Siamo tutti “elettrosensibili”!

Di Nicla Vozzella

Ci rassicura credere che il nostro mondo e la sostanza di cui ogni cosa è fatta siano solidi, invece tutto è in movimento non è solido e sta “insieme” solo grazie a una propria frequenza vibratoria. Dalle basi azotate del Dna alle stelle tutto è energia in movimento. Possiamo quindi affermare senza timore di smentita che la materia è energia. Il compianto fisico Emilio Del Giudice – uno fra i primi a elaborare la “teoria delle stringhe” che prelude alla “teoria del tutto” – ha più volte sottolineato nelle proprie conferenze che lo spazio fra un oggetto e l’altro non è così “vuoto” come lo immaginiamo. Ma non solo. Egli rilevava – occupandosi anche di fisica applicata alla cura – che ogni organismo biologico è in grado di entrare in risonanza con ciò che lo circonda. In particolare, Del Giudice si riferiva all’acqua contenuta nei nostri tessuti che permette il mantenimento di una certa “coerenza di sistema”. L’acqua che permea gli organismi viventi è così sensibile alla sollecitazione dei campi elettromagnetici circostanti che può modificare la propria frequenza vibratoria con ripercussioni anche gravi per la salute. E c’è di più. Paradossalmente, non sono tanto le frequenze “rumorose” e grossolane a interferire con l’equilibrio biologico, ma quelle sottili e più “silenziose” che sono capaci di alterare così tanto le strutture da modificare, talvolta in modo irreversibile, il funzionamento delle cellule.

Un “disturbo” per la vita
Vista così, quindi, possiamo dire che tutti gli organismi sono “elettrosensibili”. Questa caratteristica, come si evince dalle riflessioni di Del Giudice, non riguarda solo gli esseri umani: le onde elettromagnetiche modificano – proprio perché non è così vuoto come si crede – l’intero spazio che ci circonda e tutti gli esseri viventi che lo popolano. Succede quindi, per esempio, che vi siano interferenze che alterano i voli migratori degli uccelli, che impediscono la comunicazione fra gli insetti, che bombardano in modo devastante persino il mondo vegetale. Stefano Mancuso, uno dei massimi esperti di neurofisiologia vegetale, nel centro di ricerca fiorentino che dirige, ha potuto sperimentare come le piante siano sensibili a tutti gli stimoli esterni non solo a quelli chimici e fisici ma anche elettromagnetici e persino emotivi. Se per gli esseri umani e gli animali (i mammiferi soprattutto) è abbastanza semplice immaginare come le interferenze esterne possono interagire sul sistema psico-emotivo; per quando riguarda le piante diventa difficile immaginare come queste possono essere disorientate da radiofrequenze che interferiscono con il loro sviluppo. Eppure, anche studi più datati di quelli di Mancuso hanno messo in evidenza come le piante abbiano una loro “vita nascosta” e un sistema percettivo dislocato su tutta la loro superficie piuttosto che concentrato in alcuni punti come accade per gli animali. Se pensiamo che il 95,7% (secondo alcune stime anche di più) della materia vivente che popola il pianeta è vegetale (e per vegetale ci si riferisce alla possibilità di compiere la fotosintesi) possiamo immaginare – anche se con fatica – quanto prezioso sia l’equilibrio che permea la materia vivente e quanto pericolose possano essere le interferenze elettromagnetiche per quell’equilibrio.
L’intera vita quindi – dagli animali alle piante e, ovviamente, anche gli esseri umani – viene disturbata dalle onde elettromagnetiche. È come se fossimo immersi in una nuvola energetica che “rema contro” il benessere di tutte le forme di vita; poi alcune di esse riescono ad adattarsi meglio – forse proprio le piante che sono molto meno fragili degli esseri umani e degli animali – mentre altre specie di altri regni si ammalano o addirittura soccombono.

