Spogliati del “dover essere” e indossa il tuo potere personale

di Nicla Vozzella

“Chi si loda s’imbroda”, “Che sei bravo te lo devono dire gli altri”, quante frasi di questo tipo sono impresse nella nostra mente, soprattutto in quella delle donne? Tantissime! È come se ci fosse un diktat che impedisce di elargire lodi a se stessi, ma anche di manifestarsi in modo autentico lontano dai modelli imposti. Se in apparenza questa parsimonia nell’autocelebrazione è auspicabile, soprattutto in una società narcisista come la nostra, in realtà il narcisismo a cui si assiste non è altro che la risposta estrema, e opposta, a un’imposizione altrettanto categorica: non riconoscere il proprio valore e il proprio “potere personale”.

Spieghiamo meglio. La realtà esterna e quella interiore si snodano fra polarità che si contrappongono e tendono a emergere in modo alterno; l’obiettivo sarebbe trovare un punto di equilibrio e sviluppare un’adeguata distanza, soprattutto interiore, fra di esse. Così come la persona si trova immersa e identificata ora con l’una ora l’altra polarità, lo stesso accade alla società: o si manifesta in un modo o nel suo opposto. Inoltre, il bisogno di categorizzare che dà sicurezza all’essere umano, porta a giudicare gli opposti come positivi o negativi senza comprendere che sono aspetti della medesima realtà.

Per le donne la questione è più complicata perché oltre a risentire, come tutti gli esseri umani, della difficoltà di sviluppare l’equidistanza dalle polarità, vivono una potente identificazione con uno degli opposti della specie umana: sono femmine!
Quindi per esprimere autenticamente loro stesse e manifestare il potere personale devono prima liberarsi da tutto ciò che il pensiero dominante attribuisce all’essere donna e poi smontare i condizionamenti ulteriori relativi all’espressione autentica di sé. Quanta fatica!

Le separazioni che ostacolano
Che ci piaccia o no, che sia politicamente “scorretto” o retaggio di culture retrograde, agli uomini e alla donne vengono attribuite caratteristiche diverse e anche diverse modalità di esprimere se stessi. E ogni caratteristica è accompagnata da un giudizio: positiva o negativa. Quindi, per chi ancora separa il mondo in due, le cose stanno così: la donna è bene che sia dolce, accogliente, fragile, che si presenti al mondo in modo mite, sottomesso, umile, semmai può realizzarsi nella maternità, ma non è bene che punti a possedere fama, denaro e potere. L’uomo invece è bene che sia un duro, volitivo, ha il diritto – anzi quasi un obbligo – di realizzarsi nel lavoro e di esprimere il suo potere in tutti gli ambiti, da quello familiare a quello sociale; gli è concesso di desiderare fama, denaro e potere, ma poi viene giudicato lo stesso negativamente per questi desideri. Vi sono perciò temi sui quali il giudizio di merito pesa ancor più della separazione di genere.
Cosa può fare una donna per superare questi condizionamenti? Lavorare su se stessa, autolegittimare i propri desideri, valorizzare la propria autenticità accogliendola senza giudizio. Lo stesso può essere utile all’uomo… non facciamo discriminazioni!

Superare i condizionamenti
Vi sono condizionamenti potenti più difficili di altri da superare; per esempio, desiderare fama, denaro, potere è gravato da un giudizio molto negativo. Perché? Perché si identificano questi elementi con una polarità, senza tenere conto di quella opposta. Ecco quindi che se un essere umano vuole fama, denaro e potere è giudicato male, se poi è una donna… peggio che mai! Ma siamo sicuri che nella fama, nel denaro e nel potere non vi sia alcun aspetto positivo? Pensiamo alle guide spirituali… esercitano un potere: lo spirito talvolta deve essere guidato! Riflettiamo su quanto sia importante il denaro per soddisfare, per esempio, il desiderio di viaggiare in prima classe, perché deve essere sbagliato? E la fama? Perché si giudica chi vuole essere riconosciuto dal mondo? Inoltre, perché il riconoscimento, quand’anche è ritenuto legittimo “per meriti”, deve sempre arrivare da fuori e mai da se stessi? Sono condizionamenti così radicati che tolgono persino la libertà di pensiero: la prova è il fastidio che si può provare anche solo nel leggere queste considerazioni e la difficoltà di trattarle motivandole scrivendone.
Come si possono superare i “condizionamenti”? Una ricetta valida per tutti non esiste, in linea generale si può dire che sarebbe utile sviluppare una sana idiosincrasia per le prese di posizione nette. Occorre abituarsi al fatto che tutto è relativo e quindi allenarsi a cercare l’opposto di ogni situazione. Infine, ma non per importanza, è necessario zittire il bisogno di assegnare a ogni cosa un giudizio di valore!

