Nina e Pungitopo vanno in Cina

di Nicla Vozzellacina fiabaNina adorava giocare con il mappamondo: al volte passava interi pomeriggi a puntare il dito su quella ‘palla magica’. Dava un colpo alla sfera, la faceva girare, chiudeva gli occhi. Quando incuriosita li riapriva, scopriva che il suo dito era puntato su una località lontanissima, all’altro capo della terra… le sarebbe piaciuto tanto andarci… ma non poteva…

La piccola Nina, però, era una sognatrice, quindi, anche se non viaggiava davvero, una volta trovata la località sul mappamondo, immaginava di arrivarci volando sulle ali della fantasia.
Nei suoi voli fantastici aveva incontrato personaggi molto strani: un pinguino con il raffreddore, un leone con il mal di testa e persino… un millepiedi con i calli.
Siccome Nina da grande voleva fare il medico, durante i suoi viaggi immaginari, insieme all’inseparabile dottor Pungitopo, imparava tante cose utili su come aiutare le persone a guarire dalle malattie.

Quel pomeriggio, la bimba, chiuse gli occhi, puntò il dito sul mappamondo e quando li riaprì disse: “Cina!!”
Nina richiuse gli occhi e con la fantasia si trovò subito a passeggiare sulla Grande Muraglia… il cielo era un po’ nuvoloso ma il paesaggio era mozzafiato… Lì, sola, in quel luogo magnifico, la bambina pensò al dottor Pungitopo… prese dallo zainetto il ramoscello di pungitopo che l’amico roditore le aveva regalato, e che lei portava sempre con sé, ed ecco che il topo subito comparve…
“Ciao Nina! – fece Pungitopo – Hei, la Cina, wow, siamo andati lontani questa volta… Hai già un’idea di cosa visitare?”

Nina stava per rispondergli quando, d’improvviso, vide venirle incontro un signore con due baffi molto lunghi e con uno strano copricapo.
L’uomo salutò i due viandanti con un inchino. I due, stupiti nel vederlo (anche perché sembrava essere spuntato dal nulla) si chinarono a loro volta in segno di saluto.
Quando l’uomo provò a parlare, i due amici, con grande sorpresa, si resero conto di capirlo: questa doveva essere proprio una magia perché né la bimba né il roditore conoscevano il cinese…
“Mi chiamo Ling Xing e sono un medico cinese”, disse l’uomo.
“Io sono Nina, lui è il mio amico Pungitopo ed è anche lui un dottore”, disse Nina.
“Siete lontani dalla vostra casa, sarete stanchi per il viaggio – osservò Ling Xing – mi piacerebbe invitarvi nella mia capanna a prendere una tazza di tè”.
Nina e Pungitopo si guardarono un po’ perplessi: quell’uomo li incuriosiva e così decisero di seguirlo… in fondo una tazza di tè a metà pomeriggio era proprio quello che ci voleva.
Percorsero un lungo tratto di strada fino a quando giunsero alla sua capanna.

L’interno della casupola era molto particolare: c’erano ampolle con liquidi scuri, vasi con erbe essiccate e vasetti con piante fresche, c’erano poi delle radici con forme strane conservate dentro grandi vasi trasparenti e pieni di un liquido che sembrava acqua.
Nina, affascinata da tutto ciò appiccicò il naso a uno di quei vasi… l’omino le si avvicinò e disse: “Ginseng piccola, quella è una radice di ginseng. Vedi come somiglia a un uomo?”
“Sì, è vero – disse la bimba – sembra proprio uno spaventapasseri!”
Ling Xing sorrise: “È una radice che, proprio perché ha la forma di un uomo, si ritiene possa curare tutta la persona: dalla testa ai piedi!”
“Davvero? – disse Nina sgranando i suoi occhioni – ma allora va bene per il mal di testa e per il mal di piedi?”
“Non è proprio così – spiegò Ling Xing – questa radice dà forza a tutta la persona. L’aiuta quando è stanca, rinforza le sue difese naturali proteggendola così dalle malattie. In questo senso fa bene a tutto il corpo”.
Nina si girò verso Pungitopo e disse: “Hai sentito?! Dobbiamo portarne un pezzo con noi, così la regalerò alla mia maestra che si sente sempre stanca”.
“È una buona idea – rispose il topo – e sono certo che Ling Xing abbia altri segreti da raccontarci”.
Il medico cinese disse: “Certo, mi piacerebbe raccontarvi cos’è e come funziona la medicina cinese…”.
“Ma che importa in quale paese ha origine? – osservò Pungitopo – La medicina non è forse una sola? E non ha lo scopo di guarire chi sta male?”.
“Vero! – rispose Ling Xing – anche se qui da noi, rispetto al vostro paese, ci preoccupiamo molto che una persona non si ammali, piuttosto di doverla curare poi. Cerchiamo di aiutare la gente a mangiare, a dormire, a bere, a muoversi in sintonia con le stagioni e con il proprio carattere…”
“Be’ – obiettò Pungitopo – anche nel nostro paese facciamo prevenzione: visite di controllo, vaccinazioni, dieta, ginnastica… magari non ci preoccupiamo troppo del carattere delle persone e delle emozioni che provano, però…”
“Certo, lo capisco – proseguì Ling Xing – Qui da noi, però, regna l’olismo…”

