Osteopatia: una risorsa per la terza età

È indubbio che se un individuo fin dalla nascita venisse sottoposto a periodici trattamenti osteopatici in grado di armonizzare e riequilibrare l’organismo durante le diverse fasi della vita arriverebbe alla terza età in condizioni fisiche migliori. Tuttavia, anche chi arriva a conoscere i benefici di questa metodica in età avanzata può comunque trarne beneficio.
Prima di addentrarci sulle peculiari applicazioni dell’Osteopatia nella terza età conviene alle basi su cui si fondano l’arte, la filosofia e la scienza osteopatica.

I tre principi dell’Osteopatia
Vi sono tre principi su cui si fonda l’Osteopatia: essi sono strettamente connessi l’uno all’altro e pongono le basi per l’approccio olistico che l’Osteopatia condivide con le altre medicine complementari.
Il primo principio dell’Osteopatia poggia sull’unità psiche-soma dalla quale non si può prescindere nell’approccio al paziente; anche gli altri due principi, infatti, hanno come presupposto questa unità biologica.
Il secondo principio dell’Osteopatia, si riferisce anch’esso all’unità, alla connessione; infatti, concerne la relazione che esiste fra le strutture del corpo e le funzioni, ovvero la connessione che esiste fra l’anatomia, ovvero come il corpo è, e la fisiologia, ovvero come esso funziona. Se le strutture subiscono dei danni anche le funzioni ne risultano alterate. Anche in questo caso, esiste una reciprocità: se infatti è vero che un’alterazione delle strutture danneggia le funzioni è altrettanto vero che un’alterazione funzionale può compromettere una struttura.
Il terzo principio dell’Osteopatia, infine, concerne la capacità di autoregolazione del corpo: esso possiede dei meccanismi che gli consentono di compiere degli aggiustamenti in modo che dopo un evento che causa uno squilibrio sia possibile ritornare all’armonia, di ritornare a quell’unità psicosomatica che si regge su un equilibrio dinamico. La capacità di autoregolazione è un potente strumento di autodifesa dagli agenti esterni e interni che possono turbare l’equilibrio e si traduce, quindi, nella possibilità di una autoguarigione.

Il concetto di “tensintegrità”
Il termine “tensintegrità” è mutuato dall’architettura ed è fondamentale per spiegare qual è la relazione ottimale fra struttura e funzione, relazione definita proprio dal secondo principio dell’Osteopatia. La tensintegrità fa sì che una struttura sia in perfetto equilibrio perché in essa agiscono forse sinergiche ma opposte che si bilanciano a vicenda. Questo bilanciamento di forse si verifica anche nell’apparato muscolo-scheletrico: ci sono degli elementi tensivi, i muscoli, che garantiscono una costante compressione verso l’interno. E poi vi sono degli elementi rigidi, le ossa, che garantiscono una costante spinta verso l’esterno.

L’importanza del connettivo
L’intelaiatura del corpo umano è “riempita”, oltre che da organi, vasi, nervi, ossa e muscoli anche dal tessuto connettivo che è proprio quello che garantisce una tensintegrità profonda; infatti, non solo la struttura muscolo-scheletrica è dotata di questa proprietà, ma lo sono anche i tessuti, nelle loro unità cellulari. Si può dire che la tensintegrità è la proprietà fondamentale di tutto ciò che esiste dentro e fuori di noi.
Il connettivo è un tessuto di collegamento con funzione meccanica, nutritizia e di protezione; esso rappresenta il 70% circa dei tessuti umani. È fondamentale in Osteopatia perché è in grado di trasmettere a tutto il corpo gli effetti della manipolazione osteopatica. Dal punto di vista anatomico è composto da tessuti molli o semi-liquidi, per intenderci tutti quei tessuti che non si vedono ai raggi x: vasi nervi, tessuto adiposo, tessuto fibroso; tutti questi tessuti, a parte i muscoli, sono composti dalle stesse fibre di collagene, elastiche e reticolari e, in proporzioni diverse, contengono tutte una certa quantità di sostanza gelatinosa, la ialina. Proprio per questa sua composizione il tessuto connettivo è estremamente dinamico ed è in grado di subire delle modificazioni molto importanti. Alcune modificazioni sono fisiologiche, per esempio, subentrano con l’avanzare dell’età, altre hanno un’origine traumatica. L’osteopata manipolando dolcemente il tessuto connettivo può modificarne la struttura e questa modificazione a sua volta produce una risposta del tessuto che il terapeuta è in grado di sentire sotto alle sue mani.
Grazie alla sensibilità che l’osteopata sviluppa nel corso del suo tirocinio riesce a capire come il tessuto risponde alla sua palpazione e riesce a modulare il trattamento. Questa serie di modificazioni avviene in seguito alle reazioni che si producono nel connettivo quando viene trattato dalle mani dell’osteopata.

