Riconoscere le proprie radici

di Nicla VozzellaCostellazioni Familiari

“Ciò che è stato è stato”, così si dice quando si ripensa al proprio passato. Ma le cose possono cambiare. Anche se non è possibile tornare indietro nel tempo, si può invece “rimaneggiare” la propria storia ed eliminare quelle tensioni che hanno la loro origine nel passato e che continuano a condizionare il presente.
Può succedere che i conflitti non risolti dagli antenati si tramandino di generazione in generazione e impediscano ai discendenti di essere sereni. È questo il pensiero che sta alla base della pratica delle costellazioni famigliari formulata da Bert Hellinger circa 25 anni fa da cui scaturisce anche  un metodo che, mettendo in scena una specie di drammatizzazione della costellazione famigliare relativa a una determinata persona, consente di portare alla luce le tensioni del passato che si agitano ancora  nel presente.
Tutto cominciò per caso, quando Hellinger si rese conto che alcuni dei suoi pazienti, che fra i loro antenati avevano membri delle SS, si sentivano in colpa per i crimini commessi nei campi di sterminio; mentre pazienti che avevano avuto famigliari sterminati negli stessi campi provavano un tale dolore per la sorte dei loro predecessori che spesso manifestavano il desiderio di morire per condividere lo stesso destino. Così Hellinger formulò l’ipotesi che i bambini potessero provare le stesse emozioni dei loro antenati.

Un richiamo dal passato
“Attraverso le Costellazioni Familiari diventa chiaro come, a volte, la nostra vita sia condizionata da sentimenti e comportamenti che non sono nostri ma che appartengono ad altri membri della famiglia, magari scomparsi da tempo”, esordisce il dottor Roberto Amerio, che ha fondato nel 2000 una Associazione Culturale chiamata Istituto Costellazioni Familiari, allo scopo di approfondire lo studio e la pratica della filosofia sistemica delle Rappresentazioni Familiari.
Fra le generazioni esiste una specie di interscambio. Un elemento di grande importanza entra in gioco quando un membro della famiglia, in passato è stato escluso e dimenticato a causa di un tragico destino. Ad esempio, quando una donna muore di parto, oppure muore un neonato o, ancora, un uomo è disperso in guerra, può succedere che un membro della generazione successiva si sostituisca inconsciamente all’escluso, ne imiti il destino con azioni e sentimenti simili o, in casi estremi, cerchi di seguirlo nella morte.

Un legame energetico
L’ipotesi sulla quale si regge la terapia delle costellazioni famigliari è che la famiglia (nel senso più ampio atto a includere, per esempio, anche gli ex coniugi) sia un sistema energetico all’interno del quale le emozioni circolano senza mai estinguersi. Così accade che i discendenti portino su di sé i “carichi pendenti” della famiglia d’origine.
“I nuovi arrivati captano l’energia circolante, vengono irretiti per amore dai loro antenati e ne assumono le emozioni e i destini. – spiega Roberto Amerio – Se, ad esempio, un membro della famiglia muore molto giovane, i sopravvissuti provano un senso di colpa e subentra un sentimento del tipo ‘io ti seguirò’. Così si trovano spesso ad avere comportamenti pericolosi che possono mettere a repentaglio la loro sicurezza. La medesima situazione si può verificare quando un  genitore muore precocemente: il figlio attua un comportamento fortemente a rischio come se ripetesse a se stesso ‘ti seguirò cara mamma o caro papà’. Ma succede altrettanto spesso che il figlio si ammali durante la malattia di un genitore; è questo un altro tentativo di volerne condividere il destino e sostituirsi a lui”.

Una convinzione magica
Quando si ha a che fare con un antenato escluso dalla famiglia, anche il discendente tende ad essere escluso oppure ad escludere. Nel passato non era infrequente che bambini nati fuori dal matrimonio venissero mandati a balia e, di fatto, estromessi dalla famiglia. In questi casi, era vietato anche solo nominare la persona “messa da parte”. Con l’andare del tempo questo membro della famiglia finiva per essere dimenticato; ma il suo destino gravava sui discendenti, che si sentivano magicamente attratti dall’antenato verso il quale provavano un amore inconscio e un desiderio profondo di condividerne il destino.
“Questo amore inconscio e arcaico è cieco: si manifesta nella convinzione magica che sia possibile prendere su di sé il destino di un’altra persona”, precisa Amerio.

