La verità… per amore

Scritto da: Nicla Vozzella

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Sincere, chiare e rassicuranti così devono essere le parole rivolte al bambino e all’adolescente. Bisogna dire la verità! Capita, invece, che il genitore menta o nasconda al figlio alcune verità nella convinzione di proteggerlo. Non è così che si proteggono i bambini al contrario la bugia li disorienta mette in crisi la fiducia nelle figure adulte di riferimento, siano esse genitori o insegnanti, e fa loro supporre di non essere meritevoli di fiducia.

Perché è importante essere sinceri
“Il bambino ha una spiccata sensibilità per captare le emozioni”, spiega Cecilia Bellini, psicologa e psicoterapeuta a Milano. “Se l’adulto non è sincero, il piccolo lo intuisce e può credere di non essere amato abbastanza e di non essere sufficientemente protetto”. Infatti, il bambino percepisce l’ambiente che lo circonda come una propria estensione, il suo pensiero è sempre autoriferito perciò, ogni evento che si verifica nell’ambiente viene connotato da una propria responsabilità.

Quando le bugie si sprecano
“Le bugie, più o meno gravi, costituiscono sempre un meccanismo difensivo messo in atto dall’adulto per proteggere se stesso e per mascherare la propria incapacità nell’affrontare alcune situazioni”, continua la psicologa, “Del resto, è sempre l’inadeguatezza nel trovare la soluzione a un conflitto che può spingere non solo a mentire ma anche ad alzare le mani”.
Ci sono alcune occasioni in cui l’adulto spesso mente; per esempio:
* “Non ti compro quel giocattolo perché non abbiamo soldi”, è meglio dire: “Non ti compro quel giocattolo perché preferisco aspettare che ci sia una ricorrenza o perché ne hai a sufficienza o perché non lo ritengo opportuno”.
*Nel caso in cui il bambino senta i genitori litigare, in genere questi tende a tranquillizzare: “Va tutto bene. Non ti preoccupare”. Ma lui sa, perché lo sente, che non va tutto bene, quindi non potrà fare a meno di preoccuparsi. Inoltre, penserà di non potersi fidare del genitore. Può essere più opportuno spiegare: “Mamma e papà stanno litigando. Proprio come fai tu con il fratellino o con l’amichetto. È un litigio fra adulti, non è per te che litighiamo e sapremo trovare una soluzione”.
* “Se non mangi la pappa ti porto dal dottore” è una falsità pericolosa perché dipinge il medico come una figura minacciosa. È preferibile dire: “Devi mangiare perché te lo dice la mamma. Ho chiesto al pediatra che ti cura e mi ha detto che per farti stare bene devo cucinarti questa pappa”. Questa frase fa sapere al bambino che ci sono ben due adulti, la mamma e il pediatra, che tengono a lui e si preoccupano per la sua salute.
* “Esco un attimo ma torno subito”, evitate di dirlo se state fuori tutto il giorno, È vero che il bambino non ha il senso del tempo, ma si mette in ansia se il tempo diventa tanto. Molte mamme possono spiegare ai loro figli che escono per fare la spesa o per andare a lavorare e staranno via tante ore quante le dita di una mano, per esempio, o di una mano intera o anche di metà dell’altra e il tempo di un dito è lungo quanto il tempo della lancetta lunga dell’orologio. Il tempo può essere poco o tanto ma è bene dare un punto di riferimento. Se il bambino rimane a casa con la tata, per esempio, un riferimento può anche essere la scansione della giornata per come viene organizzata con la tata (si alza, fa colazione, va ai giardinetti, pranza, fa il risposino, gioca, fa merenda e poi arriva la mamma), la mamma arriverà dopo che avrà fatto la merenda.

Bugie a fin di bene
In rari casi può essere necessario nascondere la verità, quando la sincerità potrebbe causare un grave malessere al bambino. Si può, per esempio, non rivelare il reale pericolo di una situazione o l’effettiva gravità di una malattia. In questi casi, comunque, non si deve sminuire la portata della problema, ma è opportuno non descriverla nel dettaglio. L’obiettivo degli adulti deve essere sempre salvaguardare il bambino, ma nei fatti e, soprattutto, con onestà. “In ogni caso, le motivazioni scelte dovranno tener conto che per i bambini è fondamentale sentirsi in una situazione di sicurezza e di amabilità”, precisa la dottoressa Bellini.