Dove sono i campi elettromagnetici
Se volessimo individuare e circoscrivere i campi elettromagnetici ci troveremmo a fare un buco nell’acqua, perché dovremmo riconoscere che queste frequenze di disturbo del lavoro cellulare sono diffuse ovunque intono a noi. Anzi peggio. Siamo immersi in una nuvola elettromagnetica che – in parte e per fortuna – è anche generata dal nostro corpo che ci permette di ammortizzare, almeno in parte, le interferenze da cui siamo bombardati. Tuttavia, per la maggior parte, questo vastissimo mare di onde sta intorno a noi, ci soffoca, e impedisce alle nostre cellule di funzionare correttamente.
Occorre precisare che, cosi come noi esseri umani produciamo un elettromagnetismo, allo stesso modo tutto ciò che vive ha emanazioni (e anche ciò che non sembra vivere, come i minerali per esempio): vi sono infatti dei campi elettromagnetici naturali terrestri. Sulla nostra vita interferisce anche l’elettromagnetismo naturale anche se, nel corso dell’evoluzione, l’uomo ha un po’ imparato a farci i conti. In ogni caso, se a questi campi elettromagnetici naturali si sommano quelli ancora più disturbanti creati dall’uomo con la tecnologia (wifi, bluetooth, cellulari, computer, notebook e così via) si comprende bene quando diventa difficile per le nostre cellule continuare a funzionare al meglio.
Dopo le guerre, almeno in Europa, gli edifici sono stati spesso costruiti con le macerie contenenti metalli (anche il cemento armato di per sé ha questa struttura) e le tubature sono state disposte in modo tale che alcuni stabili nei quali trascorriamo la gran parte del tempo – case, uffici, palestre e persino le scuole – possono essere equiparati a vere e proprie antenne che amplificano e orientano i campi elettromagnetici imbrigliandoci in una rete di emissioni dannose.

Emozioni ed elettrosensibilità
Soffriamo così tanto della permanenza in questi luoghi che spesso ne usciamo spossati, arrabbiati, senza gioia, apatici. Ci si potrà chiedere questo punto: cosa c’entrano le emozioni con l’elettrosensibillità? C’entrano eccome! Basti pensare che – per rimanere nel mondo degli esseri umani – l’insieme di disturbi e le vere e proprie sindromi che vengono definite genericamente come “stress”, possono avere origine anche dai campi elettromagnetici a cui siamo sottoposti a causa della vicinanza con cellulari, sistemi wifi, bluetooth, computer, notebook. Queste onde, modificando in modo “sottile” la frequenza vibratoria che ci riguarda, finiscono per alterare quel complesso network che è il sistema psico-neuro-endocrino-immunologico (detto Pnei). Per questo quindi, i disturbi dell’umore, del sonno, della memoria e, persino, gli squilibri metabolici, i dolori muscolari e i problemi intestinali possono essere causati dall’esposizioni a campi elettromagnetici.
Vi sono studi che hanno dimostrato come la secrezioni di alcuni ormoni, la melatonina e il cortisolo per esempio, venga modificata dall’esposizione ai campi magnetici provenienti da monitor e altri dispositivi elettronici luminosi. Il tessuto muscolare e la flora batterica intestinale possono risentire dell’influenza elettromagnetica. Queste modificazioni, a cascata, si ripercuotono in diversi modi sul nostro organismo, sino a predisporre alle malattie oncologiche.
Se per fortuna non tutte le persone esposte a queste onde elettromagnetiche sviluppano il cancro è comunque sufficientemente dimostrato che questo “rumore elettromagnetico di fondo” ci disturba non poco modificando la nostra risposta allo stress, diminuisce la nostra resilienza rendendoci vulnerabili e fragili.
Le persone che vivono in ambienti fortemente inquinati dalle onde elettromagnetiche sono spesso nervose, irascibili, hanno disturbi del sonno che amplificano i disagi e le alterazioni dell’umore e, non di rado, sviluppano squilibri di cui non è sempre facile individuare la causa.

