Sex and Sixty

di Nicla Vozzella

sessualità

Troppi sono gli stereotipi che ritraggono gli anziani come bambini vissuti a lungo, senza nessuna competenza se non la conoscenza di un tempo che ormai è passato e non serve più. È tanto più vero quando si parla di sessualità: il comune sentire è che gli anziani non abbiano nulla da dire e, soprattutto, da fare. Non releghiamoli, però, in un cliché: il loro universo erotico è molto più ricco di quanto si immagini.

Cambiano le definizioni
Un tempo la terza età cominciava dalla menopausa per le donne e per gli uomini dalla pensione, in quanto non esiste un’andropausa fisiologica. Perdere la fertilità e il ruolo sociale significava entrare in questa fase della vita. “Con il miglioramento delle condizioni ambientali e di salute la definizione di anziano si è estesa a una quarta età che inizia intorno ai settant’anni. La terza età esiste sempre, ma è quella in cui ci si ‘prepara’ a diventare anziani”, spiega la dottoressa Cecilia Bellini, psicologa e psicoterapeuta, specializzata in sessuologia.

Cosa succede alle donne
Nelle donne la menopausa corrisponde a un periodo di modificazioni ormonali caratterizzate da una diminuzione degli estrogeni e del progesterone e da un aumento degli ormoni ipofisari. Questa fase è accompagnata da modificazioni fisiologiche, come la diminuzione della lubrificazione vaginale, il trofismo della mucosa vaginale, la tendenza all’osteoporosi, le vampate di calore e il calo di tonicità della pelle. Insieme ai cambiamenti fisici possono essercene di psicologici: l’irritabilità, gli sbalzi umorali e il tono depresso dell’umore. Oggi la ginecologia guarda con attenzione a questa fase della vita e cerca di attenuare le sintomatologie che l’accompagnano con terapie adeguate. Le TOS (terapie ormonali sostitutive) attenuano i disturbi della menopausa e la rendono meno fastidiosa sia sul piano fisico sia su quello relazionale. Tuttavia, le donne e molti medici attribuiscono alla fine dell’età fertile anche il termine della sessualità e del piacere. “Per fortuna – interviene la psicologa – altrettante donne, medici e coppie si rendono conto che termina la capacità riproduttiva, ma rimane inalterata la vitalità sessuale che anzi, a volte, gode di maggiore libertà non necessitando più di limiti contraccettivi; per questo in alcuni casi si ha proprio un rilancio della sessualità”.

Cosa succede agli uomini
“Nell’uomo non c’è un periodo in cui la capacità di procreare cessa: anche se con l’avanzare dell’età subisce un calo”, spiega Cecilia Bellini. Nell’uomo non si hanno neppure modificazioni fisiologiche che alterano il funzionamento biologico anche se, dopo i 50 anni, c’è una diminuzione nella produzione del testosterone che può condurre a un calo del desiderio. “La risposta sessuale diventa meno pronta, con tempi più lunghi, ma rimangono invariati i livelli di soddisfazione Nell’uomo alcuni fattori hanno un ruolo negativo sul desiderio sessuale e sulla risposta fisica: le preoccupazioni e la fatica dell’invecchiamento, intesa come perdita delle relazioni sociali”, precisa la psicologa. Certi farmaci che risolvono le disfunzioni erettili non possono essere considerati la soluzione di ogni problema, se a monte non si affrontano i sentimenti e le emozioni che sono alla base della disfunzione fisica. Inoltre, quanto più una coppia ha vissuto con entusiasmo e vitalità la sessualità da giovane, tanto più sarà in grado di viverla serenamente nella vecchiaia.

La lentezza è una risorsa
“La sessualità nella terza e quarta età è, come nel resto della vita, il linguaggio amorevole e corporeo che risponde al bisogno di comunicarsi emozioni affetto e piacere fisico; la sessualità è scambio di emozioni positive e appaganti, è un abbraccio rassicurante e un appoggio solidale – spiega la psicologa – Così come le altre funzioni organiche, anche la sessualità gode di una minor spinta impulsiva e compulsiva rispetto alla vita giovanile; ma questo è un elemento che consente agli anziani di beneficiare della maggior lentezza che amplifica la sensorialità”.
Dagli anziani si impara: infatti, proprio questa dilatazione delle sensazioni potrebbe diventare una risorsa per le coppie giovani e disfunzionali che, spesso vivono la sessualità con ansia da prestazione perché danno grande importanza al “sesso ginnico”.
Il fatto che nell’anziano tutte le sensazioni siano più soffuse e profonde è dovuto alla minore insicurezza perché c’è meno bisogno di “dimostrare” e più volontà di “sentire”: l’impulsività si ritrae e lascia spazio alla sensorialità.
“La sessualità va intesa come la più intima espressione di due persone che si abbandonano l’uno all’altra in tenerezza, giochi amorosi complici e solidali che portano lentamente a risvegliare pulsioni e a provocare un intenso desiderio e piacere. Appartiene anche all’anziano il desiderio sessuale che porta dall’approccio all’eccitazione fino all’orgasmo”, dice la psicologa.

