Un adulto per amico

Telemaco e Mentore
Telemaco e Mentore

di Nicla Vozzella

Proprio come in una moderna Odissea, un adulto prende a cuore le sorti di un giovane a rischio d’abbandono scolastico. Il Mentore aiuta Telemaco ad affrontare la crisi. In che modo? Donandogli la propria amicizia, accettandolo in modo incondizionato, relazionandosi con empatia. Così si evita la disaffezione scolastica che nasce quando il giovane attraversa una crisi; questo spesso conduce all’abbandono dello studio da cui può derivare sia la dipendenza da sostanze (droga e alcol) sia l’emarginazione sociale che sfocia nella delinquenza.
I primi sintomi di disaffezione allo studio appaiono già nella scuola primaria, pertanto il metodo del “mentore” si può dire preventivo; in ogni caso è importante cominciare con non appena il rischio si manifesta e questo può succedere sia alle elementari sia alle medie. Il minore può entrare in crisi quando affronta un cambiamento: il passaggio dall’asilo alla prima elementare oppure dalle elementari alle medie. Ma il disagio può avere anche altre origini: ambientali o famigliari, in ogni caso, è importante aiutare il bambino a elaborare la crisi e a passare oltre.

Un metodo americano applicato in Italia
Il Metodo è nato circa venticinque anni fa, negli USA, per combattere la droga, l’alcol e la delinquenza minorile, che allora aveva raggiunto livelli preoccupanti nelle scuole americane. Fu ideato da un gruppo di psicologi sociali chiamato per trovare una soluzione a questo grave problema e da allora il Metodo ha ormai dimostrato di funzionare molto bene: ha permesso di contenere l’uso di sostanze e di ridurre la delinquenza minorile.
Il Programma Monitore (nel nostro Paese viene chiamato così) è stato organizzato in Italia dalla Società Umanitaria che lo ha diffuso in alcune città come Milano, Napoli e in alcune scuole della Sardegna. Si basa esclusivamente sul volontariato; i volontari vengono opportunamente formati per adempiere al ruolo di mentore.

La disaffezione allo studio
Tutti i bambini che entrano nella scuola elementare per la prima volta, subiscono un piccolo trauma per il radicale cambiamento nelle loro relazioni affettive e sociali. Alcuni di loro, in una misura valutata del 5% circa, non si sentono capaci di rispondere alle nuove richieste che gli provengono da ambienti che considerano a loro estranei. In altre parole, essi non si ritengono all’altezza del nuovo compito, e si costruiscono una scarsa autostima. Ciò avviene perché non sono ancora consapevoli delle loro vere risorse individuali e non le credono adeguate alle richieste della microsocietà scolastica.
La reazione naturale alla poca autostima è un profondo senso di disagio (detto “evolutivo” perché dovuto al cambiamento), accompagnato da alcuni sintomi tipici; il primo dei quali è il più rilevante e si manifesta con il rifiuto dello studio e della scuola considerata la causa prima del malessere. Il secondo è un comportamento scarsamente relazionale, che va dalla totale chiusura in se stessi all’aggressività. È dunque piuttosto facile individuare i soggetti a rischio, e chi è in grado di farlo meglio sono proprio i docenti. Sono loro, infatti, che segnalano alla direzione la necessità di un aiuto e poi valutano l’opportunità di affiancare un Mentore al piccolo Telemaco in difficoltà.

Molte cause un unico sintomo
Il sintomo della disaffezione allo studio può avere come causa sia il disagio evolutivo dovuto all’ingresso alla scuola elementare oppure al passaggio alle medie; sia al disagio ambientale dovuto a situazioni familiari difficili, oppure, nel caso dei piccoli extracomunitari, a sradicamenti repentini dalla cultura di origine; ma anche alle relazioni negative con i compagni che si verificano nell’ambiente scolastico.
In ogni caso un approccio l’amicizia e la valorizzazione che il Mentore saprà fare delle capacità di Telemaco, condurrà a un recupero dell’autostima e a una scomparsa dei sintomi.