I campanelli d’allarme
L’inquinamento da elettromagnetismo produce dei danni anche irreversibili, ma prima che ciò accada si può porre attenzione ad alcuni campanelli d’allarme. Se un individuo – o addirittura interi gruppi familiari che convivono – ha sintomi come stanchezza, perdita della memoria, insonnia, alterazioni dell’umore, dell’appetito, disturbi intestinali, in generale presenta una certa alterazione dei ritmi circadiani, possiamo ragionevolmente supporre che l’ambiente in cui vive sia inquinato da frequenze che attivano una risonanza organica non funzionale. Il fisico Del Giudice – che sosteneva l’importanza della coerenza vibratoria di un sistema biologico per mantenersi in salute – rilevava che le nostre cellule sono più sensibili ai “sussurri” piuttosto che alle “grida”; per questo sono a volte più deleterie le frequenze che si insinuano in modo subdolo nei nostri sistemi metabolici di quelle che possiamo individuare più facilmente e dalle quali possiamo proteggerci.
L’aggressività nostra e dei nostri animali, la spossatezza, l’apatia; le piante d’appartamento o quelle dei balconi o dei giardini che muoiono senza una ragione; insetti e uccelli che sembrano “perdere la strada” e si radunano in luoghi non abituali… il “disordine”, la perdita di coerenza, il venir meno di una vibrazione corretta e armoniosa… insomma tutto ciò che intorno a noi “perde il ritmo” può ragionevolmente essere imputato a una fonte disturbante che emette onde elettromagnetiche dannose per la vita.

Il temuto “5 G”
Se fino ad ora abbiamo “tenuto botta” e non tutti ci siamo ammalati nonostante le copiose interferenze elettromagnetiche con cui siamo stati bombardati, a preoccupare gli esperti che si occupano di inquinamento ambientale – come l’Associazione dei medici per l’ambiente, l’Isde – è il nuovo sistema denominato “5G”, che sta per “quinta generazione”. Si tratta di un modo di far viaggiare il segnale dei cellulari che supererà dalle cento alle mille volte la velocità del 4G. Questo nuovo sistema permetterà, per esempio, di scaricare un film intero in pochi secondi. Vi sono due obiettivi principali che persegue la tecnologia 5G: da un lato l’aumento delle prestazioni dei dispositivi mobili; dall’altro l’iperconnessione (pensiamo alla domotica per esempio) di diversi sistemi e dispositivi controllati a distanza. Dapprima il 5G utilizzerà come supporto la tecnologia già esistente; ma in seconda battuta si avvarrà di un sistema diverso di ripetitori e di generatori di onde elettromagnetiche. Onde che – secondo alcuni studiosi – saranno in grado di penetrare come “lame” nel patrimonio genetico delle nostre cellule (e non solo) e di causare danni ancora più devastanti rispetto a quelli che abbiamo rischiato sino ad oggi con la tecnologia esistente.

Evitare l’effetto accumulo
Che fare allora? Boicottare il progresso? Fermare lo sviluppo della tecnologia sembra impossibile e, forse, non è neppure utile. Ciò che converrebbe fare è provare a schermare le proprie abitazioni, le scuole soprattutto, per evitare in generale l’effetto accumulo che è il maggiore responsabile delle sindromi complesse sviluppatesi di recente. Se viviamo in una città dove già l’aria è pessima, se siamo in un centro urbano in cui proliferano le antenne, se l’acqua che esce dai nostri rubinetti non è il massimo, se le vernici con cui sono trattati i nostri mobili e dipinti gli interni dei nostri appartamenti esalano sostanze non proprio salubri… proviamo almeno a mettere in sicurezza alcuni ambienti, “bonifichiamoli”, curiamo l’alimentazione preferendo cibo biologico e non troppo elaborato… Evitiamo che gli inquinanti si sommino e ci impediscano quella “detossinazione” fisiologica di cui è capace il nostro organismo sino a quando non viene sottoposto a un sovraccarico a cui non riesce a far fronte.

 

ndr. Per chi fosse interessato AM segnala l’esistenza dell’Associazione Italiana Elettro Sensibili, ecco il link  www.elettrosensibili.it