La rappresentazione famigliare
Se in un seminario si  comprende che un problema può essere messo in relazione con la storia di un antenato, si può “mettere in scena” la famiglia della persona interessata. La rappresentazione deve avvalersi di un gruppo: infatti, quasi sempre, chi si occupa di costellazioni famigliari lavora con un gruppo di persone, che scambievolmente si prestano a interpretare le reciproche storie famigliari.

“Grazie agli uomini e alle donne partecipanti al gruppo, ciascuno, se lo desidera, si trova ad avere la propria famiglia vivente davanti agli occhi – spiega Amerio – Innanzitutto deve essere posta una domanda dalla quale partire andando alla ricerca di una soluzione, per quanto accennata possa essere. La persona esporrà brevemente i fatti essenziali della sua storia famigliare senza commentarli. Sceglierà, poi, tra i partecipanti del gruppo un rappresentante per sé e per gli altri membri della famiglia, assegnando a ciascuno un posto nello spazio. Terminata questa prima parte, parteciperà solo come osservatore, mentre il conduttore indagherà le dinamiche all’interno del gruppo dei rappresentanti”.

Una condivisione straordinaria
I rappresentanti hanno accesso alla coscienza delle persone di cui occupano il posto, arrivandone a esprimere i sintomi e le reazioni corporee. “E proprio sulla base di quanto espresso dai rappresentanti che il conduttore aiuta nei primi passi verso una soluzione – afferma Amerio – Si procede per gradi, spostando i vari attori nello spazio, affinché scompaiano le tensioni e il sistema torni in equilibrio. A questo punto l’interessato riprende il suo posto nella rappresentazione e verifica se le tensioni che provava hanno modificato la loro intensità o addirittura sono scomparse”.
Vengono così reintegrati gli esclusi e i dimenticati. Il fatto straordinario è che i rappresentanti hanno accesso ai sentimenti del membro familiare che sono chiamati a interpretare. Questo fenomeno, per ora inspiegabile, nel tentativo di essere compreso viene riportato al processo noto come “campo morfogenetico”, (vedi più sotto – Campo Morfogenetico).

La nuova armonia
Terminata la rappresentazione nel gruppo, scompaiono le tensioni e i partecipanti al seminario ne traggono un gran beneficio, perché svaniscono come d’incanto i sentimenti negativi che  affliggevano prima che iniziasse la messa in scena. Nonostante alcune teorie siano state formulate, non è chiaro come funzioni il campo morfico; tuttavia è lo stesso Hellinger che invita e non preoccuparsene limitandosi ad accoglierne gli effetti positivi.

Campo morfogenetico 
È una teoria elaborata fra il 1920 e il 1930 che descrive, senza spiegarle, le interazioni fra le cellule. Il campo morfogenetico si instaura quando c’è un sistema altamente interattivo nel quale il destino delle cellule è fortemente condizionato da segnali ambientali. L’esempio classico utilizzato per descrivere questo tipo di interazione è la dissezione della planaria (un verme piatto): tagliando a metà il verme i due tronconi rigenerano l’esatta parte mancante. L’esperimento, tuttavia, poteva essere riprodotto ma non spiegato, per cui la teoria del campo morfogenetico fu abbandonata, dopo la prima metà del Novecento, perché considerata obsoleta e inadeguata a descrivere le interazioni fra molecole.
Questa teoria, applicata alla costellazione famigliare, potrebbe spiegare come anche il campo famigliare funziona come campo morfico; questi, invece di agire sulla ricostruzione di una parte mancante, esplica la sua funzione a livello spirituale. Succede quindi che il rappresentante di un membro famigliare percepisca la traccia energetica lasciata da un altro membro della famiglia e questa energia agisca modellando le sensazioni di chi interpreta il ruolo del famigliare.
Il vincolo fra antenati e discendenti si attua tramite una risonanza morfica, che richiede somiglianza di forma e di configurazione biologica e costituisce un principio di ordine e forma della natura che trascende il tempo e lo spazio.

 

Per saperne di più
Bertold Ulsamer, “Senza Radici non si vola”, Edizioni Crisalide;
Bert Hellinger, “I due Volti dell’Amore”, Edizioni Crisalide;
Marianne Franke G., “ Tu sei uno di noi”, Le Costellazioni nella scuola, Edizioni Crisalide;
Ursula Franke, “Il fiume non guarda mai indietro”, Edizioni Crisalide;
Daan Van Kanpenhout, “Immagini dell’anima“, Edizioni Crisalide;
Otto Brink, “Vitamine per l’anima”, Edizioni Crisalide.