Attenzione al “contagio” emotivo

di Nicla Vozzellastress Se ti guardo mi stresso! Non è una battuta, ma è quanto emerge da un recente studio pubblicato sulla rivista Psychoneuroendocrinology da Veronika Engert e colleghi del Max Planck Institute for Human Cognitive and Brain Sciences di Lipsia e della Technische Universität di Dresda, in Germania. Dallo studio emerge infatti come semplicemente guardando una persona stressata possano aumentare i livelli di cortisolo (l’ormone dello stress) nell’osservatore, con conseguente aumento del livello di stress anche in quest’ultimo.

mirror-neurons
NEURONI SPECCHIO

È tutta “colpa” dell’empatia
Una reazione psicofisica così intensa può essere spiegata con la capacità empatica che l’essere umano possiede e che condivide con altri animali, soprattutto con i primati. La parola empatia deriva dal greco empatéia, che è a sua volta composta da en, dentro, e pathos, sofferenza o sentimento. È una forma molto profonda di comprensione dell’altro, è la capacità di “mettersi nei panni dell’altro” escludendo ogni attitudine affettiva personale (simpatia, antipatia) e ogni giudizio morale. Il primo a occuparsi del tema fu Charles Darwin che studiò la comunicazione mimica delle emozioni. In epoca recente l’empatia ha trovato una conferma scientifica negli studi di Giacomo Rizzolatti sui neuroni specchio, che rivelano come l’empatia abbia a che fare con il patrimonio genetico della specie. L’empatia da un lato può aiutarci a comprendere la sofferenza altrui, dall’altro può portarci a viverla come se fosse nostra e scivolare quindi in un “contagio emotivo”. È proprio a causa di questo “contagio” se può accadere di sentirci stressati per il solo fatto di osservare una persona stressata.

Lo stress non è solo dannoso
Gli autori dello studio in questione hanno focalizzato l’attenzione su quel tipo di stress che porta squilibrio perché altera l’omeostasi, che è la capacità di un organismo di mantenere costanti le condizioni chimico-fisiche interne anche al variare delle condizioni ambientali esterne. Ma secondo la  “teoria generale dello stress” elaborata da Hans Selye, nel 1936, esiste anche uno stress positivo definito eu-stress, quello negativo si definisce di-stress. Infatti, una corretta stimolazione biologica costituisce un elemento utile alla fisiologia dell’organismo, mentre una stimolazione troppo bassa, oppure un eccesso, possono creare uno scompenso in seguito al quale l’organismo mette in atto un adattamento che può risultare dannoso. grafico stress
Selye riteneva che la risposta all’evento stressor determina una “sindrome generale di adattamento” (SGA), che si articola in tre fasi:
– la prima, detta “di allarme” viene promossa dalla presenza dello stressor, in questa fase l’individuo riconosce il pericolo insito nello stimolo, e attiva una serie di strutture interne (midollare e corticale del surrene).
– Vi è poi una seconda fase detta “di resistenza”, che è fondamentale nell’economia della risposta, nella quale assume un ruolo primario la produzione di ormoni (il cortisolo); in questa fase si attivano programmi biologici e comportamentali che sono utili per resiste allo stressor. – L’ultima è la fase “di esaurimento”, nella quale si riducono notevolmente le capacità di adattamento dell’organismo.

cortisolo
CORTISOLO

Quando l’equilibrio va in tilt
Sino ad ora si sapeva che il costante tentativo di adattamento allo stress poteva creare squilibri psicofisici, perché oltre un certo limite i sistemi di autoregolazione non possono più compensare gli agenti stressor. Il recente studio citato aggiunge alcuni tasselli al quadro d’insieme: innanzitutto sottolinea l’importanza dell’omeostasi e ci mostra come il sistema uomo venga profondamente influenzato dall’ambiente, anche dalle emozioni di cui l’ambiente è permeato; poi mette in relazione la possibilità di essere contagiati dalla situazione emotiva ambientale e qui entrano in gioco i neuroni a specchio che consentono a un individuo di sentire esattamente cosa prova un altro individuo semplicemente osservandolo. Lo studio che ha messo in relazione questi elementi ha fornito un risultato interessante: la semplice osservazione di una persona stressata porta nel 26% degli osservatori un aumento di cortisolo; altri dati emergono dallo studio, per esempio, risulta che la prossimità affettiva amplifica la capacità empatica: infatti, se tra l’osservatore e l’osservato c’è un rapporto intimo il cortisolo aumenta nel 40% dei casi.

Il ruolo degli stimoli esterni
Dallo studio emergono altri dati importanti: i livelli di cortisolo aumentano nel 10% dei casi anche se la persona osservata è completamente estranea all’osservatore; inoltre, il cortisolo aumenta nel 30% dei casi quanto l’osservatore assiste direttamente a una situazione stressante che riguarda un’altra persona, per esempio, attraverso uno specchio; però nel 24% dei casi il cortisolo aumenta anche solo osservando il video di una persona coinvolta in una situazione stressante. Quest’ultimo elemento ha portato i ricercatori a sottolineare come alcuni programmi o immagini stressanti trasmesse dalla televisione o circolanti nel web possano aumentare i livelli di stress degli osservatori. In particolare, gli autori dello studio sottolineano come la natura empatica dello stress possa avere implicazioni importanti nello sviluppo di alcune malattie.