Se le cose non funzionano
Si possono individuare tre ordini di fattori che creano difficoltà agli anziani nell’espressione della loro sessualità: psicofisici, sociali e culturali.
“A volte capita che le cose non funzionino bene per problemi ginecologici o andrologici che possono provocare una perdita di desiderio o di risposta eccitativa – spiega Cecilia Bellini – Però, la sensibilità degli organi sessuali si mantiene nell’età. Se a livello vaginale compare una maggiore difficoltà di lubrificazione a essa si può sopperire con lubrificanti. Il pene potrebbe avere maggiori difficoltà a reagire agli stimoli visivi, ma rimane molto sensibile allo stimolo tattile. Lentamente, con gli anni il periodo refrattario fra un’eiaculazione e l’altra può anche arrivare a un giorno. In ogni caso dipende molto anche dai ritmi personali; però, i medici non ritengono rischioso avere anche rapporti quotidiani se lo si desidera”.
Numerose sono le disfunzioni neurologiche vascolari ed endocrinologiche che possono causare problemi sessuali. A volte provocano interferenza anche i trattamenti farmacologici antipertensivi o chirurgici prescritti per altre patologie. Altrettanto frequenti sono i disagi psicologici, i sentimenti di inadeguatezza o lo stress che inibiscono la sessualità; è necessario quindi inquadrare il problema correttamente per tornare all’equilibrio psicofisico.
Anche l’ambiente però ha il suo peso: “È importante che non si faccia risalire il riconoscimento sociale al corpo scultoreo e ben modellato dell’età giovanile: questi stereotipi falsano il senso dell’abilità delle persone, sono modelli che mettono in crisi anche i più giovani e fanno sentire inadeguati”, sottolinea la psicologa.
Infine un fattore culturale. Se la sessualità è stata un dovere per le donne (o una funzione in relazione alla maternità) e se l’uomo invece si è appagato prevalentemente fuori casa è molto difficile una ripresa della sessualità. Se la coppia pensa di essere oramai sessualmente finita, invecchia prima del tempo; se è ben affiatata e ha coltivato la propria intimità è più facile che ritrovi il desiderio anche in situazioni critiche.

La “singletudine”
Negli anziani soli, per scelta o vedovanza, l’occasione di un rapporto sessuale spesso si riduce, ma non per questo bisogna rinunciare al desiderio. Per l’anziano è importante sentirsi normale e legittimato nelle sue aspettative. A volte il voler essere in due si scontra con la difficoltà di tornare a pensarsi in coppia e socialmente attivi dopo molto tempo che ci si trova in una forzata “sigletudine”. È del tutto normale che ci siano alcune difficoltà iniziali e magari serva un aiuto; è altrettanto vero però che coppie anche ultrassettantenni possano ritrovare una sessualità appagante che migliori la qualità della loro vita.

Invecchiare è evolvere, non regredire
Molti pensano agli anziani come a persone involute: spesso si sente dire che i vecchi tornano bambini. “Non tornano affatto bambini – sottolinea la dottoressa Bellini – è un torto molto grave che gli si fa, in realtà diventano anziani: è una cosa ben diversa. Proprio quando la persona si sgancia dai suoi bisogni di bambino si rende conto d’aver acquisito la sicurezza, la competenza e la serenità che gli consentono di godere della propria esperienza”.
Tanto più un anziano ha vissuto coltivando anche i propri interessi e non solo i doveri verso la famiglia e il lavoro, tanto più è in grado di godere dell’esperienza fatta e di raccontarla agli altri. È vero, si invecchia così come si è vissuti. E se non abbiamo costruito un equilibrio affettivo, la vecchiaia può diventare una prigione. È sempre più difficile “tirare avanti” se la quarta età è vista solo come una perdita: le persone che ci accompagnavano non ci sono più, il corpo giovane non c’è più e sembra mancare anche tutto il resto. Al contrario pensare alla vita i termini evolutivi consente di apprezzare la vecchiaia: è un momento di piena maturità di se stessi e di equilibrio fra le competenze razionali, che sono state acquisite con l’esperienza, e l’affettività libera di esprimersi.

 Ascoltarli per non perderli
Gli anziani hanno perso il ruolo di saggi che avevano nelle società primitive; il sapere utile al vivere cambia così rapidamente che quello degli anziani si pensa non serva più. Oggi la catena di trasmissione del sapere è interrotta e frammentata e non sono più gli anziani a governarla. La società in rapida evoluzione è poco incline a comprendere i ritmi degli anziani; questi faticano a trovare riconoscimento sociale e sono spaventati dai cambiamenti. Si tratta di macrofenomeni che impattano anche su un aspetto così delicato della vita come la sessualità. Servono medici, psicologi e operatori sociali preparati ad accogliere e ascoltare sentimenti e paure che spesso gli anziani non comunicano per vergogna.