L’amicizia: una relazione fra pari
Gli studi hanno dimostrato che la nascita di un’amicizia tra un adulto e un minore, permette al bambino di acquistare fiducia di sé: l’autostima aumenta, riprende lo studio e il comportamento relazionale migliora.
Il recupero è lungo, almeno quanto il tempo occorrente a fare nascere una vera amicizia tra due persone che non si conoscono. Anche se l’esperienza dimostra che i bambini sono straordinariamente aperti a fare amicizia con i “grandi”, specie fuori del loro ambito gerarchico (di educatori o di guide); ma per fare ciò, i piccoli hanno bisogno di arrivare a “fidarsi” e la nascita di un rapporto di fiducia richiede tempo.
Non appena l’amicizia nasce, la situazione comincia a cambiare e, spesso, dopo alcuni mesi, si notano dei chiari miglioramenti comportamentali presto seguiti da un nuovo interesse per lo studio, ma bisogna essere pazienti e perseveranti.
L’amico adulto ora diventa un “modello” di riferimento affidabile ed esclusivo, una persona che incoraggia e dà fiducia, ma bisogna che sia addestrato a tenere i comportamenti che ci si aspetta da un amico, ossia che instauri la relazione fondandola davvero sulla parità, intesa come assoluta mancanza d’atteggiamenti gerarchici, di superiorità, o prevaricatori.

Cosa succede nella pratica
Per fare nascere quest’amicizia, i Mentori s’incontrano con il loro assistito dentro una scuola per un’ora la settimana, per tutto l’anno scolastico.
In precedenza i Mentori hanno seguito un corso di preparazione al ruolo. Una parte del corso è destinata a comprendere la sostanza del problema dell’abbandono scolastico. Una seconda parte è volta a spiegare come si fa per diventare amico di un bambino.
Successivamente vi saranno degli incontri di gruppo, moderati da una psicologa dell’età evolutiva, che hanno lo scopo di aiutare i Mentori a gestire le difficoltà che incontrano con Telemaco.
Un’ora alla settimana da dedicare a questa nascente amicizia può sembrare poco, ma invece è sufficiente; inoltre, la poca frequentazione crea aspettativa e ritualità che è fondamentale affinché nel minore nasca il desiderio di rincontrare il suo Mentore.
L’attività contempla una fase iniziale per “rompere il ghiaccio” attraverso il gioco, successivamente ciascuna coppia Mentore-Telemaco orienterà il proprio “stare insieme” verso un programma di giochi o di dialogo che verrà basato sui desideri e sulle aspettative del bambino.

Cosa fa il Mentore
Il Mentore/amico non si sostituisce ai docenti né ai genitori, ma è un ascoltatore consapevole e attento ai bisogni del suo piccolo amico, bisogni che cerca di soddisfare senza strafare, nel pieno rispetto della sua personalità.
Il Mentore è stato addestrato per non considerare Telemaco un infante immaturo, quanto piuttosto ha imparato a vederlo come l’adulto che sarà. Per questo il Mentore non insegna nulla al minore, né lo aiuta a fare i compiti; non lo redarguisce mai, né ha atteggiamenti punitivi, ma gioca soltanto insieme a lui, come preludio all’amicizia. La funzione del Mentore è incoraggiare sempre e valorizzare Telemaco, lo incoraggia a utilizzare le proprie competenze che senz’altro possiede ma ancora non riconosce a causa della bassa autostima. Il Mentore mostra a Telemaco che la vita è sempre ricca di opportunità e di situazioni che possono volgere al positivo.