Affrontare i temi scottanti
A seconda dell’età bisognerà trovare il modo di trattare anche i temi della nascita e della morte con la necessaria chiarezza e proprietà di linguaggio.
Se il bambino vuol sapere come è nato, meglio evitare storielle di cavoli o cicogne, ma si può partire dall’innamoramento di mamma e papà e dal loro desiderio di avere un bambino. La spiegazione dettagliata sul “come” è successo la si potrà dare facendosi aiutare da alcuni libricini in commercio appositamente studiati per le varie fasce di età. Si comincia a parlarne già sui 3-4 anni, quando il bambino inizia a fare domande. Se i bambini non fanno domande entro i 6-7 anni probabilmente hanno percepito l’imbarazzo degli adulti di fronte alle loro curiosità. Si può allora cogliere lo spunto per parlarne osservando, per esempio, una cagnolina incinta oppure una zia con il pancione e utilizzare questo evento per spiegare ciò che il bambino non ha osato chiedere. Quando si apre il dialogo ci si accorge che il desiderio di sapere c’era ma era nascosto.
Se l’uccellino è morto meglio non dire “È volato via”. Bisognerà, invece, dare una spiegazione che consenta al bambino di collocare altrove l’uccellino che non c’è più. La morte, che sia dell’animaletto di casa o di un parente, inquieta il bambino e l’adulto ha il compito di rassicurarlo. Si potrà dire “L’uccellino è morto e adesso si trova in cielo, oppure in una stellina, o ancora in un fiore”. La psicologa sostiene che “Sarà importante consentire al bambino di fare il funerale all’uccellino. E, allo stesso modo, sarà importante, se vuole, farlo partecipare al funerale del un congiunto. Evitargli l’esperienza non servirà a proteggerlo perché solo ritualizzando l’evento se ne permetterà l’elaborazione”. Questo dovrà succedere, per la morte delle persone care, a qualunque età avvenga il fatto. Che si tratti del suo animaletto o del nonno tanto amato bambino ha bisogno di collocarlo. Potrà collocarlo sotto la pianta o nel cimitero e andare a parlare con l’animaletto o col nonno quando vuole, non potrà più toccarlo e abbracciarlo ma lo sentirà vicino quando ne avrà bisogno.
È impossibile pensare che i bambini non sentano il telegiornale o non vedano i giornali o non percepiscano le piccole o gravi tragedie che succedono intorno a loro quotidianamente. Occorre parlare ai bambini da quando sentono e vedono, cerando di sottolineare che ciò che vedono succede altrove, che loro sono al sicuro, ma che ci sono anche momenti difficili nella vita e nel mondo. Loro sono al sicuro e protetti dai loro genitori. Ci sono persone che fanno cose cattive che non sono state al sicuro nella loro vita e che a volte non amano i bambini e la vita. Queste persone spesso compiono azioni brutte o cattive da cui altri devono difendersi. È opportuno indicare ai bambini l’importanza di parlare con i loro genitori per essere orientati verso le persone che agiscono bene e per essere protetti dalle persone che agiscono facendo del male.
Le spiegazioni di eventi importanti devono essere date con calma e con gradualità. Così come si evolve il linguaggio con cui parliamo a nostro figlio, così della verità si dirà un pezzo per volta, sino a dove il bambino è in grado di capire. Le tappe di verità seguono le fasi di pensiero.

Anche i segreti sono deleteri
Se la bugia è dire una falsità, il segreto è nascondere la verità non facendo mai riferimento ad essa. Gli adulti, di solito, utilizzano la prima per mantenere il controllo dei bambini, mentre il secondo dovrebbe avere lo scopo di proteggerli.
Può accadere che un bambino sia stato concepito da una relazione precedente della mamma. Poco importa se il padre sia assente o se, magari, sia in carcere. Se poi la mamma ha un nuovo compagno non deve far credere al bambino che questi sia suo padre. La mamma dovrà dire al piccolo che l’uomo che lui chiama papà gli vuole molto bene ma non è il suo vero papà; allora racconterà la verità su dove si trova il vero papà. E questo lo farà sin da quando gli racconterà la sua storia, da quando il bambino comincia a fare domande intorno ai 3-4 anni. La mamma spiegherà al bambino che il suo vero genitore ha dei problemi e per questo non può stagli vicino, deve sapere che se fosse lì sarebbe orgoglioso di lui. È indispensabile fare riferimento alle difficoltà che impediscono al padre naturale di stare con il bambino: questo evita che il piccolo possa sentirsi responsabile del suo allontanamento. Se sarà rassicurato, il bimbo eviterà di formulare pensieri del tipo: “È colpa mia”, “Sono io che sono cattivo e per questo papà se n’è andato”. “Queste verità andranno dette da subito al bambino senza trincerarsi con l’alibi ‘È ancora piccolo per capire’; se è piccolo dovremo trovare noi adulti le parole per saperglielo dire” conclude la dottoressa Bellini.