Nina incontra il dottor Pungitopo

di Nicla VozzellaTopo

Dedicata a E.M.

Questa è la storia di Nina, una bambina che andava molto male a scuola. Ciò che le mancava, però, non era né l’intelligenza, né la buona volontà: infatti, lei studiava e faceva i compiti, ma poi, la sua timidezza le impediva di ripetere alla maestra ciò che aveva imparato.
Gli altri bambini la canzonavano: “Sei una somara! Non capisci niente! Perché non stai a casa, invece di venire a scuola a fare brutte figure!”, così la bimba correva a nascondersi piangendo. L’unica cosa che riusciva a consolarla era la lettura: nei libri Nina scopriva mondi fantastici nei quali poteva viaggiare con l’immaginazione senza sentirsi mai sbagliata o “fuori posto”. L’amore per la lettura la portava a trascorrere parecchie ore in biblioteca. Purtroppo, però, nonostante leggesse molto da sola e a bassa voce, quando si trovava davanti alla maestra, sempre per via della sua timidezza, non riusciva a spiaccicare una sillaba.

La piccola Nina, anche se evitava di parlarne, aveva un sogno che le faceva immaginare un futuro migliore: da grande avrebbe voluto fare il medico; però, tutte le volte che aveva provato a raccontare questo suo desiderio a qualcuno le era stato detto: “Ah Nina, ma se vuoi fare il medico devi studiare molto e visto come vai male a scuola è evidente che non sei portata per lo studio, quindi ti conviene rinunciare”.
Così, fra i brutti voti, gli sberleffi dei compagni e il consiglio di abbandonare il suo sogno, Nina si era convinta di non valere nulla: “Sono una buona a niente!”, ripeteva spesso fra sé.

Un pomeriggio, mentre si trovava in biblioteca, le capitò di addormentarsi. Alla sera, quando la sala di lettura venne chiusa, nessuno si accorse che Nina era ancora lì. E così, quando la piccola riaprì gli occhi si spaventò moltissimo. E aveva tutte le ragioni per essere terrorizzata; infatti, anche se lei conosceva quel luogo come le sue tasche, un conto era vederlo di giorno con le lampade accese; un altro era rimanervi chiusa dentro da sola di notte.
Gli scaffali pieni di libri al buio parevano mostri pronti ad assalirla. Gli scricchiolii del pavimento in legno sotto ai sui piedi sembravano voci di streghe malvagie. Le ombre, disegnate sui muri dai lampioni della strada assomigliavano a fantasmi. Che paura aveva Nina, quel posto tanto familiare di giorno era orribile di notte.
In preda al panico la piccola cominciò a piangere e, fra i singhiozzi, provava di tanto in tanto a chiedere aiuto: “Aiutatemi! Tiratemi fuori di qua! Se qualcuno mi sente mi aiuti, per favore!”. Purtroppo, però, a quell’ora non c’era nessuno nei paraggi e la piccola Nina ben presto si rese conto che sarebbe rimasta lì sola fino al giorno seguente. Mentre piangeva, sentì un fruscio provenire da uno scaffale. Con il cuore in gola Nina domandò: “Chi va là? – poi, cercando di non dare a vedere quanta paura avesse, aggiunse – Vieni fuori, chiunque tu sia!”.
Dall’ultima fila di libri in alto fece capolino il muso occhialuto di un topolino.
L’animaletto, con un balzo da vero campione olimpionico, saltò giù e si trovò di fronte alla piccola. “Piacere! – disse il roditore allungando la zampina per presentarsi – Sono il dottor Pungitopo!”.
Nina all’inizio era un po’ spaventata, ma qualcosa dentro di sé le diceva che poteva fidarsi di quel topo; così, il suo visino imbronciato dal pianto si distese un largo sorriso.
“Piacere mio! – rispose la bimba porgendo anche lei la mano – Io sono Nina.”
“Ciao Nina. Ho sentito i tuoi singhiozzi, come posso aiutarti?”, le domandò il topo. “Sono rimasta qui sola e ho tanta paura. – disse la piccola – Mi sono addormentata sui libri e quando hanno chiuso la biblioteca non si sono accorti che io ero ancora qui. Il fatto è che mai nessuno si accorge di me.”, concluse amaramente Nina. “Come sarebbe a dire che ‘nessuno si accorge di te’? – chiese il dottor Pungitopo – Io me ne sono accorto, ho sentito il tuo pianto e sono qui per aiutarti”.
“Sei gentile. – disse la piccola – Ma non c’è nulla che tu possa fare. Io purtroppo sono una buona a nulla e nessuno può aiutarmi”.
“Capisco. – disse il topo con fare pensoso – Ma io sono un dottore e conosco un sacco di rimedi adatti anche ai casi disperati come il tuo!”
“Davvero?!”, disse Nina incredula. “Certo! – confermò il roditore – E ti confesso che alcuni li ho provati io stesso! Ma se non ci credi ti racconterò una storia così potrai convincerti…”.