Cosa fanno gli insegnanti e i genitori
Gli insegnanti non interferiscono con l’amicizia fra Telemaco e il suo Mentore; per questo è importante che non vi siano colloqui fra loro soprattutto nelle fasi iniziali del rapporto sia per non “tradire” la fiducia di Telemaco sia per non farsi influenzare dall’opinione che gli insegnanti possono avere sul bambino. È importante, infatti, che il Mentore si faccia una propria opinione di Telemaco proprio come accade in un’amicizia che mal sopporta i condizionamenti esterni.
La stessa strategia vale anche per i genitori, ai quali viene suggerito di non avere un rapporto diretto e palese con il Mentore che segue i loro figli, per non inficiare la relazione.
L’amicizia tra il Mentore e il suo piccolo amico si basa sulla reciproca fiducia e sulla riservatezza; perciò può essere minata anche solo dal dubbio che l’adulto non mantenga riservato quando il piccolo gli dice.
Gli incontri tra Mentori e docenti sono pertanto formalizzati in momenti ben precisi del percorso, per stimolare esclusivamente gli scambi d’informazioni necessari a entrambi.

Cosa impara l’adulto
Se la relazione d’amicizia fra il Mentore e Telemaco è volta ad aiutare il minore, anche per all’adulto si offre una grande opportunità: innanzitutto, impara a mettersi sullo stesso piano di un bambino e per una persona oramai strutturata è una grande conquista e una grande prova di flessibilità. Inoltre, si impara a sospendere il giudizio nei confronti non solo del bambino ma anche delle situazioni: il Mentore non è lì per giudicare o per interpretare. Infine, ma non per questo meno importante, si impara a non avere fretta, ad adeguarsi ai tempi e ai modi dell’altro vivendo il presente senza la continua tensione (tipica della nostra società) di programmare e controllare il futuro.
Quando il Mentore saluta Telemaco, dopo l’incontro settimanale, porta con sé una grande ricchezza che non deriva, come si potrebbe pensare, dalla sensazione gratificante d’aver aiutato un bambino in difficoltà; ma è una sentimento più profondo di pace e di rappacificazione con i ritmi dell’esistenza che, per quanto ci si sforzi di controllare, hanno bisogno d’essere “lasciati andare liberi” per trovare il loro posto.
Il profondo insegnamento che l’adulto trae dall’amicizia con il bambino è proprio questo: la capacità di saper aspettare, di aprirsi alla vita e di accogliere con curiosità ogni nuova situazione. In questo modo, ciò che può sembrare una difficoltà, se viene affrontata con apertura (senza l’ansia di categorizzarla per darle subito un posto), diventa un’opportunità di crescita e di evoluzione e, forse, è proprio di questo che anche Telemaco ha bisogno per ritrovare la propria autostima: arrivare a sentire che davvero può farcela, seguendo i propri ritmi, fidandosi del proprio sentire e contando sulle proprie risorse.

Il fallimento
Difficilmente, se sono queste le premesse, il metodo fallisce; tuttavia l’imponderabile è sempre presente. Può accadere, infatti, che la relazione fra il bambino e l’adulto si interrompa a causa, magari, di un trasferimento del bambino oppure di un sopraggiunto problema famigliare del Mentore. In questi casi bisogna cercare di lavorare sul distacco così da preparare il bambino al fatto che la separazione non cancella ciò che è stato costruito fin lì. E quando crescerà questo seme, piantato con cura, darà sempre i suoi frutti anche se non sarà stato possibile seguire il tenero germoglio sino allo sviluppo della pianticella.
Neppure la bocciatura alla fine dell’anno scolastico può essere considerata un fallimento perché se il bambino verrà aiutato ad elaborarla si renderà conto che anche questo intoppo ha un significato nell’economia della sua esistenza. Capirà, così come l’avrà imparato anche il Mentore, che a volte è necessario “fermarsi” per dare il tempo alle cose di rimettersi a posto, per elaborare alcune situazioni, per trovare il proprio spazio. A volte, quindi, può essere necessario fermare il bambino nella classe in cui si trova, piuttosto che mandarlo avanti con incolmabili lacune che aumenterebbero il senso di frustrazione di fronte ai nuovi compiti sempre più impegnativi.
Un altro grande insegnamento, come si è detto, non solo per Telemaco, ma anche per il Mentore: capire che vale di più stare “apparentemente” fermi in una situazione mentre si cerca di elaborarla, piuttosto che passare oltre in gran fretta senza cogliere un’opportunità di evoluzione personale.