“Ehe?! – disse Nina con una smorfia – Ma queste sono parole difficili: io faccio solo le elementari!!!”
“Hai ragione Nina, scusaci! – osservò Pungitopo – Posso spiegarti io cos’è l’olismo: si tratta di un modo di pensare, e anche di agire, che tiene conto del fatto che gli esseri umani, gli animali, le piante, ma anche le stelle, il Sole e la Luna sono collegati fra loro. Inoltre, considera importante ciò che una persona è: cosa le piace e cosa no, che tipo di carattere ha e quali emozioni prova. C’erano anche antichi medici in Occidente, come Ippocrate, che la pensavano così, poi, però, noi siamo andati avanti a curare le perone in modo diverso rispetto a come era iniziata. E quindi, adesso, non pensiamo più che se una persona sta male può darsi che stia facendo qualcosa che non è in armonia con il mondo che la circonda o con la propria natura…”
“In che senso?”, lo interruppe Nina.
“Nel senso – riprese il topo – che magari, banalmente, uno sta male perché mangia le fragole d’inverno invece delle pere che sono di stagione; oppure sta male perché vive in una città dove c’è molto inquinamento, dove è difficile vedere il Sole e dove non ci sono gli alberi. Ma una persona può anche ammalarsi perché fa un lavoro che non le piace, o ancora perché è costretta a comportarsi in un determinato modo, mentre vorrebbe fare qualcosa di diverso… Sono tanti i motivi che possono portare ad ammalarsi e Ling Xing ha ragione, nel nostro paese si pensa poco a questo”.
“Già, come dice giustamente Pungitopo, bisogna che il mondo e il modo nel quale la persona vive si accordino con la natura della persona stessa – aggiunse Ling Xing – E quando ciò non succede bisogna riequilibrare la sua energia”.

“Energia? – domandò ancora la bimba – ma le persone non hanno mica le pile!”
“No – rispose paziente Ling Xing – però tutti noi abbiamo dentro una cosa che qui in Cina chiamiamo ‘ci’ e che si scrive ‘qi’. Si tratta di una specie di vapore, una nuvola di energia, che si diffonde nel nostro corpo, ma che è anche presente nel mondo che ci circonda.
Questo qi si modifica al cambiare delle nostre emozioni, di ciò che mangiamo, di come ci muoviamo. E questi sono tutti elementi di cui tenere conto quando una persona sta male, ma allo stesso tempo possono diventare strumenti per guarirla se ci pensiamo bene: basta far cambiare alla persona l’alimentazione, rallegrarla se è triste o farle fare una ginnastica particolare”.

