La pagura e il cavalluccio marino

Scritta da: Nicla Vozzella

paguroHura era una pagura dall’animo un po’ malinconico.
Un giorno, mentre se ne andava in giro in cerca di una nuova conchiglia dentro cui abitare incontrò Lena, la murena, un’antipatica che credeva di avere sempre un buon consiglio per tutti… soprattutto se non richiesto. Vedendo arrivare Hura con l’aria mesta e un po’ spaesata non si fece scappare l’occasione per tirar fuori la sua cattiveria.
“Ah ah, vedo che sei di nuovo senza casa Hura! Possibile che tu non sia capace di costruirti una tana stabile come fanno tutti gli altri abitanti dei fondali?”, disse la murena con tono acido e provocatorio.murena

La pagura, un po’ intimidita, provò a rispondere balbettando: “Ma, ve ve…veramente io la casa me la porto sulle spalle: è questa la mia natura, non posso scavarmi una tana come fanno gli altri abitanti dei fondali”.
“Ah, sì?! – ribatté cinica la murena – E allora com’è che ora vai a spasso nuda come un verme? Dov’è la tua casa? Come mai non ce l’hai sulle spalle?”
“Mi è diventata stretta – rispose Hura intristita e abbassando lo sguardo – Sono cresciuta troppo e la conchiglia che abitavo è diventata piccola: l’ho abbandonata e sto andando a cercarmene un’altra”.
“Sei proprio una povera disgraziata allora! – osservò la murena senza alcuna compassione – Triste è il tuo destino: ti tocca vagare in cerca di una conchiglia. Una conchiglia vuota, scartata da un viscido mollusco. E tu, creatura sfortunata, trasformerai quel guscio morto in casa! Ah! Non ti invidio proprio, povera te!”
Hura si sentì profondamente mortificata, ma siccome era una creatura gentile provò a spiegare alla murena perché i paguri devono cambiare conchiglia: “Vedi Lena, noi paguri continuiamo a crescere e quindi…”
Lena la interruppe bruscamente: “Ehi! Bamboccia! Non ho intenzione di sorbirmi una lezione sui paguri. Non mi interessa e non ho tempo da perdere, ho un sacco di cose da fare prima di tornare a casa… perché… sai… io, a differenza di te, una tana ce l’ho e bella grande anche!”. Dopo quest’ultima cattiveria la perfida murena sparì nella sabbia del fondale sollevando una nuvola di polvere.

Hura rimase lì tutta sola e una lacrima le solcò il musetto, ma essendo una creatura marina, la lacrima si mischiò con l’acqua del mare e nessuno se ne accorse. E, in fondo, quella lacrima sottolineava la malinconia che abitava nel cuore di Hura: lei si sentiva diversa dagli altri, quando era sola piangeva per questo, provava a fare come gli altri abitanti dei fondali: si trovava una bella conchiglia come casa, si cercava un bello spazietto dove stare, magari vicino a uno splendido corallo, e provava a stare lì… Il fatto era che cresceva molto in fretta e le conchiglie che abitava le diventavano subito strette, così doveva rimettersi in cammino per cercare un’altra casa.
E così, cammina cammina, si sentiva senza un posto davvero suo. La murena non era stata gentile, però era riuscita a ferirla perché, in fondo al cuore, anche Hura pensava di essere una creatura disgraziata e condannata a vagare in solitudine nei fondali marini.

polipoMentre la povera pagura se ne stava lì malinconica arrivò Ippolito il polipo: “Non ci posso credere!!  – disse l’animale ad alta voce – Una creatura in gamba come te che si lascia ferire dalle parole di una povera murena frustrata!”
“Cosa vuoi dire?”, domandò Hura, asciugandosi le lacrime.
“Voglio dire che è assurdo! Semplicemente assurdo! Ma perché non hai ribattuto come si doveva a quella sciagurata?!”
“E cosa avrei dovuto dirle Ippolito? In fondo ha ragione. Che vita faccio? Sempre in movimento, sempre in cerca di una nuova casa…”
“Sempre in T R A S F O R M A Z I O N E piccola mia! Tu sei una creatura che costantemente si trasforma, si evolve! Lena, invece, così è nata e così resterà. Parla solo per invidia! Tu, mia cara, andando in giro per i fondali, con la scusa di cercarti una conchiglia, fai esperienza, lei no. Tu sei un’esploratrice dei fondali, esplori il mare, esplori la vita! È meraviglioso! Nei tuoi viaggi incontri gli altri abitanti del mare, fai amicizia. Lena, con quell’elettricità che si porta in corpo, viene evitata da tutti. Tu piaci perché ti mostri per come sei, talvolta anche senza guscio. Ti fidi degli altri e ti affidi alla saggezza del mare che, alla fine, ti aiuta sempre a trovare una conchiglia della tua misura. Ah, mia piccola Hura, questo avresti potuto dire a quell’acida murena. Altro che metterti a piangere e sentirti sbagliata.”
“Ma sono diversa – obiettò la pagura – e alla fine devo sempre cambiare posto, amici, casa… Mi sento sola!”
Il polipo si avvicinò alla pagura e con un tentacolo le fece una carezza sulla testolina, poi, paternamente le disse: “Lo comprendo piccolina, ma vorrei che tu provassi a vedere i doni che il dio del mare ti ha fatto. Il tuo continuo trasformarti non è una condanna, ma un regalo prezioso. Ringrazia per ciò che ti è stato dato, perché quando diverrai consapevole d’aver ricevuto un dono troverai la serenità e anche qualcuno con cui condividerla. Ora devo andare piccolina, ma ti prego: se hai ascoltato Lena, almeno per par condicio, ascolta anche me!” E roteando su se stesso il polipo si allontanò sorridendo.

