Il senso della vita…

Scritta da: Nicla VozzellalaoziC’era una volta un monaco taoista che insieme al suo discepolo aveva intrapreso la scalata di un monte altissimo sul quale dicevano si trovasse la risposta alla domanda che tutti, prima o poi, si pongono:  “qual è il senso della vita?”.

La scalata era lunga e difficile; in più alcuni “strani fantasmi” sembravano divertirsi a rendere al discepolo ancora più ardua la salita.

Superati i primi dislivelli il discepolo fu travolto da un vortice di luce verde e gialla, limpida e luminosa come l’acqua del mare, che rischiava di farlo annegare. Mentre il discepolo si dibatteva per cercare di fronteggiare l’acqua il maestro rimaneva ad osservare impassibile e silenzioso. Non appena il discepolo riuscì a liberarsi dal vortice e ad affrancarsi stretto a una roccia domandò: “Maestro, cosa significava questa prova, perché l’acqua mi ha colpito e tu non ne sei rimasto neppure bagnato?”.

Il maestro guardò il discepolo bonariamente, ma non rispose e proseguì nel suo cammino facendogli cenno di seguirlo.

Superato un nuovo dislivello, un dardo di fuoco colpì nel petto il discepolo e lo avvolse nelle fiamme. Proprio mentre egli credeva di non avere scampo il fuoco si trasformò in fumo e scomparve. Appena il discepolo riprese fiato domandò: “Maestro, cosa significa questa nuova prova, perché non mi hai aiutato a combattere il dardo di fuoco?”.

Il monaco rimase impassibile, sorrise e fece cenno al discepolo di proseguire.
Il cammino era sempre più irto. Il maestro proseguiva senza dare segni di stanchezza mentre il discepolo annaspava dietro di lui. La base del monte era oramai un puntino in lontananza, ma la cima sembrava ancora irraggiungibile.

Mentre i due camminavano in silenzio una spada di legno trafisse il petto del discepolo. Egli si accasciò al suolo con il respiro affannoso, mentre il maestro impassibile osservava. Proprio mentre il discepolo credeva fosse arrivato il suo tempo per morire, smise di lottare, smise di resistere e si abbandonò alla morte. Il maestro allora afferrò la spada e la tolse dal petto del giovane. Il discepolo si rialzò e scoprendo che non aveva più alcuna ferita chiese al maestro: “Ma perché anche questa prova del legno, perché mi hai lasciato quasi morire prima di aiutarmi?”.

Il monaco sorrise, ma non proferì parola, fece cenno al discepolo d’alzarsi e i due continuarono a salire verso la cima.

Il cammino sembrava interminabile, si susseguirono le stagioni, passarono gli anni: il maestro procedeva e il discepolo lo seguiva tenendo la testa bassa e lo sguardo rivolto al suolo.

A un tratto, alzò la testa e vide che il suo maestro era scomparso e la cima del monte era quasi “a portata di mano”. Allora il discepolo sentì una grande gioia provenire dal suo petto, proprio nel punto in cui il vortice d’acqua, il dardo di fuoco e la spada di legno lo avevano colpito. Una serenità profonda lo pervadeva e sapeva che avrebbe potuto raggiungere la sommità del monte senza alcuna difficoltà anche da solo.
Guardando verso la cima si accorse che la montagna era diventata ancora più alta e che lui avrebbe dovuto percorre una salita ancora maggiore rispetto a quella che aveva già affrontato con il suo maestro. Tuttavia, non si scoraggiò e riprese a salire pronto a contare solo sulle sue forze: dal cielo giunsero vortici d’acqua, dardi di fuoco e spade di legno, che però si dissolsero prima di toccare il petto del discepolo.

In quel momento il discepolo sentì una voce pronunciare queste parole: “Maestro, aspettate, senza di voi non potrò mai arrivare in cima”.

Il discepolo si voltò e vide dietro di sé un giovane annaspare faticosamente sulle rocce. Il discepolo si specchiò in una pozza d’acqua e vide che era diventato vecchio come il suo maestro; sorrise a se stesso e al giovane; gli fece cenno di seguirlo e continuarono a salire in silenzio.