Riconoscere la propria Via

Di Nicla Vozzella

Quando si sente parlare di “risveglio spirituale” si pensa a una certa modalità, tipica della New Age, secondo la quale, prima a livello individuale e poi universale, si attiva un senso di appartenenza che coinvolge l’individuo e lo fa sentire parte del tutto e in unione con qualcosa di più grande. Pensiamo a questa modalità perché è quella che vediamo più rappresentata intorno a noi, soprattutto ora che le Vie Tradizionali sono state smarrite e si sono confuse con percorsi sincretici.
Quando però si incontra una Via che affonda le proprie radici in una Tradizione, avviene un’altra forma di “risveglio”,  che potremmo definire più correttamente “riconoscimento”: un’esperienza del cuore di chi si imbatte in una Via Tradizionale e sente che gli appartiene.
Da questo tipo di esperienza non sono escluse le persone che sono rimaste ai margini di percorsi spirituali, lontane dalle religioni. Nonostante le apparenze, infatti, questi individui possono essersi trovati per diverso tempo “in cerca”, una ricerca interiore di cui non sempre hanno avuto consapevolezza, ma che ha lasciato uno spazio aperto per un “riconoscimento” autentico nell’incontro con una Via Tradizionale.

IL RICONOSCIMENTO
Questo riconoscimento avviene come una sorta di illuminazione, come quella di Paolo sulla via di Damasco, succede proprio così, lo raccontano in molti:  a un certo punto si ha una consapevolezza che cambia per sempre il modo di essere e di sentire. Si riconosce nella Via qualcosa di cui facciamo parte ancora prima venire al mondo e il nostro spirito a un tratto si colma, come d’incanto, scompare quella sensazione di incompletezza, quella leggera tensione verso il fuori e si amplifica ciò che è dentro, scompaiono le separazioni e tutto sembra stare insieme.
Può accadere a seguito di una lettura, oppure parlando con una persona, o ancora stando in contemplazione della Natura… a un certo punto una parola, un suono, una immagine risuonano in noi e attivano come un diapason qualcosa di interno, di profondo, di autentico. È una specie di insight: finalmente troviamo ciò che stavamo cercando anche senza essere stati consapevoli della nostra ricerca. Si tratta di un punto di non ritorno. Da quel momento nulla può più essere come prima e, con un certo senso di incredulità e stupore interiori, ci si trova a percorrere un cammino nuovo, mai immaginato e al tempo stesso cercato inconsapevolmente per tutta la vita.

Carro di Krishna, Arjuna alla guerra. L’immagine rappresenta il Sé e il rapporto con l’anima.

LA RESISTENZA
Trattandosi di un’esperienza così intensa, profonda, così diversa da qualunque altra, il senso di stupore e di incredulità possono attivare una forma resistenza. Ciò che proviamo è così diverso da ogni esperienza avuta sino a quel momento che dopo esserci tuffati come assetati a una fonte che ci ristora e ci risana, facciamo un passo indietro… ne abbiamo paura. La nuova esperienza ci rende così diversi dal precedente modo di essere che né gli amici né i nostri cari ci riconoscono più, alcuni ci ostacolano, ci giudicano, altri semplicemente si allontanano. Questa distanza improvvisa fra noi e il mondo fa paura. Ci troviamo a veder totalmente trasformata l’immagine di noi che davamo agli altri. Spesso gli altri fanno pressione, anche inconsapevolmente, per farci tornare come prima… ma non potrà accadere. Se gli altri ci fanno pesare il cambiamento ci sentiamo in colpa: veniamo indotti a credere che dovremmo ritornare alle nostre vite di prima. È umano credere di poter restare come si è, rinnegando il cambiamento, soprattutto quando provoca sofferenza a chi ci sta intorno e un disagio a noi che ne siamo la causa. È umano, vero, ma bisogna comprendere che siamo venuti in contatto con qualcosa che non lo è, qualcosa che ha natura divina, che trascende, qualcosa da cui non possiamo ritrarci, possiamo fare resistenza, ma alla fine dovremo accettare di essere cambiati per sempre.
Scegliendo una Via Tradizionale sarà difficile fare i conti con le rinunce ad attaccamenti e affetti che lo Spirito ci impone: potremo credere che sia ingiusto, che essendo umani di quegli attaccamenti abbiamo bisogno, proveremo una voglia di ribellione, un rifiuto, potremo sentirci traditi da qualcosa che si mostrava come un percorso meraviglioso e che ora invece ci richiede un sacrificio grande, che ci fa soffrire. Ci vorrà del tempo per comprendere davvero, un tempo che potrà portarci persino a un rifiuto della nuova Via.

