per osservare la scena.

I boscaioli arrivarono con i loro tappi ben ficcati nelle orecchie e lavorarono alacremente fino a quando l’albero fu completamente sradicato. Lo caricarono su una carriola e lo portarono al castello del principe. Ma non appena furono al cospetto del sovrano, questi inveì contro di loro:

« Idioti che non siete altro! Non vi siete accorti che l’albero ha smesso di cantare?! »

I boscaioli si tolsero in fretta e furia i tappi dalle orecchie per cercare di capire cosa il principe dicesse loro e, quando questi replicò i suoi improperi, si sentirono davvero degli idioti; perché l’albero era muto, e lo era stato per tutta la mattina solo che, con i tappi nelle orecchie, loro non se ne erano accorti.

Il principe furioso tornò di corsa nella radura e si mise a scavare con le proprie mani nella terra, imprecando:

« Dov’è? Dov’è? Dev’essere da qualche parte la voce di quel maledetto albero. Non può essersi dissolta! Dev’essere qui! »

Tutto preso dai suoi affanni non si accorse della donna con la pelle d’argento che da un po’ lo osservava attorniata dagli abitanti del bosco.

« Che sciocco uomo sei principe… – disse la donna – …come puoi pretendere di appropriarti della voce di un albero? Lo hai tolto dalla sua radura, lo hai separato dai suoi amici, non puoi sperare che al tuo castello l’albero voglia cantare. Con la tua prepotenza lo hai zittito per sempre! »

« Eh! E tu chi sei? », domandò il principe facendo un sobbalzo.

« Oh, io sono solo una che conosce bene il carattere degli alberi magici: se li sradichi, se li tratti con prepotenza, se sei sgarbato con loro… non cantano più! »

« Stupida femmina! Credi di saperla lunga vero? Ora ti mostro io che fine fanno gli alberi che osano ribellarsi al mio volere! »

Pronunciate queste parole il principe tornò al castello e diede ordine di bruciare immediatamente l’albero. Nessuno osò contrastarlo. Ma mentre il fuoco avvolgeva la corteccia e i lapilli volteggiavano in ampie spirali verso il cielo, dalla radura si udì provenire un canto più meraviglioso che mai.

A intonarlo era la donna dalla pelle d’argento che con quella melodia struggente accompagnava l’albero nel suo ultimo viaggio. Gli amici del bosco si strinsero intorno a lei facendole sentire, in quel momento più che mail, il loro affetto sincero. La donna con la pelle d’argento piangeva, ma in fondo al cuore sapeva che stava cominciando per lei una nuova vita e che il suo canto ora sarebbe stato libero come mai era stato prima.