Liberare il potere personale
Il “potere personale” è qualcosa che appartiene a tutti, con cui gli esseri umani nel corso dello sviluppo si confrontano: il bambino sente di possederlo pienamente, l’adolescente si cimenta per misurarlo e per saggiarne i confini; purtroppo poi, una volta adulti viene soffocato dai condizionamenti e schiacciato da un “dover essere” che non corrisponde a ciò che l’individuo autenticamente è.
Come possono fare le donne, qui si parla di loro ma in fondo il problema è anche maschile, a esprimere il proprio potere e manifestarsi con autenticità? C’è una sorta di “percorso interiore” che forse può aiutare; è una specie di sequenza che consente di passare dal dovere, inteso come “dover essere”, al potere facendo emergere una volontà autentica capace di guidare il nostro cammino esistenziale, che si rivela fondamentale per realizzare il nostro mandato su questa terra; un mandato che richiede prima di ogni cosa di essere autentici per essere felici.

Falso il detto “volere è potere”
Non può essere il desiderio di rivalsa a guidare l’espressione di sé, quanto piuttosto l’autolegittimazione interiore. Se si cade nella trappola di passare da un estremo all’altro la sola alternativa al dovere, inteso come “dover essere”, è la trasgressione al condizionamento e l’espressione del suo opposto. Invece, nel mezzo ci sta il potere (nel senso di “io posso”), che una volta liberato dai condizionamenti permette di contattare la volontà (nel senso di “io voglio”).
Se si trova la strada per riconnettersi al “potere personale” si può smontare il luogo comune: “volere è potere”. Infatti, se non ci si concede il potere, non si riesce neppure a contattare la volontà autentica, quella che guida il cammino di vita. La presa di contatto, priva di condizionamenti, con “ciò che si può” e poi con “ciò che si vuole” conduce alla realizzazione di sé. Finché non avviene un cambiamento nello sguardo che si rivolge a se stessi, la volontà autentica verrà di volta in volta vestita dalle volontà altrui (condizionamenti pubblicitari, sociali, di genere, familiari, altri condizionamenti) e non avrà il “potere” di realizzarsi perché non sarà coerente con il mandato esistenziale.

L’ironia smonta i pregiudizi
L’ironia può essere vista come un’alterazione, spesso paradossale, della realtà allo scopo di sottolinearne un aspetto e al tempo stesso mettere in evidenza anche il suo opposto e quindi stabilire uno sguardo relativizzante sulle cose. Sviluppare la capacità di guardare al mondo e a se stessi con ironia può diventare una grande risorsa per andare oltre i condizionamenti.
È utile, e a volte necessario, usare una battuta ironica per “smontare” la rigidità a cui ci costringono le “prescrizioni” che abbiamo introiettato e che ostacolano la nostra autentica espressione.
Quando si affrontano temi complessi, a rischio di apparire un po’ dissacranti, conviene mettere in campo una buona dose di ironia, soprattutto, di autoironia.
Rispetto poi alla capacità di dare riconoscimento e accoglienza a se stessi per come si è, sospendendo il giudizio, autocelebrandosi un po’ ogni tanto.
Forse, si potrebbe fare come Oscar Wilde, che al momento di compilare il modulo del censimento, pare abbia dichiarato: “età diciannove anni, professione genio, segni particolari il mio talento”.