Il polpo che danza

Scritta da: Nicla Vozzella

C’era una volta un polpo che si sentiva diverso dagli altri perché era un po’ goffo e non era capace di muovere in modo sincronizzato i suoi tentacoli, così capitava spesso che inciampasse e che si insabbiasse rovinosamente nei fondali.
polipo che danza nicla vozzella
“Povero me – si lamentava il polpo – sono proprio una frana… vedo polpi appena nati che sanno muoversi agilmente mentre io, che sono già piuttosto cresciuto, non sono capace…”
A causa del suo senso di inadeguatezza e del suo sentirsi sempre fuori posto, il povero polpo finì per isolarsi e per autoescludersi dalla vita dei fondali.

Un saggio granchio che gli era molto affezionato, decise di affrontare apertamente l’argomento e di parlare al polpo per convincerlo a fare qualcosa per se stesso.

polipo che danza nicla vozzella
Un giorno che, per caso, si incontrarono dietro un corallo il granchio esordi:
“Lo so che ti senti goffo perché non sai coordinare il movimento dei tuoi tentacoli, ma credo che potresti imparare a muoverti più agevolmente se ti facessi aiutare…”
“Aiutare da chi?”, chiese il polpo.
“Così su due chele, non saprei chi consigliarti, anche se forse, e dico forse, potresti chiedere a qualche altro animale che ha i tentacoli come te, sono certo che qualcuno sarà ben disposto ad aiutarti, non credi?”
“Può darsi – rispose il polpo – ma mi vergogno a chiedere a un altro polpo come si fa a muoversi bene nell’acqua, ho paura di essere deriso. Alla mia età non so ancora muovermi come si deve. No, no mio caro granchio, non me la sento di chiedere.”

Potresti provare con la medusa – disse il cavalluccio marino che se ne stava a dondolare tra le alghe – lei ha i tentacoli come te, è una grande danzatrice, molto coordinata… anche perché, se non lo fosse, finirebbe col pungere se stessa con i propri tentacoli urticanti”.

“Mi sembra un’ottima idea”, salto su il granchio
“Macché ottima idea – rispose mesto il polpo – mi ci vedi a prendere lezioni di ballo da una medusa? Sarei ancora più ridicolo”

Il granchio, che era un po’ stanco del pessimismo del polpo, si spazientì: “Oh, senti bello mio, o ti fai aiutare o resti per sempre qui a lamentarti di essere goffo, cosa preferisci? Al tuo posto non avrei dubbi ma devi decidere tu, io sono stanco e me ne torno nella mia tana.

Il polpo rimase solo e pensoso… gli sarebbe piaciuto moltissimo muoversi agevolmente come tutti gli altri, ma prendere lezioni di danza dalla medusa…

Mente se ne stava lì a rimuginare, il cavalluccio marino si avvicinò e gli disse: “Fai una prova, che ti costa! Io suono il piano per la medusa mentre balla, se vuoi ti accompagno da lei, tu le parli e provate a vedere se tutta questa storia ha un senso.

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Titubante, ma mosso dal grande desiderio di muoversi nei fondali come tutti i suoi simili, il polpo alla fine decise di andare dalla medusa insieme al cavalluccio.

“Dunque – fece la medusa dopo averlo ascoltato – se ho capito bene tu mi hai detto che ti senti diverso e goffo rispetto agli altri perché non riesci a muovere i tuoi tentacoli in modo coordinato come fanno i tuoi simili e sei venuto da me per chiedere aiuto, è così?”

“Si, signora medusa, è proprio così, ma se neppure lei può aiutarmi non si preoccupi, accetto il mio destino…”

“Quale rassegnazione amico mio! –  disse la medusa – Coraggio, io credo di poterti aiutare”.
polipo che danza
Il polipo non stava in sé dalla gioia, i due si accordarono per incontrarsi un’oretta tutti i giorni e provare, provare, provare… la medusa danzava mentre il cavalluccio suonava il piano e il polpo provava ad imitarla.

“Forza caro – diceva la medusa – e uno, due e tre… e tre e quattro e… “.
Purtroppo i risultati non erano quelli sperati. Il polpo incespicava anche con i numeri, era scoraggiato, ma la medusa lo invitava a non disperarsi…

Finché un giorno il cavalluccio marino ebbe un’idea: “Scusate, sono giorni che vi osservo e mi sono accorto che il polpo ha un buon orecchio per la musica ma è come se poi, contando i passi si confondesse, è corretto?”
Il polpo annuì tristemente.
“Bene – fece il cavalluccio – allora suggerirei di non usare i numeri, ma di scrivere su ogni tentacolo una nota musicale, io la suono al piano, e il polipo muove il tentacolo corrispondente, che ne dite?”

“Mi sembra un’ottima idea!”, osservò la medusa.
“Ma io non so se conosco le note musicali”, disse il polpo chinando il suo testone.
“Sì che le conosci! – affermò il cavalluccio – ho notato come segui il tempo, solo che non sai quale tentacolo muovere… comunque facciamo una prova almeno, dai!”.

Il risultato fu strabiliante: in poche settimane il polpo non solo imparò a muoversi con scioltezza, ma divenne anche un meraviglioso ballerino capace di danzare con leggiadria nello splendido mare in cui viveva.

La medusa e il cavalluccio marino si congedarono dal loro “allievo modello” commossi non solo per i risultati ottenuti ma soprattutto per la gioia che leggevano negli occhi del polpo.

I compagni polpi furono molto felici per lui e lo riaccolsero nel gruppo – da cui lui aveva scelto di allontanarsi – con tutti gli onori.

Si dice in giro – chiacchiere di conchiglie – che quando la luna piena illumina i fondali fin giù, giù dove vive il polpo, lo si possa veder danzare al chiarore del plenilunio felice di aver scoperto il proprio talento.