La piccola era tutta orecchie. “Devi sapere che tanto tempo fa, quando studiavo medicina, avevo una gran paura a fare le iniezioni: prendevo la siringa in mano, poi cominciavo a tremare e rinunciavo. Per questo mio timore gli altri studenti mi prendevano in giro. Così, andai in biblioteca e mi misi a cercare un libro che potesse indicarmi un rimedio per risolvere il mio problema. In un enorme librone, che insegnava a curarsi con le piante, c’era scritto che per superare la paura di fare le iniezioni bisognava tenere nel taschino un rametto di pungitopo. E fu proprio quello che feci, così trovai il coraggio di fare la mia prima iniezione…”.
“E come andò a finire?”, domandò Nina che lo ascoltava attentissima. “Fu un successo. Ma c’è di più. – aggiunse il topo – Da allora chiunque avesse bisogno di un’iniezione chiedeva di me perché avevo il ‘tocco leggero’, che non faceva male. Siccome il rametto di pungitopo sbucava dal mio taschino, tutti presero a chiamarmi ‘dottor Pungitopo’!”.

Sentita quella storia, Nina decise di confidarsi a sua volta con il nuovo amico: parlò del suo pessimo rendimento a scuola, dei rimproveri della maestra, degli sberleffi dei compagni e di come tutte queste cose messe insieme la facessero sentire una bambina che non valeva niente. E, a conclusione del suo racconto, Nina spiegò al topo come, con tutti quei problemi, per lei fosse impossibile credere di riuscire a diventare un dottore.
“Mah… – sospirò il dottor Pungitopo dopo aver ascoltato il racconto della bimba – Io penso che tu sia più brava di quanto immagini, ma forse hai difficoltà a tirar fuori le cose belle che hai dentro. Probabilmente nessuno ti ha insegnato ad ascoltare il tuo cuore e così finisci per dare retta agli altri e a vederti con i loro occhi. Ma imparando a fidarti di te stessa scoprirai di poter realizzare i tuoi sogni. Tuttavia, forse, in questo momento, ti serve un aiuto dall’esterno”. “E tu potresti darmelo?”, chiese la piccola fiduciosa. “Spero proprio di sì!”, dichiarò il dottor Pungitopo, poi tolse il rametto di pungitopo dal taschino e lo porse a Nina. “Portalo con te. – disse il roditore – Ti aiuterà a pensare che io credo in te. Vedrai che presto tu stessa sarai più fiduciosa e potrai superare le difficoltà, compresa la timidezza”. Nina prese il ramoscello e lo ripose nel suo zainetto.

A un tratto, si sentì scrollare per le spalle. Sobbalzò e si accorse che era giorno. Quando si guardò intorno non vide più il dottor Pungitopo, ma il viso arcigno della bibliotecaria che la rimproverava: “Ma che fai? Dormi sui libri?! Qui si viene per leggere, se devi dormire vai a casa!”
Nina si sentì piena di vergogna. “Ma allora ho sognato! – disse fra sé – Non è vero niente? E il dottor Pungitopo? Non è mai esistito!”.

Sconsolata la piccola raccolse le sue cose e fece per andarsene quando… sollevando lo zainetto… sentì cadere qualcosa ai suoi piedi: era il ramoscello di pungitopo che le aveva dato il suo amico.

Ora Nina sorrideva: “Ma no. – pensò con gioia – Allora è tutto vero! Non è stato un sogno. Forse il dottor Pungitopo si è nascosto quando la biblioteca ha riaperto, ma questa notte era qui con me e non ho sognato!”. Così Nina tornò a casa contenta.

Immagino che a questo punto vogliate sapere com’è andata a finire la sua storia, vero? Bene, ecco cosa è successo: Nina ha superato la sua timidezza e ha migliorato i suoi voti e si è fatta degli amici. Oramai è diventata grande. Ha portato a termine gli studi ed è diventata un medico: tutti la stimano e le vogliono bene.

Volete sapere come fare per riconoscerla? Ah, ma è molto semplice… Nina è la dottoressa che porta nel taschino del camice un rametto di pungitopo!

Pensate che c’è chi giura di sentirla parlare da sola quando le capita il turno di notte in ospedale. Non penso che le cose stiano così; piuttosto, immagino che stia chiacchierando con il dottor Pungitopo che, come quella volta in biblioteca, arriva a tenerle compagnia quando fa buio.

La fiaba non è inedita, si è classificata 6° al concorso nazionale: “La fiaba di Selvino”.