Il respiro che guarisce

di Nicla Vozzellaacqua termaleMontegrotto, Hotel Garden Terme, piscina d’acqua termale… ore 7.30 del mattino… mercoledì, archetipo mercuriale … lasciate andare tutto: per prima cosa l’aria che avete nei polmoni, poi abbandonatevi sul fondo della piscina e muovetevi con movimenti ampi ed eleganti come quelli delle mante. Sfioratevi gli uni con gli altri, senza stabilire un contatto profondo: così fanno gli ariosi e mercuriali gemelli, sono come le farfalle che toccano le corolle di ogni fiore senza fermarsi troppo e poi… passano oltre!

Ruediger Dahlke
Dr. Ruediger Dahlke

Sono state queste le prime indicazioni che Ruediger Dahlke, medico e psicoterapeuta austriaco, ha impartito al gruppo della Scuola di Medicina Integrale. E le persone del gruppo provano a seguire le indicazioni: occhialini e tappanaso, si soffia fuori l’aria e poi si sprofonda nell’acqua termale a 35°C. Ci si avvicina gli uni agli altri, ci si sfiora, ci si sorride sott’acqua e poi si passa oltre.
Il senso di questo primo momento esperienziale è proprio quello di prendere contatto con l’archetipo mercuriale, tipico dei gemelli, segno d’aria, del quale si parlerà per l’intera giornata.

Perché un medico austriaco si occupa di archetipi? Perché l’archetipo è il pharmakon per eccellenza, ovvero ciò che ammala ma anche ciò che cura, può essere veleno o farmaco, dipende dalle “dosi”. Nel caso specifico dell’approccio di Ruediger Dahlke, dipende da come quell’archetipo si trova in armonia nell’individuo.

Spieghiamo meglio: nella visione di Dahlke a seconda dell’archetipo in disarmonia nell’individuo, sia per carenza sia per eccesso, si sviluppano determinati disturbi che devono essere affrontati con rimedi e strategie appartenenti al medesimo archetipo. Un esempio? Lo faremo fra poco; prima però impariamo a conoscere l’archetipo mercuriale, premettendo che vi sono caratteristiche sia di luce sia d’ombra in ogni archetipo così come in ogni manifestazione della realtà. E lo scopo è quello di riuscire ad armonizzare i diversi aspetti.

Il dio Mercurio (o Ermes).

L’archetipo mercuriale
Nella mitologia Mercurio, nome latino del greco Ermes, è il dio della comunicazione, quello che ha libero accesso sia all’Olimpo sia all’Ade. Tutto ciò che nel mondo e nell’uomo rimanda al movimento e alla comunicazione rimanda all’archetipo mercuriale; per esempio, nel mondo hanno caratteristiche mercuriali le vie di comunicazione (strade, ferrovie, spazi aerei), i mezzi di comunicazione (posta, telefono, web). Nell’individuo sono mercuriali le fibre nervose, l’intestino, il sistema circolatorio (sanguigno e linfatico): nella visione del medico austriaco, quindi, disturbi a questi sistemi sono da considerarsi mercuriali e vanno affrontati con terapie dello stesso tipo. È la concezione omeopatica hahnemanniana, dove il simile cura il simile.

Un esempio di approccio
Adesso possiamo fare un esempio per chiarire: Dahlke cita il caso clinico di un paziente cleptomane che ruba abitualmente nei grandi magazzini – il furto e l’inganno sono caratteristiche “ombra” dell’archetipo mercuriale – questo soggetto va in psicoterapia per risolvere il suo problema. Da esperto di archetipi Dahlke non può che suggerire un tipo di strategia mercuriale: quindi, attraverso un percorso di consapevolezza, accompagna il paziente aiutandolo a diventare un referente per la sicurezza antitaccheggio, proprio della catena di magazzini che prima andava derubando.
Questo è un “caso limite” utile però a dimostrare come davvero, lavorando sull’archetipo si possa individuare il pharmakon capace di aiutare l’individuo a ritrovare il proprio equilibrio. L’archetipo può essere riequilibrato sia quando è in eccesso, come nel caso citato, sia quando è in carenza e allora, se una persona ha poca dimestichezza con gli aspetti di mercurio si può aiutarla a svolgere attività che possano metterla in contatto con questo archetipo. Che sia mercuriale, marziale, venusiano, uraniano, saturnino e così via, si possono sviluppare sempre adeguate strategie di armonizzazione sia quando ci si trova in carenza sia in eccesso della “nota archetipale”.

Mercurio e l’aria
Veloce e con le ali ai piedi Ermes varca la porta dell’Olimpo e dell’Ade: l’aria è l’elemento nel quale si muove e così, durante il seminario di Dahlke si torna a parlare del respiro, che è il modo primordiale con cui ci relazioniamo con il mondo. Ma c’è di più: Dahlke ha sviluppato un tipo di respirazione circolare integrata che con il supporto di suggestioni musicali e grazie alla supervisione degli “operatori del respiro” consente di ossigenare il corpo e di sciogliere blocchi di ogni genere (psichici ed energetici). È un metodo che viene usato in psicoterapia, ma non solo. Per comprendere quali benefici la respirazione integrata porta con sé bisogna solo provarla; tuttavia qui si cercherà di raccontare l’esperienza “vissuta per voi”.