L’ALLONTANAMENTO
Se sopravverrà il rifiuto ci sarà un allontanamento. Il tuffo che avevamo fatto per immergerci nella nuova Via ha prodotto un’onda che ha allontanato tutto ciò che ci stava intorno: ha prodotto un effetto domino, una catena di allontanamenti, di tagli e di distacchi che ci fanno soffrire. Una parte della nostra anima, quella meno evoluta, ci trattiene con forza, ci impedisce di immergerci ancora in quell’acqua che ci era sembrata la nostra meta. Per un istante ci siamo sentiti saziati, colmi, appagati, ma pian piano si risvegliano paure, abitudini, bisogni che ci inducono a uscire dall’acqua, ad abbandonare quel luogo così nuovo e al tempo stesso così antico e familiare, per ritornare alla nostra vita di sempre. E ci proviamo, convinti che potrà accadere, crediamo che l’aver visto quella luce abbagliante possa essere dimenticato, e che i nostri occhi possano tornare a vedere nella penombra e che anzi siano più al sicuro. Ciò che è accaduto nel nostro intimo aveva un chiarore così struggente che diventa più facile allearsi con le proprie resistenze e allontanarsi dalla nuova Via.

L’ACCOGLIENZA
Come in altri ambiti dell’esistenza umana il tempo è ciò che riequilibra le situazioni, occorre tempo per offrire uno spazio di maturazione alle convinzioni e per abbracciare quel cambiamento che abbiamo sentito subito giusto per noi ma che non abbiamo avuto la forza di accettare in modo incondizionato. Maturando si impara ad accogliere anche le proprie resistenze, l’apertura di cuore che abbiamo sperimentato con la nuova Via può aiutarci a non giudicare, neppure noi stessi. Possiamo aprirci e accogliere la nostra natura umana e imperfetta; le nostre paure, i dubbi, i ripensamenti. Possiamo persino sopportare i distacchi, i tagli, gli addii. Attuando questa accettazione incondizionata nei confronti di ogni stato d’animo che ci riguarda, possiamo imparare ad accogliere il divino, che amplifica ed espande se stesso insieme al nostro Spirito.
Se anche solo per un istante avremo provato per la nuova Via quel profondo senso di corrispondenza con la nostra inclinazione interiore sapremo che non potremo rinunciarvi. Possiamo aver bisogno di tempo per maturare la scelta, per elaborare distacchi sia dagli altri sia di parti di noi che credevamo irrinunciabili. Se saremo autentici nell’accogliere tutto ciò che ci anima, se sapremo sospendere il giudizio, soprattutto verso noi stessi… potremo di nuovo incamminarci verso il cambiamento e attuarlo intraprendendo con maggiore consapevolezza quella strada che avevamo sentito buona per noi, ma a cui la nostra finitezza umana aveva opposto resistenza.

IL RITORNO
Se la Via, la vocazione è quella giusta, ovvero quella che corrisponde davvero al nostro Sé, sarà inevitabile ritornarci, perché la lontananza creerà una nostalgia incolmabile, un senso di vuoto e di deprivazione che non potrà essere attenuato da nulla e da nessuno. Potremo possedere tutto, o non avere nulla, ma ci troveremo sempre ad anelare a quella situazione provata nell’incontro con la Via Tradizionale. Nelle situazioni più gioiose e nelle più tristi ci mancherà la pienezza e la consolazione di quella luce che abbiamo colto per un solo istante. Proveremo costantemente una sensazione di perdita, di nostalgia; ci capiterà ancora di sentirci vibrare solo quando per caso incapperemo in un simbolo che ci ricordi la Via.
Per quanto amore e amicizia potremo sperimentare dopo essere tornati alla nostra vecchia vita, mancherà sempre qualcosa, mancherà quella sensazione di pienezza che abbiamo provato anche se solo per un istante.
E allora ci affanneremo per ricomporre le tappe del nostro cammino, per ritrovare la strada, percorreremo a ritroso tutti i passi che ci hanno condotto a quell’incontro. Potremo pensare, temere, che la Via sia smarrita per sempre, ma non è così! Dovremo imparare ad accogliere anche questo dubbio, questa possibilità, questa paura. Dovremo familiarizzare con la sensazione della perdita definitiva, una perdita che riguarda qualcosa di irrinunciabile. Il senso di mancanza non avrà una connotazione terrena, sarà qualcosa che va oltre. Soffriremo, profondamente.
Ma nel momento più intenso di questa sofferenza, potremo provare a ristabilire un contatto, potremo muovere un altro passo e sentire che ci saremo incamminati di nuovo sulla nostra Via.
Nel frattempo potremo aver perduto la nostra guida terrena, un maestro o un padre spirituale che ci avevano accompagnati nel muovere i primi passi, ma che poi erano stati allontanati dal nostro rifiuto, dai dubbi e dai ripensamenti. Quando ci troveremo da soli, ma di nuovo in cammino, non è escluso che il maestro ricompaia e nell’attesa che ciò accada potremo continuare a seguire il nostro Sé, che conosce la Via, da sempre, da prima che fossimo sulla terra; quel Sé che ha reso possibile il “riconoscimento” e che ci guida interiormente senza mai abbandonarci.