Posizioni di vita e fiori di Bach

Scritto da: Nicla Vozzella

Si chiamano “posizioni di vita”, sono quegli stati emotivi che si acquisiscono nell’infanzia e che ci accompagnano per tutta l’esistenza. Ma non sono situazioni immutabili, lavorando su di sé, magari con l’aiuto di un terapeuta o persino con i fiori di Bach è possibile recuperare quell’equilibrio e quella centratura che ci fanno sentire a nostro agio con il prossimo e, soprattutto, con noi stessi.

Eric Berne, il padre dell’Analisi Transazionale, afferma che il bambino piccolo ha già assunto alcune convinzioni su se stesso e sulla gente che lo circonda e, in modo particolare, sui suoi genitori. È probabile che queste convinzioni lo accompagnino per tutto il resto della vita; Berne le riassume nel modo che segue: io sono ok, oppure io non sono ok; tu sei ok oppure tu non sei ok”.
Unendo queste posizioni nelle loro possibili combinazioni si ottengono quattro affermazioni su se stessi e sugli altri:

Io sono ok, tu sei ok
Io non sono ok tu sei ok
Io sono ok, tu non sei ok
Io non sono ok tu non sei ok

Queste quattro affermazioni sono note col nome di “posizioni di vita”.

Posizioni Esistenziali
Posizioni Esistenziali

La posizione di vita può essere definita come l’insieme di convinzioni fondamentali che una persona ha su di sé e sugli altri e che vengono utilizzate per giustificare il proprio comportamento.
Secondo Berne, la posizione viene assunta proprio agli inizi dell’esistenza – fra i 3 e i 7 anni – ma alcuni autori sostengono anche prima.

Quando tutto è ok
Se un bambino nasce in una famiglia accogliente, dove i suoi bisogni vengono riconosciuti, dove può esprimere se stesso liberamente, molto probabilmente fonderà la sua vita su una posizione “sana” in cui riconoscerà se stesso: dirà quindi “io sono ok” e sarà altrettanto capace di riconoscere l’altro affermando anche “tu sei ok”.
Non sempre, però, questa situazione ideale si verifica e dunque, nel relazionarsi con gli adulti di riferimento, il bambino sarà indotto a “giudicare” se stesso e anche a esprimere un giudizio sul mondo circostante e sul prossimo assumendo una delle altre tre posizioni di vita sopraelencate.

Quando non tutto è ok
Va detto che queste posizioni di vita sono assunte in relazione alla possibilità di sopravvivere oppure no. Non è necessario che il bambino si trovi in reale pericolo di vita: ciò che conta è la percezione che ha di se stesso e dell’ambiente che lo circonda; è il modo con cui gli adulti di riferimento reagiscono con lui che dà al piccolo la percezione di poter sopravvivere oppure no.
Se il bambino sente che i suoi bisogni, il suo modo di essere non vengono accolti e non gli viene concessa la possibilità di esprimere la propria unicità è molto probabile che cresca pensando di non andar bene così com’è, di non poter essere accettato dall’altro, di essere sbagliato e quindi la sua posizione di vita sarà “io non sono ok, tu sei ok”.
Se invece il bambino viene maltrattato o abbandonato, oppure molto controllato e disciplinato in modo eccessivo, o anche iperprotetto rispetto al mondo esterno, è probabile che per salvaguardare la propria sopravvivenza si convinca che nel prossimo c’è qualcosa di sbagliato e quindi la sua posizione di vita sarà “io sono ok, tu non sei ok”.
La terza possibilità riguarda bambini fortemente deprivati, non riconosciuti, che è possibile siano stati anche controllati e, talvolta, maltrattati. In questi bambini traumatizzati vi sarà una sfiducia totale in sé e nell’altro e assumeranno una posizione di vita “io non sono ok, tu non sei ok”.
Ciascuna di queste tre posizioni impedisce al bambino di crescere in modo armonioso sviluppando i propri talenti e valorizzando quelli degli altri.

Nulla è immutabile
Occorre tuttavia precisare che esistono vari gradi in cui si manifestano le posizioni di vita, proprio perché sono state indotte con un diversi gradi di intensità: in alcuni individui saranno appena riconoscibili e magari riguarderanno solo alcuni ambiti dell’esistenza e, con un buon esercizio di consapevolezza o con i rimedi floreali, sarà possibile recuperare la posizione sana “io sono ok, tu sei ok”; per altri invece la posizione assunta sarà così marcata, perché deriverà da condizionamenti profondi, che per tornare all’equilibrio sarà indispensabile un aiuto esterno.
L’essere umano ha comunque in sé infinite risorse per portare a realizzazione il proprio scopo esistenziale, quindi, nonostante la posizione di vita assunta non è impossibile modificare le proprie decisioni rispetto a se stessi e al mondo giungendo, prima o poi, a concepire la via come una bella esperienza che vale sempre la pena d’essere vissuta.

