Reishi

Ganoderma lucidum o Reishi, il fungo è utilizzato da oltre 4mila anni in Cina dove è noto con il nome Ling Zhi (ling intelligenza, zhi fungo). La tradizione lo considera un fungo miracoloso, è considerato un rimedio “superiore”: è infatti contenuto nel Ben Cao Gang Mu (本草纲目), la grande farmacopea cinese che raggruppa 120 rimedi “superiori” fra cui è presente anche il ginseng, per dirne uno.
Il Reishi è considerato un fungo miracoloso perché agisce su ciò che la Medicina Tradizionale Cinese chiama “i tre tesori”, ovvero il Jing, il Qi e lo Shen. Secondo il Taosimo – a cui la Mtc si rifà – il Reishi può essere visto come un “ponte” capace di connettere materia, energia e spirito. Occorre dire che più in generale tutti i funghi – proprio perché stanno in un Regno a sé, che li distingue dal mondo strettamente vegetale e li connette a quello animale – possiedono la capacità di creare nell’uomo una connessione fra parti più materiche ed altre più sottili.
Il Reishi si usa in prevenzione, come tutti i funghi, e anche in sovradosaggio non dà tossicità a patto che non si assumano anticoagulanti perché in tal caso potrebbe interferire amplificandone l’effetto. È da sottolineare che secondo la visione della Medicina Tradizionale Cinese, il rimedio non va assunto a disturbo conclamato ma in prevenzione. Ciò non significa che in presenza di un disturbo non funzioni, ma il massimo lo dà in ambito preventivo e di sostegno in protocolli più complessi. Precisando che senza il consiglio medico il fungo non va assunto, occorre sapere che è la stessa Tradizione a tramandarci una visione più preventiva che curativa. Infatti, nei secoli passati, il medico era “retribuito” solo se, con tutto il suo armamentario (che va dalle prescrizioni alimentari, le ginnastiche ai rimedi ad altre tecniche come l’agopuntura, il massaggio), fosse riuscito ad evitare che la persona si ammalasse.
Nella visione orientale, quindi, i rimedi non vanno assunti – come avviene in Occidente – quando il problema si presenta, ma ogni ausilio trova spazio per aiutare la persona a uniformarsi alle variazioni delle energie stagionali, riattivando il sistema di autoregolazione dell’organismo. È questa la vera prevenzione che in Occidente non è stata ancora compresa. In un mondo inquinato, dove si è perso il contatto con la natura e con i ritmi di vita cadenzati dallo svolgersi delle stagioni, la vera prevenzione i medici dovrebbero attuarla prima di ricevere nei propri studi pazienti afflitti da ogni genere di problema. Questo è il senso profondo della “presa in cura”.