Hura si sedette sul fondale, stette un po’ lì pensierosa con le zampine incrociate a riflettere su ciò che quel polipo gentile le aveva detto. In fondo, anche nelle sue parole c’era della verità. Forse la murena non aveva tutte le ragioni.
cavalluccio marino
Come se le leggesse nel pensiero, per consolarla, un cavalluccio marino le si avvicinò, le diede una ‘musata’ e Hura trasalì. “Mi hai spaventato. E tu chi sei?”
“Mi chiamo Lucio, sono un cavalluccio di mare”.
“Che sei un cavalluccio lo vedo, ma perché mi hai dato una musata?”
“Era un gesto affettuoso, sai… io non ho le zampe, avrei voluto farti una carezza, ma non posso… un musata è la cosa che le si avvicina di più.”
Hura sorrise intenerita. Era così dolce quel cavalluccio che il cuore le si allargò d’incanto e fu come riscaldato da un raggio di sole.
“Sei gentile cavalluccio, immagino che tu, da dietro a quei coralli, ti sia goduto tutta la scena, vero?”
“Ero dietro ai coralli, ma sono arrivato verso la fine della tua ‘chiacchierata’ con la murena. Avrei voluto intervenire, ma poi è arrivato il polipo e ho lasciato che parlasse lui. Ha saputo dirti cose molto giuste e senz’altro ha fatto meglio di come avrei potuto fare io. Il polipo ha ragione. È da un po’ che ti osservo e tu sei davvero un animaletto speciale.”
Hura arrossì, poi timidamente domandò: “Lo credi davvero?”
“Certo! – disse Lucio – Non pensare che per me la vita sia stata facile. Mi hanno preso in giro. Mi sbeffeggiavano dicendo che non ero né un vero cavallo né un vero pesce. E poi… be’, poi tante altre cose cattive che non voglio ricordare. Ma alla fine ho capito: io non sono un ‘incrocio’ mal riuscito, questa è la mia natura! Il dio del mare mi ha voluto così. Sono riuscito a vedere la mia vita da fuori e ho capito che io non sono, come qualcuno mi diceva ‘né pesce né cavallo’, non sono ‘né l’uno né l’altro’: io sono ‘l’uno e l’altro’ e questa è una grande ricchezza. Da allora non mi sento più sbagliato e considero la mia diversità un dono”.

Hura stava lì con gli occhioni sgranati ad ascoltare quel cavalluccio tanto saggio e tanto gentile… Avrebbe voluto restare ancora a parlare con quella creatura così particolare, ma doveva cercarsi una conchiglia ed era arrivato il momento di partire, di nuovo, e di nuovo lasciare gli amici e… Lucio… Mentre stava per accomiatarsi, Lucio, che sembrava leggerle nel pensiero, le disse: “Ti va se ti accompagno a cercare una nuova conchiglia?”
Hura non stava in sé dall’emozione. Fece un balzo sulle sue zampette e in un grido di gioia esclamò: “Sìììììììì”.

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Quel “sì” echeggiò a lungo negli abissi e svegliò il dio del mare che, attraverso la sua magica bolla d’acqua poteva vedere passato, presente e futuro di ciò che accadeva nel suo regno sommerso. Quando vide quali erano i sentimenti che univano Hura e Lucio, capì che un cavalluccio marino non avrebbe mai potuto vivere con una pagura, erano specie troppo diverse fra loro. Eppure, quei loro cuori erano così in sintonia che sarebbe stato un peccato non dargli l’opportunità d’essere felici insieme. Poche volte il dio del mare aveva visto due creature con davanti un futuro pieno d’amore, capaci di condividere la vita senza badare alle differenze che esistevano fra loro. Così decise di regalare a Hura e Lucio due corpi umani. Li fece piombare in un sonno profondo da cui si risvegliarono uomo e donna.

Artistic Couple Hugging On A Beach

Hura e Lucio ora vivono in uno splendido luogo vicino al mare… Vi piacerebbe incontrarli? Volete saper come fare a riconoscerli? Allora… cominciate con il cercare una spiaggia incontaminata… andateci alla sera al tramonto… se vi capiterà di vedere un uomo e una donna che sembrano emanare luce come due stelle… è probabile che siano loro. Volete esserne certi? Be’, lei potrete riconoscerla dal fatto che… non ha perso l’abitudine di cercare conchiglie nella sabbia!