Tornare “sani” con i fiori
In alcuni casi, per recuperare una posizione di vita che consenta di sentirsi “OK” in un mondo “OK” possono essere d’aiuto i fiori Bach: 38 rimedi individuati dall’omonimo medico inglese che, agendo su un piano energetico vibrazionale, consentono di ritrovare quella centratura che consente di “rivedere” le proprie posizioni esistenziali.
Con la premessa che il rimedio floreale deve essere sempre personalizzato e declinato nel caso specifico, qui si possono dare alcuni suggerimenti a titolo di esempio.

Io non sono ok, tu sei ok
È questo il caso dove c’è una scarsa autostima, dove la persona si sente sbagliata, in colpa, dove compaiono emozioni quali tristezza e scoraggiamento, senso d’inadeguatezza. A seconda della nota che l’individuo maggiormente manifesta può  essere d’aiuto:
– Larch, che lavora nel potenziare l’autostima;
– Centaury per chi assume un atteggiamento da “zerbino” nei confronti del prossimo;

Centaury, fiore di Bach
Centaury, fiore di Bach

– Chicory per chi ha imparato a chiedere attenzione in modo indiretto, manipolando l’altro, magari manifestando disturbi fisici;
– Red Chestnut per chi si sente in dovere di preoccuparsi per gli altri, allo scopo di essere accettato, dimenticando di occuparsi di se stesso;
– Elm per chi si prende responsabilità non sue;
– Pine per il senso di colpa che nasce dal sentirsi sbagliati.

Io sono ok, tu non sei ok
In questi casi la persona non può fidarsi del mondo e del prossimo, sviluppa così sentimenti di diffidenza o di risentimento, spesso prevarica l’altro, lo dirige e lo domina. L’armonizzazione di queste note caratteristiche si può raggiungere, per esempio, con:
– Holly per sviluppare la capacità d’amare in modo incondizionato;
– Willow per affrontare il risentimento e comprendere che non si è creditori di alcun risarcimento;
– Beech per l’intolleranza vero il prossimo;
– Vervain nel caso in cui la persona sia spiccatamente direttiva, sino a rasentare il fanatismo;

Vine, fiore di Bach
Vine, fiore di Bach

– Vine quando l’atteggiamento diventa dittatoriale;
– Rock water per l’eccessiva rigidità nei confronti delle regole e nell’applicare norme disciplinari;
– Water violet per chi si isola con orgoglio pensando che nessuno sia in grado di aiutarlo; quest’ultimo rimedio spinge la persona a chiedere “umilmente” aiuto.

Io non sono ok, tu non sei ok
La mancanza di fiducia in sé e nel mondo è complessa da trattare anche con i rimedi floreali perché spesso la persona non riesce proprio a chiedere aiuto.
– Gorse può essere indicato per l’individuo depresso che, tuttavia, su consiglio di qualcuno – parente o amico – trova la forza per farsi aiutare;
– Wilde rose è utile per chi ha perso ogni speranza, ogni stimolo e voglia di vivere, è d’aiuto nei casi di totale apatia;

Wild rose, fiore di Bach
Wild rose, fiore di Bach

– Sweet chestnut è indicato quando vi è uno stato di disperazione profonda, quando la persona si sente impotente, con “le spalle al muro”;
– Mustard per la depressione che compare, apparentemente senza motivo, come una nuvola scura;
– Star of Bethlehem per i traumi che hanno lasciato gravi ferite; questo rimedio si può usare in modo trasversale nelle diverse posizioni esistenziali perché spesso alla base di ciascuna scelta di vita c’è un trauma, talvolta piccolo, altre volte grande.

Le infinite sfumature
Ciò che sia uno psicoterapeuta sia un floriterapeuta sanno bene è che ogni individuo è unico, che non si possono fare generalizzazioni e che le posizioni di vita, come abbiamo detto, possono manifestarsi con intensità diverse.
È quindi sempre fondamentale non generalizzare, ma concentrarsi sulla persona che si ha di fronte, accogliere il suo vissuto e il suo modo di esprimerlo e valutare di volta in volta la modalità di approccio.
Da sottolineare che vi sono dei fiori di Bach che consentono di evidenziare la “posizione esistenziale” della persona quando non è chiaramente manifesta.
Si possono usare a tal scopo:
– Scleranthus quando la persona sembra oscillare fra due posizioni esistenziali;

Scleranthus, fiore di Bach
Scleranthus, fiore di Bach

– Wild oat quando le posizioni sembrano più d’una o quando è particolarmente difficile cogliere quella dominante;
– Agrimony quando la persona indossa una maschera e si intuisce che non riesce a essere autentica;
– Walnut, il fiore che catalizza ogni cambiamento, se associato ad Agrimony aiuta a far “cadere la maschera”.

Le posizioni esistenziali e i diversi “profili” dei rimedi floreali sono utili mappe per orientare la relazione d’aiuto, ma ciò che davvero permette all’individuo di incamminarsi verso la realizzazione di sé è l’ascolto, l’accettazione positiva incondizionata e l’empatia. Sentirsi “empatizzati” è il più efficace aiuto che una persona possa sperimentare e questo è valido in qualunque relazione interpersonale, non solo in quella d’aiuto.