Una risorsa dalla menopausa alla terza età
Vediamo ora perché l’Osteopatia può essere di aiuto con l’avanzare dell’età.
Innanzitutto possiamo considerare l’organismo femminile e dire che l’Osteopatia può essere utile durante la menopausa. Per correttezza d’informazione occorre precisare però che l’osteoporosi, cioè la decalcificazione che si produce nello scheletro a causa del calo degli estrogeni, non può essere “curata” dall’osteopatia; mentre, possono trovare beneficio da alcune manipolazioni, particolarmente lente, delicate e di breve durata, quelle lesioni che si instaurano a causa della maggior fragilità ossea che subentra a causa dell’osteoporosi.
Tuttavia, l’Osteopatia può garantire una migliore qualità della vita in menopausa perché può avere un importante ruolo di prevenzione: dal controllo del peso corporeo al riequilibrio ormonale. Le varie connessioni che avvengono grazie al connettivo tra i vari sistemi organici (nervoso, circolatorio, endocrino etc.) possono ritrovare un’armonizzazione con il trattamento osteopatico. Al contempo, il rilasciamento delle eventuali tensioni fa sì che si liberi mobilità e che quindi sia possibile arginarne la perdita fisiologica alla quale si va incontro con il passare del tempo.
Con l’ulteriore avanzare dell’età, riferendoci agli anziani in generale il connettivo assume ancora un ruolo fondamentale; infatti, con l’aumentare dell’età anche questo tessuto invecchia e subisce inevitabilmente delle modificazioni: diventa meno flessibile, perché le fibre elastiche si atrofizzano e si atrofizza anche la matrice cellulare da cui vengono prodotte sostanze come la ialina.
Quindi se in altre fasi della vita il connettivo può essere manipolato con l’Osteopatia e se ne può indurre anche una sorta di “rigenerazione” quando l’organismo invecchia tutto ciò diventa più difficile. Fra l’altro diminuisce in generale la capacità dell’organismo di adattarsi ai cambiamenti perciò il nostro sistema uomo rallenta di molto la velocità di comunicazione lungo le sue connessioni. Nonostante ciò, con l’Osteopatia è possibile migliorare la funzionalità delle strutture esistenti, in quanto viene liberata mobilità e, di conseguenza, si può migliorare la qualità della vita.
Negli anziani il trattamento osteopatico può ridurre quelle tensioni causate dalle patologie cronico-degenerative tipiche dell’età che avanza, a partire dalle artrosi (che causano un deterioramento progressivo della cartilagine che a sua volta causa una riduzione crescente della mobilità) e dalle malattie reumatiche come per esempio le artriti.
L’Osteopatia può migliorare la mobilità delle articolazioni, ridurre l’infiammazione e, di conseguenza il dolore, riducendo così il ricorso a farmaci che possono avere pesanti effetti collaterali.
L’azione osteopatica verrà personalizzata rispetto al paziente, così da individuare le mobilizzazioni manuali migliori. In questo modo il paziente potrà imparare a individuare la propria postura antalgica che gli permetterà di gestire, in parte autonomamente, il dolore.