“E come si fa a vedere il qi?”, domandò Nina.
“Be’ non è visibile – disse Ling Xing – Ma possiamo sapere a che livello è quello di una persona guardandola in viso, negli occhi, osservandole la lingua, sentendole i polsi e toccandole la pancia”.
“Come fai tu quando mi visiti!”, disse Nina rivolgendosi a Pungitopo.
“Be’, non proprio – rispose il roditore – mi pare che la questione sia un po’ diversa, vero Ling Xing?”
“Sì – rispose il medico cinese – C’è un altro elemento di cui tenere conto. L’energia di una persona, ma anche quella del mondo che la circonda, non è mai fissa, ma continua a cambiare. E, qui da noi in Cina, si dice che in alcuni momenti è yin mentre in altri è yang…”
“E cioè?” – domandò Nina, anche un po’ spazientita dal sentire che la spiegazione si faceva così complicata.
“Per semplificare – disse Ling Xing – anche perché ti vedo un po’ stanca, possiamo dire che di notte, quando fa buio, l’energia è yin; mentre di giorno, quando c’è il sole, l’energia è yang e lo stesso succede nel corpo umano. Ma non devi immaginarti questi due aspetti così separati fra loro. Infatti, in natura, scende pian piano la sera e, allo stesso modo, gradualmente risorge il Sole; inoltre, arriva un momento in cui c’è ancora la Luna ma anche il Sole. Ecco, allo stesso modo, yin e yang si alternano ciclicamente e a volte stanno l’uno nell’altro anche nella persona”.

“Bah! – fece la Nina perplessa – Ma questo cosa c’entra con le malattie che dicevi prima?”
A quel punto intervenne Pungitopo che aveva il dono di saper spiegare le cose difficili.
“Vedi Nina – disse il topo – Se ho capito bene, nella persona che è in salute lo yin e lo yang si alternano dandosi il cambio con un ritmo armonioso; prova pensare al ritmo con cui dormiamo, mangiamo, respiriamo. Può succedere, però, che questo equilibrio si alteri e allora la persona si ammala”.
“Esatto! – disse Ling Xing – Quindi bisogna far recuperare alla persona il proprio equilibrio, il proprio ritmo, la propria armonia. Siccome questa energia yin/yang è presente anche in tutte le cose che ci circondano e in quelle che mangiamo, possiamo suggerire cibi che riforniscano la persona dell’energia di cui ha bisogno; oppure possiamo insegnare delle ginnastiche, come il QiGong per esempio, che aiutino a rimettere in equilibrio l’energia interiore…”

“Ma allora in questo paese si cura la gente con la ginnastica, con il cibo, facendo attenzione all’energia e con quella parola che avete detto prima… l’olso l’osim l’olismo e basta? Non si danno le medicine come da noi?”
“Non è proprio così – spiegò Ling Xing – in realtà l’olismo è un modo di tener conto di tutti questi aspetti per capire perché la persona si è ammalata. Ma poi, anche qui da noi abbiamo le medicine: le facciamo con le erbe; usiamo radici, funghi, piante, tutto ciò che la natura ci mette a disposizione. Come vedi, nella mia casa ho alcuni esempi dei rimedi che uso…”
Nina si guardò intorno e la sua attenzione venne attratta da un astuccio di legno laccato nel quale erano distesi tanti sottilissimi aghi; vicino agli aghi, in una specie di porta matite, c’erano delle cose scure che sembravano i sigari.

Affascinata da quegli oggetti domandò: “E quelli cosa sono?”
Il medico cinese rispose: “Questi nella scatola di legno sono gli aghi per l’agopuntura, gli altri sono sigari di artemisia per la moxibustione…” Non ebbe il tempo di finire la frase che la piccola protestò: “Eh?! Spiegami meglio perché non capisco, tu dici cose troppo difficili!”
“Allora – cominciò a spiegare pazientemente Ling Xing – Gli aghi servono per fare l’agopuntura. Quando una persona non sta bene, ma anche prima che si ammali, si può mantenere in equilibrio la sua energia applicandole, in punti particolari del corpo, questi aghi. In altri casi può essere necessario scaldare quelle stesse zone del corpo, allora si prendono quelle specie di sigari, che sono fatti con una pianta che si chiama artemisia, si accendono con il fuoco e poi si avvicinano alla pelle ”.

“Che cosa?! – disse Nina sbalordita – vuoi farmi credere che se una persona è malata tu le conficchi gli aghi nella pelle oppure la bruci? Ma che razza di medico sei? – Poi, rivolgendosi a Pungitopo domandò – Tu hai mai sentito una cosa simile?”
Pungitopo sorrise, poi le disse: “Forse, il nostro ospite non ha ancora finito di raccontare, perché non ascoltiamo e cerchiamo di capire bene ciò che vuole dire?”

Nina acconsentì e si zittì, ma quello strano dottore per ora non l’aveva convinta.