La respirazione integrata
Scrive Herbert Fritsche, nel suo Il primogenito, del 1946: “nessuno può insegnare la respirazione meglio del respiro stesso. La respirazione toracica e l’addominale rappresentano sempre verità parziali. Solo la respirazione completa che coinvolge tutte le facoltà fisiche dell’uomo, ha un senso. Non possiamo addestrare il respiro. Chi è più vecchio e più saggio di noi, non ha bisogno dei nostri insegnamenti. Possiamo però dare spazio alla sua pienezza, possiamo aprirci a lui in un atteggiamento di rilassata docilità”. Nulla meglio di questa frase può descrivere ciò che accade con la respirazione integrata: è il respiro che “insegna” è il respiro che guida corpo, mente e spirito.
La respirazione integrata di Dahlke comincia con l’input di forzare sempre più l’inspirazione e rendere il più possibile passiva l’espirazione. E così, sollecitando ad aumentare gli atti respiratori Dahlke e i suoi “operatori del respiro” aiutano i partecipanti al seminario a entrare in quel respiro circolare capace di riportare l’equilibrio mente-corpo-spirito.

Cosa si prova respirando
Ciascuno vive un’esperienza a sé qui possiamo solo citarne una d’esempio, vissuta da chi scrive questo report.
Ci si sdraia su un materassino – le persone sono poste in un grande cerchio con i piedi verso il perimetro esterno e il capo verso il centro. Si chiudono gli occhi e comincia il rilassamento. Si inspira dal naso e si espira dalla bocca, prima piano, poi sempre più velocemente accordandosi alla musica, molto alta, di sottofondo. Il corpo inizia a formicolare e a irrigidirsi, ma non per tutti è una sensazione negativa, perché è come se si fosse consapevoli che si tratta del preludio a qualcosa di bello che sta per arrivare.
Pian piano le tensioni si allentano e il formicolio viene sostituito da un soffio, che potrebbe essere descritto come un turbine di aria energizzata che entra dalla pianta dei piedi e pervade tutto il corpo.
Il vortice pian piano si allarga e diventa come un’onda che dalle estremità giunge sino alla fontanella cranica passando attraverso il palato. La saliva si azzera, la bocca si asciuga ma conviene andare avanti, perché il piccolo disagio consente di sentire il turbine di energia che salendo lungo la colonna collega i piedi alla sommità del capo. Anche dal palmo delle mani entrano vortici di aria energizzata che si uniscono al grande soffio che pervade tutto il corpo. Le mani, spontaneamente, formano dei mudra.
Quando ci si sente totalmente immersi in questa energia “frizzante”, che ossigena in profondità, è come se il respiro portasse chi lo pratica a compiere un “salto quantico”: si perdono i confini e si percepisce l’energia dentro e intorno a sé come qualcosa di unico. Dapprima ciò avviene proprio come un salto, con uno scossone, poi la percezione si stabilizza su un livello vibratorio che sembra quasi creare una musica interiore.
Da questo stato di connessione con il tutto, paradossalmente, si percepisce meglio se stessi come unità singole, connesse ma singole. Accordandosi con questa frequenza vibratoria è possibile percepire i centri energetici e i meridiani.

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Poi cominciano le visualizzazioni spontanee: compaiono dei mandala, e i colori dei sette chakra disposti in linea lungo la colonna. L’energia continua a fluire passando di chakra in chakra, si ha la sensazione che in corrispondenza di ogni centro energetico vi sia uno sblocco: come una diga che si apre, l’energia scorre dal basso verso l’alto, poi, con un ultimo potente soffio, il fiume energetico irrompe e dalla base della colonna giunge sino alla nuca, nulla gli blocca più la strada. In corrispondenza della base del cranio si sdoppia e avvolge il capo riunendosi sulla parte alta della fronte. Il risultato di questo terremoto interiore è una sensazione di beatitudine indescrivibile.

Da provare
Esperienza sostanzialmente indescrivibile, per ciascuno dei partecipanti l’esito è differente. Per alcuni è un processo doloroso, il flusso energetico può portare alla luce anche disagi psicologici o disturbi fisici, in tal caso gli operatori del respiro intervengono per riequilibrare e dare aiuto a chi ne ha bisogno. Gli altri… si godono il senso di beatitudine e di comunione con il tutto, che si realizza quando il respiro individuale riesce ad accordarsi con il soffio vitale che permea l’Universo.

Per info: http://www.ScuolaDiMedicinaIntegrale.it/

Bibliografia
Fritsche H. Il primogenito: un’immagine dell’uomo, Bompiani, Milano, 1946.
Dahlke R. La straordinaria forza terapeutica del respiro, Tecniche Nuove, Milano, 2003.

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