Torta di mele

Di Nicla Vozzella

Percorro lentamente il corridoio, con il taccuino in mano, alla ricerca della stanza che mi è stata indicata. Ma con la coda dell’occhio vedo un’altra camera con la porta socchiusa e un viso che sbuca dal bordo del lenzuolo. Mi avvicino, chiedo “posso entrare?” Sorridi e fai segno di sì con la testa. Ti chiedo se hai bisogno di qualcosa, di qualunque cosa… fai cenno di no, e poi con lo sguardo mi indichi la sedia.
“Vuole che stia qui un po’ con lei a farle compagnia?” Fai cenno di sì, mi presento, ti chiedo il nome… A fatica mi rispondi, ti blocchi ogni tanto nel parlare ma ne avresti voglia e ti spazientisci di non poterlo fare.

Mi siedo accanto al letto, t’aiuto a bere con la cannuccia, mi sorridi e fai un cenno di ringraziamento con la testa.
Cenni, solo cenni, in questa stanza le parole non si usano, ma forse non servono. Sto seduta accanto a te e ti chiedo semplici notizie sulla tua vita “fuori”, quella vita che sembra essersi fermata da che sei qui “dentro”.

Il tuo stato di salute lo conosco, ma ti domando lo stesso come stai. C’è qualcosa che avvicina gli esseri umani fra loro quando si domandano “come stai?”. E te lo chiedo non per fare conversazione, ma perché mi interessa. “Come stai?” chiedo perché a me importa come ti senti, qual è la percezione che hai di te ora. Hai dolore? Hai paura? Sei triste? Puoi rispondermi qualunque cosa con i gesti e anche non dire nulla, ma sappi che se vuoi comunicare io sono qui e ti ascolto e qualunque cosa arrivi la accoglierò e se vorrai la affronteremo insieme.

Mi fai capire come puoi che va abbastanza bene, ma che sei stanca.
Non ti dirò che guarirai, che tutto passerà, ti rispetto e non ti inganno, non commento; ma posso dirti che insieme, se vuoi, possiamo trasformare questo tempo, dilatarlo. Sono qui per te, per restare o per andare a seconda di ciò che ti fa stare meglio ora.
Sorridi, mi ringrazi con un cenno. Alla tv stanno trasmettendo le ricette di cucina… le commenti, per come riesci a farlo, nonostante la fatica ci provi e mi coinvolgi: mi porti nella tua cucina, nella tua casa, nella tua famiglia, provi a spiegarmi come fai tu a preparare la torta di mele, proprio quella torta lì… uguale!
Commentiamo insieme l’attività del cuoco, come se fosse un momento “normale”…Lo metti anche tu lo zenzero? Ma pensa, anche io. E la cannella ti piace? A me molto.

E il tempo passa. Così, semplicemente, senza dire granché, ma forse è tutto quello che desideravi oggi, stare così… con leggerezza.
Vedo che ti assopisci, chiedo se vuoi star sola, fai segno di no, allora vuoi che stia qui mentre ti addormenti? Fai segno di sì. Resto.
In silenzio mi accordo al tuo respiro, sembri serena, neppure tanto stanca… Poi entri nel sonno profondo, resto ancora un po’, ti accarezzo la mano che tieni sotto alla coperta ed esco. Tornerò, tornerò senz’altro e grazie di avermi fatta entrare.

Quando sono tornata… mi hanno detto che te ne eri andata.


Dedicata a  L.