“Con questi metodi – riprese Ling Xing – cioè con l’agopuntura e con la moxibustione è possibile aiutare una persona a rinforzarsi e quindi a non andare incontro alle malattie. Ma se, invece, la persona è già malata, questi stessi metodi la possono curare”.
“E come succede tutto ciò – domandò Pungitopo al ‘collega’ – In che modo il paziente guarisce grazie a queste applicazioni?”
“Be’ – rispose Ling Xing – immagina che nel corpo di ciascuno di noi ci siano dei minuscoli fili d’oro che formano una specie di ragnatela, noi qui in Cina li chiamiamo ‘meridiani’. Questi meridiani, proprio come i fili della corrente, trasportano l’energia, condensano in loro quel ‘vapore energetico’ di cui parlavo prima. I meridiani seguono percorsi ben precisi che noi medici cinesi conosciamo. Quando qualcosa non funziona bisogna capire quale ‘filo’ della ragnatela non trasmette l’energia come dovrebbe e allora cerchiamo di risolvere il problema agendo da fuori con gli aghi o con i sigari. Non bisogna, però, immaginare il corpo umano solo come un ammasso di fili elettrici. Piuttosto immaginiamo questi fili d’oro come le corde di uno strumento musicale: solo se tutti sono ben tesi e accordati possono dare buona musica. Questa musica, che è la salute, deve accordarsi non solo con il cuore e con la mente della persona, ma anche con tutto ciò che la circonda.
Ciascuno di noi, a sua volta, costituisce la corda di uno strumento più grande che è il mondo stesso e, ogni volta che qualcosa nel nostro ambiente non funziona, l’armonia si altera. Per questo prima si parlava dell’olismo: è come se ci fosse un’orchestra e ciascuno ha il suo pezzo da eseguire ma basta che uno stoni perché la musica si interrompa. Ecco, in questo modo, puoi capire che la salute di ciascuno di noi, in un certo senso, è legata a quella degli altri e tutti facciamo parte di un mondo che, per fare della buona musica, cioè per essere in salute, deve essere in armonia”.

“Caspita – fece Nina – E tu con gli aghi e con i sigari riesci ad accordare tutti gli strumenti di tutto il mondo?”
“No Nina – rispose Ling Xing sorridendo – Io posso solo far sì che la musica torni nella persona e che questa si accordi con quella che c’è nell’aria. Ciascuno fa la sua parte, non siamo maghi ma solo medici, l’importante è tenere presente, ogni volta che si compie un’azione, che c’è una musica più grande che suona per il mondo intero e che ciascuno può mettere la propria nota per contribuire all’armonia di tutti”.

“Allora Nina – domandò Pungitopo – adesso hai capito? Non ti sembra che sia davvero interessante questa medicina cinese?”
“Direi di sì – fece Nina soddisfatta – adesso perché non ti fai insegnare come si usano gli aghi e i sigari, così poi quando torniamo a casa puoi far suonare anche lì la stessa musica che si suona qui!”
“Mi sembra una gran bella idea – disse Ling Xing – sono proprio contento di poter insegnare a un mio ‘collega’ occidentale una medicina che appartiene alla millenaria tradizione orientale”.

Mentre il sole tramontava, su quella casupola sperduta in qualche parte della Cina, il medico cinese continuò a spiegare al topo dottore come e dove usare gli aghi e i sigari. Nina, nel frattempo si addormentò su una poltrona. Le emozioni di quella giornata erano state davvero tante.

La mattina il fischio della teiera la svegliò. Da prima Nina pensò di trovarsi ancora nella casupola di Ling Xing; ma poi si rese conto di essere nella sua cameretta mentre la sua mamma, in cucina, le stava preparando la colazione.

“Pungitopo, gli aghi, i sigari, la Cina – disse la piccola fra sé e sé ancora assonnata – Ah, come al solito devo aver sognato…”.

Si guardò intorno e vicino al mappamondo vide un post-it con la calligrafia del suo amico Pungitopo:
“Cara Nina – diceva il biglietto – ci vediamo al prossimo viaggio.
Sono rimasto qui a imparare la medicina cinese.
Quando sarai più grande la insegnerò anche a te.
A presto, tuo Pungitopo”.